Diffusa da Palazzo Chigi la lista dei 44 sottosegretari e i 9 viceministri di Renzi

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Inserito da Salvatore Caccaviello

fonte TM News, Il Fatto Quotidiano

La lista di chi ci governerà. Delusione alla Giustizia per coloro che si aspettavano un incarico per Nicola Gratteri . Gli sono stati preferiti Enrico Costa e Cosimo Ferri.In breve i profili dei nuovi sottosegretari dai quali potremmo trarre delle eventuali conclusioni di come potrebbe essere la prossima Riforma della Giustizia . (s.c.)

Roma, 28 feb. (TMNews) – Ecco la lista diffusa da Palazzo Chigi dei sottosegretari e dei viceministri nominati oggi. Il Consiglio dei ministri ha nominato 44 sottosegretari, nei limiti imposti dalla legge. Dei nuovi sottosegretari, 9 assumono le funzioni di viceministro.

SOTTOSEGRETARI Luca Lotti, Sandro Gozi, Domenico Minniti detto Marco (Presidenza del Consiglio); Angelo Rughetti (Pubblica amministrazione e semplificazione); Maria Teresa Amici, Luciano Pizzetti, Ivan Scalfarotto (Rapporti con il Parlamento e riforme); Gianclaudio Bressa (Affari regionali); Filippo Bubbico, Gianpiero Bocci, Domenico Manzione (Interni); Lapo Pistelli, Mario Giro, Benedetto Della Vedova (Esteri); Enrico Costa, Cosimo Maria Ferri (Giustizia); Luigi Casero, Enrico Morando, Pier Paolo Baretta, Giovanni Legnini, Enrico Zanetti (Economia); Franca Biondelli, Teresa Bellanova, Luigi Bobba, Massimo Cassano (Lavoro); Riccardo Nencini, Umberto Del Basso de Caro, Antonio Gentile (Infrastrutture); Giuseppe Castiglione, Andrea Olivero (Politiche agricole); Silvia Velo, Barbara Degani (Ambiente); Francesca Barracciu, Ilaria Borletti Buitoni (Cultura); Gioacchino Alfano, Domenico Rossi (Difesa); Carlo Calenda, Claudio De Vincenti, Simona Vicari, Antonello Giacomelli (Sviluppo economico); Vito De Filippo (Salute); Roberto Reggi, Angela D’Onghia, Gabriele Toccafondi (Istruzione).

VICEMINISTRI Filippo Bubbico (Interni), Lapo Pistelli (Esteri), Enrico Costa (Giustizia), Luigi Casero ed Enrico Morando (Economia), Riccardo Nencini (Infrastrutture), Andrea Olivero (Politiche agricole), Carlo Calenda e Claudio De Vincenti (Sviluppo economico).

Il sottosegretario Domenico Minniti detto Marco assumerà l’incarico di Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica.

Sottosegretari alla Giustizia:

 Ferri, un nome, troppe telefonate

di Antonella Mascali | 4 maggio 2013

Quattro anni fa l’ex toga è ricomparso in alcune intercettazioni telefoniche delle inchieste sulla P3 e sull’affaire Agcom-Annozero: la trasmissione di Michele Santoro finì sotto inchiesta per un esposto dei coordinatori del Pdl.

È vittima di coincidenze sfortunate Cosimo Ferri, neosottosegretario alla Giustizia e magistrato prodigio. A soli 35 anni, con 553 preferenze, nel 2006 fu eletto al Csm nonostante fosse rimasto coinvolto in Calciopoli. Tre anni fa si è ritrovato in diverse intercettazioni telefoniche imbarazzanti: P3 e Agcom-Annozero. Mai, però, è stato indagato. Da Calciopoli, invece, è uscito dimettendosi da commissario della Figc, così ha evitato di essere giudicato.

