15/2/14 -Il Gran Caffe’ Gambrinus, origini e storia.

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Il Gran Caffè Gambrinus è uno dei più riusciti esempi in Italia di caffè letterario di ispirazione europea. Tempio dell’elite intellettuale napoletana e internazionale dove ritrovarsi per fare politica, letteratura e arte.

La storia del Gran Caffè Gambrinus inizia con l’Unità di Italia quando, nel 1860, al piano terra del palazzo della Foresteria, l’elegante edificio del 1816 che oggi ospita la sede della Prefettura, viene aperto il “Gran Caffè”. Affacciato direttamente su Piazza Plebiscito e Palazzo Reale, il Caffè diventa in breve tempo il salotto del bel mondo cittadino. La fama dovuta all’opera dei migliori pasticceri, gelatai e baristi provenienti da tutta Europa procura subito al Caffè la benevolenza della famiglia reale e il riconoscimento per decreto di “Fornitore della Real Casa”, onorificenza tributata dai Borbone soltanto ai migliori fornitori del Regno delle due Sicilie.

Nel 1885 il Gran Caffè sembra essere sul punto di chiudere, ma di lì a poco le sue sale sarebbero state aperte ai napoletani e ai viaggiatori in una nuova più grande magnificenza. Nel 1890, infatti, Mariano Vacca, uomo avveduto e frequentatore di artisti e attori, prende in fitto i locali della Foresteria e ne affida la ristrutturazione all’architetto Antonio Curri, docente di Architettura, nonché Ornato nella Real Università di Napoli e professore onorario dell’Istituto di Belle Arti. Grazie alla perizia di più di quaranta tra artigiani e artisti, il Caffè diventa uno scrigno prezioso di opere d’arte: le sale vengono decorate con i marmi di Jenny e Fiore, gli stucchi del Bocchetta, i bassorilievi del Cepparulo e le tappezzerie del Porcelli; le pareti decorate dai più importanti paesaggisti napoletani.

Il Caffè diventa una preziosa galleria d’arte nel cuore nobile di Napoli e viene valorizzata con l’ultima conquista della modernità, l’illuminazione elettrica. Per festeggiare la rinascita, il Caffè viene ribattezzato “Gran Caffè Gambrinus”,  in nome del leggendario re delle Fiandre inventore della birra.  

 L’intenzione è quella di fondere nell’immaginario le due più famose bevande d’Europa: la birra, nordica, bionda e fredda, e il caffè, scuro, bollente, piacere tipicamente napoletano. 

Inaugurato ufficialmente il 3 novembre 1890, il Gran Caffè Gambrinus diventa da subito il cuore della vita mondana, culturale e letteraria della città: re, regine, politici, giornalisti, letterati e artisti di fama internazionale ne fanno il luogo dove incontrarsi, discutere e scrivere versi, come nella migliore tradizione europea del caffè letterario. Le sale iniziano ad essere indicate per l’argomento degli incontri e dei simposi che vi si tengono: la sala politica, la sala della vita, la sala rotonda. Il Caffè è ormai tappa obbligata per qualsiasi visita della città. A partire dalla Belle Epoque in poi, nelle sale dorate del Caffè si avvicendano personaggi illustri d’ogni paese: scrittori di fama internazionale come Oscar Wilde, Ernest Hemingway, Jean Paul Sartre; gli esponenti più illustri della canzone e del teatro napoletano come Ernesto Murolo, Eduardo Scarpetta, Totò, i fratelli De Filippo, Salvatore Di Giacomo, Eduardo Scarfoglio e Matilde Serao presentarono il quotidiano” Il Corriere  di Roma”,  D’Annunzio ( vi scrisse ‘A vucchella’), Ferdinando Russo, Enrico De Nicola, Giovanni Porzio, Libero Bovio, i pittori Morelli, Altamura, Casciaro, Caprile, Dalbono e tanti altri fino ai Presidenti della Repubblica Italiana che quando vengono a villa Rosbery non rinunciano mai ad un buon caffè al Gambrinus.

E’ da notare sotto la volta della sala Rotonda. Il gran lavoro di stucchi “La danza delle ore” dello scultore Salvatore Cepparulo

Il Gran Caffè Gambrinus prospera fino al 1938 quando il prefetto Marziale ne decide la chiusura perché considerato luogo di ritrovo antifascista. Fortunatamente interviene Il Banco di Napoli a rilevarne alcune parti per i propri uffici, evitando così che tante opere d’arte andassero distrutte.

Con i Sergio, Napoli si riappropria della sua storia. Riportato ai suoi antichi fasti, il Gran Caffè Gambrinus torna ad essere il cuore pulsante e il salotto elegante della città. Oggi, il lavoro di valorizzazione iniziato da Michele Sergio è portato avanti dai figli Arturo e Antonio Sergio che fanno ancora grande l’unico storico caffè letterario, fiore all’occhiello della città di Napoli. 

