Intervista al grande artista Mario Lanzione, a cura di Angela De Gregorio.

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Intervista  di Angela De Gregorio – Risponde il grande artista Mario Lanzione.

 

Com’è nato il suo amore per l’arte?

Da un punto di vista della passione, io già dalle scuole medie immaginavo di fare l’artista, immaginavo che avrei insegnato in un liceo artistico e che avrei fatto gli studi all’Accademia. Quello che sono oggi lo immaginavo già all’età di 12-13 anni. Quindi non ho mai avuto dubbi, anche quando sono stato scoraggiato dalla famiglia. Poi, credo che la vita sia stata abbastanza benigna nei miei confronti, non mi posso lamentare. L’arte mi ha sempre interessato dal punto di vista proprio della sensibilità della spiritualità. Io sono andato sempre alla ricerca di un qualcosa che sta dentro di noi, nella nostra intimità, nella nostra sensibilità, qualcosa che io identifico con un discorso poetico. Forse, è questo desiderio di incontrare l’anima, la spiritualità interiore che mi ha portato a fare queste trasparenze, queste velature. Nel ‘75 ho iniziato con le carte veline, perché all’epoca facevo una pittura informale e coprivo questa pittura informale con queste carte veline. Ora le carte veline hanno una doppia proprietà, tra cui quella che con i bordi rigidi mi creavano queste sovrapposizioni geometriche e così nel ‘75 ho scoperto questo binomio tra la pittura informale e geometrica, un po’ casualmente. Portando avanti questa ricerca che coniuga la pittura informale con quella geometrica, sono arrivato oggi a questo concetto dell’astrattismo totale, che è appunto il binomio tra razionale e irrazionale, tra materia e geometria, diciamo tra un discorso informale e un discorso geometrico. Voglio dire che questo percorso è molto complesso e anche rischioso, perché io so benissimo il rischio che corro, nel senso che chi non riesce a capire questa mia ricerca, rischia di pensare che io abbia delle contraddizioni, invece non sono delle contraddizioni; sono delle scelte ben precise, c’è una logica.  E, infatti, è quella che poi è la ricerca dell’essenza della vita. La vita è fatta di cose belle e di cose brutte, di dati positivi e di dati negativi. La vita non si può identificare con un solo elemento, la vita è sempre un binomio; c’è la luce e c’è la materia, c’è il niente e c’è la realtà. Non a caso si dice che quello che noi percepiamo, ed è qui che c’è la ricerca sulla pittura astratta e non figurativa, è solo una minima parte di quello che realmente esiste, perché c’è qualcosa che è talmente immenso che noi riusciamo solo a percepire quello che vediamo con gli occhi. Io credo che anche l’invisibile sia una realtà. Quindi l’astrattismo è quello che ti fa immaginare delle realtà che sono oltre il visibile e questo è un dato molto importante. Io penso che quando si riescono a immaginare delle cose, quelle cose diventano, poi, una realtà. Possiamo immaginare delle cose che noi non vediamo, ma che le sentiamo dentro la coscienza, c’è qualcosa che ci lascia immaginare quello che non è visibile. E questa è una cosa stupenda che dà la possibilità di andare oltre ogni questione puramente terrena.

C’è qualcosa che la ispira particolarmente nelle sue creazioni?

Io, per la verità, quando parlo di poesia, di spiritualità, intendo dire che il mio astrarmi dalla realtà non è un fatto romantico o di abbandono dei sensi, non lo è assolutamente. Il mio astrarmi dalla realtà è la ricerca proprio di quello che sta dentro di noi, di quello che noi scopriamo giorno per giorno. Quando ci innamoriamo di quella persona, è quella molla, è quell’energia spirituale che sta dentro di noi che scatta e che diventa irruente, copre tutto quello che noi facciamo in quel momento. Ecco questa emozionalità, questa energia emotiva, queste sono le cose che vado sempre a ricercare, con una visione della realtà sempre precisa. Quindi la realtà e quello che non è reale sono i due binomi della mia pittura.

C’è una mostra che ricorda particolarmente? Fondamentale per lei?

Tutte le mostre sono fondamentali per un artista, anche quella che apparentemente può sembrare insignificante. Ma posso citare quella che ho fatto a Pordenone durante il periodo militare, oppure l’esperienza che ho fatto in Slovenia, dove sono stato ospite dello Stato Sloveno per una settimana e ho creato delle opere sul posto, oppure potrei citare la mostra a Zurigo. Insomma un po’ tutte.

Mostre future, progetti futuri?

E’ in stampa un catalogo sull’astrattismo totale per il quale ho scritto il testo. Penso che tra qualche mese sarà in libreria. Poi, ho in programma delle mostre con il gruppo ‘’Astrattismo Totale’’, di cui faccio parte insieme a Giuseppe Cotroneo e Antonio Salzano, che si svolgerà tra Napoli, Benevento e Salerno.     Oltre al catalogo, io personalmente ho in programma una mostra a Berlino, ma è meglio non anticipare troppo.

