Mostro di Alimuri, varato il piano speciale per la demolizione

0

Vico Equense – L’ecomostro di Alimuri verrà abbattuto. Questa volta si fa sul serio. Ad affermarlo è stato il sindaco di Vico Equense Gennaro Cinque che ha convocato una conferenza stampa per domani, alle 10,30 presso la nuova casa comunale. «Venerdì scorso è stato adottato un importantissimo atto politico e di indirizzo – ha spiegato il sindaco – relativamente alla storica vicenda. Adesso vi è la possibilità di poter procedere rapidamente alla demolizione della costruzione che deturpa il paesaggio della penisola sorrentina da quasi 50 anni». Si sta delineando, dunque, la fine per una telenovela a puntate che sembrava non giungesse mai a termine. «L’iniziativa, rispetto ai molteplici fallimenti incassati per il passato – ha aggiunto il sindaco Cinque – oggi pone il suo fondamento su dati del tutto innovativi e sorprendenti grazie ai quali è possibile dare avvio a un percorso amministrativo che sortirà in brevissimo tempo, con la serietà e la concretezza necessaria , il tanto auspicato raggiungimento dell’obbiettivo della demolizione dell’ecomostro di Alimuri». Dello scheletro in cemento che fa rabbia ad ambientalisti e amanti del territorio se ne parla armai da anni. Risale a pochi mesi fa la sentenza del Tar della Campania che aveva bocciato l’accordo Rutelli, secondo il quale l’ecomostro doveva essere demolito e al suo posto sarebbe stata costruita una nuova struttura alberghiera.

Ma adesso si è aperta una nuova possibilità; il sogno di avere un litorale senza ecomostro forse sta per avverarsi. La tormentata storia dell’ecomostro di Alimuri, incastonato sugli scogli che separano il litorale metese dal territorio vicano, comincia nel 1964, quando il Comune di Vico Equense rilasciò una licenza edilizia per costruire un complesso alberghiero di 23mila metri quadrati. Cento camere, piscina olimpionica, minigolf. Nel 1967 la licenza venne poi ridimensionata a 50 vani più accessori per un altezza massima di 5 piani. Quattro anni più tardi, nel 1971, la Soprintendenza ordinò la sospensione dei lavori, ma un successivo ricorso, proposto dal titolare della licenza, fu accolto. Nel 1976 fu la Regione Campania ad annullare le licenze rilasciate dal Comune perché in contrasto con il Programma di fabbricazione, ma il Tar Campania, nel 1979, ed il Consiglio di Stato, nel 1982, annullarono gli atti adottati dalla Regione. Dal 1986, anno a cui risale l’ennesima sospensione dei lavori per consentire il consolidamento del costone roccioso, l’edificio è diventato un punto di ritrovo ad alto rischio, tra i pilastri di cemento armato una vera e propria discarica. Finito nel mirino degli ambientalisti, lo scempio della conca di Alimuri figura anche nella lista degli ecomostri nazionali stilata da Legambiente. L’ipotesi di una demolizione fu prospettata nel 2007 grazie all’interessamento del vice premier e ministro dell’Ambiente dell’epoca Francesco Rutelli. Pianificato anche il piano finanziario per l’abbattimento e il ripristino del fronte mare e del costone alle spalle del manufatto: 600mila euro a carico del governo e della Regione, 500mila a carico dei privati che in cambio avrebbero ottenuto una nuova licenza per costruire un altro hotel di pari cubatura a Vico Equense. Una idea sfumata. Ora spunta un’altra ipotesi per risanare la costa.

Fonte: Ilenia De Rosa da Il MattinoVico Equense – L’ecomostro di Alimuri verrà abbattuto. Questa volta si fa sul serio. Ad affermarlo è stato il sindaco di Vico Equense Gennaro Cinque che ha convocato una conferenza stampa per domani, alle 10,30 presso la nuova casa comunale. «Venerdì scorso è stato adottato un importantissimo atto politico e di indirizzo – ha spiegato il sindaco – relativamente alla storica vicenda. Adesso vi è la possibilità di poter procedere rapidamente alla demolizione della costruzione che deturpa il paesaggio della penisola sorrentina da quasi 50 anni». Si sta delineando, dunque, la fine per una telenovela a puntate che sembrava non giungesse mai a termine. «L’iniziativa, rispetto ai molteplici fallimenti incassati per il passato – ha aggiunto il sindaco Cinque – oggi pone il suo fondamento su dati del tutto innovativi e sorprendenti grazie ai quali è possibile dare avvio a un percorso amministrativo che sortirà in brevissimo tempo, con la serietà e la concretezza necessaria , il tanto auspicato raggiungimento dell’obbiettivo della demolizione dell’ecomostro di Alimuri». Dello scheletro in cemento che fa rabbia ad ambientalisti e amanti del territorio se ne parla armai da anni. Risale a pochi mesi fa la sentenza del Tar della Campania che aveva bocciato l’accordo Rutelli, secondo il quale l’ecomostro doveva essere demolito e al suo posto sarebbe stata costruita una nuova struttura alberghiera.

Ma adesso si è aperta una nuova possibilità; il sogno di avere un litorale senza ecomostro forse sta per avverarsi. La tormentata storia dell’ecomostro di Alimuri, incastonato sugli scogli che separano il litorale metese dal territorio vicano, comincia nel 1964, quando il Comune di Vico Equense rilasciò una licenza edilizia per costruire un complesso alberghiero di 23mila metri quadrati. Cento camere, piscina olimpionica, minigolf. Nel 1967 la licenza venne poi ridimensionata a 50 vani più accessori per un altezza massima di 5 piani. Quattro anni più tardi, nel 1971, la Soprintendenza ordinò la sospensione dei lavori, ma un successivo ricorso, proposto dal titolare della licenza, fu accolto. Nel 1976 fu la Regione Campania ad annullare le licenze rilasciate dal Comune perché in contrasto con il Programma di fabbricazione, ma il Tar Campania, nel 1979, ed il Consiglio di Stato, nel 1982, annullarono gli atti adottati dalla Regione. Dal 1986, anno a cui risale l’ennesima sospensione dei lavori per consentire il consolidamento del costone roccioso, l’edificio è diventato un punto di ritrovo ad alto rischio, tra i pilastri di cemento armato una vera e propria discarica. Finito nel mirino degli ambientalisti, lo scempio della conca di Alimuri figura anche nella lista degli ecomostri nazionali stilata da Legambiente. L’ipotesi di una demolizione fu prospettata nel 2007 grazie all’interessamento del vice premier e ministro dell’Ambiente dell’epoca Francesco Rutelli. Pianificato anche il piano finanziario per l’abbattimento e il ripristino del fronte mare e del costone alle spalle del manufatto: 600mila euro a carico del governo e della Regione, 500mila a carico dei privati che in cambio avrebbero ottenuto una nuova licenza per costruire un altro hotel di pari cubatura a Vico Equense. Una idea sfumata. Ora spunta un’altra ipotesi per risanare la costa.

Fonte: Ilenia De Rosa da Il Mattino