Juve Stabia. Piero Braglia: “Il mio ciclo è finito”. L’allenatore annuncia che lascia a fine stagione

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La retrocessione ad un passo, il boccone amaro da mandar giù senza essere riuscito ad evitare un crack che chiuderà nel peggiore dei modi un quadriennio coronato per lunghi tratti di grandi successi. Alla vigilia della sfida di Cesena, Piero Braglia analizza la sua esperienza stabiese, parla del futuro e prova a spronare i suoi per lasciare almeno un buon ricordo: «Il mio ciclo qui? Si è chiuso. E purtroppo non come avrei voluto. Mi dispiace, ora bisogna provare a concludere la stagione nel miglior modo possibile. Purtroppo non ce n’è andata una giusta quest’anno. Gli errori commessi, la sfortuna, sono tante le componenti, ma credo che peggior cosa non potrebbe fare la società che ripartire dall’allenatore della retrocessione». Non l’aveva immaginato così il suo commiato da Castellammare, ma sia pure col senno di poi ripartirebbe in questa stagione: «Ma senza ripetere nessuna delle scelte fatte – precisa – So io gli errori commessi. Non si può pigiare un tasto e ripartire, così dobbiamo trovare le giuste motivazioni, metterci l’orgoglio nelle prossime 13 partite e cercare di onorare la maglia ed i colori della Juve Stabia». Eppure c’è chi, come Antonio Mirante, portiere del Padova candidato come vice Buffon ai prossimi Mondiali in Brasile, terrebbe Braglia a vita sulla panchina stabiese: «Lui è uno stabiese doc, di quelli veri. Di quelli che erano al Flaminio a gioire con noi, che sono stati vicino alla squadra nei momenti belli e che lo sono ancora oggi. Ma per rispetto di tutti è giusto aprire un ciclo nuovo». Un’annata così nera gli era capitata una volta sola in carriera, ma da calciatore: «Già, eravamo all’ultimo anno col Catanzaro (‘82/83), retrocedemmo dalla A alla B. Ma quella squadra per l’organico che aveva non meritava la massima serie. Questi ragazzi hanno dimostrato di essere da B, di non valere l’ultimo posto e l’attuale classifica. Almeno nelle mia gestione abbiamo sbagliato quattro o cinque partite al massimo, poi siamo sempre stati superiori all’avversario. Eppure siamo stati capaci di prendere schiaffi dappertutto. Come nelle ultime due partite con Lanciano e Ternana. Sul campo avremmo meritato sei punti, in classifica non ne abbiamo nessuno. Magari il prossimo anno ti capita di calciare dalla bandierina e metterla nell’angolino, quest’anno se la metti nell’angolino – chiaro il riferimento al tiro di Falco di sabato scorso – te la vanno pure a prendere». A Cesena, dunque, col piglio giusto: «Chi ha detto che dobbiamo perdere sempre? Io non ci sto. I ragazzi dovranno disputare una grande partita. Non si può parlare di salvezza, ma dobbiamo provare a dare un senso a questo finale. Nel calcio non si sa mai, quindi guai a mollare la presa». (Gaetano D’Onofrio – Il Mattino)

La retrocessione ad un passo, il boccone amaro da mandar giù senza essere riuscito ad evitare un crack che chiuderà nel peggiore dei modi un quadriennio coronato per lunghi tratti di grandi successi. Alla vigilia della sfida di Cesena, Piero Braglia analizza la sua esperienza stabiese, parla del futuro e prova a spronare i suoi per lasciare almeno un buon ricordo: «Il mio ciclo qui? Si è chiuso. E purtroppo non come avrei voluto. Mi dispiace, ora bisogna provare a concludere la stagione nel miglior modo possibile. Purtroppo non ce n’è andata una giusta quest’anno. Gli errori commessi, la sfortuna, sono tante le componenti, ma credo che peggior cosa non potrebbe fare la società che ripartire dall’allenatore della retrocessione». Non l’aveva immaginato così il suo commiato da Castellammare, ma sia pure col senno di poi ripartirebbe in questa stagione: «Ma senza ripetere nessuna delle scelte fatte – precisa – So io gli errori commessi. Non si può pigiare un tasto e ripartire, così dobbiamo trovare le giuste motivazioni, metterci l’orgoglio nelle prossime 13 partite e cercare di onorare la maglia ed i colori della Juve Stabia». Eppure c’è chi, come Antonio Mirante, portiere del Padova candidato come vice Buffon ai prossimi Mondiali in Brasile, terrebbe Braglia a vita sulla panchina stabiese: «Lui è uno stabiese doc, di quelli veri. Di quelli che erano al Flaminio a gioire con noi, che sono stati vicino alla squadra nei momenti belli e che lo sono ancora oggi. Ma per rispetto di tutti è giusto aprire un ciclo nuovo». Un’annata così nera gli era capitata una volta sola in carriera, ma da calciatore: «Già, eravamo all’ultimo anno col Catanzaro (‘82/83), retrocedemmo dalla A alla B. Ma quella squadra per l’organico che aveva non meritava la massima serie. Questi ragazzi hanno dimostrato di essere da B, di non valere l’ultimo posto e l’attuale classifica. Almeno nelle mia gestione abbiamo sbagliato quattro o cinque partite al massimo, poi siamo sempre stati superiori all’avversario. Eppure siamo stati capaci di prendere schiaffi dappertutto. Come nelle ultime due partite con Lanciano e Ternana. Sul campo avremmo meritato sei punti, in classifica non ne abbiamo nessuno. Magari il prossimo anno ti capita di calciare dalla bandierina e metterla nell’angolino, quest’anno se la metti nell’angolino – chiaro il riferimento al tiro di Falco di sabato scorso – te la vanno pure a prendere». A Cesena, dunque, col piglio giusto: «Chi ha detto che dobbiamo perdere sempre? Io non ci sto. I ragazzi dovranno disputare una grande partita. Non si può parlare di salvezza, ma dobbiamo provare a dare un senso a questo finale. Nel calcio non si sa mai, quindi guai a mollare la presa». (Gaetano D’Onofrio – Il Mattino)