Regione Campania contro Caldoro il dossier di Varriale , una guerra fra media per gestire i grandi eventi?

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Il duello tra le tv locali, il business dei grandi eventi e i fondi per la comunicazione contesi. C’è anche questo dietro l’inchiesta che da giorni scuote le fondamenta di Palazzo Santa Lucia e agita il sonno del governatore Stefano Caldoro e dei suoi fedelissimi. Tutti bersaglio, per mesi, di una raffica di velenosi dossier. Chi sono i grandi accusatori? Qual è l’identikit dei «corvi»? Le denunce portano la firma del consorzio Cam (che sta per coordinamento autonomo multimediale e riunisce un gruppo di emittenti televisive e radiofoniche) e del network Julie, controllato dall’imprenditore Lucio Varriale. Che mira a gestire la comunicazione dei grandi eventi. Ecco svelato il mistero. È lui, per sua stessa ammissione, a lanciare da tempo violente accuse nei confronti del presidente della Regione e della sua squadra, affiancato dal periodico di sinistra «La voce delle voci» (alle cui inchieste spesso i politici hanno risposto con querele e richieste di risarcimento danni) e dal quotidiano on line Notix.it, vicino ai cosentiniani. Da queste bocche di fuoco, allora, sono partite ripetute bordate che hanno spinto la Procura a indagare, a tentare di vederci chiaro. La parte più corposa dei dossier riguarda quella che viene definita «la spartizione» dei finanziamenti per la comunicazione prima e durante le regate della Coppa America, che si sono svolte all’ombra del Vesuvio nel 2012 e nel 2013. «C’erano una pioggia di fondi pubblici – dice Varriale al Mattino – che sono stati destinati con un subappalto a quattro televisioni vicine al governatore». Le emittenti a cui fa riferimento il patron di Julie sono quelle del consorzio Cmg, di cui fanno parte Canale 9, Canale 8, Televomero e Canale 21. «Quando ho chiesto agli enti locali di poter vedere gli atti, ho incassato solo rifiuti e dinieghi», racconta Varriale. «La voce delle voci» rincara la dose in un servizio in cui si tirano in ballo presunti gruppi di potere che avrebbero sostenuto in questi anni il progetto politico del governatore e persino la massoneria. L’altro fronte aperto dai grandi accusatori riguarda il periodico socialista Lab, edito da Comunicazione e informazione, società che faceva riferimento al capostaff e braccio destro di Caldoro, Sandro Santangelo (che deve rispondere dei reati di truffa e riciclaggio per l’operazione immobiliare di via Toledo 156): un giornale che i «corvi» definiscono «fantasma» perché avrebbe incassato i contributi per l’editoria senza andare in edicola. E ancora nel mirino del consorzio Cam e di Julie sono finiti «gli uomini d’oro di Caldoro», ovvero tutti i collaboratori più stretti del governatore che «incassano super stipendi pagati dai cittadini» mentre «la società regionale Digit Campania, feudo caldoriano, fa man bassa di tutti gli appalti pubblici». Questi, dunque, i rilievi contenuti negli esposti presentati in Procura, che oggi sta indagando a tutto campo per ricostruire gli intrecci societari dei fedelissimi del presidente della Regione, a partire dalla compravendita dell’appartamento di 127 metri quadrati (poi diviso in due) nell’ex palazzo Motta. «Sono stato io a denunciare, pubblicamente e ai magistrati, fatti e circostanze – tuona Varriale – E non mi fermerò. Ho già interessato anche gli organismi competenti europei». La risposta della Regione è stata una querela per diffamazione, presentata da Santangelo il 21 novembre 2012, proprio nei confronti del patron di Julie. Che a sua volta si dice pronto ora ad una controquerela. Ma chi è Lucio Varriale? Avvocato ed editore, con alle spalle una famiglia socialista («io, però, non lo sono mai stato»), è stato protagonista della discussa cessione di frequenze della storica Telelibera 63 a Mediaset (dove da alcuni anni lavora la figlia Bruna). A chi, negli ambienti della comunicazione e della politica, lo accusa di utilizzare le inchieste giornalistiche come metodo di pressione, lui risponde così: «Non ho mai chiesto un euro alla Regione. Io partecipo solo a bandi pubblici. Quando ho incontrato Caldoro, l’ho sollecitato a convocare un tavolo sull’editoria per stabilire i criteri di assegnazione dei fondi. Tavolo che si è riunito varie volte ma finora, purtroppo, senza risultato. Se questo significa fare estorsioni allora sono un estorsore».Gerardo Ausiello  , Il Mattino 

