Napoli. Uccisi dal gelo due clochard. «Abbandonati». Sos delle associazioni

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Napoli. «Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto». Si dice che una volta, qualcuno, dedicò a lui i versi di Montale. Si dice che un giorno fece una confidenza: «Avevo fior fiori di quattrini, un giorno sono caduto a terra e nessuno mi ha rialzato». Si dice, ancora, che diede una combinazione di numeri ad un amico, e lui vinse: 33 e 55. 88 vincente. Si dice che una volta svelò un pezzettino del suo passato: «quand’ero giovane mi facevano e’ current’». Tutti lo conoscevano al centro storico. O forse nessuno. Era noto, però. Non invisibile. Se n’è andato anche lui, “O Barone”, Antonio Varvella, per «un blocco epatico-renale», pare. Solo e pieno di amici, burbero ma rispettato da tutti, come quasi tutti i barboni che vivono per strada. E insieme a lui, meno conosciuto, è morto nella solitudine anche Gregorz Och, immigrato polacco di 34 anni, a San Giuseppe Vesuviano, nella notte tra sabato e domenica. Mentre qualche giorno prima, giovedì sera, giovani della Napoli bene partecipavano alla serata a tema alla Mela, «Clochard Style». “O Barone” un nome ed un cognome ce l’aveva, ed anche un’età («sulla cinquantina», si dice) ed una famiglia. La figlia in queste ore è all’obitorio con la salma del padre. “O Barone” ed il giovane Gregorz sono morti per strada, mentre per le strade di Napoli, ormai da più di un mese –dal 24 gennaio per l’esattezza, giorno della scadenza della gara d’appalto dell’anno scorso – manca il servizio di unità mobile del Camper. «Il fatto che sia stato sospeso dal Comune è una cosa gravissima» è il commento di Benedetta Ferone, responsabile dei servizi per i senza fissa dimora della Comunità di Sant’Egidio di Napoli. «Celebriamo memorie su memorie di clochard che ormai non ci sono più. Il lavoro dell’unità mobile è importantissimo. Incontrare queste persone, seguirle, cercare di inserirle in qualche struttura è il minimo che si dovrebbe garantire». Il problema, secondo la Ferone, è sì di rete delle associazioni di volontariato, ma in primis è di politiche sociali. «Mancano alcuni tasselli al nostro sforzo di coordinarci: c’è bisogno di una presenza maggiore dei servizi comunali per strada, con una particolare attenzione a due aspetti ormai emergenti: la salute mentale e le dipendenze. Spesso i senza fissa dimora o hanno problemi con l’alcol – come il caso del Barone – o hanno disturbi psichici». O entrambi. Doppia diagnosi. Per la Ferone, gli operatori del Sert e quelli della salute mentale dovrebbero andare in strada con il Camper, perché «il Tso non può sopperire a tutto». Ma se il Camper non c’è è difficile immaginare un incremento di personale e di figure professionali. «Aspettiamo con ansia la pubblicazione della nuova gara d’appalto» commenta Mario Rimoli, della cooperativa “Il Camper”. Intanto lui ed alcuni volontari garantiscono per due volte a settimana il minimo indispensabile ai senzatetto, quindi pasti caldi, coperte e al centro “Salvatore Buglione”, al contempo, si continuano a fornire assistenza legale e visite mediche. E tornando al Barone, Pino De Stasio, consigliere della II Municipalità, ha proposto di occuparsi dei suoi funerali,o tramite il carro funebre del comune o con un’autotassazione spontanea. «Era il nostro poeta ‘lucido’», racconta un suo caro amico. «Molto spesso queste persone sono geni che hanno conosciuto troppo della vita». Si dice avesse un tempo una casa sulle scale della Pedamentina di San Martino e che scrivesse poesie alle ragazze della scuola Antonio Serra. Si dice. (Elisa Tomasso – Il Mattino)

Napoli. «Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto». Si dice che una volta, qualcuno, dedicò a lui i versi di Montale. Si dice che un giorno fece una confidenza: «Avevo fior fiori di quattrini, un giorno sono caduto a terra e nessuno mi ha rialzato». Si dice, ancora, che diede una combinazione di numeri ad un amico, e lui vinse: 33 e 55. 88 vincente. Si dice che una volta svelò un pezzettino del suo passato: «quand’ero giovane mi facevano e’ current’». Tutti lo conoscevano al centro storico. O forse nessuno. Era noto, però. Non invisibile. Se n’è andato anche lui, “O Barone”, Antonio Varvella, per «un blocco epatico-renale», pare. Solo e pieno di amici, burbero ma rispettato da tutti, come quasi tutti i barboni che vivono per strada. E insieme a lui, meno conosciuto, è morto nella solitudine anche Gregorz Och, immigrato polacco di 34 anni, a San Giuseppe Vesuviano, nella notte tra sabato e domenica. Mentre qualche giorno prima, giovedì sera, giovani della Napoli bene partecipavano alla serata a tema alla Mela, «Clochard Style». “O Barone” un nome ed un cognome ce l’aveva, ed anche un’età («sulla cinquantina», si dice) ed una famiglia. La figlia in queste ore è all’obitorio con la salma del padre. “O Barone” ed il giovane Gregorz sono morti per strada, mentre per le strade di Napoli, ormai da più di un mese –dal 24 gennaio per l’esattezza, giorno della scadenza della gara d’appalto dell’anno scorso – manca il servizio di unità mobile del Camper. «Il fatto che sia stato sospeso dal Comune è una cosa gravissima» è il commento di Benedetta Ferone, responsabile dei servizi per i senza fissa dimora della Comunità di Sant’Egidio di Napoli. «Celebriamo memorie su memorie di clochard che ormai non ci sono più. Il lavoro dell’unità mobile è importantissimo. Incontrare queste persone, seguirle, cercare di inserirle in qualche struttura è il minimo che si dovrebbe garantire». Il problema, secondo la Ferone, è sì di rete delle associazioni di volontariato, ma in primis è di politiche sociali. «Mancano alcuni tasselli al nostro sforzo di coordinarci: c’è bisogno di una presenza maggiore dei servizi comunali per strada, con una particolare attenzione a due aspetti ormai emergenti: la salute mentale e le dipendenze. Spesso i senza fissa dimora o hanno problemi con l’alcol – come il caso del Barone – o hanno disturbi psichici». O entrambi. Doppia diagnosi. Per la Ferone, gli operatori del Sert e quelli della salute mentale dovrebbero andare in strada con il Camper, perché «il Tso non può sopperire a tutto». Ma se il Camper non c’è è difficile immaginare un incremento di personale e di figure professionali. «Aspettiamo con ansia la pubblicazione della nuova gara d’appalto» commenta Mario Rimoli, della cooperativa “Il Camper”. Intanto lui ed alcuni volontari garantiscono per due volte a settimana il minimo indispensabile ai senzatetto, quindi pasti caldi, coperte e al centro “Salvatore Buglione”, al contempo, si continuano a fornire assistenza legale e visite mediche. E tornando al Barone, Pino De Stasio, consigliere della II Municipalità, ha proposto di occuparsi dei suoi funerali,o tramite il carro funebre del comune o con un’autotassazione spontanea. «Era il nostro poeta ‘lucido’», racconta un suo caro amico. «Molto spesso queste persone sono geni che hanno conosciuto troppo della vita». Si dice avesse un tempo una casa sulle scale della Pedamentina di San Martino e che scrivesse poesie alle ragazze della scuola Antonio Serra. Si dice. (Elisa Tomasso – Il Mattino)