Atrani Aperta, Lettera al Prefetto Franco Gabrielli

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Gino Amato, membro dell’ex comitato SOS Dragone, al Prefetto Franco Gabrielli, Capo della Protezione Civile Nazionale, intervenuto al convegno “Atrani Aperta”

Ill.mo Sig. Prefetto Gabrielli,

ho seguito il Suo puntuale e coraggioso intervento nell’ambito dell’iniziativa”Atrani  aperta”  a tre anni e mezzo dall’alluvione che devastò il piccolo borgo marinaro e stroncò la vita di Francesca Mansi.

Il Suo intervento è stato puntuale perché, a differenza dei politici e per il ruolo che ricopre, Lei è una  persona operativa. Coraggioso perché non ha lesinato “sferzate”, sia ai politici che ai cittadini, circa la scarsa attenzione per il territorio.

E a proposito della “scarsa attenzione del territorio, Lei ha detto che i Sindaci sono abituati a ricevere le più svariate istanze dai cittadini (viabilità, sanità, problemi abitativi ecc.) tranne che chiedere loro conto su cosa stanno facendo per la salvaguardia del territorio. Tanto che se un cittadino, fino a ieri, avesse inoltrato una tale istanza, sarebbe stato meritevole (a giudizio del sindaco ma anche di altri cittadini poco sensibili) di un trattamento sanitario obbligatorio (TSO).

Questo ragionamento è pienamente condivisibile e ancor più per  Atrani.

Mi spiego meglio: già all’indomani della precedente alluvione che colpì Atrani il 14 settembre del 1988, un gruppo di giovani volenterosi  fondò un giornale (è-costiera, oggi disponibile on line) che non ha mai smesso di occuparsi del dissesto idrogeologico della Costa d’Amalfi. Il torrente Dragone, responsabile di aver invaso più volte l’abitato di Atrani, è stato il fulcro attorno al quale ha ruotato l’informazione di detto giornale, con reportage fotografici che documentavano discariche abusive nell’alveo, denunce alle autorità, istanze ai sindaci di Atrani, Ravello e Scala.

Così pure molti interventi sullo stesso argomento  sono stati trattati e vengono trattati sui giornali on line locali: PositanoNews, Il Foglio Costa d’Amalfi e Il Vescovado di Ravello.

Nel 2002, vista la sordità delle Istituzioni, alcuni cittadini di Atrani si riunirono in Comitato che, non a caso,  denominarono “S.O.S. Torrente Dragone”.  Le attività poste in essere dal comitato oggi sono raccolte, tristemente, in un ricco faldone. In esso sono contenuti  documenti che vanno da attività di monitoraggio del territorio a denunce di attività criminose poste ai danni del territorio. Da documenti  e locandine per i periodici incontri con i cittadini, con le amministrazioni locali  e regionale,  a documenti che comprovano i numerosi tentativi posti in essere per far stipulare protocolli di intesa tra Atrani e i comuni a monte di Ravello e Scala allo scopo di  monitorare e fare opere di manutenzione del fiume nei tratti di loro competenza.

E infine, vani sono stati gli appelli, sempre contenuti nel faldone,  che il comitato ha lanciato, nel corso degli anni, per  rendere  operativo un Piano di Protezione Civile fatto di costituzione di squadre di volontari, sala operativa in loco in collegamento con la Protezione Civile regionale, sensori, pluviometri, allarmi, vie di fuga, addestramento della popolazione all’emergenza e quant’altro occorre per mettere in sicurezza la comunità di Atrani.

I risultati raggiunti dal comitato sono stati pressoché nulli.  

Nessuno ci ha mai consigliato esplicitamente un trattamento sanitario obbligatorio ma molti segnali (a cominciare dall’indifferenza delle Autorità) sono andati  in quella direzione.

Poi arrivò il drammatico giorno dell’alluvione, il 9 settembre del 2010. Noi del comitato ci dicemmo:  Il nostro lavoro era finalizzato a stimolare la prevenzione affinché si limitassero  i danni e affinché mai ci fossero state perdite di vite umane.  Così non è stato. Il nostro lavoro finisce qui. Il comitato si sciolse.

Dal quel 9 settembre 2010 sono trascorsi quasi 4 anni. Da cittadino sento il dovere di segnalare che ancora non è divenuto operativo il Piano di Protezione Civile.

 Nessun coinvolgimento della popolazione c’è stato per istruirla su cosa fare o non fare in caso di pericolo di alluvione. Almeno…fino ad oggi.

Anzi, per essere precisi, almeno fino a un paio d’ore prima che Lei, Sig. Prefetto, arrivasse in paese.

Infatti gli atranesi si sono visti recapitare a domicilio una busta del Comune con all’interno una serie di depliant, graficamente impeccabili, che spiegano in maniera chiara ciò che si è fatto, ciò che si intende fare e i comportamenti che i cittadini devono adottare in materia di sicurezza.

Signor  Prefetto Gabrielli, conosciamo la mole di lavoro a cui è chiamato sull’intero territorio nazionale, Le chiediamo  una sola promessa:  ci venga a trovare più spesso.

