Stefano Surace: bravo Grillo hai capito tutto…

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Il post secessionista di Grillo è stato in genere definito un improvviso colpo di scena, ma in realtà se ne era già avuto una specie di preavviso l’anno scorso…

Beppe Grillo

Allorché Gianroberto Casaleggio, il suo co-fondatore del movimento “5 Stelle”, in una intervista con Gianluigi Nuzzi riportata anche sul sito web del “5 Stelle”, aveva affermato testualmente che “siamo ormai prossimi ad una rivoluzione, ad una insurrezione che avverrà ineluttabilmente nei prossimi mesi, e che i politici non saranno in grado di controllare”.

Intervista che era avvenuta qualche giorno dopo che Stefano Surace – in un suo discorso pronunciato a Casalduni il 23 giugno durante un congresso dell’ “Unione Mediterranea” al quale era intervenuto come osservatore – aveva affermato che  nel Sud da un momento all’altro poteva verificarsi una insurrezione contro questo “Stato criminale cosiddetto italiano che da 152 anni lo parassita e distrugge”.

Poiché “vi esistono ormai focolai di esasperazione, stati d’animo e manifestazioni pre-rivoluzionarie che certamente deflagreranno, propagandosi di colpo a tutto il Meridione”, essendovi divenuta ormai incontenibile la volontà di riappropriarsi della propria indipendenza.

Questa dichiarazione di Surace suscitò larghissimi consensi e fu subito seguita da analoghe dichiarazioni appunto di Gianroberto Casaleggio, nonché di Graziano del Rio (all’epoca ministro per gli affari regionali del governo Letta) Sandro Bondi (ex ministro della cultura) e Stefano Caldoro presidente della regione Campania.

Quattro interventi particolarmente significativi (vedere riquadro in alto) trattandosi oltretutto di personaggi appartenenti ad ambienti politici ben differenti fra loro.

E con essi concordavano anche intellettuali come Ernesto Galli della Loggia, che dal “Corriere della Sera” sottolineava il rischio di una deflagrazione del Paese, poiché “Nord e Sud appaiono ormai spaccati, ben lontani dalla connessione che caratterizza un paese unito”.

E perfino Michele Santoro affermò, dalla sua rubrica televisiva “servizio pubblico”, che “il paese sta per esplodere in una guerra civile”.

Fra l’altro risultò che non solo il Sud era contro questo Stato, ma anche  – al di là di certi bluff alla Bossi – zone del Nord come il Veneto, di cui alcuni dirigenti indipendentisti vennero a consultarsi con Surace, che li ricevettei a casa sua a Napoli.

Il post di Grillo

Non c’è dunque da sorprendersi se il Grillo, dotato com’è di una spiccata capacità di captare umori, istanze e reali aspirazioni della gente, ha voluto ora esprimersi con particolare efficacia, con quel suo post che ha suscitato tanto scalpore, per la secessione  non solo del Sud – territorio dello Stato delle Due Sicilie – ma anche del Veneto – territorio dell’ex repubblica di Venezia – da questo Stato fatiscente cosiddetto italiano.

Post nel quale ha affermato in sostanza inequivocabilmente, sia pure usando una forma retorica particolare, quanto segue:

1) Questo Stato che ci ostiniamo a chiamare Italia, iniziato sanguinosamente nel 1861, ha trascinato la gente della Penisola in due sanguinose guerre mondiali e a sanguinose guerre coloniali di ogni tipo, dalla Libia all’Etiopia .

2 ) Questo Stato è un ignobile raccoglitore di interessi privati gestito dai partiti.

3) Questo Stato non ci unisce in niente che ci spinga a stare insieme nel territorio che occupa arbitrariamente.

4) Gli abitanti di questo Stato sono popoli le cui lingue e profonde tradizioni sono non solo diverse, ma spesso addirittura incompatibili fra loro, per cui non hanno più alcuna ragione di stare insieme.

5) Questo Stato è un incubo dove la democrazia è scomparsa – ammesso che in passato vi sia in qualche modo esistita – e di cui le varie parti, dalla Sicilia al Veneto, non sentono più alcuna necessità di restare al suo interno.

6) Le sorti di questo Stato sono decise arbitrariamente da un presidente della repubblica decrepito avendo fra l’altro novant’anni di età, e non eletto a quella carica dal popolo, nonché da un capo del governo che è un imbarazzante venditore di pentole anch’esso non eletto dal popolo a quella carica.

7) Questo Stato è senza sovranità monetaria, territoriale, fiscale.

8) Questo Stato massacra la gente di tasse, di burocrazia e la spinge a fuggire all’estero o a suicidarsi, mentre le imprese muoiono come mosche.

9) Questo Stato costringe i giovani laureati e diplomati a emigrare all’estero a centinaia di migliaia come si verifica ormai da anni.

10) Questo Stato induce le imprese a “delocalizzare” a migliaia.

11) Questo Stato i cui partiti autoreferenziali e inconcludenti non sono in grado di gestire.

12) Le cosiddette regioni sono in realtà fumo negli occhi, pura rappresentazione senza significato, poltronifici con uso e abuso di soldi pubblici che sfuggono al controllo dei cittadini.

13) Stando così le cose succederà fatalmente che qualcuno (cominciando dal Sud ma anche nel Nord) dirà “Basta!” con questa Italia.

Con conseguente effetto domino, sicché l’incendio si diffonderà in tutto il territorio di questo Stato, e il castello di carte chiamato Italia, costruito arbitrariamente su infinite leggi e caotiche istituzioni scomparirebbe.

14) Si pensi al riguardo a ciò che è successo in  Bosnia, che è lì a due passi appena al di là dell’Adriatico… Una guerra civile i cui echi non si sono ancora spenti.

Per evitare che anche da noi succeda la stessa cosa è necessario recuperare l’identità di Stati millenari come il Regno delle due Sicilie e la Repubblica di Venezia.

E bisogna far presto, altrimenti potrebbe essere troppo tardi.

Questo dunque il contenuto preciso e sostanziale del messaggio di Grillo, al di là della sua particolare forma retorica.

Bisogna staccarsi subito da questo Stato criminale cosiddetto italiano

Che del resto costituisce uno sviluppo diretto ed eloquente di quell’ostilità ormai irreversibile contro lo Stato italiano e i suoi rappresentanti che ebbe ad evidenziarsi anche formalmente nell’ottobre 2011, allorché venne fondato ufficialmente a Napoli il Partito Secessionista dell’Italia Meridionale proprio da Surace, che già in quell’occasione ebbe a definire “Stato criminale” quello cosiddetto italiano.

 

 

 

Ebbene, fino a quel momento pareva che nel Sud tutti temessero finanche di pronunciarla, la parola secessione, sicché Surace ebbe a spezzare un vero tabù suscitando subito vivi apprezzamenti nei più diversi ambienti, avendo evidentemente colto un’esigenza profonda dei meridionali.

 

Superfluo al riguardo ricordare chi è Surace, data la sua notorietà anche internazionale: giornalista e scrittore specializzato in inchieste di cui alcune hanno prodotto profonde riforme non solo in Italia, protagonista di vicende altamente meritorie per l’interesse pubblico che han fatto più volte il giro del mondo sulle ali dei media, nonché maestro di arti marziali (Ju-Jitsu) di rinomanza mondiale.

