Paolo Sorrentino vince l’Oscar con la «Grande Bellezza»

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Previsioni azzeccate: La grande bellezza di Paolo Sorrentino ha vinto l’Oscar per il miglior film straniero. Dopo quindici anni, dunque, l’Italia torna a vincere. Il film che segue le peregrinazioni esistenziali del giornalista Jep Gambardella (Toni Servillo) sullo sfondo di una Roma opulenta annoiata e cafona ha conquistato quasi ogni premio: Golden Globes, Efa, Bafta. Raggiante il regista accompagnato sul palco da Servillo e dal produttore Nicola Giuliano. «Grazie alle mie fonti di ispirazione: Talking Heads, Federico Fellini, Martin Scorsese e Maradona. Grazie a Roma e a Napoli e alla mia personale grande bellezza: Daniela, Anna e Carlo» il cuore del suo discorso di ringraziamento, sciolto e spedito. A braccio, ma decisamente più articolato di quello, dominato dall’emozione, ai Golden Globes, in cui definì l’Italia «crazy country but beautiful». La grande contentezza Sorrentino la mostra anche alla stampa. «Avrò bisogno di mesi per capire cosa è successo» confessa. «Spero che l’Oscar serva da stimolo per il cinema italiano». I giornalisti americani domandano della musica, colpiti da una colonna sonora dove Raffaella Carrà passa il testimone al Kronos Quartet. «Un semplice mix di musica profana e sacra, così come Roma è capace di combinare il sacro e il profano». Nelle foto sul red carpet la simbiosi tra il regista e il suo attore feticcio sembrava perfetta. Paolo Sorrentino e Toni Servillo alias Jep Gambardella sono arrivati al Dolby Theatre in compagnia delle mogli Daniela e Manuela e il produttore Nicola Giuliano. Le altre due socie della Indigo Film, Francesca Cima e Viola Prestieri hanno seguito la cerimonia in platea con il direttore della fotografia de La grande bellezza Luca Bigazzi. Dall’Italia è arrivato un tifo da grandi occasioni, rimbalzato sui social. Tra i primi Gabriele Muccino che già dal pomeriggio rompe la consegna della scaramanzia «Stanotte La grande bellezza vince l’Oscar». E Francesca Archibugi dà voce a molti: «Invidio Sorrentino da bucarmisi le budella, ma perché è considerato sentimento reietto quando accende la fantasia, la voglia di far meglio?». La notte degli Oscar ha avuto un’onda lunghissima in Italia. A Roma sono state organizzate maratone dei film di Sorrentino, e visioni collettive della cerimonia condotta da Ellen Degeners (un bis dopo il 2007) e c’è chi si è attrezzato a offrire a turisti e fan di Sorrentino dei tour a pagamento sui luoghi del film, dal Fontanone del Gianicolo a Canale 5 trasmetterà La grande bellezza in 4 marzo in prima tv. Quella per La Grande bellezza è la statuetta per miglior film straniero numero tredici, una in più della Francia. Il primo film premiato fu Sciuscia’ di Vittorio De Sica nel 1947, che ottenne il bis con Ladri di biciclette nel 1950. Nel 1957 fu la volta di Federico Fellini con La strada e l’anno dopo lo vinse nuovamente con Le notti di Cabiria. Ancora Fellini nel 1963 con Otto e mezzo e poi ancora nel 1974 per Amarcord oltre l’Oscar alla carriera nel ‘93, poco prima della morte. Vittorio De Sica fa tris nel 1965 con Ieri, oggi e domani e poker nel ‘71 per Il giardino dei Finzi Contini. L’anno prima, 1970, Elio Petri conquista il premio per il miglior film straniero per Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Vent’anni dopo con Nuovo cinema Paradiso è Giuseppe Tornatore a vincere nella categoria. Il ‘92 tocca a Gabriele Salvatores con Mediterraneo. Infine il ciclone Roberto Benigni: 1999 miglior film straniero è La vita è bella e Benigni il miglior attore. Come miglior regista Bernardo Bertolucci vince nel 1988 con L’ultimo imperatore che conquista quattro statuette. Due vincitrici nella categoria miglior attrice: Anna Magnani per La Rosa tatuata (1955) e Sophia Loren (1962) per La Ciociara che poi nel ‘91 vinse anche l’Oscar alla carriera. Complimenti da tutto il mondo per Sorrentino. Ma forse l’elogio che gli farà più piacere è quello del suo concittadino e presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha dichiarato: «Si è giustamente colto nel film di Sorrentino il senso della grande tradizione del cinema italiano e insieme una nuova capacità di rappresentazione creativa della realtà del costume del nostro tempo. È uno splendido riconoscimento, è una splendida vittoria per l’Italia». (Corriere della Sera.it)

