Intervista al grande artista Antonio Fomez, a cura di Maurizio Vitiello.

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Intervista di Maurizio Vitello – Risponde alle domande il grande artista Antonio Fomez.

 

M.V.  Puoi parlarci del tuo futuro?

A.F.  Il mio futuro in questo periodo è piuttosto difficile da programmare, come per tutti gli altri esseri umani e una mia qualsiasi risposta alla tua domanda, forse non interesserebbe nessuno. Attraversiamo periodi nei quali la crisi economica, la sfiducia nella politica e nei politici, le tirannie e i massacri nel mondo arabo e oggi in Ucraina, darebbero poca rilevanza alla conoscenza delle mie eventuali ipotesi di progetti o sogni futuri, a meno che non voglia far finta di niente e staccare un attimo la spina da questi  tristi accadimenti,  per proporre al pubblico i miei prossimi progetti culturali.

 

M.V. Quali i tuoi sogni?

A.F. Il miei sogni sono due: il primo, più semplice da realizzare, è quello di raccogliere i miei articoli scritti dal 2009 a oggi, con particolari riferimenti autobiografici, che raccontano come eravamo a Portici e a Napoli, prima e durante il dopoguerra. Sono già stati elaborati  i contenuti sugli anni ’50, con i “Balletti in casa”, gli Avanspettacoli, i Lustrascarpe, gli ambulanti napoletani, il fenomeno di Lascia o Raddoppia, ecc.

A seguire le rivolte nel mondo arabo, che molto hanno in comune con le truppe partigiane, le proteste e i tumulti scoppiati in alcune città italiane per cacciare gli occupatori nazisti, seguiti da altri temi di attualità.

Il secondo sogno è più ambizioso e complesso da tradurre in realtà: trattasi  di riunire gran parte delle mie opere in una mostra antologica itinerante a Milano, Roma e Napoli in spazi pubblici, partendo dai miei quadri ispirati alla pop-art degli anni 1963/64, che molti non conoscono o che magari fanno finta di disconoscere. Il problema è che quando ho provato a chiedere contatti per la realizzazione dell’ambizioso progetto, mi è stato risposto che se avessi uno sponsor la mia  proposta sarebbe immediatamente realizzabile. Ma, a discapito dei sognatori, c’è una bella parabola dello scrittore brasiliano Paulo Coelho che narra del giovane spaccapietre Humi che, scontento del suo lavoro e sapendo che a Natale i desideri dell’umanità venivano esauditi, chiese a un angelo di farlo diventare un nobile. Detto fatto, si ritrovò in un gran castello attorniato da enormi appezzamenti di terreno con tanta gente al suo servizio, compresi gli spaccapietre che lo guardavano con rispetto. In un giorno particolarmente caldo, mentre era fuori col suo corteo di servitù, sudò molto a causa dell’afa e capì che più potente di lui era il sole. Pertanto, chiese all’angelo di trasformarlo in sole e poi, ancora scontento, volle essere tramutato in nuvola e successivamente in roccia. Finché, in tale veste, sentì un giorno stilettate nelle sue viscere di pietra seguite da un dolore intenso, quindi alcuni colpi sordi e poi ancora dolori. Humi chiese all’angelo di intervenire nuovamente: ”Angelo, qualcuno sta cercando di ammazzarmi; ha più potere di me e io voglio essere come lui”! “E lo sarai!” esclamò l’angelo. Fu così che Humi tornò a spaccare le pietre. Questa è una parabola dedicata a chi insegue i propri sogni con scarsi risultati.

 

M.V. Ti fa piacere esporre in personali o in collettive di gruppo omogenee.

A.F.   Entrambe le possibilità sono interessanti: se dovessi sceglierne una, opterei per una mostra personale  con opere eseguite nel medesimo periodo.

 

M.V. Come si può definire la tua ricerca attuale. Forse citazionista o, meglio ancora, post-moderna?