Un intellettuale e filantropo che da tempo fa onore al Sud anche all’estero, e che nelle sue tante battaglie civili “impossibili” ma sempre vittoriose ha affrontato rischi anche gravissimi. Un grande eroe civile.

Sbugiardate le manipolazioni…

Surace aveva tenuto anche a dettagliare in che modo il Piemonte, zona all’epoca fra le più sottosviluppate d’Europa, aveva potuto appropriarsi del prospero e prestigioso regno delle Due Sicilie senza paragoni più potente anche militarmente e abitato da una popolazione particolarmente valida, che da tremila anni è fonte inesauribile di gente di coraggio e di cervello che ha contribuito all’80 % dell’evoluzione civile dell’umanità.

Rilevando che questa appropriazione – e conseguente raffazzonamento di uno Stato cosiddetto italiano – era stata possibile semplicemente poiché, a seguito del decesso prematuro dell’efficace re Ferdinando II di Borbone, si era trovato proiettato inopinatamente sul trono delle Due Sicilie suo figlio Francesco II detto “Franceschiello”, giovane totalmente inetto.

Il quale, pur essendo nato a Napoli, era affetto da tare genetiche ereditate dalla madre piemontese, una Savoia.

 

 

 

Sicché il privilegiato e invidiato territorio del Sud – dopo tanti re validi ed alcuni particolarmente famosi che avevano saputo ben difenderlo dagli appetiti degli altri Stati, compresi i più potenti – era caduto nelle mani di questo Franceschiello che, rendendosi autore di una serie insuperabile di idiozie, riuscì nell’exploit di farselo rubare, nientemeno, dallo staterello più sottosviluppato e malandato d’Europa, il Piemonte…

Che poté così raffazzonare in qualche modo uno Stato cosiddetto italiano, con cui ha potuto depredare criminalmente il Sud per 152 anni, a tutt’oggi.

Questa demistificazioni effettuata dal Surace – spazzando via impietosamente la sfrontata manipolazione massiccia con cui si cercava di… “glorificare” quella cosiddetta “unità” – venne diffusa mondialmente in particolare da ABCnews, aprendo gli occhi a non pochi ambienti e personaggi anche internazionali che si era riuscito fino allora a trarre in inganno.

 “Italia vaffanculo”…

Ebbene, poco dopo la creazione del Partito Secessionista dell’Italia Meridionale, la reazione del Sud contro lo Stato cosiddetto italiano ebbe ad assumere uno slancio irresistibile.

Si verificarono infatti in Sicilia le azioni dei “Forconi”, nelle quali fra l’altro si esibiva l’emblema della Trinacria e si bruciavano pubblicamente i cosiddetti tricolori, simbolo appunto di questo Stato criminale .

Interessante il commento diffuso nell’occasione da ABCnews, che riportiamo testualmente:

 

“In effetti sventolando quel tricolore erano stati mandati a morire milioni di meridionali in guerre che non li riguardavano minimamente, contro ogni loro millenaria tradizione culturale di fonti di civiltà.

 

“Per esempio implicandoli nella prima guerra mondiale, che aveva lo scopo di aggiungere ai Savoia territori lontanissimi dagli interessi dei meridionali come le zone di Bolzano, Trento, Friuli, Trieste, Istria che facevano tranquillamente parte del ben amministrato impero austriaco.

 “In quella guerra, sventolando quel tricolore, gli incapaci capi piemontesi collezionavano disastri su disastri, ai danni in gran parte di meridionali.

“Ad esempio Cadorna ordinava ai soldati assalti assurdi e sanguinosi, fino al crollo di Caporetto… fortunatamente fu poi rimpiazzato dal napoletano Diaz che ribaltò la situazione ottenendo in breve la vittoria sugli austriaci.

“Ma intanto, grazie al Cadorna, erano morti inutilmente centinaia di migliaia di meridionali, oltre agli  innumervoli feriti o storpiati, in una guerra che non aveva per loro il minimo interesse.

“Altro esempio di macroscopica incapacità, il piemontese Persano che a Lissa aveva fatto infliggere alle navi italiane una clamorosa sconfitta dagli autriaci senza paragoni inferiori di numero e mezzi.

Record di disastri

 

“Sempre sventolando quel tricolore i Savoia si erano impadroniti sanguinosamente di una “colonia” prevalentemente desertica come la Libia (“scatolone di sabbia”… ignoravano che nel sottosuolo c’era petrolio a iosa) o remota ed impervia come “l’Etiopia usando criminalmente gas asfissianti contro ogni regola di guerra. Ma non tardarono poi a doverla abbandonare…

 

“Sempre sventolando quel tricolore i meridionali erano stati spinti, ancora benché non ne avessero alcun interesse, alla seconda guerra mondiale contro mezzo mondo: Francia, Inghilterra, Unione sovietica e loro innumerevoli satelliti; e perfino contro gli Stati Uniti dove milioni di abitanti erano meridionali che mantenevano tuttora stretti legami con la loro gente e terra d’origine.

 

“Guerra dove si distinsero ancora capi piemontesi incapaci come il doppiogiochista Badoglio, o come il Savoia Vittorio Emanuele III detto “sciaboletta” che, dopo aver dichiarato quella guerra particolarmente assurda per i meridionali, fuggì ignominosamente lasciando i suoi valorosi soldati (in gran parte meridionali) senza ordini… Esponendoli così senza preavviso alle violente rappresaglie dei tedeschi che, fino a quel momento alleati, si sentirono ovviamente traditi.

“Un tricolore insomma sotto l’egida del quale erano stati procurati ai meridionali disastri in serie, implicandoli criminalmente in situazioni che non li riguardavano minimamente.

“Non c’è da sorprendersi dunque se ora la popolazione meridionale lo dà pubblicamente alle fiamme, quel tricolore”.

Notare al riguardo come i contenuti di questo commento di ABCnews sono stati ripresi puntualmente dal Grillo nel suo spot.

Tutti insieme per il Sud

Dopo quelle prime azioni dei forconi siciliani si ebbe a Napoli, il 17 marzo sempre dell’anno scorso, una manifestazione all’insegna di “Tutti insieme per il Sud!” , organizzata appunto dal Partito Secessionista dell’Italia Meridionale e dal movimento di liberazione Nazione Napolitana Indipendente, entrambi presieduti da Surace, alla quale presero parte numerosi movimenti indipendentisti.

In essa i manifestanti, partendo dalla centralissima via Toledo si diressero – al grido fatidico di “Italia vaffanculo” e “indipendenza subito” – verso piazza Bovio, dove si trova ignominosamente una statua di Vittorio Emanuele II che i dimostranti provvidero a salutare al grido di “pezzo di merda”.

Deponendovi una corona di fiori bianchi macchiati di rosso, a ricordo del sangue innocente fatto versare a fiumi da quel gaglioffo e suoi accoliti.