Alberto Del Grosso

Giornalista Garante del Lettore

di Positanonews  

 

Il Gran Caffè Gambrinus è uno dei più riusciti esempi in Italia di caffè letterario di ispirazione europea. Tempio dell’elite intellettuale napoletana e internazionale dove ritrovarsi per fare politica, letteratura e arte.

La storia del Gran Caffè Gambrinus inizia con l'Unità di Italia quando, nel 1860, al piano terra del palazzo della Foresteria, l'elegante edificio del 1816 che oggi ospita la sede della Prefettura, viene aperto il “Gran Caffè”. Affacciato direttamente su Piazza Plebiscito e Palazzo Reale, il Caffè diventa in breve tempo il salotto del bel mondo cittadino. La fama dovuta all'opera dei migliori pasticceri, gelatai e baristi provenienti da tutta Europa procura subito al Caffè la benevolenza della famiglia reale e il riconoscimento per decreto di "Fornitore della Real Casa", onorificenza tributata dai Borbone soltanto ai migliori fornitori del Regno delle due Sicilie.

Nel 1885 il Gran Caffè sembra essere sul punto di chiudere, ma di lì a poco le sue sale sarebbero state aperte ai napoletani e ai viaggiatori in una nuova più grande magnificenza. Nel 1890, infatti, Mariano Vacca, uomo avveduto e frequentatore di artisti e attori, prende in fitto i locali della Foresteria e ne affida la ristrutturazione all'architetto Antonio Curri, docente di Architettura, nonché Ornato nella Real Università di Napoli e professore onorario dell’Istituto di Belle Arti. Grazie alla perizia di più di quaranta tra artigiani e artisti, il Caffè diventa uno scrigno prezioso di opere d'arte: le sale vengono decorate con i marmi di Jenny e Fiore, gli stucchi del Bocchetta, i bassorilievi del Cepparulo e le tappezzerie del Porcelli; le pareti decorate dai più importanti paesaggisti napoletani.

Il Caffè diventa una preziosa galleria d'arte nel cuore nobile di Napoli e viene valorizzata con l'ultima conquista della modernità, l'illuminazione elettrica. Per festeggiare la rinascita, il Caffè viene ribattezzato “Gran Caffè Gambrinus”,  in nome del leggendario re delle Fiandre inventore della birra.  

 L'intenzione è quella di fondere nell'immaginario le due più famose bevande d'Europa: la birra, nordica, bionda e fredda, e il caffè, scuro, bollente, piacere tipicamente napoletano. 

Inaugurato ufficialmente il 3 novembre 1890, il Gran Caffè Gambrinus diventa da subito il cuore della vita mondana, culturale e letteraria della città: re, regine, politici, giornalisti, letterati e artisti di fama internazionale ne fanno il luogo dove incontrarsi, discutere e scrivere versi, come nella migliore tradizione europea del caffè letterario. Le sale iniziano ad essere indicate per l'argomento degli incontri e dei simposi che vi si tengono: la sala politica, la sala della vita, la sala rotonda. Il Caffè è ormai tappa obbligata per qualsiasi visita della città. A partire dalla Belle Epoque in poi, nelle sale dorate del Caffè si avvicendano personaggi illustri d'ogni paese: scrittori di fama internazionale come Oscar Wilde, Ernest Hemingway, Jean Paul Sartre; gli esponenti più illustri della canzone e del teatro napoletano come Ernesto Murolo, Eduardo Scarpetta, Totò, i fratelli De Filippo, Salvatore Di Giacomo, Eduardo Scarfoglio e Matilde Serao presentarono il quotidiano” Il Corriere  di Roma”,  D’Annunzio ( vi scrisse ‘A vucchella’), Ferdinando Russo, Enrico De Nicola, Giovanni Porzio, Libero Bovio, i pittori Morelli, Altamura, Casciaro, Caprile, Dalbono e tanti altri fino ai Presidenti della Repubblica Italiana che quando vengono a villa Rosbery non rinunciano mai ad un buon caffè al Gambrinus.

E’ da notare sotto la volta della sala Rotonda. Il gran lavoro di stucchi “La danza delle ore” dello scultore Salvatore Cepparulo

Il Gran Caffè Gambrinus prospera fino al 1938 quando il prefetto Marziale ne decide la chiusura perché considerato luogo di ritrovo antifascista. Fortunatamente interviene Il Banco di Napoli a rilevarne alcune parti per i propri uffici, evitando così che tante opere d'arte andassero distrutte.

Con i Sergio, Napoli si riappropria della sua storia. Riportato ai suoi antichi fasti, il Gran Caffè Gambrinus torna ad essere il cuore pulsante e il salotto elegante della città. Oggi, il lavoro di valorizzazione iniziato da Michele Sergio è portato avanti dai figli Arturo e Antonio Sergio che fanno ancora grande l'unico storico caffè letterario, fiore all’occhiello della città di Napoli. 

Alberto Del Grosso

Giornalista Garante del Lettore

di Positanonews