Scomparso il grande regista francese Alain Resnais, autore di “Hiroshima mon amour”.

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Articolo di Maurizio Vitiello – Scomparso il grande regista Alain Resnais.

 

Il grande regista francese Alain Resnais é morto il 1° marzo sera a Parigi all’età di 91 anni.

Al Festival di Berlino l’ultima invenzione del “grande vecchio” del cinema francese: quel “Aimer, boir et chanter” che la giuria ha premiato con l’Orso d’Argento, come “il film che apre nuove prospettive al cinema”.

Alain Resnais, figlio di farmacista, nato a Vannes il 3 giugno del 1922 è stato un vecchio leone col ciuffo bianco ribelle e gli occhiali scuri che nascondevano  uno sguardo dolce e curioso.

Salutò per l’ultima volta il pubblico, in piedi, del festival di Cannes dove prese un premio speciale alla carriera legato al suo film del 2009 “Les herbes folles”.

Amò le letture di Marcel Proust.

Viene a Parigi a 19 anni; ha con sé il suo primo cortometraggio “L’aventure de Guy”, girato a 14 anni con una cinepresa a passo ridotto.

Va ad abitare nello stesso palazzo di Gérard Philipe e diventano amici.

Si iscrive alla prima scuola di cinema d’Europa (l’Idhec) nel 1943, che poi lascia.

Realizza documentari e vince un Oscar di categoria e diventa un maestro riconosciuto del cinema della realtà.

Si accosta al nouveau roman in letteratura e alla nouvelle vague al cinema.

Alain Resnais frequenta i salotti letterari e trova nella “de-costruzione” del racconto di Marguerite Duras e nella sperimentazione stilistica di Alain Robbe Grillet i suoi punti-cardine.

Esordisce nel lungometraggio con  Hiroshima mon Amour (1959) e col secondo va alla conquista del Leone d’oro alla Mostra di Venezia (“L’anno scorso a Marienbad”, 1961).

Con “Notte e nebbia”, dedicato all’orrore di Auschwitz, e “Tutta la memoria del mondo”, dedicato al senso universale della biblioteca, è vicino alla Nouvelle Vague.

Poi, si allontana dall’Europa.

Rientra in patria nel 1974.

Convince Jean-Paul Belmondo a interpretare il grande truffatore Stavinsky e cambia registro.

Realizza Providence” con Dirk Bogarde (1977), la scienza con “Mon oncle d’Amerique” (1980), interpretato dallo scienziato Henri Laborit, il melodramma con “La vita è un romanzo” (1983), il racconto d’appendice con “Mélo” (1986), il fumetto con “Voglio tornare a casa” (1989), il teatro con uno dei film più popolari “Smoking/No smoking” (1993).

Con lui scompare la coscienza della cultura europea e si aprono i motivi dell’incertezza, che lui ha vissuto con il distacco della ragione e con la voglia di rincorrere passioni passate e future.

 

Maurizio Vitiello

 

 

 

Articolo di Maurizio Vitiello – Scomparso il grande regista Alain Resnais.

 

Il grande regista francese Alain Resnais é morto il 1° marzo sera a Parigi all'età di 91 anni.

Al Festival di Berlino l'ultima invenzione del "grande vecchio" del cinema francese: quel "Aimer, boir et chanter" che la giuria ha premiato con l'Orso d'Argento, come "il film che apre nuove prospettive al cinema".

Alain Resnais, figlio di farmacista, nato a Vannes il 3 giugno del 1922 è stato un vecchio leone col ciuffo bianco ribelle e gli occhiali scuri che nascondevano  uno sguardo dolce e curioso.

Salutò per l'ultima volta il pubblico, in piedi, del festival di Cannes dove prese un premio speciale alla carriera legato al suo film del 2009 "Les herbes folles".

Amò le letture di Marcel Proust.

Viene a Parigi a 19 anni; ha con sé il suo primo cortometraggio "L'aventure de Guy", girato a 14 anni con una cinepresa a passo ridotto.

Va ad abitare nello stesso palazzo di Gérard Philipe e diventano amici.

Si iscrive alla prima scuola di cinema d'Europa (l'Idhec) nel 1943, che poi lascia.

Realizza documentari e vince un Oscar di categoria e diventa un maestro riconosciuto del cinema della realtà.

Si accosta al nouveau roman in letteratura e alla nouvelle vague al cinema.

Alain Resnais frequenta i salotti letterari e trova nella "de-costruzione" del racconto di Marguerite Duras e nella sperimentazione stilistica di Alain Robbe Grillet i suoi punti-cardine.

Esordisce nel lungometraggio con  Hiroshima mon Amour (1959) e col secondo va alla conquista del Leone d'oro alla Mostra di Venezia ("L'anno scorso a Marienbad", 1961).

Con "Notte e nebbia", dedicato all'orrore di Auschwitz, e "Tutta la memoria del mondo", dedicato al senso universale della biblioteca, è vicino alla Nouvelle Vague.

Poi, si allontana dall’Europa.

Rientra in patria nel 1974.

Convince Jean-Paul Belmondo a interpretare il grande truffatore Stavinsky e cambia registro.

Realizza Providence" con Dirk Bogarde (1977), la scienza con "Mon oncle d'Amerique" (1980), interpretato dallo scienziato Henri Laborit, il melodramma con "La vita è un romanzo" (1983), il racconto d'appendice con "Mélo" (1986), il fumetto con "Voglio tornare a casa" (1989), il teatro con uno dei film più popolari "Smoking/No smoking" (1993).

Con lui scompare la coscienza della cultura europea e si aprono i motivi dell'incertezza, che lui ha vissuto con il distacco della ragione e con la voglia di rincorrere passioni passate e future.

 

Maurizio Vitiello