L’intervento a Casalduni, e il seguito…

E poi si ebbe, il 23 giugno sempre del 2013, il famoso discorso di Surace a Casalduni, seguito dai già citati interventi di Casaleggio, Del Rio, Caldoro e Bondi.

A questo punto una domanda sorgeva spontanea: di fronte a questa rivoluzione violenta che si profilava ormai come inevitabile, che fare?

Ebbene anche su questo Surace – che aveva ormai assunto la leadership degli ambienti meridionalisti più validi – tenne ad essere ben chiaro: all’attuale Stato italiano non restava, per scongiurare una tale rivolta, che attivarsi esso stesso, del tutto ufficialmente, per far riacquistare al Sud (cioè al territorio già del prestigioso Regno delle Due Sicilie) la propria indipendenza.

Ciò in linea con quanto disposto dalla Convenzione internazionale del 1966 per l’autodeterminazione dei popoli – che è vincolante per tutti gli Stati che l’hanno sottoscritta, compresa l’Italia che vi ha aderito nel 1977 –  la quale stabilisce precisamente, al suo  articolo 1, che “tutti i popoli hanno il diritto all’autodeterminazione. In virtù di tale diritto essi determinano liberamente il loro status politico e perseguono liberamente il proprio sviluppo economico, sociale e culturale”.

E nello stesso articolo 1 aggiunge poco dopo che “gli Stati parti della presente Convenzione… devono promuovere la realizzazione del diritto di autodeterminazione”.

Cioè se in un certo territorio la popolazione manifesta la volontà di staccarsi dallo Stato di cui quel territorio fa parte, questo Stato non solo non può opporsi, ma deve agevolarne il distacco.

Disposizioni “cogenti” che dunque – come confermato dalla stessa Corte di Cassazione italiana – prevalgono su qualsiasi norma italiana che ne sia in contrasto, compresa quella contenuta fantasiosamente nella Costituzione secondo cui l’Italia sarebbe… “una e indivisibile” !

Rivelazioni sconvolgenti

Per di più ebbe a verificarsi un colpo di scena addirittura sconvolgente, che confermò in modo inoppugnabile l’affermazione di Surace che quello cosiddetto italiano è uno Stato criminale.

In effetti il 23 agosto scorso Carmine Schiavone, un ex capo della camorra, fece rivelazioni particolarmente scioccanti, addirittura per televisione.

Dichiarò infatti di aver messo al corrente, ben 20 anni prima, le autorità italiane con precise deposizioni debitamente verbalizzate, che era in atto un catastrofico scempio ai danni di territori del Sud fino allora i più fertili d’Europa.

Interrandovi valanghe di rifiuti altamente tossici e addirittura radioattivi provenienti da Nord Italia, Germania, Austria ed altri paesi europei, con effetti particolarmente gravi sia sul territorio che sulla salute degli abitanti.

Contaminando falde acquifere, appestando erbe e foraggi con morie di bestiame, infettando frutta, verdure e in genere alimenti nonché l’aria da respirare con conseguenti drammatiche moltiplicazioni di tumori di ogni tipo e malformazioni genetiche.

E precisò, sempre per televisione, che ciò era divenuto possibile poiché le cosiddette forze dell’ordine (polizia, carabinieri, guardie di finanza, magistrati) si guardavano bene dall’intervenire anche se questo scempio avveniva apertamente sotto i loro occhi: trovandosi immersi in piena corruzione, valutabile complessivamente in circa 3 miliardi al mese.

Ebbene, aggiunse lo Schiavone, a seguito di quelle sue dettagliate deposizioni di 20 anni prima, lo Stato aveva il dovere preciso di intervenire col massimo dell’urgenza e della determinazione per porre fine a quello scempio atroce.

E invece se ne era ben guardato, per cui lo scempio aveva potuto continuare indisturbato fino ad oggi… cioè per una ventina d’anni !!!

Denunciare internazionalmente questo Stato criminale da cui il Sud è urgente si stacchi

Ebbene, nessuna autorità italiana fu in grado di smentire il contenuto di queste dichiarazioni televisive dello Schiavone, per cui la natura callidamente criminale dello Stato italiano si trovò confermata in modo inconfutabile.

Sicché Surace annunciò (con una dichiarazione diffusa fra l’altro mondialmente da ABCnews il 16 ottobre) di aver deciso, insieme ad uno scelto e determinato gruppo di meridionalisti, di denunciare anche penalmente lo Stato italiano – presso tutte le istanze internazionali e tutti i governi europei e in genere occidentali – come Stato criminale.

E quindi coloro che lo rappresentavano vent’anni prima, all’epoca della deposizione dello Schiavone, ma non erano intervenuti contro quello scempio, per cui dovevano ritenersene incontestabilmente coloro che li avevano criminalmente permessi, se non addirittura architettati.

Cioè innanzitutto Giorgio Napolitano, che in quel 1997 ricopriva  la carica di ministro dell’interno; nonché Romano Prodi come capo del governo, e Oscar Luigi Scalfaro come presidente della repubblica, e quindi rappresentante specifico dello Stato italiano.

La “desecretazione” della Boldrini

E Surace ribadì questa decisione in un discorso che pronunciò il 18 ottobre a in un convegno a Gaeta all’hotel Serapo, organizzato dall’editore Pietro Golia e dal magistrato Edoardo Vitale direttore della rivista l’Alfiere; discorso che ebbe a suscitare non a caso viva sensazione.

Ebbene avvenne che subito dopo l’annuncio da parte di Surace della decisione di denunciare anche penalmente in ogni sede internazionale lo Stato italiano e i suoi rappresentanti come efferati criminali – annuncio diffuso appunto mondialmente da ABCnews ed altri media – si assisté a un precipitoso intervento della presidente della Camera, Laura Boldrini.

La quale il 31 ottobre si affrettò a comunicare che, su sua specifica richiesta, l’ufficio di presidenza della Camera aveva disposto la desecretazione del verbale di una deposizione resa dallo Schiavone il 7 ottobre 1997 dinanzi alla commissione parlamentare d’indagine sul ciclo dei rifiuti, presieduta da Massimo Scalia.

Verbale che fino allora era stato coperto dal segreto più stretto: addirittura dal cosiddetto segreto funzionale di 20 anni dalla fine della legislatura… Per cui, siccome quella legislatura sarebbe finita nel 2001, il segreto doveva essere protratto per i successivi 20 anni… cioè fino al 2021 !

E nel dare notizia di quella desecretazione la Boldrini tenne a definire “cosciente e premeditata” la catastrofe di quei rifiuti tossici riversati nei territori meridionali.

Riportiamo testualmente dalla sua dichiarazione: «Lo dovevamo in primo luogo ai cittadini delle zone della Campania devastate da una catastrofe ambientale cosciente e premeditata: cittadini che oggi hanno tutto il diritto di conoscere quali crimini siano stati commessi ai loro danni, per poter esigere la riparazione possibile”.

Solo che – è il caso di osservare – nessuna “riparazione” sarebbe stata  “possibile” senza che innanzitutto il Sud si distacchi da questo Stato criminale.

