Torre del Greco. Villa delle Ginestre tra rifiuti e vie a rischio. La dimora di Leopardi assediata dal degrado

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Torre del Greco. La stradina che conduce a Villa delle Ginestre è degradata e pericolosa per turisti e cittadini: residenti e studiosi raccolgono firme e inviano un esposto al Comune. «Se non avremo nessuna riposta – tuonano – nei prossimi giorni faremo un sit-in a Palazzo Baronale». Ci avrà passeggiato centinaia di volte Giacomo Leopardi quando tra il 1836 e il 1837 dimorò nella villa alle falde del Vesuvio, ora di proprietà dell’Università degli studi di Napoli «Federico II» e riaperta al pubblico nel 2012 grazie all’Ente per le Ville Vesuviane. Probabilmente, proprio attraverso il panorama scorto da quella stradina il poeta recanatese compose le due liriche emblematiche del periodo napoletano: «La Ginestra» e «Il tramonto della luna». Ora seguono quel percorso obbligato i numerosi turisti che vogliono visitare la villa e i luoghi in cui il poeta visse e operò, così come le scolaresche e gli studiosi. Tuttavia, lo scenario in cui si imbattono è penoso: la strada è stretta e impraticabile, il muretto pericolante e in attesa, da anni, di messa in sicurezza, erbacce e arbusti costeggiano la strada e spesso ci si trova di fronte a rifiuti di ogni genere. Sabato e domenica la Villa è stata aperta al pubblico in occasione della Giornata Fai e sono accorsi centinaia di turisti, anche per l’evento organizzato dall’Istituto professionale «Degni» i cui allievi hanno fatto da «ciceroni» ai visitatori accompagnandoli nella dimora. Ma tutte queste iniziative stonano nel contesto degradato in cui si trova la villa e i residenti dicono «Basta!». «Non è possibile che un bene prezioso come la dimora degli ultimi anni di Giacomo Leopardi – spiega Elena Pistilli, portavoce dei residenti – debba avere una cornice del genere. Oltre all’immagine vergognosa, lo stato in cui riversa la stradina costituisce anche un pericolo: il muro continua a perdere pezzi e molto spesso i visitatori, oltre a sporcarsi, si feriscono. Noi residenti siamo sempre muniti di alcool e ovatta per intervenire e aiutare i turisti a pulirsi e disinfettarsi. Da anni c’è un progetto per la riqualificazione della strada, ma non si è fatto mai nulla. Siamo stanchi. Se le nostre richieste resteranno disattese ci presenteremo in massa a protestare sotto il Municipio». Si tratta di via Chiazzolelle, la stradina che collega la principale via Giovanni XXIII alla villa settecentesca. Il muro di pietra lavica separa la sede stradale dalla proprietà della parrocchia di San Domenico Soriano di Napoli e presenta gravi carenze strutturali che lo rendono instabile e pericolante: così risultava nel 2004 dopo un sopralluogo fatto da vigili e tecnici del Comune, per cui ci fu anche un’ordinanza di messa in sicurezza che non è stata mai rispettata. Nel tempo, poi, ci sono stati altri crolli ma non si è mai provveduto alla messa in sicurezza della strada, così i residenti qualche anno fa si sono rivolti al parroco di San Domenico che ha predisposto dei lavori parziali, come l’aggiunta di cemento alla pietra lavica ma che avrebbero peggiorato la situazione rendendo il muro più pesante. Tra l’altro la stradina che costeggia il muro è larga solo due metri e mezzo e risulta troppo stretta per l’afflusso di turisti che, soprattutto d’estate, si dirigono a Villa delle Ginestre. Altro problema che il parroco di San Domenico ha cercato di risolvere con una donazione di altri due metri di strada con un progetto che è stato anche realizzato dal Comune ma mai realizzato. Inoltre, i residenti sottolineano anche che nel caso di rischio Vesuvio per gli abitanti della zona non ci sarebbe altra via d’uscita che quella strada impraticabile. Quindi, con l’esposto, sottoscritto da centinaia di residenti, si chiedono al Comune tempestivi interventi per la risoluzione dei problemi e la riqualificazione della stradina «su l’arida schiena del formidabil monte». (Francesca Mari – Il Mattino)

