MAMMA TONINA RICORDA IL SUO PIRATA -PANTANI . QUELLA CADUTA IN COSTIERA AMALFITANA E LA SFORTUNA

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Sfortunato il “Pirata” Marco Pantani come quando cadde in Costiera amalfitana sul Valico di Chiunzi, un gatto gli attraversò la strada. L’ottava tappa del Giro d’ Italia Maddaloni – Cava de’ Tirreni il 25 maggio1997 toccò costa d’ Amalfi finì in una caduta rovinosa mentre si avviava dopo il Valico di Chiunzi a scendere verso Maiori quando alle 16 e 11 minuti un gatto bianco taglia d’ improvviso la strada ai corridori e il campione romagnolo sbatte contro il muretto a sinistra che limita la carreggiata. le cronache dell’epoca, che riportammo anche noi di Positanonews, parlavano di “sfortuna”, due anni prima un gippone lo aveva quasi ammazzato e si stava riprendendo da vari traumi, lì terminò la sua gara. Anche il patron del Giro Castellano di Sant’Agnello ci parlava sempre di “sfortuna”, lo abbiamo sentito di recente a Sorrento all’ultimo giro d’ Italia “Pantani non pensava che gli facessero l’antidoping…”, poteva fare, detto sottinteso, come altri che si “puliscono” , lui era comunque sofferente e spesso assumeva medicine per curarsi.. Ma vogliamo sentire , a dieci anni daI suo suicidio, che ancora oggi getta un’ombra di tristezza sul mondo del ciclismo, la mdare. I tifosi hanno nostalgia del campione, del ciclista, a lei manca il figlio. Sono passati 10 anni da quando Marco Pantani chiuse per sempre alla vita e lei, Tonina Pantani, aspetta ancora risposte. Concrete, certe. “Marco non tornerà mai, ma io aspetto ancora la verità, su Rimini (dove fu trovato morto, ndr) come su Madonna di Campiglio”, dice all’ANSA. Nel ricordo, ancora candido, c’è spazio anche per qualche accusa. Mamma Tonina ha chiesto più volte che l’inchiesta sulla morte del figlio venisse riaperta, perché restano ancora tanti punti interrogativi. “Ho letto i faldoni, – osserva – Marco non era solo quella sera del 14 febbraio 2004, nel residence di Rimini dove è stato trovato morto con lui potevano esserci più persone. Chiamò i carabinieri, parlando di persone che gli davano fastidio e, dopo un’ora, fu trovato senza vita”. C’è anche l’irrisolta storia dei giubbotti “lasciati a Milano e ritrovati nel residence “Le Rose”, dove si era recato senza bagaglio”. Chi li portò a Rimini? Questo, insieme a molti altri indizi, resta un mistero. “Il mio dubbio più grande e’ che Marco possa essere stato ucciso”, ammette Tonina Pantani. Dopo 10 anni, le domande restano ancora le stesse e vanno di pari passo con i sentimenti, i ricordi, il dolore, con il quale la donna ha imparato a convivere. E’ affranta e delusa ma prova un po’ di sollievo quando parla del suo Marco, delle sue imprese, dei trionfi, delle scalate. Andava più forte in salita, “perché così abbrevio la mia sofferenza”, amava ripetere. “Era il numero 1, è stato un atleta irripetibile, un ragazzo buono, coraggioso: avrebbe dovuto mandare a quel paese tutti quanti, soprattutto chi gli diceva di non vincere. Il doping? E’ sempre esistito, però Marco non lo ha mai preso. E poi, sai che soddisfazione: vincere sapendo di avere barato. Non era da Marco. Lui, per il ciclismo e per lo sport in generale, ha rappresentato tantissimo. Tutt’ora tanti bambini vanno a salutarlo al cimitero, lasciano disegni per lui, lo ritraggono mentre pedala fra due ali di folla, in mezzo alle cime innevate. Questo è già di per sé bellissimo”. C’è una data nella vita di Pantani che non può essere cancellata: 5 giugno 1999, mentre si apprestava a vincere il suo secondo Giro d’Italia consecutivo, venne fermato a Madonna di Campiglio, perché il livello del suo ematocrito era oltre il massimo consentito. Secondo mamma Pantani è stato un “controllo fuori controllo. Di quel giorno mi sono rimasti dentro tanti dubbi – è il pensiero di Tonina Pantani -: giorni prima, in maglia rosa, a Marco era stato rilevato un tasso di ematocrito pari a 46.0. Come ha fatto in pochi giorni a salire? E’ tutto molto poco chiaro. Strano. Il mio Marco è sempre stato dolce, sereno, allegro, andava pazzo per i bambini. Ha sempre rispettato le regole. Mi diceva: “Fai la brava che io devo badare a te quando sarai vecchia”. Le recenti dichiarazioni di Danilo Di Luca (“per arrivare fra i primi dieci, al Giro devi per forza assumere l’Epo…”) hanno fatto breccia nel suo cuore di mamma ferita. “Sono molto arrabbiata con lui, non mi piace la gente che spara nel mucchio. Faccia i nomi davanti ai magistrati, se sa qualcosa. Voglio incontrarlo, parlargli”. Ma è a suo figlio che vorrebbe parlare ancora. “Cosa gli direi se potessi incontrarlo? Io gli parlo ogni giorno, avverto sempre la sua presenza al mio fianco”, conclude.