Da notare inoltre che l’ufficio di presidenza della Camera aveva preso la decisione di rendere pubblico quel verbale “segretissimo” senza che ciò gli fosse stato richiesto dalla magistratura, contrariamente a come di regola. Magistratura che del resto era stata anch’essa una grande assente su questa immane tragedia benché si svolgesse in piena sua vista da più di vent’anni.

La Camorra? E’ un apparato dello Stato

Ebbene, divenuto in tal modo finalmente possibile spulciare quel verbale fino allora “segretissimo”, si poté constatare che non solo confermava in pieno quanto lo Schiavone aveva dichiarato in televisione, ma vi si trovavano altri “dettagli” non poco interessanti: per esempio la netta affermazione che la camorra è realtà un apparato dello Stato.

Tanto che lo scaricamento dei rifiuti tossici in Campania era regolato da giovani appartenenti alla camorra, ma incensurati e muniti di regolare porto d’armi, che operavano con divise e palette dei carabinieri, delle polizia e della finanza !

D’altronde – spiegava sempre Schiavone in quel verbale – se la camorra può continuare ad esistere è proprio perché è un apparato dello Stato. Se infatti non lo fosse, questo l’avrebbe eliminata con facilità irrisoria.

Ora, poiché quel verbale era del il 7 ottobre 1997, quali erano le autorità dell’epoca che avrebbero dovuto intervenire per dovere inderogabile ma non l’avevano fatto, per cui dovevano essere denunciate penalmente presso tutte le istanze internazionali?

Appunto Napolitano, Prodi e Scalfaro, come abbiamo visto.

Tuttavia dovevano ritenersi responsabili anche coloro che quelle cariche le avevano ricoperte in seguito, a tutt’oggi: cioè i successivi ministri dell’interno Rosa Russo Iervolino, Enzo Bianco, Claudio Scaloja, Giuseppe Pisanu, Giuliani Amato, Roberto Maroni, Anna Maria Cancellieri, Angelino Alfano; nonché i vari capi di governo da Massimo D’Alema a Mario Monti ed Enrico Letta, e i presidenti della repubblica Carlo Azeglio Ciampi e (ancora) Giorgio Napolitano.

Da aggiungere che si venne anche a sapere che lo Schiavone aveva reso un’altra audizione nel 1995, cioè due anni prima di quella desecretata, ma che il verbale di questa precedente audizione era… “scomparso” dagli uffici della Camera !

Ed altresì che erano più di 600 i dossier delle varie commissioni bicamerali d’inchiesta sui rifiuti che erano tuttora coperti dal più stretto segreto parlamentare: migliaia di documenti che neanche i deputati e i senatori possono a tutt’oggi consultare… una vera massa di verità nascoste.

E non c’è da sorprendersi poiché uno Stato fondamentalmente criminale come quello cosiddetto italiano è costretto ben spesso a segreti, a copertura di fatti e interessi inconfessabili.

E così Greenpeace ha chiesto ai presidenti di Camera e Senato di rendere pubblici quelle centinaia di fascicoli…

 

“Bonifichiamoci dall’Italia”

Intanto si confermava in modo impressionante l’esigenza ormai incontenibile della popolazione meridionale di recuperare la propria indipendenza da questo Stato indegno che da 152 anni la distrugge.

Sicché il 26 ottobre a Napoli una massa imponente di circa 100.000 persone si diede a percorrere l’intero centro della città, da piazza Dante a piazza Plebiscito, e la si udiva scandire senza posa slogan come  “Indipendenza!”;  “Secessione!”; “Italia assassina!”; “Italia unita, ci hai tolto la vita”….

Con striscioni su cui si poteva leggere, per esempio, “Bonifichiamoci dall’Italia!”.

Manifestazione seguita poco dopo, il 16 novembre, da un’altra anch’essa di circa 100.000 persone, che attraversò ugualmente l’intero centro cittadino ma partendo dai pressi della stazione centrale, fino a raggiungere anch’essa piazza Plebiscito.

Insomma la reazione montava irresistibilmente fra la gente, tanto che dalla Sicilia sono riapparsi i Forconi, capeggiati da Mariano Ferro con Francesco Crupì.

La cui azione si è estesa stavolta in tutta Italia trascinando varie altre organizzazioni come il “coordinamento 9 dicembre” con Danilo Calvani.

Il triunvirato dei Forconi ed alleati

Si è così formato una specie di triunvirato fra il siculo Ferro, il laziale Calvani e il veneto Lucio Chiavegato.

Bloccando l’Italia con presìdi e manifestazioni un po’ dovunque, pretendendo innanzitutto a gran voce che tutti i governanti attualmente in carica in Italia siano spazzati via.

 

Per esempio a Torino i manifestanti hanno invaso i binari delle stazioni di Porta Nuova e Porta Susa bloccando il traffico ferroviario, bersagliando le forze di polizia in assetto antisommossa con bottiglie vuote, sassi, mattoni, petardi, bombe carta e così via, mentre in città i tram erano fermi e negozi costretti a chiudere.

Nel Veneto gli autotrasportatori hanno formato 19 presìdi ai caselli autostradali, bloccando la circolazione mettendo di traverso i loro mezzi pesanti.

A Milano e in provincia hanno istallato presìdi ad Arese, ai cancelli dell’ex Alfa Romeo, a Rho, a Pero, alla Fiera e agli svincoli autostradali di Assago, Molino Dorino, Monza, con manifestazioni anche alle porte di Varese.

Reazioni anche in Liguria, dove i Forconi hanno occupato i binari della stazione di Genova Brignole, di quella di Imperia, e tra Diano Marina e Arma di Taggia, bloccando in tal modo i treni sulla Genova-Ventimiglia.

Da notare che in tutto questo si è assistito al fenomeno finora inconcepibile, che in vari casi i poliziotti, invece di fronteggiare i dimostranti, si sono tolti i caschi, li hanno abbracciati e si son messi a sfilare con essi !!!

 

E secondo un sondaggio della Lorien Consulting , il 62 % degli italiani si sentono vicini ai Forconi e il 30 % si dichiarano interessati a partecipare alle loro proteste.

 

E un sondaggio Euromedia rileva che sono in tanti a dichiarare che voterebbero volentieri per i Forconi se si costituissero in partito.

 

Come si vede, partendo non a caso da Napoli e dalla Sicilia si è estesa in tutta la penisola la volontà di spazzar via coloro che governano questo Stato cosiddetto italiano e i loro accoliti.

 

E in particolare nel Sud e nel Veneto quella di staccarsi da questo Stato criminale.

 

Si è dunque giunti, si direbbe, a un punto di non ritorno, per cui allo Stato italiano non resta, per evitare una rivoluzione violenta che si profila imminente, che attivarsi esso stesso, come suggerito accortamente da Surace ed ora anche da Grillo, per far riacquistare al Sud e al Veneto l’indipendenza,  in linea con quanto appunto previsto dall’ art.1 della Convenzione internazionale del 1966 per l’autodeterminazione dei popoli.