Gli veniva imputato di “non aver adempiuto all’obbligo di informare senza indugio i competenti organi federali di essere venuto a conoscenza che terzi avevano posto o stavano per porre in essere atti diretti ad alterare lo svolgimento e il risultato della gara Chievo Verona-Lazio del 20 febbraio 2005…”. In un’informativa, i carabinieri scrivono che attraverso Ferri l’allora vicepresidente della Fgci Mazzini “cerca un adeguato e riservato contatto con il Lotito soprattutto per la questione di maggiore interesse ovvero quella del favore arbitrale”. Le coincidenze sfortunate risalgono al 2009. Silvio Berlusconi, preoccupato di una condanna per la corruzione del testimone David Mills vuole bloccare a tutti i costi Annozero di Michele Santoro che stava preparando una puntata proprio su quel processo. Il premier “stalkerizza” al telefono il commissario dell’Agcom, Giancarlo Innocenzi che lo placa. Dice, ma non si sa se millanti, di “aver già fatto una riunione” con Alessio Gorla, nel cda Rai ed ex manager Fininvest, Paolo Romani, vice-ministro alle Comunicazioni e Ferri. L’attuale sottosegretario nega di aver suggerito come togliere di mezzo Annozero: “Per Innocenzi non rispettava alcune normative e io sono contrario alle trasmissioni che anticipano e celebrano giudizi simulati. Pertanto non ho avuto alcuna remora a esprimergli le mie opinioni”. Anche il Csm non ravvisò alcun comportamento da censurare. Il Comitato di presidenza (Nicola Mancino, Vincenzo Carbone e Vitaliano Esposito) si è tenuto nel cassetto una richiesta.

Ben 15 membri volevano aprire una pratica sui rapporti tra Ferri e Innocenzi ma quella richiesta fu “cestinata” dal Comitato. Nel 2010 il nome di Ferri spunta nelle intercettazioni della cosiddetta P3.

L’ex giudice tributarista Pasqualino Lombardi, che al Csm briga soprattutto per far nominare Alfonso Marra come presidente della Corte d’appello di Milano, si interessa anche di altri magistrati e chiama la segretaria di Ferri. “Han fatto pure il pubblico ministero di Isernia?”. E lei: “Aspe’, chi ti interessava?”. L.: “Paolo Albano, che è pure un amico!”. La segretaria, dopo un paio d’ore: “Ho chiesto proprio a Cosimo. M’ha detto che non ci dovrebbero essere problemi”. Finita la sua esperienza al Csm, Ferri passa a un altro successo. Due anni fa diventa segretario di Magistratura Indipendente, la corrente di destra che fu di suo padre, ex ministro Psdi ed ex europarlamentare di Forza Italia.

Quando Piero Grasso e Antonio Ingroia si presentano alle politiche, dichiara: “I magistrati hanno diritto di candidarsi ma è ora il momento di riflettere su nuove regole per tutelare la credibilità della magistratura davanti ai cittadini”.

Salvo poi accettare un incarico politico.

a.mascali@ilfattoquotidiano.it

Il Fatto Quotidiano, 4 aprile 2013

Governo Renzi, Enrico Costa vice ministro alla Giustizia: fu il relatore del Lodo Alfano

Avvocato, 44 anni, è stato in prima fila per perorare le battaglie di Silvio Berlusconi per riformare la giustizia: processo breve, depotenziamento delle intercettazioni, inasprimento delle sanzioni per i giornalisti per il reato di diffamazione. Ha proposto anche la rivisitazione al ribasso dei termini di prescrizione della ex Cirielli ed è stato promotore di almeno una proposta per la responsabilità civile di magistrati. Sottosegretario del Guardasigilli anche Cosimo Ferri, ex toga, intercettato ma mai indagato in alcuni inchieste come Calciopoli, P3 e Agcom-Annozero

di Redazione Il Fatto Quotidiano | 28 febbraio 2014

Avvocato e deputato prima del Pdl, poi di Forza Italia e ora del Nuovo Centro Destra, è diventato vice ministro alla Giustizia del governo Renzi. Enrico Costa, 44 anni da Cuneo, è alla sua terza legislatura. Fino a poco tempo fa qualcuno lo definiva un mini-Ghedini perché, da capogruppo in Commissione Giustizia alla Camera, è stato in prima fila per perorare le battaglie di Silvio Berlusconi per riformare la giustizia: processo breve, depotenziamento delle intercettazioni, inasprimento delle sanzioni per i giornalisti per il reato di diffamazione, la cosiddetta legge bavaglio. Ha proposto la rivisitazione al ribasso dei termini di prescrizione della ex Cirielli, è stato promotore di almeno una proposta per la responsabilità civile di magistrati.

Ma soprattutto Costa (al centro nella foto tra Schifano e Alfano) è stato relatore del Lodo Alfano lo scudo per le più alte cariche dello Stato, utilizzato dal solo Berlusconi, poi bocciato dalla Consulta. Suo anche il disegno di legge sul legittimo impedimento – che ha permesso all’ex premier di chiedere e in alcuni casi ottenere rinvii delle udienze dei processi in cui era imputato a Milano. Il 9 dicembre del 2009 presentò insieme al leghista Matteo Brigandì quel disegno di legge definendolo una ”priorità per la maggioranza”.

