La sismicità nel Cilento e nel Golfo di Policastro. Considerazioni del prof. Ortolani

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Recentemente si sono verificati alcuni eventi sismici di bassa magnitudo nel Golfo di Policastro

Non è una novità in quanto vari eventi sono stati registrati nel Golfo nelle ultime decine di anni, sempre di bassa magnitudo. 
Alcuni altri terremoti di bassa magnitudo, negli ultimi anni, sono stati registrati nel Cilento nordoccidentale. Ricordiamo quello di magnitudo 3,7 del 22 gennaio 2014 e quello del 6 aprile 2013, magnitudo 2.9, che hanno interessato in particolare la dorsale compresa tra la valle del fiume Calore e la dorsale di Monte Soprano-M. Cervati, con ipocentro a circa 5-6 km di profondità. Eventi che non hanno arrecato alcun danno all’ambiente ed ai manufatti. Gli eventi sono da attribuire ad una instabilità tettonica residua del sottosuolo che, come tutta la catena appenninica, è stato interessato da notevoli spostamenti verticali nelle ultime centinaia di migliaia di anni. 
Si tratta di una sismicità di bassa magnitudo, che possiamo definire indotta dalle deformazioni attive che attualmente interessano la parte centrale della catena, che testimonia la complessiva stabilità tettonica del Cilento. 
Quest’area, infatti, non è caratterizzata da faglie crostali attive in grado di causare sismi di elevata magnitudo. 
Il sisma del 30 aprile 2013, magnitudo 2,6 e profondità ipocentrale di circa 278 km, si è verificato nel Golfo di Policastro tra la Basilicata e la Calabria, in una zona dove gli eventi di notevole profondità ipocentrale non raggiungono elevate magnitudo e non determinano problemi ai manufatti in superficie. 
Le faglie attive sismogenetiche in grado di generare violenti sismi (dal X al XI grado MCS) si trovano più ad est, Tra Balvano e Lioni (sisma del 1980), nei pressi di Caggiano (sisma del 1561), tra il Vallo di Diano e l’alta val d’Agri (sisma del 1857) e da Lagonegro alla Valle del Crati e la Sila. Eventi sismici di elevata magnitudo come quello del 1857 potrebbero causare sollecitazioni ai manufatti più preoccuopanti di quelle indotte dai sismi che si possono originare nella crosta al di sotto del Cilento.
Come si vede dalle carte A e B il Cilento e il Golfo di Policastro si trovano ad ovest della fascia di colore rosso trasparente e viola (carta B) dove si trovano le faglie attive in grado di generare sismi di elevata magnitudo. 
Nell’immagine A sono evidenziate le due aree interessate da eventi sismici di bassa magnitudo ubicate alle estremità del Cilento, nella parte settentrionale tra Capaccio e Roccadaspide e nella parte meridionale nel golfo di Policastro. 
L’immagine B evidenzia l’ubicazione dei sismi di bassa magnitudo che hanno interessato il Cilento con ipocentri nella crosta al di sotto del Cilento stesso in relazione alla fascia appennica nel cui sottosuolo si trovano le faglie sismogenetiche in grado di originare eventi di elevata magnitudo. 

Concludendo, nella fascia costiera al di sotto del Cilento e del Golfo di Policastro non si possono generare sismi in grado di arrecare danni significativi all’ambiente ed ai manufatti. 
Questo aspetto rende ancor più interessante l’area di grande pregio ambientale e ricca di monumenti naturali per la sua frequentazione turistico-balneare. 

Franco Ortolani  Fonte  http://www.cilentonotizie.it/

Recentemente si sono verificati alcuni eventi sismici di bassa magnitudo nel Golfo di Policastro

Non è una novità in quanto vari eventi sono stati registrati nel Golfo nelle ultime decine di anni, sempre di bassa magnitudo. 

Alcuni altri terremoti di bassa magnitudo, negli ultimi anni, sono stati registrati nel Cilento nordoccidentale. Ricordiamo quello di magnitudo 3,7 del 22 gennaio 2014 e quello del 6 aprile 2013, magnitudo 2.9, che hanno interessato in particolare la dorsale compresa tra la valle del fiume Calore e la dorsale di Monte Soprano-M. Cervati, con ipocentro a circa 5-6 km di profondità. Eventi che non hanno arrecato alcun danno all’ambiente ed ai manufatti. Gli eventi sono da attribuire ad una instabilità tettonica residua del sottosuolo che, come tutta la catena appenninica, è stato interessato da notevoli spostamenti verticali nelle ultime centinaia di migliaia di anni. 

Si tratta di una sismicità di bassa magnitudo, che possiamo definire indotta dalle deformazioni attive che attualmente interessano la parte centrale della catena, che testimonia la complessiva stabilità tettonica del Cilento. 

Quest’area, infatti, non è caratterizzata da faglie crostali attive in grado di causare sismi di elevata magnitudo. 

Il sisma del 30 aprile 2013, magnitudo 2,6 e profondità ipocentrale di circa 278 km, si è verificato nel Golfo di Policastro tra la Basilicata e la Calabria, in una zona dove gli eventi di notevole profondità ipocentrale non raggiungono elevate magnitudo e non determinano problemi ai manufatti in superficie. 

Le faglie attive sismogenetiche in grado di generare violenti sismi (dal X al XI grado MCS) si trovano più ad est, Tra Balvano e Lioni (sisma del 1980), nei pressi di Caggiano (sisma del 1561), tra il Vallo di Diano e l’alta val d’Agri (sisma del 1857) e da Lagonegro alla Valle del Crati e la Sila. Eventi sismici di elevata magnitudo come quello del 1857 potrebbero causare sollecitazioni ai manufatti più preoccuopanti di quelle indotte dai sismi che si possono originare nella crosta al di sotto del Cilento.
Come si vede dalle carte A e B il Cilento e il Golfo di Policastro si trovano ad ovest della fascia di colore rosso trasparente e viola (carta B) dove si trovano le faglie attive in grado di generare sismi di elevata magnitudo. 

Nell'immagine A sono evidenziate le due aree interessate da eventi sismici di bassa magnitudo ubicate alle estremità del Cilento, nella parte settentrionale tra Capaccio e Roccadaspide e nella parte meridionale nel golfo di Policastro. 

L'immagine B evidenzia l'ubicazione dei sismi di bassa magnitudo che hanno interessato il Cilento con ipocentri nella crosta al di sotto del Cilento stesso in relazione alla fascia appennica nel cui sottosuolo si trovano le faglie sismogenetiche in grado di originare eventi di elevata magnitudo. 



Concludendo, nella fascia costiera al di sotto del Cilento e del Golfo di Policastro non si possono generare sismi in grado di arrecare danni significativi all’ambiente ed ai manufatti. 

Questo aspetto rende ancor più interessante l’area di grande pregio ambientale e ricca di monumenti naturali per la sua frequentazione turistico-balneare. 



Franco Ortolani  Fonte  http://www.cilentonotizie.it/