 

Affare da seguire…

Fonte: ABCnews Europa agence européenne de presse abcnews@free.fr Actualités – Attualità – Top events – Actualidades

 Testo in italiano                                                                   21 marzo 2014   

 

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Il post secessionista di Grillo è stato in genere definito un improvviso colpo di scena, ma in realtà se ne era già avuto una specie di preavviso l’anno scorso…

Beppe Grillo

Allorché Gianroberto Casaleggio, il suo co-fondatore del movimento “5 Stelle”, in una intervista con Gianluigi Nuzzi riportata anche sul sito web del “5 Stelle”, aveva affermato testualmente che “siamo ormai prossimi ad una rivoluzione, ad una insurrezione che avverrà ineluttabilmente nei prossimi mesi, e che i politici non saranno in grado di controllare”.

Intervista che era avvenuta qualche giorno dopo che Stefano Surace – in un suo discorso pronunciato a Casalduni il 23 giugno durante un congresso dell’ “Unione Mediterranea” al quale era intervenuto come osservatore – aveva affermato che  nel Sud da un momento all’altro poteva verificarsi una insurrezione contro questo “Stato criminale cosiddetto italiano che da 152 anni lo parassita e distrugge”.

Poiché “vi esistono ormai focolai di esasperazione, stati d’animo e manifestazioni pre-rivoluzionarie che certamente deflagreranno, propagandosi di colpo a tutto il Meridione”, essendovi divenuta ormai incontenibile la volontà di riappropriarsi della propria indipendenza.

Questa dichiarazione di Surace suscitò larghissimi consensi e fu subito seguita da analoghe dichiarazioni appunto di Gianroberto Casaleggio, nonché di Graziano del Rio (all’epoca ministro per gli affari regionali del governo Letta) Sandro Bondi (ex ministro della cultura) e Stefano Caldoro presidente della regione Campania.

Quattro interventi particolarmente significativi (vedere riquadro in alto) trattandosi oltretutto di personaggi appartenenti ad ambienti politici ben differenti fra loro.

E con essi concordavano anche intellettuali come Ernesto Galli della Loggia, che dal “Corriere della Sera” sottolineava il rischio di una deflagrazione del Paese, poiché “Nord e Sud appaiono ormai spaccati, ben lontani dalla connessione che caratterizza un paese unito”.

E perfino Michele Santoro affermò, dalla sua rubrica televisiva “servizio pubblico”, che “il paese sta per esplodere in una guerra civile”.

Fra l’altro risultò che non solo il Sud era contro questo Stato, ma anche  – al di là di certi bluff alla Bossi – zone del Nord come il Veneto, di cui alcuni dirigenti indipendentisti vennero a consultarsi con Surace, che li ricevettei a casa sua a Napoli.

Il post di Grillo

Non c’è dunque da sorprendersi se il Grillo, dotato com’è di una spiccata capacità di captare umori, istanze e reali aspirazioni della gente, ha voluto ora esprimersi con particolare efficacia, con quel suo post che ha suscitato tanto scalpore, per la secessione  non solo del Sud – territorio dello Stato delle Due Sicilie – ma anche del Veneto – territorio dell’ex repubblica di Venezia – da questo Stato fatiscente cosiddetto italiano.

Post nel quale ha affermato in sostanza inequivocabilmente, sia pure usando una forma retorica particolare, quanto segue:

1) Questo Stato che ci ostiniamo a chiamare Italia, iniziato sanguinosamente nel 1861, ha trascinato la gente della Penisola in due sanguinose guerre mondiali e a sanguinose guerre coloniali di ogni tipo, dalla Libia all'Etiopia .

2 ) Questo Stato è un ignobile raccoglitore di interessi privati gestito dai partiti.

3) Questo Stato non ci unisce in niente che ci spinga a stare insieme nel territorio che occupa arbitrariamente.

4) Gli abitanti di questo Stato sono popoli le cui lingue e profonde tradizioni sono non solo diverse, ma spesso addirittura incompatibili fra loro, per cui non hanno più alcuna ragione di stare insieme.

5) Questo Stato è un incubo dove la democrazia è scomparsa – ammesso che in passato vi sia in qualche modo esistita – e di cui le varie parti, dalla Sicilia al Veneto, non sentono più alcuna necessità di restare al suo interno.

6) Le sorti di questo Stato sono decise arbitrariamente da un presidente della repubblica decrepito avendo fra l’altro novant’anni di età, e non eletto a quella carica dal popolo, nonché da un capo del governo che è un imbarazzante venditore di pentole anch’esso non eletto dal popolo a quella carica.

7) Questo Stato è senza sovranità monetaria, territoriale, fiscale.

8) Questo Stato massacra la gente di tasse, di burocrazia e la spinge a fuggire all'estero o a suicidarsi, mentre le imprese muoiono come mosche.

9) Questo Stato costringe i giovani laureati e diplomati a emigrare all’estero a centinaia di migliaia come si verifica ormai da anni.

10) Questo Stato induce le imprese a “delocalizzare” a migliaia.

11) Questo Stato i cui partiti autoreferenziali e inconcludenti non sono in grado di gestire.

12) Le cosiddette regioni sono in realtà fumo negli occhi, pura rappresentazione senza significato, poltronifici con uso e abuso di soldi pubblici che sfuggono al controllo dei cittadini.

13) Stando così le cose succederà fatalmente che qualcuno (cominciando dal Sud ma anche nel Nord) dirà “Basta!” con questa Italia.

Con conseguente effetto domino, sicché l’incendio si diffonderà in tutto il territorio di questo Stato, e il castello di carte chiamato Italia, costruito arbitrariamente su infinite leggi e caotiche istituzioni scomparirebbe.

14) Si pensi al riguardo a ciò che è successo in  Bosnia, che è lì a due passi appena al di là dell’Adriatico… Una guerra civile i cui echi non si sono ancora spenti.

Per evitare che anche da noi succeda la stessa cosa è necessario recuperare l'identità di Stati millenari come il Regno delle due Sicilie e la Repubblica di Venezia.

E bisogna far presto, altrimenti potrebbe essere troppo tardi.

Questo dunque il contenuto preciso e sostanziale del messaggio di Grillo, al di là della sua particolare forma retorica.

Bisogna staccarsi subito da questo Stato criminale cosiddetto italiano

Che del resto costituisce uno sviluppo diretto ed eloquente di quell’ostilità ormai irreversibile contro lo Stato italiano e i suoi rappresentanti che ebbe ad evidenziarsi anche formalmente nell’ottobre 2011, allorché venne fondato ufficialmente a Napoli il Partito Secessionista dell’Italia Meridionale proprio da Surace, che già in quell’occasione ebbe a definire “Stato criminale” quello cosiddetto italiano.

 

 

 

Ebbene, fino a quel momento pareva che nel Sud tutti temessero finanche di pronunciarla, la parola secessione, sicché Surace ebbe a spezzare un vero tabù suscitando subito vivi apprezzamenti nei più diversi ambienti, avendo evidentemente colto un’esigenza profonda dei meridionali.

 

Superfluo al riguardo ricordare chi è Surace, data la sua notorietà anche internazionale: giornalista e scrittore specializzato in inchieste di cui alcune hanno prodotto profonde riforme non solo in Italia, protagonista di vicende altamente meritorie per l’interesse pubblico che han fatto più volte il giro del mondo sulle ali dei media, nonché maestro di arti marziali (Ju-Jitsu) di rinomanza mondiale.

