Riflessioni di Pierfranco Bruni su Francesco Grisi e le sue amicize letterarie.

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Nota di Maurizio Vitiello – Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo una riflessione su Francesco Grisi e delle sue amicizie letterarie scritta da Pierfranco Bruni, Presidente Nazionale del Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi” e Responsabile del Progetto “Minoranze Linguistiche ed Etnie” del Ministero per i Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Direzione Generale per i Beni Librari, le Biblioteche e il Diritto d’Autore. 

 

 

Il contemporaneo tra culture e scrittori.  Francesco Grisi si racconta nelle sue amicizie: da Giuseppe Berto a Prezzolini, da Silone a Mircea Eliade

di Pierfranco Bruni

 

 

Di Giuseppe Berto Francesco Gisi sottolineava che Berto fu: “Un seminatore di dubbi e di rimorsi. Ma anche uno scrittore che fa nascere speranza. Viveva la grande solitudine degli impazienti. Amava la vita con tenerezza…Parlava di D’Annunzio come un modello…Un amico indimenticabile. Uno scrittore che resta” (In un’intervista ad un anno dalla morte di Berto, 1978).

Mentre Silone: “…è piuttosto raro trovare in Italia un critico che sappia leggere e che avvicini un autore senza preconcetti estetici o ideologici”. Così, dunque, scriveva Ignazio Silone allo scrittore Francesco Grisi in una lettera datata Roma 24 luglio 1957. Grisi aveva scritto un brillante articolo per ” La Fiera Letteraria ” nel quale analizzava tutta la produzione di Silone.

Significative restano le testimonianze di Diego Fabbri. Grisi difende Fabbri dagli attacchi di natura ideologica di Natalia Ginzburg.  Diego Fabbri (anni Settanta) aveva messo in scena il “Il Vizio assurdo”, tratto dall’opera di Pavese. La Ginzburg aprì una polemica condannando l’opera di Fabbri perché, secondo la scrittrice, vi era stato ritratto un Pavese mistico.

Francesco Grisi a 15 anni dalla morte e Giuseppe Berto a 100 anni dalla nascita. Era nato, appunto, il 9 maggio del 1927 (muore a Todi il 4 aprile del 1999). Vanno ricordati i legami di Grisi con personaggi come Prezzolini, come Brancati, come Calvino, come Berto, come Buzzati, come Silone, come addirittura Mircea Eliade.

Ecco cosa annota in riferimento a Prezzolini. “Ricordo il mio primo incontro con lui in un albergo a Roma in via Sistina. Era nel settembre del 1960. Immaginavo di trovare un gigante. E, invece, mi venne incontro un uomo piccolo fasciato in un cappotto di misura larga stretto da una cintura. Rimasi deluso. Poi, mentre parlava, mi resi conto del suo fascino. Nasceva dal fatto elementare che Prezzolini non inventava niente, Narrava le  ‘cose’ con lo scrupolo dello storico e la esattezza dello scienziato da laboratorio. Il fascino era tutto nella sua logica concreta, nella mancanza di retorica, nel suo parlare a mezza voce, nella assenza di gesti teatrali. Dopo quell’incontro altri ne sono venuti. E poi le numerose lettere”     

In riferimento a Vitaliano Brancati, Grisi sottolinea: “Una pesante misantropia dominava il suo viso scavato, il suo passo piccolo, la sua andatura dimessa e i suoi occhi fieri che guardavano in basso. Era una persona angosciata che non imponeva la sua sofferenza agli altri ma la tiene dentro per non preoccupare, per non mortificare l’allegria degli amici”.

Importanti restano, dunque, i suoi legami con Giuseppe Berto con Ignazio Silone e con un filosofo come Ugo Spirito.

Di Berto ecco cosa ricorda: “Ero amico di Berto. Ci incontravamo spesso. Si parlava di tutto. Ma non si approfondiva nessun problema. Berto aveva sempre paura di entrare nella vita. Era un groviglio di contraddizioni. Trovata una verità la metteva subito in dubbio. Ma soffriva. La sua angoscia era quella di chi  è destinato a navigare sempre. Mai un porto dove fermarsi. I suoi amori vivono intensamente, prima. Irrimediabilmente finiti, dopo. Eppure credeva nell’amore. Diceva che l’amore è un sentimento confuso perché da una parte è ‘divinamente eccelso’ ( sono sue parole) e dall’altra affonda le radici nell’oscurità del sesso. E soffriva perché si sentiva incapace di conciliare”.