A.F.  Probabilmente, non lo so neppure io. È difficile definire tra l’altro quello che faccio ora, con  una semplice risposta. Se invece si legge il mio lavoro con attenzione, si può  riscontrare  in quel che faccio una sorta di rinuncia speculativa all’invenzione, per ricercare  il già fatto: in tal caso la mia pittura potrebbe essere classificata post-moderna.

 

M.V. Cosa mi dici dell’arte contemporanea, delle performances, degli eventi e delle installazioni?

A.F.  Queste ultime ora sono diventate stantie mentre, per quanto la querelle possa riguardarmi , credo che la catalogazione di un periodo storico o di un movimento artistico dal punto di vista temporale sia piuttosto  limitante, perché l’arte è stata sempre in divenire e, più che gli stili o i gruppi, contano le personalità creative e autonome, che magari ai loro tempi sono andate controcorrente. Importanti  sono stati sicuramente i tre Padri rinascimentali, ma non si può trascurare l’originalità di taluni artisti del Manierismo che esasperarono le forme dei primi in modo più dinamico e libero, anticipando l’arte moderna. Sull’arte contemporanea sono d’accordo sull’articolo scritto da Jean Clair “ L’Arte è un falso – L’opera contemporanea tra tecniche seriali e mercato impazzito”, che è per me condivisibile nei vari passaggi (Jean Clair, la Repubblica, 23 ottobre 2013).

 

M.V. Elencamene qualcuno.

A.F. In uno di questi passaggi il critico d’arte francese afferma:”Come il mercato dell’arte, fondato da sempre sul lungo termine, abbia potuto incrociare il mercato della finanza fondato sul brevissimo termine, al punto da fondersi con esso, qui sta l’enigma dell’arte contemporanea.” Più che di enigma io parlerei di un nugolo di impostori e giocolieri, che imperversano nel mercato dell’arte, coadiuvati dall’editoria compiacente, dai collezionisti, dalle gallerie d’arte e dalle banche, che hanno in mano le redini della subdola negoziazione, proponendo presunti artisti di arte contemporanea a prezzi salati. Bene dice Clair: “Che cos’è allora un falso nell’arte se non un credito riposto in un oggetto detto “opera d’arte” e che si è riusciti, nonostante si tratti di un’opera miserabile o addirittura – come per le opere concettuali – inesistente, a far passare come dotato di valore?” Sulla scia di tale concetto, non è difficile dimostrare che quei profeti  che vendono i loro manufatti a prezzi sbalorditivi, pur non essendo Padri del contemporaneo perché non hanno creato nulla, trasferiscono le loro energie alla  ricerca del successo, passando dalla ricchezza alla truffa, come da più parti si sente dire. Senza, però, dimenticare che il loro ingresso nell’arte contemporanea è annunciato con squilli di tromba e di pifferi dai media e dal loro seguito, come fautori del nuovo,  nel panorama variegato dell’arte d’oggi; niente di più falso perché il loro lavoro è semplicemente obsoleto. Si pensi al clamoroso ”Orinatoio”  di Duchamp del 1917,  alla “Merda d’artista” di Manzoni degli anni ’60, al laboratorio di serialità di Warhol e ai tagli infiniti di Fontana, commercializzati in seguito con multipli e repliche vendute a peso d’oro. Dei primi due non credo che si tratti di grandi artisti, ma di geniali intellettuali, mentre i secondi sono diventati una fabbrica di denari.

 

M.V.  Lasceresti Milano per trasferirti all’estero?

A.F.   In questo momento se fossi più giovane emigrerei in Francia, sulla Costa Azzurra, pur senza trascurare altri Paesi. Alla luce di ciò, nel 1998 a New York conobbi una gallerista canadese che mi propose di realizzare nel Quebec, sculture e ceramiche, offrendomi anche il soggiorno. La cosa in seguito non andò in porto perché alla lunga non avrei sopportato quelle basse temperature. Oggi se fossi un pittore con tanta disponibilità, mi piacerebbe trasferirmi  a Napoli, in Via Sant’Antonio a Posillipo, altroché Canada! 