Un intellettuale e filantropo che da tempo fa onore al Sud anche all’estero, e che nelle sue tante battaglie civili “impossibili” ma sempre vittoriose ha affrontato rischi anche gravissimi. Un grande eroe civile.

Sbugiardate le manipolazioni…

Surace aveva tenuto anche a dettagliare in che modo il Piemonte, zona all’epoca fra le più sottosviluppate d’Europa, aveva potuto appropriarsi del prospero e prestigioso regno delle Due Sicilie senza paragoni più potente anche militarmente e abitato da una popolazione particolarmente valida, che da tremila anni è fonte inesauribile di gente di coraggio e di cervello che ha contribuito all’80 % dell’evoluzione civile dell’umanità.

Rilevando che questa appropriazione – e conseguente raffazzonamento di uno Stato cosiddetto italiano – era stata possibile semplicemente poiché, a seguito del decesso prematuro dell’efficace re Ferdinando II di Borbone, si era trovato proiettato inopinatamente sul trono delle Due Sicilie suo figlio Francesco II detto “Franceschiello”, giovane totalmente inetto.

Il quale, pur essendo nato a Napoli, era affetto da tare genetiche ereditate dalla madre piemontese, una Savoia.

 

 

 

Sicché il privilegiato e invidiato territorio del Sud – dopo tanti re validi ed alcuni particolarmente famosi che avevano saputo ben difenderlo dagli appetiti degli altri Stati, compresi i più potenti – era caduto nelle mani di questo Franceschiello che, rendendosi autore di una serie insuperabile di idiozie, riuscì nell’exploit di farselo rubare, nientemeno, dallo staterello più sottosviluppato e malandato d’Europa, il Piemonte…

Che poté così raffazzonare in qualche modo uno Stato cosiddetto italiano, con cui ha potuto depredare criminalmente il Sud per 152 anni, a tutt’oggi.

Questa demistificazioni effettuata dal Surace – spazzando via impietosamente la sfrontata manipolazione massiccia con cui si cercava di… “glorificare” quella cosiddetta “unità” – venne diffusa mondialmente in particolare da ABCnews, aprendo gli occhi a non pochi ambienti e personaggi anche internazionali che si era riuscito fino allora a trarre in inganno.

 “Italia vaffanculo”…

Ebbene, poco dopo la creazione del Partito Secessionista dell’Italia Meridionale, la reazione del Sud contro lo Stato cosiddetto italiano ebbe ad assumere uno slancio irresistibile.

Si verificarono infatti in Sicilia le azioni dei “Forconi”, nelle quali fra l’altro si esibiva l’emblema della Trinacria e si bruciavano pubblicamente i cosiddetti tricolori, simbolo appunto di questo Stato criminale .

Interessante il commento diffuso nell’occasione da ABCnews, che riportiamo testualmente:

 

“In effetti sventolando quel tricolore erano stati mandati a morire milioni di meridionali in guerre che non li riguardavano minimamente, contro ogni loro millenaria tradizione culturale di fonti di civiltà.

 

“Per esempio implicandoli nella prima guerra mondiale, che aveva lo scopo di aggiungere ai Savoia territori lontanissimi dagli interessi dei meridionali come le zone di Bolzano, Trento, Friuli, Trieste, Istria che facevano tranquillamente parte del ben amministrato impero austriaco.

 “In quella guerra, sventolando quel tricolore, gli incapaci capi piemontesi collezionavano disastri su disastri, ai danni in gran parte di meridionali.

“Ad esempio Cadorna ordinava ai soldati assalti assurdi e sanguinosi, fino al crollo di Caporetto… fortunatamente fu poi rimpiazzato dal napoletano Diaz che ribaltò la situazione ottenendo in breve la vittoria sugli austriaci.

“Ma intanto, grazie al Cadorna, erano morti inutilmente centinaia di migliaia di meridionali, oltre agli  innumervoli feriti o storpiati, in una guerra che non aveva per loro il minimo interesse.

“Altro esempio di macroscopica incapacità, il piemontese Persano che a Lissa aveva fatto infliggere alle navi italiane una clamorosa sconfitta dagli autriaci senza paragoni inferiori di numero e mezzi.

Record di disastri

 

“Sempre sventolando quel tricolore i Savoia si erano impadroniti sanguinosamente di una “colonia” prevalentemente desertica come la Libia (“scatolone di sabbia”… ignoravano che nel sottosuolo c’era petrolio a iosa) o remota ed impervia come “l’Etiopia usando criminalmente gas asfissianti contro ogni regola di guerra. Ma non tardarono poi a doverla abbandonare…

 

“Sempre sventolando quel tricolore i meridionali erano stati spinti, ancora benché non ne avessero alcun interesse, alla seconda guerra mondiale contro mezzo mondo: Francia, Inghilterra, Unione sovietica e loro innumerevoli satelliti; e perfino contro gli Stati Uniti dove milioni di abitanti erano meridionali che mantenevano tuttora stretti legami con la loro gente e terra d’origine.

 

“Guerra dove si distinsero ancora capi piemontesi incapaci come il doppiogiochista Badoglio, o come il Savoia Vittorio Emanuele III detto “sciaboletta” che, dopo aver dichiarato quella guerra particolarmente assurda per i meridionali, fuggì ignominosamente lasciando i suoi valorosi soldati (in gran parte meridionali) senza ordini… Esponendoli così senza preavviso alle violente rappresaglie dei tedeschi che, fino a quel momento alleati, si sentirono ovviamente traditi.

“Un tricolore insomma sotto l’egida del quale erano stati procurati ai meridionali disastri in serie, implicandoli criminalmente in situazioni che non li riguardavano minimamente.

“Non c’è da sorprendersi dunque se ora la popolazione meridionale lo dà pubblicamente alle fiamme, quel tricolore”.

Notare al riguardo come i contenuti di questo commento di ABCnews sono stati ripresi puntualmente dal Grillo nel suo spot.

Tutti insieme per il Sud

Dopo quelle prime azioni dei forconi siciliani si ebbe a Napoli, il 17 marzo sempre dell’anno scorso, una manifestazione all’insegna di “Tutti insieme per il Sud!” , organizzata appunto dal Partito Secessionista dell’Italia Meridionale e dal movimento di liberazione Nazione Napolitana Indipendente, entrambi presieduti da Surace, alla quale presero parte numerosi movimenti indipendentisti.

In essa i manifestanti, partendo dalla centralissima via Toledo si diressero – al grido fatidico di “Italia vaffanculo” e “indipendenza subito” – verso piazza Bovio, dove si trova ignominosamente una statua di Vittorio Emanuele II che i dimostranti provvidero a salutare al grido di “pezzo di merda”.

Deponendovi una corona di fiori bianchi macchiati di rosso, a ricordo del sangue innocente fatto versare a fiumi da quel gaglioffo e suoi accoliti.