 

 

 

Intervista  di Angela De Gregorio – Risponde il grande artista Mario Lanzione.

 

Com’è nato il suo amore per l’arte?

Da un punto di vista della passione, io già dalle scuole medie immaginavo di fare l’artista, immaginavo che avrei insegnato in un liceo artistico e che avrei fatto gli studi all’Accademia. Quello che sono oggi lo immaginavo già all’età di 12-13 anni. Quindi non ho mai avuto dubbi, anche quando sono stato scoraggiato dalla famiglia. Poi, credo che la vita sia stata abbastanza benigna nei miei confronti, non mi posso lamentare. L’arte mi ha sempre interessato dal punto di vista proprio della sensibilità della spiritualità. Io sono andato sempre alla ricerca di un qualcosa che sta dentro di noi, nella nostra intimità, nella nostra sensibilità, qualcosa che io identifico con un discorso poetico. Forse, è questo desiderio di incontrare l’anima, la spiritualità interiore che mi ha portato a fare queste trasparenze, queste velature. Nel ‘75 ho iniziato con le carte veline, perché all’epoca facevo una pittura informale e coprivo questa pittura informale con queste carte veline. Ora le carte veline hanno una doppia proprietà, tra cui quella che con i bordi rigidi mi creavano queste sovrapposizioni geometriche e così nel ‘75 ho scoperto questo binomio tra la pittura informale e geometrica, un po’ casualmente. Portando avanti questa ricerca che coniuga la pittura informale con quella geometrica, sono arrivato oggi a questo concetto dell’astrattismo totale, che è appunto il binomio tra razionale e irrazionale, tra materia e geometria, diciamo tra un discorso informale e un discorso geometrico. Voglio dire che questo percorso è molto complesso e anche rischioso, perché io so benissimo il rischio che corro, nel senso che chi non riesce a capire questa mia ricerca, rischia di pensare che io abbia delle contraddizioni, invece non sono delle contraddizioni; sono delle scelte ben precise, c’è una logica.  E, infatti, è quella che poi è la ricerca dell’essenza della vita. La vita è fatta di cose belle e di cose brutte, di dati positivi e di dati negativi. La vita non si può identificare con un solo elemento, la vita è sempre un binomio; c’è la luce e c’è la materia, c’è il niente e c’è la realtà. Non a caso si dice che quello che noi percepiamo, ed è qui che c’è la ricerca sulla pittura astratta e non figurativa, è solo una minima parte di quello che realmente esiste, perché c’è qualcosa che è talmente immenso che noi riusciamo solo a percepire quello che vediamo con gli occhi. Io credo che anche l’invisibile sia una realtà. Quindi l’astrattismo è quello che ti fa immaginare delle realtà che sono oltre il visibile e questo è un dato molto importante. Io penso che quando si riescono a immaginare delle cose, quelle cose diventano, poi, una realtà. Possiamo immaginare delle cose che noi non vediamo, ma che le sentiamo dentro la coscienza, c’è qualcosa che ci lascia immaginare quello che non è visibile. E questa è una cosa stupenda che dà la possibilità di andare oltre ogni questione puramente terrena.

C’è qualcosa che la ispira particolarmente nelle sue creazioni?

Io, per la verità, quando parlo di poesia, di spiritualità, intendo dire che il mio astrarmi dalla realtà non è un fatto romantico o di abbandono dei sensi, non lo è assolutamente. Il mio astrarmi dalla realtà è la ricerca proprio di quello che sta dentro di noi, di quello che noi scopriamo giorno per giorno. Quando ci innamoriamo di quella persona, è quella molla, è quell’energia spirituale che sta dentro di noi che scatta e che diventa irruente, copre tutto quello che noi facciamo in quel momento. Ecco questa emozionalità, questa energia emotiva, queste sono le cose che vado sempre a ricercare, con una visione della realtà sempre precisa. Quindi la realtà e quello che non è reale sono i due binomi della mia pittura.

C’è una mostra che ricorda particolarmente? Fondamentale per lei?

Tutte le mostre sono fondamentali per un artista, anche quella che apparentemente può sembrare insignificante. Ma posso citare quella che ho fatto a Pordenone durante il periodo militare, oppure l’esperienza che ho fatto in Slovenia, dove sono stato ospite dello Stato Sloveno per una settimana e ho creato delle opere sul posto, oppure potrei citare la mostra a Zurigo. Insomma un po’ tutte.

Mostre future, progetti futuri?

E’ in stampa un catalogo sull’astrattismo totale per il quale ho scritto il testo. Penso che tra qualche mese sarà in libreria. Poi, ho in programma delle mostre con il gruppo ‘’Astrattismo Totale’’, di cui faccio parte insieme a Giuseppe Cotroneo e Antonio Salzano, che si svolgerà tra Napoli, Benevento e Salerno.     Oltre al catalogo, io personalmente ho in programma una mostra a Berlino, ma è meglio non anticipare troppo.