Napoli. Aspiranti presidi, concorso truccato. 23 gli indagati

0

Napoli. Commissioni formate a tavolino per agevolare le proprie cordate di candidati, interventi di parlamentari per segnalare commissari di esame che dovranno poi valutare le prove degli aspiranti dirigenti scolastici. Eccolo lo scenario che spinge la Procura a mettere sotto inchiesta l’ultimo concorso in Campania per aspiranti presidi. Perquisizioni e sequestri, pesanti sospetti sulle prove di alcuni docenti che hanno superato l’esame orale lo scorso 18 febbraio. Inchiesta terremoto, l’intero mondo dell’ufficio scolastico regionale sotto inchiesta, a partire proprio dalla selezione che avrebbe dovuto sfornare 224 nuovi capi di istituto per scuole primarie e secondarie. Un concorso nazionale, con migliaia di aspiranti da tutta Italia, spuntano irregolarità che spingono la Procura a schiacciare l’acceleratore ed a scoprire in parte le carte: sei sequestri preventivi in casa di sei candidati, usciti vincitori dalla prova dello scorso 28 febbraio; un decreto di esibizione negli uffici del Provveditorato su tutto il materiale concorsuale, nell’ambito di una vicenda che vede ben 23 indagati. Nomi eccellenti del mondo scolastico, a partire da Maurizio Piscitelli, ex dirigente del Miur; Salvatore Margiotta, segretario provinciale di Napoli del sindacato Snals; Pietro Esposito, ex direttore generale dell’Ufficio regionale scolastico della Campania; Mario Capunzo, docente all’Università di Salerno e presidente della commissione di base nonché di ben tre sottocommissioni. E non è tutto. Stando alle prime ricostruzioni, ci sarebbe stato anche un forte interessamento di parlamentari e soggetti politici, interessati a piazzare esponenti di propria conoscenza nelle commissioni d’esame: è così che, al di là dell’ex parlamentare Margiotta, spuntano anche i nomi di soggetti non indagati, che vengono di volta in volta tirati in ballo in alcune intercettazioni, come nel caso di Valentina Aprea (ex parlamentare Pdl e capo dipartimento istruzione in seno al Miur). Inchiesta condotta dal pool mani pulite del procuratore aggiunto Alfonso D’Avino e dal pm Ida Frongillo, decisivo un blitz di un anno fa nell’ufficio di Margiotta, che fece emergere tracce di possibili condizionamenti del concorso a preside: appunti contenenti la parte iniziale e finale degli elaborati di numerosi candidati, che poi finivano ai commissari d’esame, in uno scenario che si è via via allargato. Truffa, abuso d’ufficio, falso ideologico sono le accuse battute dalla Procura di Giovanni Colangelo, che punta a dimostrare l’esistenza di un sistema in grado di pilotare le prove. Decisivi per il momento gli accertamenti condotti dalla Guardia di Finanza di Torre Annunziata agli ordini del comandante Carmine Virno, che hanno consentito di acquisire agli atti anche un file informatico con decine di nomi, i probabili favoriti. Chiaro lo sfondo di una vicenda ancora tutta da verificare: in occasione dell’ultimo concorso per presidi, si sarebbero mosse vere e proprie cordate, grumi di potere fatti di politici, di sindacalisti, di docenti e dirigenti, che avrebbero favorito i propri allievi. Ed è questo lo scenario da mettere a fuoco: prima i lunghi (e costosi) corsi di preparazione, poi la corsa a piazzare i propri clienti, per portare a casa un più alto numero di vincitori di concorso. Un mercato, sul quale è opportuna una premessa: tutti i soggetti coinvolti avranno modo di offrire la propria versione dei fatti e di dimostrare la correttezza della propria condotta, anche alla luce degli atti sequestrati e delle intercettazioni finite agli atti. Diversi i sistemi adottati per fare in modo che i candidati prescelti superassero le prove. I quesiti della prova preselettiva venivano resi noti in anticipo, poi ai commissari arrivavano gli incipit e le conclusioni di alcuni elaborati, in modo da poter assegnare a quelli punteggi alti anche se immeritati. Infine, in occasione delle prove orali, precisi cenni consentivano ad esaminatori e candidati di riconoscersi e veicolare la prova. (Leandro Del Gaudio – Il Mattino)