Morte Pantani, i dubbi dell’avvocato: “Inquinata la scena del crimine”

Il legale: “Le indagini si indirizzano in un’unica direzione, e cioè la droga, mentre secondo me dovevano essere lasciati aperti altri scenari”

A dieci anni dalla morte di Marco Pantani, il triste epilogo della storia del Pirata fa sempre male e sulla vicenda aleggiano ancora dubbi e sospetti. L’ultimo arriva dall’avvocato Antonio De Renzis, legale della famiglia del ciclista e riguarda la stanza D5 del residence “Le Rose” di Rimini: “La scena del crimine fu inquinata. Le indagini si indirizzarono solo sulla droga, ma dovevano essere considerati anche altri scenari” “180 fotografie a colori, un video di un’ora che si interrompe due volte, ma non dovrebbero mai venire interrotti i video che riprendono le scene di un crimine. Si vede una persona in camice bianco senza i copriscarpe e senza il copritesta che fa le riprese e in un fotogramma ci sono sei persone vestite come noi nella stanza – ha spiegato il legale a ‘Mattino Cinque’-. Quindi l’inquinamento della scena è provato dalle immagini”. Accuse pesanti, che riportano indietro il tempo e puntano il dito contro gli investigatori e la fretta di chiudere il caso. “Marco era in una pozza di sangue in una stanza che sembrava divelta da un uragano – ha proseguito l’avvocato -. Vedendo il video si comprende immediatamente come le indagini si indirizzano in un’unica direzione, e cioè la droga, mentre secondo me dovevano essere lasciati aperti altri scenari e noi vogliamo approfondire alcuni piccoli, ma grandi particolari”. Nel dettaglio, la famiglia intende capire cosa è successo in quel residence. “Chiederemo che certi dati vengano approfonditi, ci sono persone alle quali si sarebbero dovute fare determinate domande, perché sembrerebbe che Marco non sia stato chiuso quattro giorni lì dentro come, invece, sostiene la versione ufficiale”, precisa il legale. “In quella stanza ci sono oggetti che sicuramente non sono arrivati con Marco perché ci sono tre testimoni che dicono esattamente come Marco è arrivato lì e certe cose non c’erano”, ha aggiunto l’avvocato De Renzis, aggiungendo poi anche alcuni particolari sulla scena del crimine: “Ci sono altri elementi da chiarire: Marco, secondo la versione ufficiale, avrebbe avuto un delirio, ma la specchiera divelta dal bagno è per terra ma intatta; la tv è sul pavimento, ma girata dal lato giusto; le padelle, che sarebbero state lanciate, sono casualmente tutte rivolte dal lato corretto”. Dubbi e dettagli ancora tutti da chiarire.