L’intervento a Casalduni, e il seguito…

E poi si ebbe, il 23 giugno sempre del 2013, il famoso discorso di Surace a Casalduni, seguito dai già citati interventi di Casaleggio, Del Rio, Caldoro e Bondi.

A questo punto una domanda sorgeva spontanea: di fronte a questa rivoluzione violenta che si profilava ormai come inevitabile, che fare?

Ebbene anche su questo Surace – che aveva ormai assunto la leadership degli ambienti meridionalisti più validi – tenne ad essere ben chiaro: all’attuale Stato italiano non restava, per scongiurare una tale rivolta, che attivarsi esso stesso, del tutto ufficialmente, per far riacquistare al Sud (cioè al territorio già del prestigioso Regno delle Due Sicilie) la propria indipendenza.

Ciò in linea con quanto disposto dalla Convenzione internazionale del 1966 per l’autodeterminazione dei popoli – che è vincolante per tutti gli Stati che l’hanno sottoscritta, compresa l’Italia che vi ha aderito nel 1977 –  la quale stabilisce precisamente, al suo  articolo 1, che “tutti i popoli hanno il diritto all'autodeterminazione. In virtù di tale diritto essi determinano liberamente il loro status politico e perseguono liberamente il proprio sviluppo economico, sociale e culturale”.

E nello stesso articolo 1 aggiunge poco dopo che “gli Stati parti della presente Convenzione… devono promuovere la realizzazione del diritto di autodeterminazione”.

Cioè se in un certo territorio la popolazione manifesta la volontà di staccarsi dallo Stato di cui quel territorio fa parte, questo Stato non solo non può opporsi, ma deve agevolarne il distacco.

Disposizioni “cogenti” che dunque – come confermato dalla stessa Corte di Cassazione italiana – prevalgono su qualsiasi norma italiana che ne sia in contrasto, compresa quella contenuta fantasiosamente nella Costituzione secondo cui l’Italia sarebbe… “una e indivisibile” !

Rivelazioni sconvolgenti

Per di più ebbe a verificarsi un colpo di scena addirittura sconvolgente, che confermò in modo inoppugnabile l’affermazione di Surace che quello cosiddetto italiano è uno Stato criminale.

In effetti il 23 agosto scorso Carmine Schiavone, un ex capo della camorra, fece rivelazioni particolarmente scioccanti, addirittura per televisione.

Dichiarò infatti di aver messo al corrente, ben 20 anni prima, le autorità italiane con precise deposizioni debitamente verbalizzate, che era in atto un catastrofico scempio ai danni di territori del Sud fino allora i più fertili d’Europa.

Interrandovi valanghe di rifiuti altamente tossici e addirittura radioattivi provenienti da Nord Italia, Germania, Austria ed altri paesi europei, con effetti particolarmente gravi sia sul territorio che sulla salute degli abitanti.

Contaminando falde acquifere, appestando erbe e foraggi con morie di bestiame, infettando frutta, verdure e in genere alimenti nonché l’aria da respirare con conseguenti drammatiche moltiplicazioni di tumori di ogni tipo e malformazioni genetiche.

E precisò, sempre per televisione, che ciò era divenuto possibile poiché le cosiddette forze dell’ordine (polizia, carabinieri, guardie di finanza, magistrati) si guardavano bene dall’intervenire anche se questo scempio avveniva apertamente sotto i loro occhi: trovandosi immersi in piena corruzione, valutabile complessivamente in circa 3 miliardi al mese.

Ebbene, aggiunse lo Schiavone, a seguito di quelle sue dettagliate deposizioni di 20 anni prima, lo Stato aveva il dovere preciso di intervenire col massimo dell’urgenza e della determinazione per porre fine a quello scempio atroce.

E invece se ne era ben guardato, per cui lo scempio aveva potuto continuare indisturbato fino ad oggi… cioè per una ventina d’anni !!!

Denunciare internazionalmente questo Stato criminale da cui il Sud è urgente si stacchi

Ebbene, nessuna autorità italiana fu in grado di smentire il contenuto di queste dichiarazioni televisive dello Schiavone, per cui la natura callidamente criminale dello Stato italiano si trovò confermata in modo inconfutabile.

Sicché Surace annunciò (con una dichiarazione diffusa fra l’altro mondialmente da ABCnews il 16 ottobre) di aver deciso, insieme ad uno scelto e determinato gruppo di meridionalisti, di denunciare anche penalmente lo Stato italiano – presso tutte le istanze internazionali e tutti i governi europei e in genere occidentali – come Stato criminale.

E quindi coloro che lo rappresentavano vent’anni prima, all’epoca della deposizione dello Schiavone, ma non erano intervenuti contro quello scempio, per cui dovevano ritenersene incontestabilmente coloro che li avevano criminalmente permessi, se non addirittura architettati.

Cioè innanzitutto Giorgio Napolitano, che in quel 1997 ricopriva  la carica di ministro dell’interno; nonché Romano Prodi come capo del governo, e Oscar Luigi Scalfaro come presidente della repubblica, e quindi rappresentante specifico dello Stato italiano.

La “desecretazione” della Boldrini

E Surace ribadì questa decisione in un discorso che pronunciò il 18 ottobre a in un convegno a Gaeta all’hotel Serapo, organizzato dall’editore Pietro Golia e dal magistrato Edoardo Vitale direttore della rivista l’Alfiere; discorso che ebbe a suscitare non a caso viva sensazione.

Ebbene avvenne che subito dopo l’annuncio da parte di Surace della decisione di denunciare anche penalmente in ogni sede internazionale lo Stato italiano e i suoi rappresentanti come efferati criminali – annuncio diffuso appunto mondialmente da ABCnews ed altri media – si assisté a un precipitoso intervento della presidente della Camera, Laura Boldrini.

La quale il 31 ottobre si affrettò a comunicare che, su sua specifica richiesta, l'ufficio di presidenza della Camera aveva disposto la desecretazione del verbale di una deposizione resa dallo Schiavone il 7 ottobre 1997 dinanzi alla commissione parlamentare d’indagine sul ciclo dei rifiuti, presieduta da Massimo Scalia.

Verbale che fino allora era stato coperto dal segreto più stretto: addirittura dal cosiddetto segreto funzionale di 20 anni dalla fine della legislatura… Per cui, siccome quella legislatura sarebbe finita nel 2001, il segreto doveva essere protratto per i successivi 20 anni… cioè fino al 2021 !

E nel dare notizia di quella desecretazione la Boldrini tenne a definire “cosciente e premeditata” la catastrofe di quei rifiuti tossici riversati nei territori meridionali.

Riportiamo testualmente dalla sua dichiarazione: «Lo dovevamo in primo luogo ai cittadini delle zone della Campania devastate da una catastrofe ambientale cosciente e premeditata: cittadini che oggi hanno tutto il diritto di conoscere quali crimini siano stati commessi ai loro danni, per poter esigere la riparazione possibile”.

Solo che – è il caso di osservare – nessuna “riparazione” sarebbe stata  “possibile” senza che innanzitutto il Sud si distacchi da questo Stato criminale.