Napoli. Commissioni formate a tavolino per agevolare le proprie cordate di candidati, interventi di parlamentari per segnalare commissari di esame che dovranno poi valutare le prove degli aspiranti dirigenti scolastici. Eccolo lo scenario che spinge la Procura a mettere sotto inchiesta l’ultimo concorso in Campania per aspiranti presidi. Perquisizioni e sequestri, pesanti sospetti sulle prove di alcuni docenti che hanno superato l’esame orale lo scorso 18 febbraio. Inchiesta terremoto, l’intero mondo dell’ufficio scolastico regionale sotto inchiesta, a partire proprio dalla selezione che avrebbe dovuto sfornare 224 nuovi capi di istituto per scuole primarie e secondarie. Un concorso nazionale, con migliaia di aspiranti da tutta Italia, spuntano irregolarità che spingono la Procura a schiacciare l’acceleratore ed a scoprire in parte le carte: sei sequestri preventivi in casa di sei candidati, usciti vincitori dalla prova dello scorso 28 febbraio; un decreto di esibizione negli uffici del Provveditorato su tutto il materiale concorsuale, nell’ambito di una vicenda che vede ben 23 indagati. Nomi eccellenti del mondo scolastico, a partire da Maurizio Piscitelli, ex dirigente del Miur; Salvatore Margiotta, segretario provinciale di Napoli del sindacato Snals; Pietro Esposito, ex direttore generale dell’Ufficio regionale scolastico della Campania; Mario Capunzo, docente all’Università di Salerno e presidente della commissione di base nonché di ben tre sottocommissioni. E non è tutto. Stando alle prime ricostruzioni, ci sarebbe stato anche un forte interessamento di parlamentari e soggetti politici, interessati a piazzare esponenti di propria conoscenza nelle commissioni d’esame: è così che, al di là dell’ex parlamentare Margiotta, spuntano anche i nomi di soggetti non indagati, che vengono di volta in volta tirati in ballo in alcune intercettazioni, come nel caso di Valentina Aprea (ex parlamentare Pdl e capo dipartimento istruzione in seno al Miur). Inchiesta condotta dal pool mani pulite del procuratore aggiunto Alfonso D’Avino e dal pm Ida Frongillo, decisivo un blitz di un anno fa nell’ufficio di Margiotta, che fece emergere tracce di possibili condizionamenti del concorso a preside: appunti contenenti la parte iniziale e finale degli elaborati di numerosi candidati, che poi finivano ai commissari d’esame, in uno scenario che si è via via allargato. Truffa, abuso d’ufficio, falso ideologico sono le accuse battute dalla Procura di Giovanni Colangelo, che punta a dimostrare l’esistenza di un sistema in grado di pilotare le prove. Decisivi per il momento gli accertamenti condotti dalla Guardia di Finanza di Torre Annunziata agli ordini del comandante Carmine Virno, che hanno consentito di acquisire agli atti anche un file informatico con decine di nomi, i probabili favoriti. Chiaro lo sfondo di una vicenda ancora tutta da verificare: in occasione dell’ultimo concorso per presidi, si sarebbero mosse vere e proprie cordate, grumi di potere fatti di politici, di sindacalisti, di docenti e dirigenti, che avrebbero favorito i propri allievi. Ed è questo lo scenario da mettere a fuoco: prima i lunghi (e costosi) corsi di preparazione, poi la corsa a piazzare i propri clienti, per portare a casa un più alto numero di vincitori di concorso. Un mercato, sul quale è opportuna una premessa: tutti i soggetti coinvolti avranno modo di offrire la propria versione dei fatti e di dimostrare la correttezza della propria condotta, anche alla luce degli atti sequestrati e delle intercettazioni finite agli atti. Diversi i sistemi adottati per fare in modo che i candidati prescelti superassero le prove. I quesiti della prova preselettiva venivano resi noti in anticipo, poi ai commissari arrivavano gli incipit e le conclusioni di alcuni elaborati, in modo da poter assegnare a quelli punteggi alti anche se immeritati. Infine, in occasione delle prove orali, precisi cenni consentivano ad esaminatori e candidati di riconoscersi e veicolare la prova. (Leandro Del Gaudio – Il Mattino)