Il mondo di chi ha paura dell’aereo: una short story di Laura Franco

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Il sesto racconto di Pegaso

Laura: Pegaso caro, devo andare a Palermo

Pegaso: Monta in groppa, sono pronto

Laura: Uhm, no, grazie pensavo di prendere un aereo

Pegaso: Davvero preferisci a me: bianco, silenzioso cavallo alato, una di quelle cose grigie, rumorose, pesanti e non pensanti…

Laura: Beh sì, scusami, ma se vuoi puoi venire con me, prenoto un posto in più

Pegaso: Ma io ho paura!

Laura: Hai paura di volare?

Pegaso: Nooo, non ho paura di volare, ho paura di una ‘cosa’ di metallo, è rigida, fredda, non sa battere le ali, non può volare, è contro natura

Laura: Quella che tu chiami ‘cosa’ è una macchina meccanica meravigliosa, i fisici hanno studiato le equazioni del moto, gli ingegneri hanno costruito i reattori…

 

SESSANTA SECONDI

L’ATTESA DELL’AUTOBUS  Sono partita da sola: sotto casa ho aspettato l’autobus

Ogni volta che aspetto un autobus mi chiedo: preferisco la monotonia del non vederne apparire nessuno e poi il primo che arriva è quello giusto? O forse: a parità di tempo di attesa, preferisco vivere nell’alternanza di speranza e delusione? Lo so: preferisco sperare, sentire, rivivere desideri e illusioni poi soffrire, rammaricarmi, agitarmi per il ritardo per le cose che temo di non poter più fare. Detesto la noia, la monotonia del nulla, mi fa sprofondare nel vuoto dell’apatia, senza sofferenze, né gioie. Poi per distrarmi elenco cose che so che avvengono in sessanta secondi, poi mi dimentico che avevo pensato di selezionare i ricordi in base alla durata e mi ritrovo a ripercorrere brandelli di quotidianità che mi hanno divertita, sorpresa, incuriosita.

L’ATTESA DEL DECOLLO  Da quando ci eravamo sistemati e ci eravamo allacciati le cinture avevamo letto il giornale e lo avevamo ripiegato e messo via, avevamo guardato fuori e ci eravamo additati altri aerei che decollavano, avevamo guardato sulla cartina dell’Europa la rotta, avevamo letto il menù del pasto e rideciso tre volte ciò che preferivamo, erano passati minuti su minuti, a decine, avevamo raggiunto l’abbrutimento da ritardo, dopo un po’ di tempo il tempo passa più in fretta. E infine:

L’aereo comincia a muoversi, va sulla pista calmo e lento fino a quando: “Ready to take off”, l’aereo si ferma un attimo, perfettamente allineato, al centro della pista, i motori iniziano a rullare, accelerano, il rumore è forte, crescente, una leggera pressione spinge il torace e schiaccia la schiena sullo schienale, è molto piacevole, nessuno parla, un signore alla mia sinistra ha un tic alla spalla, guardo fuori, l’accelerazione è continua, crescente, e la velocità aumenta e così l’attenzione, il muso si è sollevato, la coda non ancora, si vede un boschetto e qualche casa, si solleva anche la coda, poco dopo inizia la virata e si sentono i primi rumori di passeggeri che muovono le braccia o incrociano le gambe, afferrano o ripongono giornali, si è sciolta l’attenzione concentrata su pochi metri di spostamento.

E ora vorrei restare per sempre sul mare di nuvole, felice nell’altrove, felice dentro una macchina volante, piena di uomini, e emozioni, e suoni, e parole, né di qua né di là nel non-spazio e non-tempo tra decollo e atterraggio. Lassù dove non ci sono code alle casse, contratti che scadono, giri di isolato per il parcheggio, e neanche strade interrotte per frane.

Gli altri racconti di Pegaso: L’enigmista, la magliaia, la Ferrari, i sacchetti, la lettrice

 

Il racconto dell’amore arcobaleno

Laura Franco: Laureata in matematica ha fatto ricerca sulle funzioni cognitive superiori occupandosi di geometria, logica e linguaggio. Recentemente ha insegnato Lessico Scientifico e Traduzione alla ‘Sapienza’ Università di Roma. Autrice di varie raccolte di short stories quando può attraversa gli oceani e viaggia nei deserti, se fosse un avverbio, e anche se non lo fosse sarebbe altrove… e sul web: http://lauralaurafranco.wordpress.com
 

Il sesto racconto di Pegaso

Laura: Pegaso caro, devo andare a Palermo

Pegaso: Monta in groppa, sono pronto

Laura: Uhm, no, grazie pensavo di prendere un aereo

Pegaso: Davvero preferisci a me: bianco, silenzioso cavallo alato, una di quelle cose grigie, rumorose, pesanti e non pensanti…

Laura: Beh sì, scusami, ma se vuoi puoi venire con me, prenoto un posto in più

Pegaso: Ma io ho paura!