Nel settembre 2011 fu tra i deputati più attivi a chiedere al ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma l’invio degli in Procura di Napoli che indagava sul presunto ricatto al Cavaliere da parte di Giampaolo Tarantini, l’imprenditore barese che, secondo gli inquirenti di Bari, offriva prostitute al presidente del Consiglio portandogliele direttamente a Palazzo Grazioli.

Il 5 ottobre 2011 l’avvocato-deputato prese il posto di Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia di Montecitorio, che si dimise per protesta contro la decisione della maggioranza di approvare l’emendamento messo a punto dallo stesso Costa con l’obiettivo di rendere impubblicabili le

Quattro anni fa l’ex toga è ricomparso in alcune intercettazioni telefoniche delle inchieste sulla P3 e sull’affaire Agcom-Annozero: la trasmissione di Michele Santoro finì sotto inchiesta per un esposto dei coordinatori del Pdl. Silvio Berlusconi voleva assolutamente fermare il programma che aveva come argomento il processo Mills, quello per cui è riuscito a incassare l’ennesima prescrizione. L’allora presidente del Consiglio chiama al telefono il commissario dell’Agcom, Giancarlo Innocenzi. Che, forse per placare il premier forse millantando, riferisce di “aver già fatto una riunione” con Alessio Gorla, nel cda Rai ed ex manager Fininvest, Paolo Romani, vice-ministro alle Comunicazioni e Ferri. Evento sempre negato da quest’ultimo. 

Critico nei confronti delle candidature di Antonio Ingroia e Piero Grasso alle elezioni ha poi accettato di diventare da tecnico sottosegretario con il governo Letta. “È giusto ed importante che le forze politiche si confrontino senza pregiudizi perché devono guardare solo all’interesse degli italiani, che chiedono risposte concrete – aveva detto al termine dell’incontro tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi pregiudicato e decaduto dalla carica di senatore -. Con la riforma elettorale, condivisa da tutti non ci saranno più tabù e finalmente si aprirà una stagione di grandi riforme e si potrà parlare anche di una seria riforma della giustizia nell’interesse dei cittadini”.

Come sarà questa riforma viste le premesse sarà da vedere.

Inserito da Salvatore Caccaviello

fonte TM News, Il Fatto Quotidiano

La lista di chi ci governerà. Delusione alla Giustizia per coloro che si aspettavano un incarico per Nicola Gratteri . Gli sono stati preferiti Enrico Costa e Cosimo Ferri.In breve i profili dei nuovi sottosegretari dai quali potremmo trarre delle eventuali conclusioni di come potrebbe essere la prossima Riforma della Giustizia . (s.c.)

Roma, 28 feb. (TMNews) – Ecco la lista diffusa da Palazzo Chigi dei sottosegretari e dei viceministri nominati oggi. Il Consiglio dei ministri ha nominato 44 sottosegretari, nei limiti imposti dalla legge. Dei nuovi sottosegretari, 9 assumono le funzioni di viceministro.

SOTTOSEGRETARI Luca Lotti, Sandro Gozi, Domenico Minniti detto Marco (Presidenza del Consiglio); Angelo Rughetti (Pubblica amministrazione e semplificazione); Maria Teresa Amici, Luciano Pizzetti, Ivan Scalfarotto (Rapporti con il Parlamento e riforme); Gianclaudio Bressa (Affari regionali); Filippo Bubbico, Gianpiero Bocci, Domenico Manzione (Interni); Lapo Pistelli, Mario Giro, Benedetto Della Vedova (Esteri); Enrico Costa, Cosimo Maria Ferri (Giustizia); Luigi Casero, Enrico Morando, Pier Paolo Baretta, Giovanni Legnini, Enrico Zanetti (Economia); Franca Biondelli, Teresa Bellanova, Luigi Bobba, Massimo Cassano (Lavoro); Riccardo Nencini, Umberto Del Basso de Caro, Antonio Gentile (Infrastrutture); Giuseppe Castiglione, Andrea Olivero (Politiche agricole); Silvia Velo, Barbara Degani (Ambiente); Francesca Barracciu, Ilaria Borletti Buitoni (Cultura); Gioacchino Alfano, Domenico Rossi (Difesa); Carlo Calenda, Claudio De Vincenti, Simona Vicari, Antonello Giacomelli (Sviluppo economico); Vito De Filippo (Salute); Roberto Reggi, Angela D'Onghia, Gabriele Toccafondi (Istruzione).