Il duello tra le tv locali, il business dei grandi eventi e i fondi per la comunicazione contesi. C’è anche questo dietro l’inchiesta che da giorni scuote le fondamenta di Palazzo Santa Lucia e agita il sonno del governatore Stefano Caldoro e dei suoi fedelissimi. Tutti bersaglio, per mesi, di una raffica di velenosi dossier. Chi sono i grandi accusatori? Qual è l’identikit dei «corvi»? Le denunce portano la firma del consorzio Cam (che sta per coordinamento autonomo multimediale e riunisce un gruppo di emittenti televisive e radiofoniche) e del network Julie, controllato dall’imprenditore Lucio Varriale. Che mira a gestire la comunicazione dei grandi eventi. Ecco svelato il mistero. È lui, per sua stessa ammissione, a lanciare da tempo violente accuse nei confronti del presidente della Regione e della sua squadra, affiancato dal periodico di sinistra «La voce delle voci» (alle cui inchieste spesso i politici hanno risposto con querele e richieste di risarcimento danni) e dal quotidiano on line Notix.it, vicino ai cosentiniani. Da queste bocche di fuoco, allora, sono partite ripetute bordate che hanno spinto la Procura a indagare, a tentare di vederci chiaro. La parte più corposa dei dossier riguarda quella che viene definita «la spartizione» dei finanziamenti per la comunicazione prima e durante le regate della Coppa America, che si sono svolte all’ombra del Vesuvio nel 2012 e nel 2013. «C’erano una pioggia di fondi pubblici – dice Varriale al Mattino – che sono stati destinati con un subappalto a quattro televisioni vicine al governatore». Le emittenti a cui fa riferimento il patron di Julie sono quelle del consorzio Cmg, di cui fanno parte Canale 9, Canale 8, Televomero e Canale 21. «Quando ho chiesto agli enti locali di poter vedere gli atti, ho incassato solo rifiuti e dinieghi», racconta Varriale. «La voce delle voci» rincara la dose in un servizio in cui si tirano in ballo presunti gruppi di potere che avrebbero sostenuto in questi anni il progetto politico del governatore e persino la massoneria. L’altro fronte aperto dai grandi accusatori riguarda il periodico socialista Lab, edito da Comunicazione e informazione, società che faceva riferimento al capostaff e braccio destro di Caldoro, Sandro Santangelo (che deve rispondere dei reati di truffa e riciclaggio per l’operazione immobiliare di via Toledo 156): un giornale che i «corvi» definiscono «fantasma» perché avrebbe incassato i contributi per l’editoria senza andare in edicola. E ancora nel mirino del consorzio Cam e di Julie sono finiti «gli uomini d’oro di Caldoro», ovvero tutti i collaboratori più stretti del governatore che «incassano super stipendi pagati dai cittadini» mentre «la società regionale Digit Campania, feudo caldoriano, fa man bassa di tutti gli appalti pubblici». Questi, dunque, i rilievi contenuti negli esposti presentati in Procura, che oggi sta indagando a tutto campo per ricostruire gli intrecci societari dei fedelissimi del presidente della Regione, a partire dalla compravendita dell’appartamento di 127 metri quadrati (poi diviso in due) nell’ex palazzo Motta. «Sono stato io a denunciare, pubblicamente e ai magistrati, fatti e circostanze – tuona Varriale – E non mi fermerò. Ho già interessato anche gli organismi competenti europei». La risposta della Regione è stata una querela per diffamazione, presentata da Santangelo il 21 novembre 2012, proprio nei confronti del patron di Julie. Che a sua volta si dice pronto ora ad una controquerela. Ma chi è Lucio Varriale? Avvocato ed editore, con alle spalle una famiglia socialista («io, però, non lo sono mai stato»), è stato protagonista della discussa cessione di frequenze della storica Telelibera 63 a Mediaset (dove da alcuni anni lavora la figlia Bruna). A chi, negli ambienti della comunicazione e della politica, lo accusa di utilizzare le inchieste giornalistiche come metodo di pressione, lui risponde così: «Non ho mai chiesto un euro alla Regione. Io partecipo solo a bandi pubblici. Quando ho incontrato Caldoro, l’ho sollecitato a convocare un tavolo sull’editoria per stabilire i criteri di assegnazione dei fondi. Tavolo che si è riunito varie volte ma finora, purtroppo, senza risultato. Se questo significa fare estorsioni allora sono un estorsore».Gerardo Ausiello  , Il Mattino