Cordialità

Gino Amato

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Gino Amato, membro dell'ex comitato SOS Dragone, al Prefetto Franco Gabrielli, Capo della Protezione Civile Nazionale, intervenuto al convegno “Atrani Aperta”

Ill.mo Sig. Prefetto Gabrielli,

ho seguito il Suo puntuale e coraggioso intervento nell’ambito dell’iniziativa”Atrani  aperta”  a tre anni e mezzo dall’alluvione che devastò il piccolo borgo marinaro e stroncò la vita di Francesca Mansi.

Il Suo intervento è stato puntuale perché, a differenza dei politici e per il ruolo che ricopre, Lei è una  persona operativa. Coraggioso perché non ha lesinato “sferzate”, sia ai politici che ai cittadini, circa la scarsa attenzione per il territorio.

E a proposito della “scarsa attenzione del territorio, Lei ha detto che i Sindaci sono abituati a ricevere le più svariate istanze dai cittadini (viabilità, sanità, problemi abitativi ecc.) tranne che chiedere loro conto su cosa stanno facendo per la salvaguardia del territorio. Tanto che se un cittadino, fino a ieri, avesse inoltrato una tale istanza, sarebbe stato meritevole (a giudizio del sindaco ma anche di altri cittadini poco sensibili) di un trattamento sanitario obbligatorio (TSO).

Questo ragionamento è pienamente condivisibile e ancor più per  Atrani.

Mi spiego meglio: già all’indomani della precedente alluvione che colpì Atrani il 14 settembre del 1988, un gruppo di giovani volenterosi  fondò un giornale (è-costiera, oggi disponibile on line) che non ha mai smesso di occuparsi del dissesto idrogeologico della Costa d’Amalfi. Il torrente Dragone, responsabile di aver invaso più volte l’abitato di Atrani, è stato il fulcro attorno al quale ha ruotato l’informazione di detto giornale, con reportage fotografici che documentavano discariche abusive nell’alveo, denunce alle autorità, istanze ai sindaci di Atrani, Ravello e Scala.

Così pure molti interventi sullo stesso argomento  sono stati trattati e vengono trattati sui giornali on line locali: PositanoNews, Il Foglio Costa d’Amalfi e Il Vescovado di Ravello.

Nel 2002, vista la sordità delle Istituzioni, alcuni cittadini di Atrani si riunirono in Comitato che, non a caso,  denominarono “S.O.S. Torrente Dragone”.  Le attività poste in essere dal comitato oggi sono raccolte, tristemente, in un ricco faldone. In esso sono contenuti  documenti che vanno da attività di monitoraggio del territorio a denunce di attività criminose poste ai danni del territorio. Da documenti  e locandine per i periodici incontri con i cittadini, con le amministrazioni locali  e regionale,  a documenti che comprovano i numerosi tentativi posti in essere per far stipulare protocolli di intesa tra Atrani e i comuni a monte di Ravello e Scala allo scopo di  monitorare e fare opere di manutenzione del fiume nei tratti di loro competenza.

E infine, vani sono stati gli appelli, sempre contenuti nel faldone,  che il comitato ha lanciato, nel corso degli anni, per  rendere  operativo un Piano di Protezione Civile fatto di costituzione di squadre di volontari, sala operativa in loco in collegamento con la Protezione Civile regionale, sensori, pluviometri, allarmi, vie di fuga, addestramento della popolazione all’emergenza e quant’altro occorre per mettere in sicurezza la comunità di Atrani.

I risultati raggiunti dal comitato sono stati pressoché nulli.  

Nessuno ci ha mai consigliato esplicitamente un trattamento sanitario obbligatorio ma molti segnali (a cominciare dall’indifferenza delle Autorità) sono andati  in quella direzione.

Poi arrivò il drammatico giorno dell’alluvione, il 9 settembre del 2010. Noi del comitato ci dicemmo:  Il nostro lavoro era finalizzato a stimolare la prevenzione affinché si limitassero  i danni e affinché mai ci fossero state perdite di vite umane.  Così non è stato. Il nostro lavoro finisce qui. Il comitato si sciolse.

Dal quel 9 settembre 2010 sono trascorsi quasi 4 anni. Da cittadino sento il dovere di segnalare che ancora non è divenuto operativo il Piano di Protezione Civile.

 Nessun coinvolgimento della popolazione c’è stato per istruirla su cosa fare o non fare in caso di pericolo di alluvione. Almeno…fino ad oggi.

Anzi, per essere precisi, almeno fino a un paio d’ore prima che Lei, Sig. Prefetto, arrivasse in paese.

Infatti gli atranesi si sono visti recapitare a domicilio una busta del Comune con all’interno una serie di depliant, graficamente impeccabili, che spiegano in maniera chiara ciò che si è fatto, ciò che si intende fare e i comportamenti che i cittadini devono adottare in materia di sicurezza.

Signor  Prefetto Gabrielli, conosciamo la mole di lavoro a cui è chiamato sull’intero territorio nazionale, Le chiediamo  una sola promessa:  ci venga a trovare più spesso.

Cordialità

Gino Amato