Su Silone ci lascia questa testimonianza: “Nelle  nostre conversazioni  nella sua casa a Roma in via di Villa Ricotti mi raccontava il suo faticoso processo di elaborazione e la forma di pretesto che i personaggi dovevano assumere. La razionalità illuminista  in Silone (che illuminista non era ) affondava nella necessità di dare una funzione agli intrecci e ai sentimenti che dovevano concorrere a dimostrare una tesi … Durante gli ultimi anni della sua vita ci incontravamo spesso con Silone. Dopo la sua morte lo sentii come una guida esemplare per il nostro tempo così disperatamente antisiloniano”.

Un’altra immagine mi ritorna pensando a Mircea Eliade. Mi si attesta con questa visione: ” L’ultima volta che incontrai Mircea Eliade fu a Palermo in occasione del Premio Mediterraneo … Sulla spiaggia di Mondello si è abbandonato. Nel sole caldo felice per il colore verde del mare. Mircea Eliade mi diceva che la ‘Sicilia non è isola ma bellezza diventata tradizione. E che la tradizione è depositata nel Sacro'”.

Su Ugo Spirito sottolinea: “I miei incontri con Spirito sono stati sempre incompiuti. Anche se mi trattenevo con lui per molto tempo andavo via sempre con l’impressione di non aver detto tutto. Era come una terra da arare nel profondo. Il cuore della miniera era al centro della terra”.

Un incontro, appunto, con i contemporanei, come ha intitolato un suo libro antologico del 1970. L’anno in cui nasceva il Sindacato Libero Scrittore e assumeva una posizione completamente libera e sganciata dalla vulgata social – comunista e si assumeva il compito di un Sindacato cattolico.

Ancora riferendosi a Berto, Grisi annotava che Berto fu “Libero da conformismi pagava con generosità: quasi con piacere. Una vita faticosa: per merito e per colpa sua”.

 

 

 

Nota di Maurizio Vitiello – Riceviamo e, volentieri, pubblichiamo una riflessione su Francesco Grisi e delle sue amicizie letterarie scritta da Pierfranco Bruni, Presidente Nazionale del Centro Studi e Ricerche "Francesco Grisi" e Responsabile del Progetto “Minoranze Linguistiche ed Etnie” del Ministero per i Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Direzione Generale per i Beni Librari, le Biblioteche e il Diritto d’Autore. 

 

 

Il contemporaneo tra culture e scrittori.  Francesco Grisi si racconta nelle sue amicizie: da Giuseppe Berto a Prezzolini, da Silone a Mircea Eliade

di Pierfranco Bruni

 

 

Di Giuseppe Berto Francesco Gisi sottolineava che Berto fu: “Un seminatore di dubbi e di rimorsi. Ma anche uno scrittore che fa nascere speranza. Viveva la grande solitudine degli impazienti. Amava la vita con tenerezza…Parlava di D’Annunzio come un modello…Un amico indimenticabile. Uno scrittore che resta” (In un’intervista ad un anno dalla morte di Berto, 1978).

Mentre Silone: “…è piuttosto raro trovare in Italia un critico che sappia leggere e che avvicini un autore senza preconcetti estetici o ideologici”. Così, dunque, scriveva Ignazio Silone allo scrittore Francesco Grisi in una lettera datata Roma 24 luglio 1957. Grisi aveva scritto un brillante articolo per " La Fiera Letteraria " nel quale analizzava tutta la produzione di Silone.

Significative restano le testimonianze di Diego Fabbri. Grisi difende Fabbri dagli attacchi di natura ideologica di Natalia Ginzburg.  Diego Fabbri (anni Settanta) aveva messo in scena il "Il Vizio assurdo", tratto dall'opera di Pavese. La Ginzburg aprì una polemica condannando l'opera di Fabbri perché, secondo la scrittrice, vi era stato ritratto un Pavese mistico.

