NA15/2/14 Basilica San Giovanni ;Maggiore, presentato:”Luisa Sanfelice-1799, la mattanza”.

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Sabato 15 Aprile u.s. per cortese invito del maestro Giuseppe Schirone, presso la Basilica di San Giovanni Maggiore, gremita di pubblico, abbiamo presenziato al dramma lirico Luisa Sanfelice 1799, la mattanza in prima assoluta.  Una operazione  coraggiosa messa in atto dall’Accademia Musicale  “Enrico Caruso”.

L’opera “verista” è stata presentata in uno scenario d’eccezione; quello della Basilica di San Giovanni Maggiore. Il dramma, su musiche di Alessandro D’Alessandro e libretto di Riccardo D’Alessandro e Vincenzo De Simone, è una sintesi della vicenda politica e umana della nobildonna vittima della Rivoluzione napoletana del 1799. Una storia che originata a Parigi, si conclude con un improvvisato boia sotto il Vesuvio.

La verità storica sul dramma della Sanfelice, è incerta. Di seguito ne riportiamo la più probabile:

Andrea Sanfelice, suo cugino. Il matrimonio le conferì anche il titolo nobile dei Duchi di Laurino; infatti, il marito era il cugino del duca di Agropoli e Lauriano (oggi Laureana Cilento)[1].

La sua storia d’amore con Andrea fu molto irrequieta e dissipata, tanto che a corte decisero di separare per un po’ i due coniugi (1794). Ma durante un fugace incontro a Salerno Luisa rimase incinta e per punizione venne spedita al conservatorio di Montecorvino Rovella. Successivamente fu però riammessa a corte, nonostante non fosse gradita alla monarchia borbonica.

In seguito all’invasione francese del 1799 e alla costituzione della Repubblica Partenopea, i Borbone tentarono di riprendere il potere mediante una congiura guidata da una famiglia di banchieri, i Baker (o Baccher) di origine svizzera. Gerardo Baccher, ufficiale dell’esercito regio, perdutamente innamorato di lei (seppur non ricambiato) tentò di proteggerla dalle conseguenze della congiura consegnandole un salvacondotto. La Sanfelice tuttavia consegnò il salvacondotto al suo amante del momento, Ferdinando Ferri, che, venuto a conoscenza della trama della congiura, la denunciò. Molti membri della congiura furono arrestati e condannati a morte mentre la repubblica si avviava alla fine. Un’altra futura vittima celebre della vendetta borbonica, I Baccher furono fucilati in gran fretta nel cortile di Castel Nuovo (probabilmente anche per vendette private) proprio il 13 giugno 1799, giorno della capitolazione della repubblica di fronte all’armata sanfedista comandata dal cardinale Fabrizio Ruffo.

Il re Ferdinando non le perdonò di aver collaborato coi repubblicani e una volta tornato al potere la fece condannare a morte. L’esecuzione della sentenza fu rimandata più volte, perché la Sanfelice si dichiarò incinta, gravidanza confermata da due medici compiacenti (la Sanfelice era giovane e bella, e il suo caso impietosì anche molti accesi nemici della rivoluzione). Nel 1800 venne concesso un indulto che però non era applicabile alle sentenze già passate in giudicato: nel contempo, il re, sempre più infastidito dalle proporzioni che prendeva il caso, dispose il trasferimento della Sanfelice a Palermo, dove una commissione medica escluse la gravidanza. Luisa Sanfelice venne, quindi, giustiziata pochi giorni dopo, l’11 settembre 1800, tra la commiserazione generale. L’accanimento reale nel volere a tutti i costi quella esecuzione apparve una vendetta a freddo.

Le altre persone coinvolte nella repressione della congiura dei Baccher, Vincenzo Cuoco e Ferdinando Ferri, se la cavarono con l’esilio da Napoli. Il secondo poté persino entrare anni dopo nel ministero sotto Ferdinando II delle Due Sicilie.>

L’eroina è stata interpretata dal soprano Valentina Pennino; al contralto Beatrice Amato, è toccato il ruolo della madre della Sanfelice, Camilla  de Molino; mentre il tenore Christian Moschettino ha interpretato il ruolo del banchiere Gerardo Baccher.  Voce narrante,  Sasà Trapanese; al piano il maestro Nataliya Apolenskaya; il coro, dell’Accademia.

Ha diretto magistralmente l’opera il maestro Giuseppe Schirone.

Sono stati eseguiti: Overture – Coro dei soldati francesi “pour la libertè nous pleurons nos amours”; Cavatina –Luisa Sanfelice “S’agita un vento dentro di me”: Aria – Gerardo Baccher, “nel buio dell’esistenza”; Intermezzo – Notturno per pianoforte n.1 op.111; Coro dei delatori, “al soldo noi parliamo”; Aria- Gerardo Baccher “Il mio amore è troppo grande”: Aria – Camilla Salinero (madre di Luisa), “cara figlia adorata”; Aria- Luisa Sanfelice, “l’addio”.

Hanno partecipato:

Christian Moschettino, tenore; Beatrice Amato, mezzo soprano; Valentina Pennino, soprano; Giuseppe Schirone direttore e  maestro concertatore; Sasà Trapanese, attore, dicitore, cantante e regista.

A chiusura dell’evento, sugli applausi del pubblico all’unisono per tutti i partecipanti,  il maestro Giuseppe  Schirone, ha  informato che ha in progetto di portare in scena l’opera completa.

Ci sia consentito esprimere  complimenti per tutti i protagonisti e per coloro che con la loro collaborazione, hanno reso possibile la realizzazione del  riuscito evento.

