Le quote rosa affondano

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All’indomani di uno spumeggiante otto marzo e della ripetuta trasmissione da parte della concessionaria radiotelevisiva di uno spot realizzato per infondere negli italiani il desiderio di più donne al potere pubblico e privato, vengono bocciate i tre emendamenti sulle quote rosa. Sono venti i voti di scarto e quaranta quelli segreti. In un’Italia ancora rosa dalla crisi economica non c’è spazio per una più concreta attuazione dell’ art. 3 comma secondo della nostra Carta Costituzionale. Per un’uguaglianza sostanziale tra uomini e donne effettiva e non più metafisica. Mentre nella scena politica internazionale si affacciano donne coraggiose e intraprendenti, in Italia l’agevolazione del nostro sesso è considerata dai più addirittura ingiusta ed eccessivamente costosa. Da chi siano state desiderate e da chi siano state osteggiate dovrebbe avere un’importanza secondaria. Anche se, allo stato delle cose, ci si può davvero stupire che i nostri legislatori le abbiano fatte rapidamente naufragare? L’italiano medio dovrebbe almeno farsi due domande. Cosa sono le quote rosa? Cosa dovrebbe migliorare grazie alla loro introduzione? Le quote rosa non farebbero altro che garantire la parità di genere all’interno del nostro Parlamento, modificando una legislazione elettorale che ne consente a stento l’ingresso. Migliorerebbero le prospettive personali di un genere – il mio – che sul proprio percorso di emancipazione ha trovato sempre numerosi ostacoli. L’emancipazione femminile non è fanatismo. E’ crescita. L’altro sesso obietta che una donna intenzionata a far carriera – e, in particolare, a svolgere un’ importante funzione pubblica – ci riuscirà comunque. Le quote rosa non sono necessarie. La buona volontà porta dappertutto. Ma, si dimentica che una donna non nasce, né vive sola. La donna è sempre inserita in un contesto socio-culturale che ha importanti influenze sui suoi desideri, sui suoi progetti e sulle sue aspettative. Non si può negare che la loro mera introduzione, nella nostra disciplina elettorale, non potrebbe bastare per cambiare le cose. Ogni donna dovrebbe credere nelle quote rose. Le quote rosa non sono un’entità sconosciuta, né un contentino per le galoppine di questi o quei partiti. Le quote sono uno strumento che ci potrebbe portare lontano e tenerci nelle nostre case, con i nostri affetti, allo stesso tempo.All’indomani di uno spumeggiante otto marzo e della ripetuta trasmissione da parte della concessionaria radiotelevisiva di uno spot realizzato per infondere negli italiani il desiderio di più donne al potere pubblico e privato, vengono bocciate i tre emendamenti sulle quote rosa. Sono venti i voti di scarto e quaranta quelli segreti. In un’Italia ancora rosa dalla crisi economica non c’è spazio per una più concreta attuazione dell’ art. 3 comma secondo della nostra Carta Costituzionale. Per un’uguaglianza sostanziale tra uomini e donne effettiva e non più metafisica. Mentre nella scena politica internazionale si affacciano donne coraggiose e intraprendenti, in Italia l’agevolazione del nostro sesso è considerata dai più addirittura ingiusta ed eccessivamente costosa. Da chi siano state desiderate e da chi siano state osteggiate dovrebbe avere un’importanza secondaria. Anche se, allo stato delle cose, ci si può davvero stupire che i nostri legislatori le abbiano fatte rapidamente naufragare? L’italiano medio dovrebbe almeno farsi due domande. Cosa sono le quote rosa? Cosa dovrebbe migliorare grazie alla loro introduzione? Le quote rosa non farebbero altro che garantire la parità di genere all’interno del nostro Parlamento, modificando una legislazione elettorale che ne consente a stento l’ingresso. Migliorerebbero le prospettive personali di un genere – il mio – che sul proprio percorso di emancipazione ha trovato sempre numerosi ostacoli. L’emancipazione femminile non è fanatismo. E’ crescita. L’altro sesso obietta che una donna intenzionata a far carriera – e, in particolare, a svolgere un’ importante funzione pubblica – ci riuscirà comunque. Le quote rosa non sono necessarie. La buona volontà porta dappertutto. Ma, si dimentica che una donna non nasce, né vive sola. La donna è sempre inserita in un contesto socio-culturale che ha importanti influenze sui suoi desideri, sui suoi progetti e sulle sue aspettative. Non si può negare che la loro mera introduzione, nella nostra disciplina elettorale, non potrebbe bastare per cambiare le cose. Ogni donna dovrebbe credere nelle quote rose. Le quote rosa non sono un’entità sconosciuta, né un contentino per le galoppine di questi o quei partiti. Le quote sono uno strumento che ci potrebbe portare lontano e tenerci nelle nostre case, con i nostri affetti, allo stesso tempo.