 

M.V. Credi di aver raccolto ampie soddisfazioni nella tua attività artistica?

A.F.  Certamente ne ho raccolte alcune, ma non mi sono bastate per comprare una villa a Capri, con vista sui Faraglioni.

 

M.V. Chi ti ha aiutato e chi non ti ha aiutato?

A.F.  La domanda è di difficile risposta. Nel mio settore quasi nessuno ti aiuta, se la persona che può farlo non trova anch’essa un interesse culturale o economico. Generalmente, un esperto o un mercante d’arte che dedica le sue esperienze e risors, punta sul giovane artista o su quello già noto baciato dal successo, perché crede e spera che la sua scelta si riveli giusta e appagante nell’immediato futuro.

 

M.V. Sei inserito in numerose ed importanti pubblicazioni come “Il Dizionario enciclopedico dei pittori ed incisori italiani” (Bolaffi Torino 1973), “Enciclopedia Universale” (Fabbri, Milano, 1973), “La pittura del Novecento” di Antonio Del Guercio (UTET, Torino 1980), “Senza titolo” di Eduardo Sanguineti (Feltrinelli, Milano 1992), Gillo Dorfles (Oggi il Kitsch, Editrice Compositori, Bologna 2012) e tante altre ancora, scritte tra gli altri da Umberto Eco. Qual è in proposito il più recente libro di storia dell’arte, che maggiormente ti ha stimolato riflessioni e idee?

A.F. Per quanto concerne l’arte contemporanea, non saprei proprio. Anche perché, a mio giudizio, in Italia manca un vero e proprio manuale che descriva, al di là dei mirati interessi mercantili o di pregiudizi di varia natura, la corretta situazione artistica italiana dal 1960 in avanti. Mi diceva lo storico Antonio Del Guercio, alcuni lustri orsono, che la Storia dell’Arte in Italia andava riscritta. Riveduta e corretta, aggiungo io.

 

P.S.

Inseriamo a fine intervista una filastrocca del grande scrittore Umberto Eco dedicata ad Antonio Fomez e info utili a comprendere il lavoro del grande artista:

Perché Fomez fa ritratti
di sapienti e bacalari
incollati pari pari
sugli ambigui manufatti
dei pittori di maniera
così che nel nuovo impasto
essi assumano la cera
di fantastico ectoplasto?
In quest’insalata al Greco,
scaglie di Parmigianino
inserisci, sì un Eco
assomoglia a un Bellarmino
o che un Dorfles si presenti
col profilo suo affilato
e con gli occhi grigi e assenti
di un Asburgo trasognato
o che Lea, vergine e prava,
come notte opposta al dì,
dica come sfolgorava
la Belle Dame Sans Merci.
Fomez, Fomez malandrino
che dipingi sui dipinti,
quali mostri il tuo giardino
mostra, e che fantasmi estinti!
Con che gioia disfiguri
non si sa se Palma il Vecchio
o i narcisi morituri
che si specchian nel tuo secchio…
Così popolan l’interno
dei tuoi quadri intertestuali
gli abitanti di un inferno
di congressi culturali.
E non so se tu li danni
a partir dalle tue arti,
o in effetti tu condanni
te, pur ospite a quel party.

Umberto Eco

 

Info utili su internet:

http://www.fomez.it/

http://www.ilbrigante.it/artecultura/antonio-fomez-al-maschio-angioinooltre-il-pop-e-il-kitschmaurizio-vitiello/

http://www.brigantino.org/notiziario4_05.htm

http://www.positanonews.it/articolo/54432/continuum-ironico-nelle-opere-del-grande-artista-antonio-fomez-segnalato-nel-testo-critico-di-maurizio-vitiello

Su youtube:

 

 

 

Intervista di Maurizio Vitello – Risponde alle domande il grande artista Antonio Fomez.