Alberto Del Grosso

Giornalista Garante del Lettore

di Positanonews.

 

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Sabato 15 Aprile u.s. per cortese invito del maestro Giuseppe Schirone, presso la Basilica di San Giovanni Maggiore, gremita di pubblico, abbiamo presenziato al dramma lirico Luisa Sanfelice 1799, la mattanza in prima assoluta.  Una operazione  coraggiosa messa in atto dall’Accademia Musicale  “Enrico Caruso”.

L’opera “verista” è stata presentata in uno scenario d’eccezione; quello della Basilica di San Giovanni Maggiore. Il dramma, su musiche di Alessandro D’Alessandro e libretto di Riccardo D’Alessandro e Vincenzo De Simone, è una sintesi della vicenda politica e umana della nobildonna vittima della Rivoluzione napoletana del 1799. Una storia che originata a Parigi, si conclude con un improvvisato boia sotto il Vesuvio.

La verità storica sul dramma della Sanfelice, è incerta. Di seguito ne riportiamo la più probabile:

Andrea Sanfelice, suo cugino. Il matrimonio le conferì anche il titolo nobile dei Duchi di Laurino; infatti, il marito era il cugino del duca di Agropoli e Lauriano (oggi Laureana Cilento)[1].

La sua storia d'amore con Andrea fu molto irrequieta e dissipata, tanto che a corte decisero di separare per un po' i due coniugi (1794). Ma durante un fugace incontro a Salerno Luisa rimase incinta e per punizione venne spedita al conservatorio di Montecorvino Rovella. Successivamente fu però riammessa a corte, nonostante non fosse gradita alla monarchia borbonica.

In seguito all'invasione francese del 1799 e alla costituzione della Repubblica Partenopea, i Borbone tentarono di riprendere il potere mediante una congiura guidata da una famiglia di banchieri, i Baker (o Baccher) di origine svizzera. Gerardo Baccher, ufficiale dell'esercito regio, perdutamente innamorato di lei (seppur non ricambiato) tentò di proteggerla dalle conseguenze della congiura consegnandole un salvacondotto. La Sanfelice tuttavia consegnò il salvacondotto al suo amante del momento, Ferdinando Ferri, che, venuto a conoscenza della trama della congiura, la denunciò. Molti membri della congiura furono arrestati e condannati a morte mentre la repubblica si avviava alla fine. Un'altra futura vittima celebre della vendetta borbonica, I Baccher furono fucilati in gran fretta nel cortile di Castel Nuovo (probabilmente anche per vendette private) proprio il 13 giugno 1799, giorno della capitolazione della repubblica di fronte all'armata sanfedista comandata dal cardinale Fabrizio Ruffo.

Il re Ferdinando non le perdonò di aver collaborato coi repubblicani e una volta tornato al potere la fece condannare a morte. L'esecuzione della sentenza fu rimandata più volte, perché la Sanfelice si dichiarò incinta, gravidanza confermata da due medici compiacenti (la Sanfelice era giovane e bella, e il suo caso impietosì anche molti accesi nemici della rivoluzione). Nel 1800 venne concesso un indulto che però non era applicabile alle sentenze già passate in giudicato: nel contempo, il re, sempre più infastidito dalle proporzioni che prendeva il caso, dispose il trasferimento della Sanfelice a Palermo, dove una commissione medica escluse la gravidanza. Luisa Sanfelice venne, quindi, giustiziata pochi giorni dopo, l'11 settembre 1800, tra la commiserazione generale. L'accanimento reale nel volere a tutti i costi quella esecuzione apparve una vendetta a freddo.

Le altre persone coinvolte nella repressione della congiura dei Baccher, Vincenzo Cuoco e Ferdinando Ferri, se la cavarono con l'esilio da Napoli. Il secondo poté persino entrare anni dopo nel ministero sotto Ferdinando II delle Due Sicilie.>

L’eroina è stata interpretata dal soprano Valentina Pennino; al contralto Beatrice Amato, è toccato il ruolo della madre della Sanfelice, Camilla  de Molino; mentre il tenore Christian Moschettino ha interpretato il ruolo del banchiere Gerardo Baccher.  Voce narrante,  Sasà Trapanese; al piano il maestro Nataliya Apolenskaya; il coro, dell’Accademia.

Ha diretto magistralmente l’opera il maestro Giuseppe Schirone.

Sono stati eseguiti: Overture – Coro dei soldati francesi “pour la libertè nous pleurons nos amours”; Cavatina –Luisa Sanfelice “S’agita un vento dentro di me”: Aria – Gerardo Baccher, “nel buio dell’esistenza”; Intermezzo – Notturno per pianoforte n.1 op.111; Coro dei delatori, “al soldo noi parliamo”; Aria- Gerardo Baccher “Il mio amore è troppo grande”: Aria – Camilla Salinero (madre di Luisa), “cara figlia adorata”; Aria- Luisa Sanfelice, “l’addio”.

Hanno partecipato:

Christian Moschettino, tenore; Beatrice Amato, mezzo soprano; Valentina Pennino, soprano; Giuseppe Schirone direttore e  maestro concertatore; Sasà Trapanese, attore, dicitore, cantante e regista.

A chiusura dell’evento, sugli applausi del pubblico all’unisono per tutti i partecipanti,  il maestro Giuseppe  Schirone, ha  informato che ha in progetto di portare in scena l’opera completa.

Ci sia consentito esprimere  complimenti per tutti i protagonisti e per coloro che con la loro collaborazione, hanno reso possibile la realizzazione del  riuscito evento.

Alberto Del Grosso

Giornalista Garante del Lettore

di Positanonews.

 

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