Laura: Hai paura di volare?

Pegaso: Nooo, non ho paura di volare, ho paura di una ‘cosa’ di metallo, è rigida, fredda, non sa battere le ali, non può volare, è contro natura

Laura: Quella che tu chiami ‘cosa’ è una macchina meccanica meravigliosa, i fisici hanno studiato le equazioni del moto, gli ingegneri hanno costruito i reattori…

 

SESSANTA SECONDI

L'ATTESA DELL'AUTOBUS  Sono partita da sola: sotto casa ho aspettato l’autobus

Ogni volta che aspetto un autobus mi chiedo: preferisco la monotonia del non vederne apparire nessuno e poi il primo che arriva è quello giusto? O forse: a parità di tempo di attesa, preferisco vivere nell'alternanza di speranza e delusione? Lo so: preferisco sperare, sentire, rivivere desideri e illusioni poi soffrire, rammaricarmi, agitarmi per il ritardo per le cose che temo di non poter più fare. Detesto la noia, la monotonia del nulla, mi fa sprofondare nel vuoto dell’apatia, senza sofferenze, né gioie. Poi per distrarmi elenco cose che so che avvengono in sessanta secondi, poi mi dimentico che avevo pensato di selezionare i ricordi in base alla durata e mi ritrovo a ripercorrere brandelli di quotidianità che mi hanno divertita, sorpresa, incuriosita.

L’ATTESA DEL DECOLLO  Da quando ci eravamo sistemati e ci eravamo allacciati le cinture avevamo letto il giornale e lo avevamo ripiegato e messo via, avevamo guardato fuori e ci eravamo additati altri aerei che decollavano, avevamo guardato sulla cartina dell'Europa la rotta, avevamo letto il menù del pasto e rideciso tre volte ciò che preferivamo, erano passati minuti su minuti, a decine, avevamo raggiunto l'abbrutimento da ritardo, dopo un po' di tempo il tempo passa più in fretta. E infine:

L’aereo comincia a muoversi, va sulla pista calmo e lento fino a quando: "Ready to take off", l'aereo si ferma un attimo, perfettamente allineato, al centro della pista, i motori iniziano a rullare, accelerano, il rumore è forte, crescente, una leggera pressione spinge il torace e schiaccia la schiena sullo schienale, è molto piacevole, nessuno parla, un signore alla mia sinistra ha un tic alla spalla, guardo fuori, l'accelerazione è continua, crescente, e la velocità aumenta e così l'attenzione, il muso si è sollevato, la coda non ancora, si vede un boschetto e qualche casa, si solleva anche la coda, poco dopo inizia la virata e si sentono i primi rumori di passeggeri che muovono le braccia o incrociano le gambe, afferrano o ripongono giornali, si è sciolta l'attenzione concentrata su pochi metri di spostamento.

E ora vorrei restare per sempre sul mare di nuvole, felice nell’altrove, felice dentro una macchina volante, piena di uomini, e emozioni, e suoni, e parole, né di qua né di là nel non-spazio e non-tempo tra decollo e atterraggio. Lassù dove non ci sono code alle casse, contratti che scadono, giri di isolato per il parcheggio, e neanche strade interrotte per frane.

Gli altri racconti di Pegaso: L’enigmista, la magliaia, la Ferrari, i sacchetti, la lettrice

 

Il racconto dell’amore arcobaleno

Laura Franco: Laureata in matematica ha fatto ricerca sulle funzioni cognitive superiori occupandosi di geometria, logica e linguaggio. Recentemente ha insegnato Lessico Scientifico e Traduzione alla ‘Sapienza’ Università di Roma. Autrice di varie raccolte di short stories quando può attraversa gli oceani e viaggia nei deserti, se fosse un avverbio, e anche se non lo fosse sarebbe altrove... e sul web: http://lauralaurafranco.wordpress.com