Uscito “Il Foglio Volante” di Febbraio 2014.

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Articolo di Maurizio Vitiello – Uscito “Il Foglio Volante” di febbraio 2014

 

 

È pronto il numero di febbraio 2014 del “Foglio volante” e sta per essere spedito agli abbonati.

In prima pagina un microracconto di Amerigo Iannacone, “Solitudini”.

Vi compaiono poi, oltre alle solite rubriche, testi di Bastiano, Loretta Bonucci, Serena Angela Cucco, Lino Di Stefano, Georges Dumoutiers, Monica Fiorentino, Séamus Heaney, Amerigo Iannacone, Gerardo Vacana.

Ricordiamo che per ricevere regolarmente “Il Foglio volante” in formato cartaceo è necessario abbonarsi.

L’abbonamento – che dà diritto a ricevere tre libri omaggio per un prezzo di copertina superiore al costo dell’abbonamento (18 euro) – serve anche a sostenere un mensile letterario e di cultura varia che non ha altre forme di finanziamento.

Per ricevere copia saggio, ci si può rivolgere all’indirizzo: fogliovolante@libero.it oppure al numero telefonico 0865.90.99.50.

Riportiamo, qui di seguito, il testo di apertura, un breve testo dalla rubrica “Appunti e spunti – Annotazioni linguistiche” e una poesia di Gerardo Vacana.

 

Maurizio Vitiello

 

 

Solitudini

 

Stamattina mi sono alzato alle prime luci dell’alba. Un brutto sogno mi ha fatto svegliare e non ho preso piú sonno. Da quando non mi succedeva di scendere dal letto cosí presto non ricordo. Di solito mi alzo tardi, anche molto tardi.

Da anni, da decenni, la notte mi dedico alla lettura e alla scrittura. Leggo e scrivo la notte perché il giorno ci sono troppe distrazioni. Suonano alla porta, squilla il telefono, rumori che vengono da fuori, la tentazione di alzarsi, magari per andare ad aprire il frigorifero. La notte no. Nessuno ti disturba e non hai scuse. Ma non è solo questo. La notte il cervello lavora in modo diverso, non si deconcentra, non gira a vuoto. Non so perché. Forse è il buio intorno alla luce da tavolo che mi consente di leggere e di scrivere.

Ma stamattina mi sono alzato che il sole ancora non spuntava e sono uscito. Provavo una sorta di accidia, di indolenza, che stonava con la bella giornata serena che si prospettava.

Sono uscito in strada e mi ha sorpreso la vita che ferve la mattina in città. Un formicolio di persone, tutte di fretta. Forse anche la notte c’è gente in giro. Ma io la notte non esco, sono con le mie carte.

Quanta gente. Gente che va, gente che viene. Entro in un bar. Non ricordo da quanto tempo non mi succedeva di entrare una mattina in un bar. Ci sono almeno una quindicina di persone. C’è chi prende un caffè, chi cappuccino e brioche. Uno davanti a me, sembra un camionista, ordina una Vecchia Romagna. Da un televisore situato su una mensola in alto, un giornalista dalla faccia inespressiva e anonima fa la rassegna stampa.

Mi siedo a un tavolino e ordino un caffè. Vorrei conversare con qualcuno, ma non so con chi. Alcuni stanno parlando di calcio: discutono, si accalorano. Sento nomi, calciatori, allenatori, che non conosco. Per quel che riguarda il calcio sono completamente analfabeta.

Rimango almeno un’ora seduto, a sorseggiare il mio caffè. Molti sono entrati e sono usciti. Ma io sono solo. Le sole parole che io ho pronunciato sono “Buongiorno” e “Un caffè” e il solo che si è rivolto a me è il barista, con “Buongiorno” e poi “Prego”, senza nemmeno guardarmi.

Ci sono tante persone. Io non sono solo, sono tremendamente solo. È un mistero come faccia la solitudine a impossessarsi della tua anima. La solitudine non tiene conto della gente, che ti passa davanti, indietro, accanto, sopra: la solitudine si impossessa di te e ti conduce in un mondo misterioso e inquietante. Un mondo dove tutto è niente. Non vivi.

I miei pensieri torneranno a vivere stanotte. Vivranno, si illuderanno di vivere, in un mondo frequentato da fantasmi. Personaggi-fantasmi, come quei sei che vanno in cerca d’autore. C’è Adriano Meis, ci sono Luca Cupiello e Luca Marano, c’è Zeno Cosini, il tenente Giovanni Drogo e tanti altri. Ognuno con la sua solitudine.