VICEMINISTRI Filippo Bubbico (Interni), Lapo Pistelli (Esteri), Enrico Costa (Giustizia), Luigi Casero ed Enrico Morando (Economia), Riccardo Nencini (Infrastrutture), Andrea Olivero (Politiche agricole), Carlo Calenda e Claudio De Vincenti (Sviluppo economico).

Il sottosegretario Domenico Minniti detto Marco assumerà l'incarico di Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica.

Sottosegretari alla Giustizia:

 Ferri, un nome, troppe telefonate

di Antonella Mascali | 4 maggio 2013

Quattro anni fa l’ex toga è ricomparso in alcune intercettazioni telefoniche delle inchieste sulla P3 e sull’affaire Agcom-Annozero: la trasmissione di Michele Santoro finì sotto inchiesta per un esposto dei coordinatori del Pdl.

È vittima di coincidenze sfortunate Cosimo Ferri, neosottosegretario alla Giustizia e magistrato prodigio. A soli 35 anni, con 553 preferenze, nel 2006 fu eletto al Csm nonostante fosse rimasto coinvolto in Calciopoli. Tre anni fa si è ritrovato in diverse intercettazioni telefoniche imbarazzanti: P3 e Agcom-Annozero. Mai, però, è stato indagato. Da Calciopoli, invece, è uscito dimettendosi da commissario della Figc, così ha evitato di essere giudicato.

Gli veniva imputato di “non aver adempiuto all’obbligo di informare senza indugio i competenti organi federali di essere venuto a conoscenza che terzi avevano posto o stavano per porre in essere atti diretti ad alterare lo svolgimento e il risultato della gara Chievo Verona-Lazio del 20 febbraio 2005…”. In un’informativa, i carabinieri scrivono che attraverso Ferri l’allora vicepresidente della Fgci Mazzini “cerca un adeguato e riservato contatto con il Lotito soprattutto per la questione di maggiore interesse ovvero quella del favore arbitrale”. Le coincidenze sfortunate risalgono al 2009. Silvio Berlusconi, preoccupato di una condanna per la corruzione del testimone David Mills vuole bloccare a tutti i costi Annozero di Michele Santoro che stava preparando una puntata proprio su quel processo. Il premier “stalkerizza” al telefono il commissario dell’Agcom, Giancarlo Innocenzi che lo placa. Dice, ma non si sa se millanti, di “aver già fatto una riunione” con Alessio Gorla, nel cda Rai ed ex manager Fininvest, Paolo Romani, vice-ministro alle Comunicazioni e Ferri. L’attuale sottosegretario nega di aver suggerito come togliere di mezzo Annozero: “Per Innocenzi non rispettava alcune normative e io sono contrario alle trasmissioni che anticipano e celebrano giudizi simulati. Pertanto non ho avuto alcuna remora a esprimergli le mie opinioni”. Anche il Csm non ravvisò alcun comportamento da censurare. Il Comitato di presidenza (Nicola Mancino, Vincenzo Carbone e Vitaliano Esposito) si è tenuto nel cassetto una richiesta.

Ben 15 membri volevano aprire una pratica sui rapporti tra Ferri e Innocenzi ma quella richiesta fu “cestinata” dal Comitato. Nel 2010 il nome di Ferri spunta nelle intercettazioni della cosiddetta P3.

L’ex giudice tributarista Pasqualino Lombardi, che al Csm briga soprattutto per far nominare Alfonso Marra come presidente della Corte d’appello di Milano, si interessa anche di altri magistrati e chiama la segretaria di Ferri. “Han fatto pure il pubblico ministero di Isernia?”. E lei: “Aspe’, chi ti interessava?”. L.: “Paolo Albano, che è pure un amico!”. La segretaria, dopo un paio d’ore: “Ho chiesto proprio a Cosimo. M’ha detto che non ci dovrebbero essere problemi”. Finita la sua esperienza al Csm, Ferri passa a un altro successo. Due anni fa diventa segretario di Magistratura Indipendente, la corrente di destra che fu di suo padre, ex ministro Psdi ed ex europarlamentare di Forza Italia.

Quando Piero Grasso e Antonio Ingroia si presentano alle politiche, dichiara: “I magistrati hanno diritto di candidarsi ma è ora il momento di riflettere su nuove regole per tutelare la credibilità della magistratura davanti ai cittadini”.