Francesco Grisi a 15 anni dalla morte e Giuseppe Berto a 100 anni dalla nascita. Era nato, appunto, il 9 maggio del 1927 (muore a Todi il 4 aprile del 1999). Vanno ricordati i legami di Grisi con personaggi come Prezzolini, come Brancati, come Calvino, come Berto, come Buzzati, come Silone, come addirittura Mircea Eliade.

Ecco cosa annota in riferimento a Prezzolini. "Ricordo il mio primo incontro con lui in un albergo a Roma in via Sistina. Era nel settembre del 1960. Immaginavo di trovare un gigante. E, invece, mi venne incontro un uomo piccolo fasciato in un cappotto di misura larga stretto da una cintura. Rimasi deluso. Poi, mentre parlava, mi resi conto del suo fascino. Nasceva dal fatto elementare che Prezzolini non inventava niente, Narrava le  'cose' con lo scrupolo dello storico e la esattezza dello scienziato da laboratorio. Il fascino era tutto nella sua logica concreta, nella mancanza di retorica, nel suo parlare a mezza voce, nella assenza di gesti teatrali. Dopo quell'incontro altri ne sono venuti. E poi le numerose lettere”     

In riferimento a Vitaliano Brancati, Grisi sottolinea: "Una pesante misantropia dominava il suo viso scavato, il suo passo piccolo, la sua andatura dimessa e i suoi occhi fieri che guardavano in basso. Era una persona angosciata che non imponeva la sua sofferenza agli altri ma la tiene dentro per non preoccupare, per non mortificare l'allegria degli amici".

Importanti restano, dunque, i suoi legami con Giuseppe Berto con Ignazio Silone e con un filosofo come Ugo Spirito.

Di Berto ecco cosa ricorda: "Ero amico di Berto. Ci incontravamo spesso. Si parlava di tutto. Ma non si approfondiva nessun problema. Berto aveva sempre paura di entrare nella vita. Era un groviglio di contraddizioni. Trovata una verità la metteva subito in dubbio. Ma soffriva. La sua angoscia era quella di chi  è destinato a navigare sempre. Mai un porto dove fermarsi. I suoi amori vivono intensamente, prima. Irrimediabilmente finiti, dopo. Eppure credeva nell'amore. Diceva che l'amore è un sentimento confuso perché da una parte è 'divinamente eccelso' ( sono sue parole) e dall'altra affonda le radici nell'oscurità del sesso. E soffriva perché si sentiva incapace di conciliare".

Su Silone ci lascia questa testimonianza: "Nelle  nostre conversazioni  nella sua casa a Roma in via di Villa Ricotti mi raccontava il suo faticoso processo di elaborazione e la forma di pretesto che i personaggi dovevano assumere. La razionalità illuminista  in Silone (che illuminista non era ) affondava nella necessità di dare una funzione agli intrecci e ai sentimenti che dovevano concorrere a dimostrare una tesi … Durante gli ultimi anni della sua vita ci incontravamo spesso con Silone. Dopo la sua morte lo sentii come una guida esemplare per il nostro tempo così disperatamente antisiloniano".

Un'altra immagine mi ritorna pensando a Mircea Eliade. Mi si attesta con questa visione: " L'ultima volta che incontrai Mircea Eliade fu a Palermo in occasione del Premio Mediterraneo … Sulla spiaggia di Mondello si è abbandonato. Nel sole caldo felice per il colore verde del mare. Mircea Eliade mi diceva che la 'Sicilia non è isola ma bellezza diventata tradizione. E che la tradizione è depositata nel Sacro'".

Su Ugo Spirito sottolinea: "I miei incontri con Spirito sono stati sempre incompiuti. Anche se mi trattenevo con lui per molto tempo andavo via sempre con l'impressione di non aver detto tutto. Era come una terra da arare nel profondo. Il cuore della miniera era al centro della terra".

Un incontro, appunto, con i contemporanei, come ha intitolato un suo libro antologico del 1970. L’anno in cui nasceva il Sindacato Libero Scrittore e assumeva una posizione completamente libera e sganciata dalla vulgata social – comunista e si assumeva il compito di un Sindacato cattolico.

Ancora riferendosi a Berto, Grisi annotava che Berto fu “Libero da conformismi pagava con generosità: quasi con piacere. Una vita faticosa: per merito e per colpa sua”.