 

Pantani e il testimone oculare: quante ombre su quel 5 giugno 1999 a Madonna di Campiglio

Davide Dezan ci anticipa lo ‘speciale’ sulla morte del Pirata con l’importante intervista in esclusiva: “Dal suo racconto emerge che la sera prima il tasso di ematocrito di Marco era 48.2-48.3, ben lontano dal 53 riscontrato”

Sarà uno speciale molto importante perché ci farà fare molti passi in avanti sui misteri della vita di Marco Pantani, i misteri di Campiglio e i tanti dubbi legati alla sua morte”. Parola del nostro Davide Dezan, che ha curato “Il mistero Pantani”, in onda oggi 14 febbraio alle ore 23.45 su Italia 1, condotto dal direttore di Sportmediaset Claudio Brachino e dedicato all’ex campione di ciclismo a 10 anni dalla sua morte. Pantani e il testimone oculare: quante ombre su quel 5 giugno 1999 a Madonna di Campiglio “Antonio De Rensis, avvocato della famiglia Pantani, sta facendo un lavoro preziosissimo per fare luce sulle tante ombre che ancora accompagnano il giorno di San Valentino di 10 anni fa e per cercare di dare risposta al disperato appello della mamma di Marco, che da tanto tempo ricerca la verità e urla al mondo “Mio figlio è stato ucciso” – ci spiega Dezan – Si stanno facendo passi in avanti importantissimi e probabilmente su quello che è avvenuto quel giorno dobbiamo aspettarci molte novità e anche qualche colpo di scena. Passi in avanti proprio sul 5 giugno 1999, giorno della cacciata di Pantani da Madonna di Campiglio. Tutta l’Italia si svegliò con la notizia della sua maglia rosa strappata e un tasso di ematocrito superiore ai valori consentiti. Ho sotto gli occhi i documenti di quel giorno e il valore medio scritto da chi effettuò il controllo era addirittura 53″. “Ma noi, dopo tanti mesi di ricerca – svela Dezan – abbiamo raccolto la testimonianza di una persona molto attendibile, di un teste oculare che ci racconta di aver visto Marco la sera prima del controllo, che tutti sapevano sarebbe avvenuto, misurarsi da solo il suo tasso di ematocrito. Questa persona riferisce che il tasso di ematocrito di Marco era 48.2-48.3, quindi un limite ben al di sotto di quel 53 riscontrato a poche ore di distanza. Si tratta di una testimonianza importantissima, che potrebbe spostare di molto l’interpretazione dei fatti di quel giorno”. E’ la prima volta che un testimone si espone in maniera così forte, gettando molte ombre su quella giornata. E non è l’unica: ce ne potrebbe essere un’altra in grado di ribaltare la lettura e la storia di quei fatti. “Nella prima parte dello speciale – prosegue Dezan – ricostruiremo gli ultimi giorni di Marco Pantani ora per ora, ponendo l’accento sui tanti misteri legati a quello che accadde nel Residence ‘Le Rose’ di Rimini e raccontando tutto ciò che finora non si è detto. Cercheremo poi di far capire come la famiglia Pantani e l’avvocato De Rensis stanno lavorando per far riaprire l’inchiesta”. Misteri, dubbi, tante ombre. Ma anche, e soprattutto, le grandi vittorie di Marco Pantani. I trionfi al Giro d’Italia e al Tour de France. Imprese di un campione diventato mito.

