Juve Stabia, la salvezza è ancora possibile. Braglia, esonerato nello scorso novembre, ha ripreso il il posto di Pea

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Castellammare di Stabia. Piero Braglia si riprende la Juve Stabia con l’obiettivo di cancellare gli errori pregressi. Il tecnico toscano, esonerato nello scorso novembre dopo il match perso al Menti contro il Trapani, è tornato ieri a sedere sulla panchina gialloblù al posto di Fulvio Pea, non rivelatosi in grado di risollevare le sorti del club in tre mesi. A svelare le motivazioni che hanno spinto la società a richiamare il tecnico della promozione in B Fabio Lupo. «I recenti risultati non ci hanno consentito di abbandonare l’ultimo posto in classifica – spiega il ds stabile – questo rappresenta l’ennesimo tentativo di imprimere una svolta ad una stagione sin qui negativa. Ringraziamo Pea per la forza d’animo e la professionalità dimostrate durante questa avventura, in pochi avrebbero accettato la nostra offerta nello scorso novembre. Tengo a sottolineare che il suo esonero non va concepito come una decisione della piazza anche se è ovvio che una società calcistica deve tener conto anche delle sensazioni dei tifosi». In tanti avrebbero difatti gradito il nuovo avvicendamento in panchina già al termine del girone di andata. «I tempi non erano maturi – precisa Lupo –sarebbe stato ingiusto non consentire ad un tecnico subentrato di modellare la squadra secondo le proprie necessità sfruttando il mercato invernale. Tale possibilità non gli è purtroppo bastata, Braglia è la nostra ultima speranza. L’impresa è ancora possibile». Salvezza definita senza troppi giri di parole un autentico miracolo dal tecnico toscano. «Non abbiamo più tempo da perdere – taglia corto Braglia – l’unico modo per salvarci miracolosamente è iniziare a vincere partite in serie da qui a maggio. Se poi tra un mese e mezzo navigheremo ancora in queste acque vorrà dire che saremo in Lega Pro, non voglio prendere in giro nessuno. In questi mesi ho compreso i miei errori, da oggi in poi non sarò più un padre o un fratello, sarò semplicemente un allenatore che non guarderà in faccia nessuno come nei due anni precedenti. Se poi qualcuno non vorrà seguirmi, sarà libero di tirarsi fuori. Una cosa è certa: se sarà necessario moriremo tutti assieme». Braglia battagliero come mai lo si era visto quest’anno. «Evidentemente nei mesi addietro sia io che la società ci siamo fatti raggirare dall’affetto reciproco – ammette il tecnico di Grosseto –Io in primis avrei dovuto comunicare al patron Manniello che in estate la squadra andava allestita in maniera differente, mentre lui doveva mandarmi a casa molto prima. L’esonero è un fallimento e io l’ho compreso, ora punto a dimenticarlo a suon di risultati. Da qui a sabato avrò cinque giorni per conoscere i calciatori arrivati a gennaio sperando che qualcuno possa farci fare il salto di qualità, al momento la mia unica certezza è che tornerò ad una difesa a quattro. Non so come i ragazzi si siano espressi con Pea, in questo periodo non ho mai visto una partita della Juve Stabia perché, quando ci provavo, avvertivo fastidio. Ringrazio i tifosi per l’affetto dimostratomi, anche per loro ho accettato di tornare ». (Gioacchino Di Maio – Il Mattino)

Castellammare di Stabia. Piero Braglia si riprende la Juve Stabia con l’obiettivo di cancellare gli errori pregressi. Il tecnico toscano, esonerato nello scorso novembre dopo il match perso al Menti contro il Trapani, è tornato ieri a sedere sulla panchina gialloblù al posto di Fulvio Pea, non rivelatosi in grado di risollevare le sorti del club in tre mesi. A svelare le motivazioni che hanno spinto la società a richiamare il tecnico della promozione in B Fabio Lupo. «I recenti risultati non ci hanno consentito di abbandonare l’ultimo posto in classifica – spiega il ds stabile – questo rappresenta l’ennesimo tentativo di imprimere una svolta ad una stagione sin qui negativa. Ringraziamo Pea per la forza d’animo e la professionalità dimostrate durante questa avventura, in pochi avrebbero accettato la nostra offerta nello scorso novembre. Tengo a sottolineare che il suo esonero non va concepito come una decisione della piazza anche se è ovvio che una società calcistica deve tener conto anche delle sensazioni dei tifosi». In tanti avrebbero difatti gradito il nuovo avvicendamento in panchina già al termine del girone di andata. «I tempi non erano maturi – precisa Lupo –sarebbe stato ingiusto non consentire ad un tecnico subentrato di modellare la squadra secondo le proprie necessità sfruttando il mercato invernale. Tale possibilità non gli è purtroppo bastata, Braglia è la nostra ultima speranza. L’impresa è ancora possibile». Salvezza definita senza troppi giri di parole un autentico miracolo dal tecnico toscano. «Non abbiamo più tempo da perdere – taglia corto Braglia – l’unico modo per salvarci miracolosamente è iniziare a vincere partite in serie da qui a maggio. Se poi tra un mese e mezzo navigheremo ancora in queste acque vorrà dire che saremo in Lega Pro, non voglio prendere in giro nessuno. In questi mesi ho compreso i miei errori, da oggi in poi non sarò più un padre o un fratello, sarò semplicemente un allenatore che non guarderà in faccia nessuno come nei due anni precedenti. Se poi qualcuno non vorrà seguirmi, sarà libero di tirarsi fuori. Una cosa è certa: se sarà necessario moriremo tutti assieme». Braglia battagliero come mai lo si era visto quest’anno. «Evidentemente nei mesi addietro sia io che la società ci siamo fatti raggirare dall’affetto reciproco – ammette il tecnico di Grosseto –Io in primis avrei dovuto comunicare al patron Manniello che in estate la squadra andava allestita in maniera differente, mentre lui doveva mandarmi a casa molto prima. L’esonero è un fallimento e io l’ho compreso, ora punto a dimenticarlo a suon di risultati. Da qui a sabato avrò cinque giorni per conoscere i calciatori arrivati a gennaio sperando che qualcuno possa farci fare il salto di qualità, al momento la mia unica certezza è che tornerò ad una difesa a quattro. Non so come i ragazzi si siano espressi con Pea, in questo periodo non ho mai visto una partita della Juve Stabia perché, quando ci provavo, avvertivo fastidio. Ringrazio i tifosi per l’affetto dimostratomi, anche per loro ho accettato di tornare ». (Gioacchino Di Maio – Il Mattino)