Salerno estorsioni dal carcere di Fuorni sette arresti tra cui anche svr polizia penitenziaria

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Avrebbero commissionato direttamente dal carcere di Salerno estorsioni a imprenditori e commercianti della zona dei Picentini e della Piana del Sele: è l’ accusa contenuta nell’ordinanza di custodia cautelare nei riguardi di sette persone, sei in carcere e una ai domiciliari, eseguita stamani dalla Squadra mobile della questura di Salerno in collaborazione con la polizia penitenziaria. L’ordinanza è stata emessa dal gip del Tribunale di Salerno che ha accolto le richieste dalla locale Direzione distrettuale antimafia. Tra le sette persone arrestate figura anche un  sovrintendente della polizia penitenziaria. Le accuse sono di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione e corruzione. Secondo le indagini, avviate nell’agosto del 2012, il gruppo criminale costituitosi in carcere avrebbe messo a segno estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti.

Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse nei confronti di Giovanni Porcaro, sovrintendente della polizia giudiaziaria, all’epoca dei fatti in servizio nel carcere di Salerno; dei noti camorristi Antonio De Feo e Giuseppe Capo (che dal carcere scrivevano le lettere estorsive); di Felice Carraturo, Michele Oscar Carratelli, Leonilda Curti e Anna Iuliano, che all’esterno del carcere eseguivano gli ordini. A Leonilda Curti, compagna di Capo,  affluivano i soldi delle estorsioni. Tranne la Iuliano, che è finita agli arresti domiciliari (provata la sua partecipazione ad un solo episodio), anche Porcaro, Carraturo, Carratelli e Curti sono finiti in carcere.

Le indagini presero inizio dal ritrovamento di due telefoni cellulari nella cella di Raffaele Del Pizzo, che da quel momento ha iniziato a collaborare. Le indagini sono state coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia ed effettuate dalla Squadra mobile di Salerno e dalla polizia penitenziaria. Le notizie fornite da Del Pizzo hanno trovato riscontri in intercettazioni telefoniche e in notizie fornite da altri collaboratori di giustizia.

E’ stato accertato che grazie alla collaborazione del sovrintendente della polizia penitenziaria, De Feo e Capo, poi trasferiti in altri carceri, si riunivano, decidevano gli imprenditori da colpire e consegnavano le lettere estorsive al poliziotto corrotto che provvedeva a portarle all’esterno.I particolari dell’operazione sono stati illustrati stamane in una conferenza stampa dal procuratore Umberto Zampoli, dai sostituti procuratori della Dda Rosa Volpe e Rocco Alfano, dal questore Antonio De Iesu, dal capo della Squadra mobile Claudio De Salvo e dal commissario capo della polizia penitenziaria di salerno Giuseppina Arienzo.

Avrebbero commissionato direttamente dal carcere di Salerno estorsioni a imprenditori e commercianti della zona dei Picentini e della Piana del Sele: è l' accusa contenuta nell'ordinanza di custodia cautelare nei riguardi di sette persone, sei in carcere e una ai domiciliari, eseguita stamani dalla Squadra mobile della questura di Salerno in collaborazione con la polizia penitenziaria. L'ordinanza è stata emessa dal gip del Tribunale di Salerno che ha accolto le richieste dalla locale Direzione distrettuale antimafia. Tra le sette persone arrestate figura anche un  sovrintendente della polizia penitenziaria. Le accuse sono di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione e corruzione. Secondo le indagini, avviate nell'agosto del 2012, il gruppo criminale costituitosi in carcere avrebbe messo a segno estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti.

Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse nei confronti di Giovanni Porcaro, sovrintendente della polizia giudiaziaria, all'epoca dei fatti in servizio nel carcere di Salerno; dei noti camorristi Antonio De Feo e Giuseppe Capo (che dal carcere scrivevano le lettere estorsive); di Felice Carraturo, Michele Oscar Carratelli, Leonilda Curti e Anna Iuliano, che all'esterno del carcere eseguivano gli ordini. A Leonilda Curti, compagna di Capo,  affluivano i soldi delle estorsioni. Tranne la Iuliano, che è finita agli arresti domiciliari (provata la sua partecipazione ad un solo episodio), anche Porcaro, Carraturo, Carratelli e Curti sono finiti in carcere.

Le indagini presero inizio dal ritrovamento di due telefoni cellulari nella cella di Raffaele Del Pizzo, che da quel momento ha iniziato a collaborare. Le indagini sono state coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia ed effettuate dalla Squadra mobile di Salerno e dalla polizia penitenziaria. Le notizie fornite da Del Pizzo hanno trovato riscontri in intercettazioni telefoniche e in notizie fornite da altri collaboratori di giustizia.

E' stato accertato che grazie alla collaborazione del sovrintendente della polizia penitenziaria, De Feo e Capo, poi trasferiti in altri carceri, si riunivano, decidevano gli imprenditori da colpire e consegnavano le lettere estorsive al poliziotto corrotto che provvedeva a portarle all'esterno.I particolari dell'operazione sono stati illustrati stamane in una conferenza stampa dal procuratore Umberto Zampoli, dai sostituti procuratori della Dda Rosa Volpe e Rocco Alfano, dal questore Antonio De Iesu, dal capo della Squadra mobile Claudio De Salvo e dal commissario capo della polizia penitenziaria di salerno Giuseppina Arienzo.