Previsioni azzeccate: La grande bellezza di Paolo Sorrentino ha vinto l’Oscar per il miglior film straniero. Dopo quindici anni, dunque, l’Italia torna a vincere. Il film che segue le peregrinazioni esistenziali del giornalista Jep Gambardella (Toni Servillo) sullo sfondo di una Roma opulenta annoiata e cafona ha conquistato quasi ogni premio: Golden Globes, Efa, Bafta. Raggiante il regista accompagnato sul palco da Servillo e dal produttore Nicola Giuliano. «Grazie alle mie fonti di ispirazione: Talking Heads, Federico Fellini, Martin Scorsese e Maradona. Grazie a Roma e a Napoli e alla mia personale grande bellezza: Daniela, Anna e Carlo» il cuore del suo discorso di ringraziamento, sciolto e spedito. A braccio, ma decisamente più articolato di quello, dominato dall’emozione, ai Golden Globes, in cui definì l’Italia «crazy country but beautiful». La grande contentezza Sorrentino la mostra anche alla stampa. «Avrò bisogno di mesi per capire cosa è successo» confessa. «Spero che l’Oscar serva da stimolo per il cinema italiano». I giornalisti americani domandano della musica, colpiti da una colonna sonora dove Raffaella Carrà passa il testimone al Kronos Quartet. «Un semplice mix di musica profana e sacra, così come Roma è capace di combinare il sacro e il profano». Nelle foto sul red carpet la simbiosi tra il regista e il suo attore feticcio sembrava perfetta. Paolo Sorrentino e Toni Servillo alias Jep Gambardella sono arrivati al Dolby Theatre in compagnia delle mogli Daniela e Manuela e il produttore Nicola Giuliano. Le altre due socie della Indigo Film, Francesca Cima e Viola Prestieri hanno seguito la cerimonia in platea con il direttore della fotografia de La grande bellezza Luca Bigazzi. Dall’Italia è arrivato un tifo da grandi occasioni, rimbalzato sui social. Tra i primi Gabriele Muccino che già dal pomeriggio rompe la consegna della scaramanzia «Stanotte La grande bellezza vince l’Oscar». E Francesca Archibugi dà voce a molti: «Invidio Sorrentino da bucarmisi le budella, ma perché è considerato sentimento reietto quando accende la fantasia, la voglia di far meglio?». La notte degli Oscar ha avuto un’onda lunghissima in Italia. A Roma sono state organizzate maratone dei film di Sorrentino, e visioni collettive della cerimonia condotta da Ellen Degeners (un bis dopo il 2007) e c’è chi si è attrezzato a offrire a turisti e fan di Sorrentino dei tour a pagamento sui luoghi del film, dal Fontanone del Gianicolo a Canale 5 trasmetterà La grande bellezza in 4 marzo in prima tv. Quella per La Grande bellezza è la statuetta per miglior film straniero numero tredici, una in più della Francia. Il primo film premiato fu Sciuscia’ di Vittorio De Sica nel 1947, che ottenne il bis con Ladri di biciclette nel 1950. Nel 1957 fu la volta di Federico Fellini con La strada e l’anno dopo lo vinse nuovamente con Le notti di Cabiria. Ancora Fellini nel 1963 con Otto e mezzo e poi ancora nel 1974 per Amarcord oltre l’Oscar alla carriera nel ‘93, poco prima della morte. Vittorio De Sica fa tris nel 1965 con Ieri, oggi e domani e poker nel ‘71 per Il giardino dei Finzi Contini. L’anno prima, 1970, Elio Petri conquista il premio per il miglior film straniero per Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Vent’anni dopo con Nuovo cinema Paradiso è Giuseppe Tornatore a vincere nella categoria. Il ‘92 tocca a Gabriele Salvatores con Mediterraneo. Infine il ciclone Roberto Benigni: 1999 miglior film straniero è La vita è bella e Benigni il miglior attore. Come miglior regista Bernardo Bertolucci vince nel 1988 con L’ultimo imperatore che conquista quattro statuette. Due vincitrici nella categoria miglior attrice: Anna Magnani per La Rosa tatuata (1955) e Sophia Loren (1962) per La Ciociara che poi nel ‘91 vinse anche l’Oscar alla carriera. Complimenti da tutto il mondo per Sorrentino. Ma forse l’elogio che gli farà più piacere è quello del suo concittadino e presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha dichiarato: «Si è giustamente colto nel film di Sorrentino il senso della grande tradizione del cinema italiano e insieme una nuova capacità di rappresentazione creativa della realtà del costume del nostro tempo. È uno splendido riconoscimento, è una splendida vittoria per l’Italia». (Corriere della Sera.it)