Giovedì 16 marzo 1978: rapito Moro a Roma

0

Il più grave crimine politico degli ultimi trenta anni, mentre si chiudeva la crisi- titolava il Corriere della Sera in prima pagina. Moro rapito, cinque uomini della scorta massacrati. Il Paese rifiuta il ricatto delle ” Brigate Rosse”- Il Presidente della Democrazia Cristiana- continua il quotidiano di via Solferino a Milano- a bordo della sua auto seguito dalla scorta, è stato sequestrato a Roma. I terroristi, alcuni travestiti da aviatori e con l’accento straniero, lo hanno atteso vicino a casa. Erano così organizzati che la notte precedente hanno messo fuori uso il furgone del fioraio, cha ha un chiosco nel punto in cui è avvenuto l’agguato, per impedirgli di essere testimone dell’attentato. Bloccate le macchine, hanno sparato a colpo sicuro contro le guardie del corpo. Avevano anche una bomba. In un minuto sono stati esplosi più di ottanta proiettili. Il leader politico è stato estratto dall’abitacolo e portato via. Le Brigate Rosse, secondo il contenuto di alcune telefonate, chiedono la liberazione dei “compagni” processati a Torino e dei nappisti detenuti. Il procuratore capo di Roma dichiara che c’è la certezza del pericolo pubblico.
Via Mario Fani, angolo via Stresa a Roma, ore nove e quindici: teatro della strage. il rapimento, cui ha preso parte anche una donna, è stato portato a termine con una efficienza che rivela un addestramento minuzioso e che il magistrato incaricato delle indagini, Luciano Infelisi, ha definito “eccezionale”.
Roma, pruima incredula, poi sgomentaq, poi silenzio. Svuotata la città dallo sciopero generale, indetto dai sindacati, e dalla paura, le strade quasi deserte, i negozi serrati- scrive Lietta Tornabuoni- cinema e teatri schiusi come in tutta Italia, la gente al comizio dei Sindacati oppure in casa incollati al televisore, Roma ha vuissuto ore d’angoscia strane. Giulio Andreotti, attraverso le radio e la Televisione un appello agli Italiani:”Una parola insieme di fermezza e di invito alla calma”Il più grave crimine politico degli ultimi trenta anni, mentre si chiudeva la crisi- titolava il Corriere della Sera in prima pagina. Moro rapito, cinque uomini della scorta massacrati. Il Paese rifiuta il ricatto delle ” Brigate Rosse”- Il Presidente della Democrazia Cristiana- continua il quotidiano di via Solferino a Milano- a bordo della sua auto seguito dalla scorta, è stato sequestrato a Roma. I terroristi, alcuni travestiti da aviatori e con l’accento straniero, lo hanno atteso vicino a casa. Erano così organizzati che la notte precedente hanno messo fuori uso il furgone del fioraio, cha ha un chiosco nel punto in cui è avvenuto l’agguato, per impedirgli di essere testimone dell’attentato. Bloccate le macchine, hanno sparato a colpo sicuro contro le guardie del corpo. Avevano anche una bomba. In un minuto sono stati esplosi più di ottanta proiettili. Il leader politico è stato estratto dall’abitacolo e portato via. Le Brigate Rosse, secondo il contenuto di alcune telefonate, chiedono la liberazione dei “compagni” processati a Torino e dei nappisti detenuti. Il procuratore capo di Roma dichiara che c’è la certezza del pericolo pubblico.
Via Mario Fani, angolo via Stresa a Roma, ore nove e quindici: teatro della strage. il rapimento, cui ha preso parte anche una donna, è stato portato a termine con una efficienza che rivela un addestramento minuzioso e che il magistrato incaricato delle indagini, Luciano Infelisi, ha definito “eccezionale”.
Roma, pruima incredula, poi sgomentaq, poi silenzio. Svuotata la città dallo sciopero generale, indetto dai sindacati, e dalla paura, le strade quasi deserte, i negozi serrati- scrive Lietta Tornabuoni- cinema e teatri schiusi come in tutta Italia, la gente al comizio dei Sindacati oppure in casa incollati al televisore, Roma ha vuissuto ore d’angoscia strane. Giulio Andreotti, attraverso le radio e la Televisione un appello agli Italiani:”Una parola insieme di fermezza e di invito alla calma”