Manniello nei guai per il derby Juve Stabia Sorrento

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Sorrento / Castellammare di Stabia Derby truccato: partito il processo per frode sportiva nei confronti di Franco Manniello, presidente della Juve Stabia, accusato di avere promesso 50mila euro a due giocatori. E’ il suo il nome più importante tirato in ballo dalla Dda di Napoli in questa brutta storia di calcioscommesse, che perseguita la storia dalle Vespe da almeno 4 anni. E sì, perché il derby al centro del processo, che si è aperto davanti alla seconda sezione penale del Tribunale di Torre Annunziata, è quello disputato dai gialloblè con il Sorrento il 5 aprile 2009 e già costato all’epoca alla squadra sul piano della giustizia sportiva con il deferimento della società e 4 punti di penalizzazione nel campionato successivo. Si tratta della stessa partita che ha reso celebre a livello nazionale l’inchiesta “Golden Gol” dell’Antimafia partenopea sugli intrecci tra camorra, calcio e scommesse. Già nel 2010- quando ci fu il primo blitz- quella partita finì nel mirino degli inquirenti. L’anno scorso, sulla scorta di nuovi elementi, il pm Pierpaolo Filippelli è tornato alla carica su questa vicenda, iscrivendo nel registro degli indagati altri nomi tra cui quelli di Manniello. Il patron della Juve Stabia, dal canto suo, si è sempre detto estraneo a questa vicenda, rigettando ogni accusa. Quando apprese dell’avviso di garanzia spiegò che il giorno del derby maledetto lui non la vide neanche la partita, perché era fuori Castellammare. Ha scelto di essere giudicato con rito ordinario, mentre la stragrande maggioranza degli altri imputati (tra cui l’ex direttore sportivo Roberto Amodio chiamato in causa anche per l’aggressione subìta dai calciatori di ritorno da una gara persa) hanno optato per il rito abbreviato, per loro il pm ha chiesto pesanti condanne. Sulla linea della totale estraneità si muovono i suoi difensori che, sin dalla prima udienza, hanno sottolineato che Manniello in quel periodo non era presidente della società. Ora l’attesa è tutta per gli inizi di maggio, quando si celebrerà la seconda udienza e dovrebbe essere ascoltato proprio il patron della Juve Stabia. Il derby è stato già oggetto del processo, celebrato davanti al gup Dario Gallo del Tribunale di Napoli che, nella sentenza di condanna, sottolineò che la combine ci fu. La ‘papera’ del portiere Vitangelo Spadavecchia fu determinante per il risultato: il Sorrento perse 1 a 0. Il goal venne realizzato al 72° del secondo tempo quando il portiere del Sorrento Spadavecchia respinse goffamente un calcio di punizione. La palla finì tra i piedi di un calciatore dello Stabia, Mineo, che la buttò in rete. Nelle motivazioni il gup Gallo spiega come l’attaccante del Sorrento, Cristian Biancone, abbia “organizzato, con Francesco Avallone, considerato factotum del boss Paolo Carolei, e con la fattiva collaborazione di Michele Scannapieco, la combine di incontri calcistici in almeno tre occasioni, ad una delle quali ha sicuramente partecipato Vitangelo Spadavecchia”. I primi contatti tra l’attaccante Biancone e Francesco Avallone si fissano nel dicembre 2008. Tra loro molte telefonate intercettate. Nella prima il calciatore dice di avere “belle notizie” e gli dà appuntamento a Sorrento. Lì Biancone spiega ad Avallone che c’era la possibilità di indirizzare il risultato finale di un incontro sportivo: complici sarebbero stati quattro calciatori e per la buona riuscita dell’operazione si sarebbero dovuti sborsare 25mila euro. I soldi sarebbero andati a un intermediario di Bari. Questa la storia ricostruita fino ad ora nel processo di primo grado. Secondo la Dda, però, in questa storia un ruolo lo avrebbe avuto anche il presidente Manniello. Fonte Metropolis

