Hamsik smarrito: «Non sono più io, devo ritrovare le giocate e i gol. Ma i problemi non sono fisici»

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Salvate il soldato Marek. La cresta più bella d’Italia, l’idolo di una intera generazione di piccoli talenti si è smarrito. Non c’era bisogno della sfida in riva al Douro per capirlo ma serve la sfida contro il Porto per farglielo ammettere. E sono parole tristi più che amare. «Sto facendo fatica, molto fatica. Si vede. E devo uscirne fuori. E devo farlo da solo. Non sono più quello di prima, non mi riesce nulla di quello che una volta riuscivo a fare con semplicità. Non so da cosa dipende». Hamsik è come uno di quei cuccioli a cui nessuno riuscirebbe a negare una carezza. Fa più malinconia che rabbia. A nessuno va di infierire. «Devo uscirne fuori, perché non posso andare avanti così». L’ex mister X che il Milan coccolò e che De Laurentiis negò a Berlusconi «perché il cuore non è mai in vendita» non si sottrae al processo. «Non ho problemi di condizione fisica, non è una questione di fiato. Devo ritrovare me stesso. E voglio farlo il prima possibile». Il soldato Marek è con il resto della truppa. Il suo è un flop clamoroso. La pazienza di Benitez nei suoi confronti pare infinita. «Il risultato? È pericoloso, ma è rimediabile. Un peccato non aver segnato, abbiamo avuto le occasioni per far gol, peccato non averle sfruttate. C’è stato un momento in cui abbiamo avuto due o tre occasioni chiare, ma purtroppo non siamo riusciti a farlo. A questi livelli ogni singolo errore si paga a caro prezzo e noi l’abbiamo pagato». Il muso è lungo, la cresta sembra quasi essere più bassa di altre volte. Il momento è il peggiore da quando ha lasciato la Slovacchia. Mai, da calciatore, ha vissuto un simile calo. «Non lo so quello che ho. Parlo tanto con Benitez, sento la sua fiducia e quella di tutti i miei compagni. Ma non sono quello dell’anno scorso». L’infortunio e lo stop di due mesi l’indiziato numero uno. Ma sono già passati quasi 60 giorni dal suo rientro: possibile che paghi ancora il prezzo di quella botta alla pianta del piede? «Problemi fisici non ne ho più. Questa è l’unica cosa certa». E va via, dopo aver parlato con un tono di voce ancor più pacato di sempre. Un flop in Eurovisione il suo. Come anche quello di Lorenzo Insigne, «il bello di coppa» che nelle gare infrasettimanali sembra trasformarsi. Altre volte, magari. Ma con il Porto Insigne non solo non ha segnato ma è stato tra i peggiori. Eppure il suo primo pensiero è proprio per Hamsik: «È un grande campione, gioca da tanti anni ad alti livelli. Deve stare tranquillo e in questa maniera troverà un modo per uscire da questo momento difficile. Deve lavorare ed essere tranquillo, così dà fiducia anche a noi». Sulle chance di passaggio del turno, il piccolo di Frattamaggiore spiega: «C’è rammarico per la sconfitta e per il modo con cui abbiamo incassato la rete: al San Paolo ci sarà l’aiuto dei tifosi e proveremo a ribaltare la situazione per qualificarci. Credo che siamo favoriti, perché in casa facciamo sempre tanti gol. Peccato per la prova qui in Portogallo: avremmo potuto offrire un’altra gara ma nel primo tempo comunque abbiamo rischiato poco. Nella ripresa abbiamo creato diverse occasioni e alla fine siamo stati sfortunati». Britos si affida alla cabala: «Anche contro la Roma, in semifinale di Coppa Italia, siamo partiti dalla necessità di dover ribaltare la sconfitta subita all’andata all’Olimpico. E allora speriamo che al San Paolo contro il Porto finisca come contro i giallorossi: 3-0». Vorrebbe giocare di più il difensore uruguaiano. E non lo nega: «Io mi alleno sempre, non è facile farsi trovare sempre pronto giocando così poco. Si fatica a trovare il ritmo partita». (Pino Taormina – Il Mattino)