Fonte.sportmediaset

Sfortunato il "Pirata" Marco Pantani come quando cadde in Costiera amalfitana sul Valico di Chiunzi, un gatto gli attraversò la strada. L'ottava tappa del Giro d' Italia Maddaloni – Cava de' Tirreni il 25 maggio1997 toccò costa d' Amalfi finì in una caduta rovinosa mentre si avviava dopo il Valico di Chiunzi a scendere verso Maiori quando alle 16 e 11 minuti un gatto bianco taglia d' improvviso la strada ai corridori e il campione romagnolo sbatte contro il muretto a sinistra che limita la carreggiata. le cronache dell'epoca, che riportammo anche noi di Positanonews, parlavano di "sfortuna", due anni prima un gippone lo aveva quasi ammazzato e si stava riprendendo da vari traumi, lì terminò la sua gara. Anche il patron del Giro Castellano di Sant'Agnello ci parlava sempre di "sfortuna", lo abbiamo sentito di recente a Sorrento all'ultimo giro d' Italia "Pantani non pensava che gli facessero l'antidoping…", poteva fare, detto sottinteso, come altri che si "puliscono" , lui era comunque sofferente e spesso assumeva medicine per curarsi.. Ma vogliamo sentire , a dieci anni daI suo suicidio, che ancora oggi getta un'ombra di tristezza sul mondo del ciclismo, la mdare. I tifosi hanno nostalgia del campione, del ciclista, a lei manca il figlio. Sono passati 10 anni da quando Marco Pantani chiuse per sempre alla vita e lei, Tonina Pantani, aspetta ancora risposte. Concrete, certe. "Marco non tornerà mai, ma io aspetto ancora la verità, su Rimini (dove fu trovato morto, ndr) come su Madonna di Campiglio", dice all'ANSA. Nel ricordo, ancora candido, c'è spazio anche per qualche accusa. Mamma Tonina ha chiesto più volte che l'inchiesta sulla morte del figlio venisse riaperta, perché restano ancora tanti punti interrogativi. "Ho letto i faldoni, – osserva – Marco non era solo quella sera del 14 febbraio 2004, nel residence di Rimini dove è stato trovato morto con lui potevano esserci più persone. Chiamò i carabinieri, parlando di persone che gli davano fastidio e, dopo un'ora, fu trovato senza vita". C’è anche l’irrisolta storia dei giubbotti "lasciati a Milano e ritrovati nel residence “Le Rose”, dove si era recato senza bagaglio". Chi li portò a Rimini? Questo, insieme a molti altri indizi, resta un mistero. “Il mio dubbio più grande e' che Marco possa essere stato ucciso”, ammette Tonina Pantani. Dopo 10 anni, le domande restano ancora le stesse e vanno di pari passo con i sentimenti, i ricordi, il dolore, con il quale la donna ha imparato a convivere. E’ affranta e delusa ma prova un po’ di sollievo quando parla del suo Marco, delle sue imprese, dei trionfi, delle scalate. Andava più forte in salita, "perché così abbrevio la mia sofferenza", amava ripetere. "Era il numero 1, è stato un atleta irripetibile, un ragazzo buono, coraggioso: avrebbe dovuto mandare a quel paese tutti quanti, soprattutto chi gli diceva di non vincere. Il doping? E’ sempre esistito, però Marco non lo ha mai preso. E poi, sai che soddisfazione: vincere sapendo di avere barato. Non era da Marco. Lui, per il ciclismo e per lo sport in generale, ha rappresentato tantissimo. Tutt’ora tanti bambini vanno a salutarlo al cimitero, lasciano disegni per lui, lo ritraggono mentre pedala fra due ali di folla, in mezzo alle cime innevate. Questo è già di per sé bellissimo”. C’è una data nella vita di Pantani che non può essere cancellata: 5 giugno 1999, mentre si apprestava a vincere il suo secondo Giro d’Italia consecutivo, venne fermato a Madonna di Campiglio, perché il livello del suo ematocrito era oltre il massimo consentito. Secondo mamma Pantani è stato un “controllo fuori controllo. Di quel giorno mi sono rimasti dentro tanti dubbi – è il pensiero di Tonina Pantani -: giorni prima, in maglia rosa, a Marco era stato rilevato un tasso di ematocrito pari a 46.0. Come ha fatto in pochi giorni a salire? E' tutto molto poco chiaro. Strano. Il mio Marco è sempre stato dolce, sereno, allegro, andava pazzo per i bambini. Ha sempre rispettato le regole. Mi diceva: “Fai la brava che io devo badare a te quando sarai vecchia”. Le recenti dichiarazioni di Danilo Di Luca (“per arrivare fra i primi dieci, al Giro devi per forza assumere l'Epo…”) hanno fatto breccia nel suo cuore di mamma ferita. “Sono molto arrabbiata con lui, non mi piace la gente che spara nel mucchio. Faccia i nomi davanti ai magistrati, se sa qualcosa. Voglio incontrarlo, parlargli". Ma è a suo figlio che vorrebbe parlare ancora. “Cosa gli direi se potessi incontrarlo? Io gli parlo ogni giorno, avverto sempre la sua presenza al mio fianco”, conclude.