Torre del Greco. La stradina che conduce a Villa delle Ginestre è degradata e pericolosa per turisti e cittadini: residenti e studiosi raccolgono firme e inviano un esposto al Comune. «Se non avremo nessuna riposta – tuonano – nei prossimi giorni faremo un sit-in a Palazzo Baronale». Ci avrà passeggiato centinaia di volte Giacomo Leopardi quando tra il 1836 e il 1837 dimorò nella villa alle falde del Vesuvio, ora di proprietà dell’Università degli studi di Napoli «Federico II» e riaperta al pubblico nel 2012 grazie all’Ente per le Ville Vesuviane. Probabilmente, proprio attraverso il panorama scorto da quella stradina il poeta recanatese compose le due liriche emblematiche del periodo napoletano: «La Ginestra» e «Il tramonto della luna». Ora seguono quel percorso obbligato i numerosi turisti che vogliono visitare la villa e i luoghi in cui il poeta visse e operò, così come le scolaresche e gli studiosi. Tuttavia, lo scenario in cui si imbattono è penoso: la strada è stretta e impraticabile, il muretto pericolante e in attesa, da anni, di messa in sicurezza, erbacce e arbusti costeggiano la strada e spesso ci si trova di fronte a rifiuti di ogni genere. Sabato e domenica la Villa è stata aperta al pubblico in occasione della Giornata Fai e sono accorsi centinaia di turisti, anche per l’evento organizzato dall’Istituto professionale «Degni» i cui allievi hanno fatto da «ciceroni» ai visitatori accompagnandoli nella dimora. Ma tutte queste iniziative stonano nel contesto degradato in cui si trova la villa e i residenti dicono «Basta!». «Non è possibile che un bene prezioso come la dimora degli ultimi anni di Giacomo Leopardi – spiega Elena Pistilli, portavoce dei residenti – debba avere una cornice del genere. Oltre all’immagine vergognosa, lo stato in cui riversa la stradina costituisce anche un pericolo: il muro continua a perdere pezzi e molto spesso i visitatori, oltre a sporcarsi, si feriscono. Noi residenti siamo sempre muniti di alcool e ovatta per intervenire e aiutare i turisti a pulirsi e disinfettarsi. Da anni c’è un progetto per la riqualificazione della strada, ma non si è fatto mai nulla. Siamo stanchi. Se le nostre richieste resteranno disattese ci presenteremo in massa a protestare sotto il Municipio». Si tratta di via Chiazzolelle, la stradina che collega la principale via Giovanni XXIII alla villa settecentesca. Il muro di pietra lavica separa la sede stradale dalla proprietà della parrocchia di San Domenico Soriano di Napoli e presenta gravi carenze strutturali che lo rendono instabile e pericolante: così risultava nel 2004 dopo un sopralluogo fatto da vigili e tecnici del Comune, per cui ci fu anche un’ordinanza di messa in sicurezza che non è stata mai rispettata. Nel tempo, poi, ci sono stati altri crolli ma non si è mai provveduto alla messa in sicurezza della strada, così i residenti qualche anno fa si sono rivolti al parroco di San Domenico che ha predisposto dei lavori parziali, come l’aggiunta di cemento alla pietra lavica ma che avrebbero peggiorato la situazione rendendo il muro più pesante. Tra l’altro la stradina che costeggia il muro è larga solo due metri e mezzo e risulta troppo stretta per l’afflusso di turisti che, soprattutto d’estate, si dirigono a Villa delle Ginestre. Altro problema che il parroco di San Domenico ha cercato di risolvere con una donazione di altri due metri di strada con un progetto che è stato anche realizzato dal Comune ma mai realizzato. Inoltre, i residenti sottolineano anche che nel caso di rischio Vesuvio per gli abitanti della zona non ci sarebbe altra via d’uscita che quella strada impraticabile. Quindi, con l’esposto, sottoscritto da centinaia di residenti, si chiedono al Comune tempestivi interventi per la risoluzione dei problemi e la riqualificazione della stradina «su l’arida schiena del formidabil monte». (Francesca Mari – Il Mattino)