 

M.V.  Puoi parlarci del tuo futuro?

A.F.  Il mio futuro in questo periodo è piuttosto difficile da programmare, come per tutti gli altri esseri umani e una mia qualsiasi risposta alla tua domanda, forse non interesserebbe nessuno. Attraversiamo periodi nei quali la crisi economica, la sfiducia nella politica e nei politici, le tirannie e i massacri nel mondo arabo e oggi in Ucraina, darebbero poca rilevanza alla conoscenza delle mie eventuali ipotesi di progetti o sogni futuri, a meno che non voglia far finta di niente e staccare un attimo la spina da questi  tristi accadimenti,  per proporre al pubblico i miei prossimi progetti culturali.

 

M.V. Quali i tuoi sogni?

A.F. Il miei sogni sono due: il primo, più semplice da realizzare, è quello di raccogliere i miei articoli scritti dal 2009 a oggi, con particolari riferimenti autobiografici, che raccontano come eravamo a Portici e a Napoli, prima e durante il dopoguerra. Sono già stati elaborati  i contenuti sugli anni ’50, con i “Balletti in casa”, gli Avanspettacoli, i Lustrascarpe, gli ambulanti napoletani, il fenomeno di Lascia o Raddoppia, ecc.

A seguire le rivolte nel mondo arabo, che molto hanno in comune con le truppe partigiane, le proteste e i tumulti scoppiati in alcune città italiane per cacciare gli occupatori nazisti, seguiti da altri temi di attualità.

Il secondo sogno è più ambizioso e complesso da tradurre in realtà: trattasi  di riunire gran parte delle mie opere in una mostra antologica itinerante a Milano, Roma e Napoli in spazi pubblici, partendo dai miei quadri ispirati alla pop-art degli anni 1963/64, che molti non conoscono o che magari fanno finta di disconoscere. Il problema è che quando ho provato a chiedere contatti per la realizzazione dell’ambizioso progetto, mi è stato risposto che se avessi uno sponsor la mia  proposta sarebbe immediatamente realizzabile. Ma, a discapito dei sognatori, c’è una bella parabola dello scrittore brasiliano Paulo Coelho che narra del giovane spaccapietre Humi che, scontento del suo lavoro e sapendo che a Natale i desideri dell’umanità venivano esauditi, chiese a un angelo di farlo diventare un nobile. Detto fatto, si ritrovò in un gran castello attorniato da enormi appezzamenti di terreno con tanta gente al suo servizio, compresi gli spaccapietre che lo guardavano con rispetto. In un giorno particolarmente caldo, mentre era fuori col suo corteo di servitù, sudò molto a causa dell’afa e capì che più potente di lui era il sole. Pertanto, chiese all’angelo di trasformarlo in sole e poi, ancora scontento, volle essere tramutato in nuvola e successivamente in roccia. Finché, in tale veste, sentì un giorno stilettate nelle sue viscere di pietra seguite da un dolore intenso, quindi alcuni colpi sordi e poi ancora dolori. Humi chiese all’angelo di intervenire nuovamente: ”Angelo, qualcuno sta cercando di ammazzarmi; ha più potere di me e io voglio essere come lui”! “E lo sarai!” esclamò l’angelo. Fu così che Humi tornò a spaccare le pietre. Questa è una parabola dedicata a chi insegue i propri sogni con scarsi risultati.

 

M.V. Ti fa piacere esporre in personali o in collettive di gruppo omogenee.

A.F.   Entrambe le possibilità sono interessanti: se dovessi sceglierne una, opterei per una mostra personale  con opere eseguite nel medesimo periodo.

 

M.V. Come si può definire la tua ricerca attuale. Forse citazionista o, meglio ancora, post-moderna?

