Italia, un bronzo storico nel biathlon ai Giochi di Sochi

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«Doro il peperoncino», «Karin la ragazza d’oro», «Dominik l’orsetto da gara» e «Lukasla Ferrari»: è la staffetta mista del biathlon azzurro che ha conquistato ai Giochi di Sochi uno storico bronzo nella gara d’esordio olimpica di questa specialità, che in Italia conta poche decine di atleti. La squadra italiana è arrivata dietro ai norvegesi (primi con 1.09.17) ed ai cechi, due delle formazioni favorite. Ma soprattutto davanti ai nostri rivali più diretti, i tedeschi, staccati di 43 secondi nonostante un budget da 1 milione di euro che noi ci sogniamo: un duello ed un numero che anche qui evocano subito la «partita del secolo» Italia-Germania 4-3 a Città del Messico. Con in più l’ironia della geografia di una squadra tutta altoatesina (tutti di Brunico, tranne Karin Oberhofer che è di Bressanone) che parla con accento tedesco ma compete per l’Italia. È questo team, il più giovane in gara (età media 24,75 anni), a mettere il settimo sigillo sul medagliere italiano con il quinto bronzo di questi Giochi, quarta medaglia nella storia olimpica del biathlon italiano (e il secondo bronzo di squadra dopo la staffetta 4×7,5 km di Calgary), dove l’ultimo podio risale a 16 anni fa, con l’argento di Pieralberto Carrara a Nagano. Una gara perfetta, trainata dal turbo femminile, con Dorothea Wierer che parte in testa e chiude seconda il primo tratto di 6 km, Karin Oberhofer che dopo il sorpasso dei norvegesi difende la terza posizione con un vantaggio di 30 secondi davanti ai polacchi, e infine la coppia Dominik Windish-Lukas Hofer che incrementa il vantaggio sugli inseguitori tedeschi. «No,non è merito di noi donne, ma di tutti, anche se noi donne spariamo normalmente molto meglio degli uomini», scherza la piccola Dorothea, la più giovane del team (23 anni), quella che tutti i compagni indicano come «il capitano», anche se il team non ne ha uno. Ma è lei la più vivace, il «peperoncino» di questo piatto forte del biathlon. «È la medaglia più bella, una medaglia di tutta la squadra. Abbiamo tutti caratteri diversi ma andiamo d’accordo e ci divertiamo», prosegue. «Abbiamo azzeccato la giornata, ci siamo concentrati e abbiamo dato il massimo»,aggiunge. «La staffetta mista era la scelta migliore per far vedere come è cresciuta tutta la squadra italiana, sia maschile che femminile», dice Lukas con i suoi occhi di ghiaccio. «Abbiamo dimostrato che non siamo figli di un dio minore, che non siamo inferiori ai tedeschi, lo abbiamo dimostrato anche in tutta la stagione», sottolinea. Anche nella singola dedica della medaglia emergono le affinità elettive, legate al mondo della famiglia e degli amici: Dorothea «a quelli che hanno creduto veramente in me, pochi, pochi intimi»;Karin «alla squadra, alla famiglia, agli amici»; Dominik «alla mia famiglia, soprattutto ai miei genitori e a mio fratello Marco, un pezzo di medaglia è anche sua perché mi ha aiutato tanto in questi ultimi anni a migliorare»; Lukas, infine, «alla famiglia e in particolare a mio papà che ho perso nel 2012, lui mi ha aiutato tanto sino alla fine». E con la vittoria nella staffetta mista, il 40enne norvegese Ole Einar Bjoerndalen ha conquistato la sua 13esima medaglia olimpica in carriera, diventando l’atleta più medagliato di sempre ai Giochi invernali. (Claudio Salvalaggio – Il Mattino)

«Doro il peperoncino», «Karin la ragazza d'oro», «Dominik l'orsetto da gara» e «Lukasla Ferrari»: è la staffetta mista del biathlon azzurro che ha conquistato ai Giochi di Sochi uno storico bronzo nella gara d'esordio olimpica di questa specialità, che in Italia conta poche decine di atleti. La squadra italiana è arrivata dietro ai norvegesi (primi con 1.09.17) ed ai cechi, due delle formazioni favorite. Ma soprattutto davanti ai nostri rivali più diretti, i tedeschi, staccati di 43 secondi nonostante un budget da 1 milione di euro che noi ci sogniamo: un duello ed un numero che anche qui evocano subito la «partita del secolo» Italia-Germania 4-3 a Città del Messico. Con in più l'ironia della geografia di una squadra tutta altoatesina (tutti di Brunico, tranne Karin Oberhofer che è di Bressanone) che parla con accento tedesco ma compete per l'Italia. È questo team, il più giovane in gara (età media 24,75 anni), a mettere il settimo sigillo sul medagliere italiano con il quinto bronzo di questi Giochi, quarta medaglia nella storia olimpica del biathlon italiano (e il secondo bronzo di squadra dopo la staffetta 4×7,5 km di Calgary), dove l'ultimo podio risale a 16 anni fa, con l'argento di Pieralberto Carrara a Nagano. Una gara perfetta, trainata dal turbo femminile, con Dorothea Wierer che parte in testa e chiude seconda il primo tratto di 6 km, Karin Oberhofer che dopo il sorpasso dei norvegesi difende la terza posizione con un vantaggio di 30 secondi davanti ai polacchi, e infine la coppia Dominik Windish-Lukas Hofer che incrementa il vantaggio sugli inseguitori tedeschi. «No,non è merito di noi donne, ma di tutti, anche se noi donne spariamo normalmente molto meglio degli uomini», scherza la piccola Dorothea, la più giovane del team (23 anni), quella che tutti i compagni indicano come «il capitano», anche se il team non ne ha uno. Ma è lei la più vivace, il «peperoncino» di questo piatto forte del biathlon. «È la medaglia più bella, una medaglia di tutta la squadra. Abbiamo tutti caratteri diversi ma andiamo d'accordo e ci divertiamo», prosegue. «Abbiamo azzeccato la giornata, ci siamo concentrati e abbiamo dato il massimo»,aggiunge. «La staffetta mista era la scelta migliore per far vedere come è cresciuta tutta la squadra italiana, sia maschile che femminile», dice Lukas con i suoi occhi di ghiaccio. «Abbiamo dimostrato che non siamo figli di un dio minore, che non siamo inferiori ai tedeschi, lo abbiamo dimostrato anche in tutta la stagione», sottolinea. Anche nella singola dedica della medaglia emergono le affinità elettive, legate al mondo della famiglia e degli amici: Dorothea «a quelli che hanno creduto veramente in me, pochi, pochi intimi»;Karin «alla squadra, alla famiglia, agli amici»; Dominik «alla mia famiglia, soprattutto ai miei genitori e a mio fratello Marco, un pezzo di medaglia è anche sua perché mi ha aiutato tanto in questi ultimi anni a migliorare»; Lukas, infine, «alla famiglia e in particolare a mio papà che ho perso nel 2012, lui mi ha aiutato tanto sino alla fine». E con la vittoria nella staffetta mista, il 40enne norvegese Ole Einar Bjoerndalen ha conquistato la sua 13esima medaglia olimpica in carriera, diventando l'atleta più medagliato di sempre ai Giochi invernali. (Claudio Salvalaggio – Il Mattino)