Salvate il soldato Marek. La cresta più bella d'Italia, l’idolo di una intera generazione di piccoli talenti si è smarrito. Non c'era bisogno della sfida in riva al Douro per capirlo ma serve la sfida contro il Porto per farglielo ammettere. E sono parole tristi più che amare. «Sto facendo fatica, molto fatica. Si vede. E devo uscirne fuori. E devo farlo da solo. Non sono più quello di prima, non mi riesce nulla di quello che una volta riuscivo a fare con semplicità. Non so da cosa dipende». Hamsik è come uno di quei cuccioli a cui nessuno riuscirebbe a negare una carezza. Fa più malinconia che rabbia. A nessuno va di infierire. «Devo uscirne fuori, perché non posso andare avanti così». L'ex mister X che il Milan coccolò e che De Laurentiis negò a Berlusconi «perché il cuore non è mai in vendita» non si sottrae al processo. «Non ho problemi di condizione fisica, non è una questione di fiato. Devo ritrovare me stesso. E voglio farlo il prima possibile». Il soldato Marek è con il resto della truppa. Il suo è un flop clamoroso. La pazienza di Benitez nei suoi confronti pare infinita. «Il risultato? È pericoloso, ma è rimediabile. Un peccato non aver segnato, abbiamo avuto le occasioni per far gol, peccato non averle sfruttate. C'è stato un momento in cui abbiamo avuto due o tre occasioni chiare, ma purtroppo non siamo riusciti a farlo. A questi livelli ogni singolo errore si paga a caro prezzo e noi l'abbiamo pagato». Il muso è lungo, la cresta sembra quasi essere più bassa di altre volte. Il momento è il peggiore da quando ha lasciato la Slovacchia. Mai, da calciatore, ha vissuto un simile calo. «Non lo so quello che ho. Parlo tanto con Benitez, sento la sua fiducia e quella di tutti i miei compagni. Ma non sono quello dell'anno scorso». L'infortunio e lo stop di due mesi l'indiziato numero uno. Ma sono già passati quasi 60 giorni dal suo rientro: possibile che paghi ancora il prezzo di quella botta alla pianta del piede? «Problemi fisici non ne ho più. Questa è l'unica cosa certa». E va via, dopo aver parlato con un tono di voce ancor più pacato di sempre. Un flop in Eurovisione il suo. Come anche quello di Lorenzo Insigne, «il bello di coppa» che nelle gare infrasettimanali sembra trasformarsi. Altre volte, magari. Ma con il Porto Insigne non solo non ha segnato ma è stato tra i peggiori. Eppure il suo primo pensiero è proprio per Hamsik: «È un grande campione, gioca da tanti anni ad alti livelli. Deve stare tranquillo e in questa maniera troverà un modo per uscire da questo momento difficile. Deve lavorare ed essere tranquillo, così dà fiducia anche a noi». Sulle chance di passaggio del turno, il piccolo di Frattamaggiore spiega: «C’è rammarico per la sconfitta e per il modo con cui abbiamo incassato la rete: al San Paolo ci sarà l’aiuto dei tifosi e proveremo a ribaltare la situazione per qualificarci. Credo che siamo favoriti, perché in casa facciamo sempre tanti gol. Peccato per la prova qui in Portogallo: avremmo potuto offrire un’altra gara ma nel primo tempo comunque abbiamo rischiato poco. Nella ripresa abbiamo creato diverse occasioni e alla fine siamo stati sfortunati». Britos si affida alla cabala: «Anche contro la Roma, in semifinale di Coppa Italia, siamo partiti dalla necessità di dover ribaltare la sconfitta subita all’andata all’Olimpico. E allora speriamo che al San Paolo contro il Porto finisca come contro i giallorossi: 3-0». Vorrebbe giocare di più il difensore uruguaiano. E non lo nega: «Io mi alleno sempre, non è facile farsi trovare sempre pronto giocando così poco. Si fatica a trovare il ritmo partita». (Pino Taormina – Il Mattino)