 

4.5.12/13.10.12

 

Amerigo Iannacone

 

 

 

Appunti e spunti

Annotazioni linguistiche

di Amerigo Iannacone

 

Rottamazioni linguistiche

 

Il grande rottamatore Renzi, dimenticandosi che viene dalla città che si dice orgogliosa di aver dato i natali al padre della nostra lingua, sta rottamando anche l’italiano a colpi di flexsecurity e job act. “Job act”? Ma job non significa, come si vorrebbe far significare, “lavoro” che in inglese si dice work, bensí “impiego, posto di lavoro, affare, appalto” ed altro.

Il motore di ricerca italiano lanciato l’anno scorso con enfasi dai fondatori del motore Arianna in collaborazione con l’Università degli Studi di Pisa e il Consiglio Nazionale delle Ricerche e realizzato da Tiscali, spiega agli italiani che possono «contribuire ad arricchire il progetto Istella, la grande digital library del sapere comune italiano» (il corsivo è mio). Ecco la grande “innovazione italiana”: si chiama “digital library”. Mica una “biblioteca digitale”! Volete mettere…

 

 

 

La strage del 1° gennaio 2014

 

Sei cadaveri nella mia corte,

la strage piú grande da quando esiste.

Cinque galline morte e una dispersa;

ucciso anche il gallo Bersagliere

(acquistato di recente per dare

un po’ di piacere alle galline

e a me la speranza che qualcuna

chiocciasse e mi allevasse pulcini):

tutti li ha scannati il predatore

piú feroce, la faina.

 

Se penetra in una corte è strage certa.

Solo assetata di sangue, lascia

i cadaveri ghigliottinati

sparsi sul luogo dell’agguato.

Affine al lupo, si comporta

come lui con le pecore e gli altri ovini.

 

Rimpiango la sobrietà della volpe

che prende una gallina alla volta,

ammiro l’orso che si porta via

con dignità una pecora sola.

 

La seconda stalluccia, già pollaio

di zia Lucia quasi centenaria,

è trasformata ora in obitorio:

ospita i corpi esangui,

in attesa di degna sepoltura.

(Scartata con orrore l’ipotesi

di un cassonetto della spazzatura.)

 

Mi restano, a conforto, gli uccelli,

da quest’anno anche storni a non finire,

e le ospiti piú assidue e piú belle:

                                         le tortore.

Ma s’involano tutti al mio apparire!

 

(3 gennaio 2014)

 

Gerardo Vacana

Gallinaro (FR)

 

 

Articolo di Maurizio Vitiello – Uscito “Il Foglio Volante” di febbraio 2014

 

 

È pronto il numero di febbraio 2014 del “Foglio volante” e sta per essere spedito agli abbonati.

In prima pagina un microracconto di Amerigo Iannacone, “Solitudini”.

Vi compaiono poi, oltre alle solite rubriche, testi di Bastiano, Loretta Bonucci, Serena Angela Cucco, Lino Di Stefano, Georges Dumoutiers, Monica Fiorentino, Séamus Heaney, Amerigo Iannacone, Gerardo Vacana.

Ricordiamo che per ricevere regolarmente “Il Foglio volante” in formato cartaceo è necessario abbonarsi.

L’abbonamento – che dà diritto a ricevere tre libri omaggio per un prezzo di copertina superiore al costo dell’abbonamento (18 euro) – serve anche a sostenere un mensile letterario e di cultura varia che non ha altre forme di finanziamento.

Per ricevere copia saggio, ci si può rivolgere all’indirizzo: fogliovolante@libero.it oppure al numero telefonico 0865.90.99.50.

Riportiamo, qui di seguito, il testo di apertura, un breve testo dalla rubrica “Appunti e spunti – Annotazioni linguistiche” e una poesia di Gerardo Vacana.

 

Maurizio Vitiello

 

 

Solitudini

 

Stamattina mi sono alzato alle prime luci dell’alba. Un brutto sogno mi ha fatto svegliare e non ho preso piú sonno. Da quando non mi succedeva di scendere dal letto cosí presto non ricordo. Di solito mi alzo tardi, anche molto tardi.

Da anni, da decenni, la notte mi dedico alla lettura e alla scrittura. Leggo e scrivo la notte perché il giorno ci sono troppe distrazioni. Suonano alla porta, squilla il telefono, rumori che vengono da fuori, la tentazione di alzarsi, magari per andare ad aprire il frigorifero. La notte no. Nessuno ti disturba e non hai scuse. Ma non è solo questo. La notte il cervello lavora in modo diverso, non si deconcentra, non gira a vuoto. Non so perché. Forse è il buio intorno alla luce da tavolo che mi consente di leggere e di scrivere.

Ma stamattina mi sono alzato che il sole ancora non spuntava e sono uscito. Provavo una sorta di accidia, di indolenza, che stonava con la bella giornata serena che si prospettava.

