Vico Equense una mostra dello chef “da incubo” Antonio Cannavacciuolo

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In TV è il cattivo di “Cucine da incubo”, la fortunata trasmissione di Sky ispirata al modello inglese di “Kitchen Nightmares”, di cui sta registrando in questi giorni la seconda serie. Nella vita è tra gli chef più famosi ed apprezzati d’Italia. È Antonino Cannavacciuolo (a destra), 49 anni, napoletano di Vico Equense, due Stelle Michelin, esperienze lavorative nelle cucine di Auberge dell’Ile di Illerausen, Buerehiesel di Strasburgo e Grand Hotel Quisisana. Nel frattempo ha scritto anche un libro, “In cucina comando io”. Per l’occasione, Feltrinelli Napoli gli ha dedicato una mostra fotografica che sarà visitabile fino al 31 marzo, con scatti che ripropongono la sua carriera, dai primi passi in costiera, terra di eccellenze culinarie, alle esperienze internazionali che gli hanno permesso di approfondire le sue conoscenze negli ambiti più qualificati della grande ristorazione. E poi l’approdo a Villa Crespi, «un sogno ad occhi aperti», ristorante incastonato nello scenario suggestivo del Lago d’Orta nel quale ha definitivamente suggellato la sua fama. (m. c. da la Repubblica)

In TV è il cattivo di “Cucine da incubo”, la fortunata trasmissione di Sky ispirata al modello inglese di “Kitchen Nightmares”, di cui sta registrando in questi giorni la seconda serie. Nella vita è tra gli chef più famosi ed apprezzati d’Italia. È Antonino Cannavacciuolo (a destra), 49 anni, napoletano di Vico Equense, due Stelle Michelin, esperienze lavorative nelle cucine di Auberge dell’Ile di Illerausen, Buerehiesel di Strasburgo e Grand Hotel Quisisana. Nel frattempo ha scritto anche un libro, “In cucina comando io”. Per l’occasione, Feltrinelli Napoli gli ha dedicato una mostra fotografica che sarà visitabile fino al 31 marzo, con scatti che ripropongono la sua carriera, dai primi passi in costiera, terra di eccellenze culinarie, alle esperienze internazionali che gli hanno permesso di approfondire le sue conoscenze negli ambiti più qualificati della grande ristorazione. E poi l’approdo a Villa Crespi, «un sogno ad occhi aperti», ristorante incastonato nello scenario suggestivo del Lago d’Orta nel quale ha definitivamente suggellato la sua fama. (m. c. da la Repubblica)