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Sorrento / Castellammare di Stabia Derby truccato: partito il processo per frode sportiva nei confronti di Franco Manniello, presidente della Juve Stabia, accusato di avere promesso 50mila euro a due giocatori. E’ il suo il nome più importante tirato in ballo dalla Dda di Napoli in questa brutta storia di calcioscommesse, che perseguita la storia dalle Vespe da almeno 4 anni. E sì, perché il derby al centro del processo, che si è aperto davanti alla seconda sezione penale del Tribunale di Torre Annunziata, è quello disputato dai gialloblè con il Sorrento il 5 aprile 2009 e già costato all’epoca alla squadra sul piano della giustizia sportiva con il deferimento della società e 4 punti di penalizzazione nel campionato successivo. Si tratta della stessa partita che ha reso celebre a livello nazionale l’inchiesta “Golden Gol” dell’Antimafia partenopea sugli intrecci tra camorra, calcio e scommesse. Già nel 2010- quando ci fu il primo blitz- quella partita finì nel mirino degli inquirenti. L’anno scorso, sulla scorta di nuovi elementi, il pm Pierpaolo Filippelli è tornato alla carica su questa vicenda, iscrivendo nel registro degli indagati altri nomi tra cui quelli di Manniello. Il patron della Juve Stabia, dal canto suo, si è sempre detto estraneo a questa vicenda, rigettando ogni accusa. Quando apprese dell’avviso di garanzia spiegò che il giorno del derby maledetto lui non la vide neanche la partita, perché era fuori Castellammare. Ha scelto di essere giudicato con rito ordinario, mentre la stragrande maggioranza degli altri imputati (tra cui l’ex direttore sportivo Roberto Amodio chiamato in causa anche per l’aggressione subìta dai calciatori di ritorno da una gara persa) hanno optato per il rito abbreviato, per loro il pm ha chiesto pesanti condanne. Sulla linea della totale estraneità si muovono i suoi difensori che, sin dalla prima udienza, hanno sottolineato che Manniello in quel periodo non era presidente della società. Ora l’attesa è tutta per gli inizi di maggio, quando si celebrerà la seconda udienza e dovrebbe essere ascoltato proprio il patron della Juve Stabia. Il derby è stato già oggetto del processo, celebrato davanti al gup Dario Gallo del Tribunale di Napoli che, nella sentenza di condanna, sottolineò che la combine ci fu. La ‘papera’ del portiere Vitangelo Spadavecchia fu determinante per il risultato: il Sorrento perse 1 a 0. Il goal venne realizzato al 72° del secondo tempo quando il portiere del Sorrento Spadavecchia respinse goffamente un calcio di punizione. La palla finì tra i piedi di un calciatore dello Stabia, Mineo, che la buttò in rete. Nelle motivazioni il gup Gallo spiega come l’attaccante del Sorrento, Cristian Biancone, abbia “organizzato, con Francesco Avallone, considerato factotum del boss Paolo Carolei, e con la fattiva collaborazione di Michele Scannapieco, la combine di incontri calcistici in almeno tre occasioni, ad una delle quali ha sicuramente partecipato Vitangelo Spadavecchia”. I primi contatti tra l’attaccante Biancone e Francesco Avallone si fissano nel dicembre 2008. Tra loro molte telefonate intercettate. Nella prima il calciatore dice di avere “belle notizie” e gli dà appuntamento a Sorrento. Lì Biancone spiega ad Avallone che c’era la possibilità di indirizzare il risultato finale di un incontro sportivo: complici sarebbero stati quattro calciatori e per la buona riuscita dell’operazione si sarebbero dovuti sborsare 25mila euro. I soldi sarebbero andati a un intermediario di Bari. Questa la storia ricostruita fino ad ora nel processo di primo grado. Secondo la Dda, però, in questa storia un ruolo lo avrebbe avuto anche il presidente Manniello. Fonte Metropolis

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