A.F.  Probabilmente, non lo so neppure io. È difficile definire tra l’altro quello che faccio ora, con  una semplice risposta. Se invece si legge il mio lavoro con attenzione, si può  riscontrare  in quel che faccio una sorta di rinuncia speculativa all’invenzione, per ricercare  il già fatto: in tal caso la mia pittura potrebbe essere classificata post-moderna.

 

M.V. Cosa mi dici dell’arte contemporanea, delle performances, degli eventi e delle installazioni?

A.F.  Queste ultime ora sono diventate stantie mentre, per quanto la querelle possa riguardarmi , credo che la catalogazione di un periodo storico o di un movimento artistico dal punto di vista temporale sia piuttosto  limitante, perché l’arte è stata sempre in divenire e, più che gli stili o i gruppi, contano le personalità creative e autonome, che magari ai loro tempi sono andate controcorrente. Importanti  sono stati sicuramente i tre Padri rinascimentali, ma non si può trascurare l’originalità di taluni artisti del Manierismo che esasperarono le forme dei primi in modo più dinamico e libero, anticipando l’arte moderna. Sull’arte contemporanea sono d’accordo sull’articolo scritto da Jean Clair “ L’Arte è un falso – L’opera contemporanea tra tecniche seriali e mercato impazzito”, che è per me condivisibile nei vari passaggi (Jean Clair, la Repubblica, 23 ottobre 2013).

 

M.V. Elencamene qualcuno.

A.F. In uno di questi passaggi il critico d’arte francese afferma:”Come il mercato dell'arte, fondato da sempre sul lungo termine, abbia potuto incrociare il mercato della finanza fondato sul brevissimo termine, al punto da fondersi con esso, qui sta l'enigma dell'arte contemporanea.” Più che di enigma io parlerei di un nugolo di impostori e giocolieri, che imperversano nel mercato dell’arte, coadiuvati dall’editoria compiacente, dai collezionisti, dalle gallerie d’arte e dalle banche, che hanno in mano le redini della subdola negoziazione, proponendo presunti artisti di arte contemporanea a prezzi salati. Bene dice Clair: “Che cos'è allora un falso nell'arte se non un credito riposto in un oggetto detto "opera d'arte" e che si è riusciti, nonostante si tratti di un'opera miserabile o addirittura – come per le opere concettuali – inesistente, a far passare come dotato di valore?” Sulla scia di tale concetto, non è difficile dimostrare che quei profeti  che vendono i loro manufatti a prezzi sbalorditivi, pur non essendo Padri del contemporaneo perché non hanno creato nulla, trasferiscono le loro energie alla  ricerca del successo, passando dalla ricchezza alla truffa, come da più parti si sente dire. Senza, però, dimenticare che il loro ingresso nell’arte contemporanea è annunciato con squilli di tromba e di pifferi dai media e dal loro seguito, come fautori del nuovo,  nel panorama variegato dell’arte d’oggi; niente di più falso perché il loro lavoro è semplicemente obsoleto. Si pensi al clamoroso ”Orinatoio”  di Duchamp del 1917,  alla “Merda d’artista” di Manzoni degli anni ’60, al laboratorio di serialità di Warhol e ai tagli infiniti di Fontana, commercializzati in seguito con multipli e repliche vendute a peso d’oro. Dei primi due non credo che si tratti di grandi artisti, ma di geniali intellettuali, mentre i secondi sono diventati una fabbrica di denari.

 

M.V.  Lasceresti Milano per trasferirti all’estero?

A.F.   In questo momento se fossi più giovane emigrerei in Francia, sulla Costa Azzurra, pur senza trascurare altri Paesi. Alla luce di ciò, nel 1998 a New York conobbi una gallerista canadese che mi propose di realizzare nel Quebec, sculture e ceramiche, offrendomi anche il soggiorno. La cosa in seguito non andò in porto perché alla lunga non avrei sopportato quelle basse temperature. Oggi se fossi un pittore con tanta disponibilità, mi piacerebbe trasferirmi  a Napoli, in Via Sant’Antonio a Posillipo, altroché Canada! 