Sono uscito in strada e mi ha sorpreso la vita che ferve la mattina in città. Un formicolio di persone, tutte di fretta. Forse anche la notte c’è gente in giro. Ma io la notte non esco, sono con le mie carte.

Quanta gente. Gente che va, gente che viene. Entro in un bar. Non ricordo da quanto tempo non mi succedeva di entrare una mattina in un bar. Ci sono almeno una quindicina di persone. C’è chi prende un caffè, chi cappuccino e brioche. Uno davanti a me, sembra un camionista, ordina una Vecchia Romagna. Da un televisore situato su una mensola in alto, un giornalista dalla faccia inespressiva e anonima fa la rassegna stampa.

Mi siedo a un tavolino e ordino un caffè. Vorrei conversare con qualcuno, ma non so con chi. Alcuni stanno parlando di calcio: discutono, si accalorano. Sento nomi, calciatori, allenatori, che non conosco. Per quel che riguarda il calcio sono completamente analfabeta.

Rimango almeno un’ora seduto, a sorseggiare il mio caffè. Molti sono entrati e sono usciti. Ma io sono solo. Le sole parole che io ho pronunciato sono “Buongiorno” e “Un caffè” e il solo che si è rivolto a me è il barista, con “Buongiorno” e poi “Prego”, senza nemmeno guardarmi.

Ci sono tante persone. Io non sono solo, sono tremendamente solo. È un mistero come faccia la solitudine a impossessarsi della tua anima. La solitudine non tiene conto della gente, che ti passa davanti, indietro, accanto, sopra: la solitudine si impossessa di te e ti conduce in un mondo misterioso e inquietante. Un mondo dove tutto è niente. Non vivi.

I miei pensieri torneranno a vivere stanotte. Vivranno, si illuderanno di vivere, in un mondo frequentato da fantasmi. Personaggi-fantasmi, come quei sei che vanno in cerca d’autore. C’è Adriano Meis, ci sono Luca Cupiello e Luca Marano, c’è Zeno Cosini, il tenente Giovanni Drogo e tanti altri. Ognuno con la sua solitudine.

 

4.5.12/13.10.12

 

Amerigo Iannacone

 

 

 

Appunti e spunti

Annotazioni linguistiche

di Amerigo Iannacone

 

Rottamazioni linguistiche

 

Il grande rottamatore Renzi, dimenticandosi che viene dalla città che si dice orgogliosa di aver dato i natali al padre della nostra lingua, sta rottamando anche l’italiano a colpi di flexsecurity e job act. “Job act”? Ma job non significa, come si vorrebbe far significare, “lavoro” che in inglese si dice work, bensí “impiego, posto di lavoro, affare, appalto” ed altro.

Il motore di ricerca italiano lanciato l’anno scorso con enfasi dai fondatori del motore Arianna in collaborazione con l’Università degli Studi di Pisa e il Consiglio Nazionale delle Ricerche e realizzato da Tiscali, spiega agli italiani che possono «contribuire ad arricchire il progetto Istella, la grande digital library del sapere comune italiano» (il corsivo è mio). Ecco la grande “innovazione italiana”: si chiama “digital library”. Mica una “biblioteca digitale”! Volete mettere…

 

 

 

La strage del 1° gennaio 2014

 

Sei cadaveri nella mia corte,

la strage piú grande da quando esiste.

Cinque galline morte e una dispersa;

ucciso anche il gallo Bersagliere

(acquistato di recente per dare

un po’ di piacere alle galline

e a me la speranza che qualcuna

chiocciasse e mi allevasse pulcini):

tutti li ha scannati il predatore

piú feroce, la faina.

 

Se penetra in una corte è strage certa.

Solo assetata di sangue, lascia

i cadaveri ghigliottinati

sparsi sul luogo dell’agguato.

Affine al lupo, si comporta

come lui con le pecore e gli altri ovini.

 

Rimpiango la sobrietà della volpe

che prende una gallina alla volta,

ammiro l’orso che si porta via

con dignità una pecora sola.

 

La seconda stalluccia, già pollaio

di zia Lucia quasi centenaria,

è trasformata ora in obitorio:

ospita i corpi esangui,

in attesa di degna sepoltura.

(Scartata con orrore l’ipotesi

di un cassonetto della spazzatura.)

 

Mi restano, a conforto, gli uccelli,

da quest’anno anche storni a non finire,

e le ospiti piú assidue e piú belle:

                                         le tortore.

Ma s’involano tutti al mio apparire!

 

(3 gennaio 2014)

 

Gerardo Vacana

Gallinaro (FR)