Face Book acquista What’up e punta sui giovanissimi

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 Nessuna sala conferenze ai piani alti di un grattacielo. Per firmare l’accordo con Facebook i due fondatori di WhatsApp, Jan Koum e Brian Acton, hanno scelto un luogo tanto improbabile quanto significativo. Hanno voluto che la firma avvenisse in un edificio bianco abbandonato vicino alla ferrovia di Mountainview, in California. Lì una ventina d’anni fa Koum andava a prendere alimenti per la sua famiglia pagando con buoni-pasto statali. Emigrato con sua madre dall’Ucraina non aveva abbastanza soldi per mangiare. Da ieri, all’età di trentasette anni, ha una fortuna stimata intorno ai 6,8 miliardi di dollari. Lui e Acton hanno venduto a Mark Zuckerberg di Facebook la loro startup per 19 miliardi di dollari, una cifra da capogiro se si pensa per esempio che l’intero gruppo Sony vale poco meno di quella cifra. WhatsApp è venuto su dal niente. Nel 2009 era poco più di un’idea venuta in mente a questi due ex dipendenti di Yahoo. Ora è un sistema di comunicazione mobile istantaneo dominante in Europa, Asia e Sud America. Già due anni fa Zuckerberg aveva intuito che WhatsApp stava diventando una potenza ma è riuscito ad aggiudicarselo solo questa settimana. Immediata la reazione di Wall Street che quasi all’unanimità ha valutato in modo positivo l’operazione. Su 44 analisti specializzati in Facebook, 37 hanno dato giudizio positivo, sette hanno invitato alla cautela, nessuno ha espresso una valutazione negativa. E il titolo di Facebook ieri ha dato ragione agli analisti: dopo una flessione iniziale del 3,1 per cento ha ripreso quota muovendosi in terreno positivo. La fusione continua a dimostrare in che cosa consista la strategia di Zuckerberg: concentrare la crescita di Facebook su piattaforme mobili, seguendo i trend che garantiscono utenti giovani ed espandendo la presenza su scala mondiale. Ecco allora che agli 1,2 miliardi di utenti Fb si sovrappongono ora 450 milioni di utenti WhatsApp che crescono al ritmo di un milione al giorno. Numeri alla mano questi ultimi risultano ancora più interessanti di quelli di Facebook. Il 70% di loro si collega quotidianamente a WhatsApp, contro il 62% di chi usa Fb. Zuckerberg ha pagato 42 dollari per accaparrarsi ogni singolo abbonato di WhatsApp. Se Facebook avesse aspettato i 19 miliardi di dollari di oggi sarebbero stati ben di più fra sei mesi o un anno.

 Nessuna sala conferenze ai piani alti di un grattacielo. Per firmare l’accordo con Facebook i due fondatori di WhatsApp, Jan Koum e Brian Acton, hanno scelto un luogo tanto improbabile quanto significativo. Hanno voluto che la firma avvenisse in un edificio bianco abbandonato vicino alla ferrovia di Mountainview, in California. Lì una ventina d’anni fa Koum andava a prendere alimenti per la sua famiglia pagando con buoni-pasto statali. Emigrato con sua madre dall’Ucraina non aveva abbastanza soldi per mangiare. Da ieri, all’età di trentasette anni, ha una fortuna stimata intorno ai 6,8 miliardi di dollari. Lui e Acton hanno venduto a Mark Zuckerberg di Facebook la loro startup per 19 miliardi di dollari, una cifra da capogiro se si pensa per esempio che l’intero gruppo Sony vale poco meno di quella cifra. WhatsApp è venuto su dal niente. Nel 2009 era poco più di un’idea venuta in mente a questi due ex dipendenti di Yahoo. Ora è un sistema di comunicazione mobile istantaneo dominante in Europa, Asia e Sud America. Già due anni fa Zuckerberg aveva intuito che WhatsApp stava diventando una potenza ma è riuscito ad aggiudicarselo solo questa settimana. Immediata la reazione di Wall Street che quasi all’unanimità ha valutato in modo positivo l’operazione. Su 44 analisti specializzati in Facebook, 37 hanno dato giudizio positivo, sette hanno invitato alla cautela, nessuno ha espresso una valutazione negativa. E il titolo di Facebook ieri ha dato ragione agli analisti: dopo una flessione iniziale del 3,1 per cento ha ripreso quota muovendosi in terreno positivo. La fusione continua a dimostrare in che cosa consista la strategia di Zuckerberg: concentrare la crescita di Facebook su piattaforme mobili, seguendo i trend che garantiscono utenti giovani ed espandendo la presenza su scala mondiale. Ecco allora che agli 1,2 miliardi di utenti Fb si sovrappongono ora 450 milioni di utenti WhatsApp che crescono al ritmo di un milione al giorno. Numeri alla mano questi ultimi risultano ancora più interessanti di quelli di Facebook. Il 70% di loro si collega quotidianamente a WhatsApp, contro il 62% di chi usa Fb. Zuckerberg ha pagato 42 dollari per accaparrarsi ogni singolo abbonato di WhatsApp. Se Facebook avesse aspettato i 19 miliardi di dollari di oggi sarebbero stati ben di più fra sei mesi o un anno.