Salvo poi accettare un incarico politico.

a.mascali@ilfattoquotidiano.it

Il Fatto Quotidiano, 4 aprile 2013

Governo Renzi, Enrico Costa vice ministro alla Giustizia: fu il relatore del Lodo Alfano

Avvocato, 44 anni, è stato in prima fila per perorare le battaglie di Silvio Berlusconi per riformare la giustizia: processo breve, depotenziamento delle intercettazioni, inasprimento delle sanzioni per i giornalisti per il reato di diffamazione. Ha proposto anche la rivisitazione al ribasso dei termini di prescrizione della ex Cirielli ed è stato promotore di almeno una proposta per la responsabilità civile di magistrati. Sottosegretario del Guardasigilli anche Cosimo Ferri, ex toga, intercettato ma mai indagato in alcuni inchieste come Calciopoli, P3 e Agcom-Annozero

di Redazione Il Fatto Quotidiano | 28 febbraio 2014

Avvocato e deputato prima del Pdl, poi di Forza Italia e ora del Nuovo Centro Destra, è diventato vice ministro alla Giustizia del governo Renzi. Enrico Costa, 44 anni da Cuneo, è alla sua terza legislatura. Fino a poco tempo fa qualcuno lo definiva un mini-Ghedini perché, da capogruppo in Commissione Giustizia alla Camera, è stato in prima fila per perorare le battaglie di Silvio Berlusconi per riformare la giustizia: processo breve, depotenziamento delle intercettazioni, inasprimento delle sanzioni per i giornalisti per il reato di diffamazionela cosiddetta legge bavaglio. Ha proposto la rivisitazione al ribasso dei termini di prescrizione della ex Cirielli, è stato promotore di almeno una proposta per la responsabilità civile di magistrati.

Ma soprattutto Costa (al centro nella foto tra Schifano e Alfano) è stato relatore del Lodo Alfano lo scudo per le più alte cariche dello Stato, utilizzato dal solo Berlusconi, poi bocciato dalla Consulta. Suo anche il disegno di legge sul legittimo impedimento – che ha permesso all’ex premier di chiedere e in alcuni casi ottenere rinvii delle udienze dei processi in cui era imputato a Milano. Il 9 dicembre del 2009 presentò insieme al leghista Matteo Brigandì quel disegno di legge definendolo una ”priorità per la maggioranza”.

Nel settembre 2011 fu tra i deputati più attivi a chiedere al ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma l’invio degli in Procura di Napoli che indagava sul presunto ricatto al Cavaliere da parte di Giampaolo Tarantini, l’imprenditore barese che, secondo gli inquirenti di Bari, offriva prostitute al presidente del Consiglio portandogliele direttamente a Palazzo Grazioli.

Il 5 ottobre 2011 l’avvocato-deputato prese il posto di Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia di Montecitorio, che si dimise per protesta contro la decisione della maggioranza di approvare l’emendamento messo a punto dallo stesso Costa con l’obiettivo di rendere impubblicabili le

Quattro anni fa l’ex toga è ricomparso in alcune intercettazioni telefoniche delle inchieste sulla P3 e sull’affaire Agcom-Annozero: la trasmissione di Michele Santoro finì sotto inchiesta per un esposto dei coordinatori del Pdl. Silvio Berlusconi voleva assolutamente fermare il programma che aveva come argomento il processo Mills, quello per cui è riuscito a incassare l’ennesima prescrizione. L’allora presidente del Consiglio chiama al telefono il commissario dell’Agcom, Giancarlo Innocenzi. Che, forse per placare il premier forse millantando, riferisce di “aver già fatto una riunione” con Alessio Gorla, nel cda Rai ed ex manager Fininvest, Paolo Romani, vice-ministro alle Comunicazioni e Ferri. Evento sempre negato da quest’ultimo. 

Critico nei confronti delle candidature di Antonio Ingroia e Piero Grasso alle elezioni ha poi accettato di diventare da tecnico sottosegretario con il governo Letta. “È giusto ed importante che le forze politiche si confrontino senza pregiudizi perché devono guardare solo all’interesse degli italiani, che chiedono risposte concrete – aveva detto al termine dell’incontro tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi pregiudicato e decaduto dalla carica di senatore -. Con la riforma elettorale, condivisa da tutti non ci saranno più tabù e finalmente si aprirà una stagione di grandi riforme e si potrà parlare anche di una seria riforma della giustizia nell’interesse dei cittadini”.

Come sarà questa riforma viste le premesse sarà da vedere.

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