 

M.V. Credi di aver raccolto ampie soddisfazioni nella tua attività artistica?

A.F.  Certamente ne ho raccolte alcune, ma non mi sono bastate per comprare una villa a Capri, con vista sui Faraglioni.

 

M.V. Chi ti ha aiutato e chi non ti ha aiutato?

A.F.  La domanda è di difficile risposta. Nel mio settore quasi nessuno ti aiuta, se la persona che può farlo non trova anch’essa un interesse culturale o economico. Generalmente, un esperto o un mercante d’arte che dedica le sue esperienze e risors, punta sul giovane artista o su quello già noto baciato dal successo, perché crede e spera che la sua scelta si riveli giusta e appagante nell’immediato futuro.

 

M.V. Sei inserito in numerose ed importanti pubblicazioni come “Il Dizionario enciclopedico dei pittori ed incisori italiani” (Bolaffi Torino 1973), “Enciclopedia Universale” (Fabbri, Milano, 1973), “La pittura del Novecento” di Antonio Del Guercio (UTET, Torino 1980), “Senza titolo” di Eduardo Sanguineti (Feltrinelli, Milano 1992), Gillo Dorfles (Oggi il Kitsch, Editrice Compositori, Bologna 2012) e tante altre ancora, scritte tra gli altri da Umberto Eco. Qual è in proposito il più recente libro di storia dell’arte, che maggiormente ti ha stimolato riflessioni e idee?

A.F. Per quanto concerne l’arte contemporanea, non saprei proprio. Anche perché, a mio giudizio, in Italia manca un vero e proprio manuale che descriva, al di là dei mirati interessi mercantili o di pregiudizi di varia natura, la corretta situazione artistica italiana dal 1960 in avanti. Mi diceva lo storico Antonio Del Guercio, alcuni lustri orsono, che la Storia dell’Arte in Italia andava riscritta. Riveduta e corretta, aggiungo io.

 

P.S.

Inseriamo a fine intervista una filastrocca del grande scrittore Umberto Eco dedicata ad Antonio Fomez e info utili a comprendere il lavoro del grande artista:

Perché Fomez fa ritratti
di sapienti e bacalari
incollati pari pari
sugli ambigui manufatti
dei pittori di maniera
così che nel nuovo impasto
essi assumano la cera
di fantastico ectoplasto?
In quest'insalata al Greco,
scaglie di Parmigianino
inserisci, sì un Eco
assomoglia a un Bellarmino
o che un Dorfles si presenti
col profilo suo affilato
e con gli occhi grigi e assenti
di un Asburgo trasognato
o che Lea, vergine e prava,
come notte opposta al dì,
dica come sfolgorava
la Belle Dame Sans Merci.
Fomez, Fomez malandrino
che dipingi sui dipinti,
quali mostri il tuo giardino
mostra, e che fantasmi estinti!
Con che gioia disfiguri
non si sa se Palma il Vecchio
o i narcisi morituri
che si specchian nel tuo secchio…
Così popolan l'interno
dei tuoi quadri intertestuali
gli abitanti di un inferno
di congressi culturali.
E non so se tu li danni
a partir dalle tue arti,
o in effetti tu condanni
te, pur ospite a quel party.

Umberto Eco

 

Info utili su internet:

http://www.fomez.it/

http://www.ilbrigante.it/artecultura/antonio-fomez-al-maschio-angioinooltre-il-pop-e-il-kitschmaurizio-vitiello/

http://www.brigantino.org/notiziario4_05.htm

http://www.positanonews.it/articolo/54432/continuum-ironico-nelle-opere-del-grande-artista-antonio-fomez-segnalato-nel-testo-critico-di-maurizio-vitiello

Su youtube:

http://www.youtube.com/watch?v=PsXBbNp13fI

http://www.youtube.com/watch?v=nDIOHIdOXOQ

http://www.youtube.com/watch?v=EpHqltMFy5o