Da notare inoltre che l’ufficio di presidenza della Camera aveva preso la decisione di rendere pubblico quel verbale “segretissimo” senza che ciò gli fosse stato richiesto dalla magistratura, contrariamente a come di regola. Magistratura che del resto era stata anch’essa una grande assente su questa immane tragedia benché si svolgesse in piena sua vista da più di vent’anni.

La Camorra? E’ un apparato dello Stato

Ebbene, divenuto in tal modo finalmente possibile spulciare quel verbale fino allora “segretissimo”, si poté constatare che non solo confermava in pieno quanto lo Schiavone aveva dichiarato in televisione, ma vi si trovavano altri “dettagli” non poco interessanti: per esempio la netta affermazione che la camorra è realtà un apparato dello Stato.

Tanto che lo scaricamento dei rifiuti tossici in Campania era regolato da giovani appartenenti alla camorra, ma incensurati e muniti di regolare porto d’armi, che operavano con divise e palette dei carabinieri, delle polizia e della finanza !

D’altronde – spiegava sempre Schiavone in quel verbale – se la camorra può continuare ad esistere è proprio perché è un apparato dello Stato. Se infatti non lo fosse, questo l’avrebbe eliminata con facilità irrisoria.

Ora, poiché quel verbale era del il 7 ottobre 1997, quali erano le autorità dell’epoca che avrebbero dovuto intervenire per dovere inderogabile ma non l’avevano fatto, per cui dovevano essere denunciate penalmente presso tutte le istanze internazionali?

Appunto Napolitano, Prodi e Scalfaro, come abbiamo visto.

Tuttavia dovevano ritenersi responsabili anche coloro che quelle cariche le avevano ricoperte in seguito, a tutt’oggi: cioè i successivi ministri dell’interno Rosa Russo Iervolino, Enzo Bianco, Claudio Scaloja, Giuseppe Pisanu, Giuliani Amato, Roberto Maroni, Anna Maria Cancellieri, Angelino Alfano; nonché i vari capi di governo da Massimo D’Alema a Mario Monti ed Enrico Letta, e i presidenti della repubblica Carlo Azeglio Ciampi e (ancora) Giorgio Napolitano.

Da aggiungere che si venne anche a sapere che lo Schiavone aveva reso un’altra audizione nel 1995, cioè due anni prima di quella desecretata, ma che il verbale di questa precedente audizione era… “scomparso” dagli uffici della Camera !

Ed altresì che erano più di 600 i dossier delle varie commissioni bicamerali d'inchiesta sui rifiuti che erano tuttora coperti dal più stretto segreto parlamentare: migliaia di documenti che neanche i deputati e i senatori possono a tutt’oggi consultare… una vera massa di verità nascoste.

E non c'è da sorprendersi poiché uno Stato fondamentalmente criminale come quello cosiddetto italiano è costretto ben spesso a segreti, a copertura di fatti e interessi inconfessabili.

E così Greenpeace ha chiesto ai presidenti di Camera e Senato di rendere pubblici quelle centinaia di fascicoli…

 

“Bonifichiamoci dall’Italia”

Intanto si confermava in modo impressionante l’esigenza ormai incontenibile della popolazione meridionale di recuperare la propria indipendenza da questo Stato indegno che da 152 anni la distrugge.

Sicché il 26 ottobre a Napoli una massa imponente di circa 100.000 persone si diede a percorrere l’intero centro della città, da piazza Dante a piazza Plebiscito, e la si udiva scandire senza posa slogan come  “Indipendenza!”;  “Secessione!”; “Italia assassina!”; “Italia unita, ci hai tolto la vita”….

Con striscioni su cui si poteva leggere, per esempio, “Bonifichiamoci dall’Italia!”.

Manifestazione seguita poco dopo, il 16 novembre, da un’altra anch’essa di circa 100.000 persone, che attraversò ugualmente l’intero centro cittadino ma partendo dai pressi della stazione centrale, fino a raggiungere anch’essa piazza Plebiscito.

Insomma la reazione montava irresistibilmente fra la gente, tanto che dalla Sicilia sono riapparsi i Forconi, capeggiati da Mariano Ferro con Francesco Crupì.

La cui azione si è estesa stavolta in tutta Italia trascinando varie altre organizzazioni come il “coordinamento 9 dicembre” con Danilo Calvani.

Il triunvirato dei Forconi ed alleati

Si è così formato una specie di triunvirato fra il siculo Ferro, il laziale Calvani e il veneto Lucio Chiavegato.

Bloccando l’Italia con presìdi e manifestazioni un po’ dovunque, pretendendo innanzitutto a gran voce che tutti i governanti attualmente in carica in Italia siano spazzati via.

 

Per esempio a Torino i manifestanti hanno invaso i binari delle stazioni di Porta Nuova e Porta Susa bloccando il traffico ferroviario, bersagliando le forze di polizia in assetto antisommossa con bottiglie vuote, sassi, mattoni, petardi, bombe carta e così via, mentre in città i tram erano fermi e negozi costretti a chiudere.

Nel Veneto gli autotrasportatori hanno formato 19 presìdi ai caselli autostradali, bloccando la circolazione mettendo di traverso i loro mezzi pesanti.

A Milano e in provincia hanno istallato presìdi ad Arese, ai cancelli dell’ex Alfa Romeo, a Rho, a Pero, alla Fiera e agli svincoli autostradali di Assago, Molino Dorino, Monza, con manifestazioni anche alle porte di Varese.

Reazioni anche in Liguria, dove i Forconi hanno occupato i binari della stazione di Genova Brignole, di quella di Imperia, e tra Diano Marina e Arma di Taggia, bloccando in tal modo i treni sulla Genova-Ventimiglia.

Da notare che in tutto questo si è assistito al fenomeno finora inconcepibile, che in vari casi i poliziotti, invece di fronteggiare i dimostranti, si sono tolti i caschi, li hanno abbracciati e si son messi a sfilare con essi !!!

 

E secondo un sondaggio della Lorien Consulting , il 62 % degli italiani si sentono vicini ai Forconi e il 30 % si dichiarano interessati a partecipare alle loro proteste.

 

E un sondaggio Euromedia rileva che sono in tanti a dichiarare che voterebbero volentieri per i Forconi se si costituissero in partito.

 

Come si vede, partendo non a caso da Napoli e dalla Sicilia si è estesa in tutta la penisola la volontà di spazzar via coloro che governano questo Stato cosiddetto italiano e i loro accoliti.

 

E in particolare nel Sud e nel Veneto quella di staccarsi da questo Stato criminale.

 

Si è dunque giunti, si direbbe, a un punto di non ritorno, per cui allo Stato italiano non resta, per evitare una rivoluzione violenta che si profila imminente, che attivarsi esso stesso, come suggerito accortamente da Surace ed ora anche da Grillo, per far riacquistare al Sud e al Veneto l’indipendenza,  in linea con quanto appunto previsto dall’ art.1 della Convenzione internazionale del 1966 per l’autodeterminazione dei popoli.

 

Affare da seguire…

Fonte: ABCnews Europa agence européenne de presse abcnews@free.fr Actualités – Attualità – Top events – Actualidades

 Testo in italiano                                                                   21 marzo 2014   

 

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