Morte Pantani, i dubbi dell'avvocato: "Inquinata la scena del crimine"

Il legale: "Le indagini si indirizzano in un'unica direzione, e cioè la droga, mentre secondo me dovevano essere lasciati aperti altri scenari"

A dieci anni dalla morte di Marco Pantani, il triste epilogo della storia del Pirata fa sempre male e sulla vicenda aleggiano ancora dubbi e sospetti. L'ultimo arriva dall'avvocato Antonio De Renzis, legale della famiglia del ciclista e riguarda la stanza D5 del residence "Le Rose" di Rimini: "La scena del crimine fu inquinata. Le indagini si indirizzarono solo sulla droga, ma dovevano essere considerati anche altri scenari" "180 fotografie a colori, un video di un'ora che si interrompe due volte, ma non dovrebbero mai venire interrotti i video che riprendono le scene di un crimine. Si vede una persona in camice bianco senza i copriscarpe e senza il copritesta che fa le riprese e in un fotogramma ci sono sei persone vestite come noi nella stanza – ha spiegato il legale a 'Mattino Cinque'-. Quindi l'inquinamento della scena è provato dalle immagini". Accuse pesanti, che riportano indietro il tempo e puntano il dito contro gli investigatori e la fretta di chiudere il caso. "Marco era in una pozza di sangue in una stanza che sembrava divelta da un uragano – ha proseguito l'avvocato -. Vedendo il video si comprende immediatamente come le indagini si indirizzano in un'unica direzione, e cioè la droga, mentre secondo me dovevano essere lasciati aperti altri scenari e noi vogliamo approfondire alcuni piccoli, ma grandi particolari". Nel dettaglio, la famiglia intende capire cosa è successo in quel residence. "Chiederemo che certi dati vengano approfonditi, ci sono persone alle quali si sarebbero dovute fare determinate domande, perché sembrerebbe che Marco non sia stato chiuso quattro giorni lì dentro come, invece, sostiene la versione ufficiale", precisa il legale. "In quella stanza ci sono oggetti che sicuramente non sono arrivati con Marco perché ci sono tre testimoni che dicono esattamente come Marco è arrivato lì e certe cose non c'erano", ha aggiunto l'avvocato De Renzis, aggiungendo poi anche alcuni particolari sulla scena del crimine: "Ci sono altri elementi da chiarire: Marco, secondo la versione ufficiale, avrebbe avuto un delirio, ma la specchiera divelta dal bagno è per terra ma intatta; la tv è sul pavimento, ma girata dal lato giusto; le padelle, che sarebbero state lanciate, sono casualmente tutte rivolte dal lato corretto". Dubbi e dettagli ancora tutti da chiarire.

 

Pantani e il testimone oculare: quante ombre su quel 5 giugno 1999 a Madonna di Campiglio

Davide Dezan ci anticipa lo 'speciale' sulla morte del Pirata con l'importante intervista in esclusiva: "Dal suo racconto emerge che la sera prima il tasso di ematocrito di Marco era 48.2-48.3, ben lontano dal 53 riscontrato"

Sarà uno speciale molto importante perché ci farà fare molti passi in avanti sui misteri della vita di Marco Pantani, i misteri di Campiglio e i tanti dubbi legati alla sua morte". Parola del nostro Davide Dezan, che ha curato "Il mistero Pantani", in onda oggi 14 febbraio alle ore 23.45 su Italia 1, condotto dal direttore di Sportmediaset Claudio Brachino e dedicato all'ex campione di ciclismo a 10 anni dalla sua morte. Pantani e il testimone oculare: quante ombre su quel 5 giugno 1999 a Madonna di Campiglio "Antonio De Rensis, avvocato della famiglia Pantani, sta facendo un lavoro preziosissimo per fare luce sulle tante ombre che ancora accompagnano il giorno di San Valentino di 10 anni fa e per cercare di dare risposta al disperato appello della mamma di Marco, che da tanto tempo ricerca la verità e urla al mondo "Mio figlio è stato ucciso" – ci spiega Dezan – Si stanno facendo passi in avanti importantissimi e probabilmente su quello che è avvenuto quel giorno dobbiamo aspettarci molte novità e anche qualche colpo di scena. Passi in avanti proprio sul 5 giugno 1999, giorno della cacciata di Pantani da Madonna di Campiglio. Tutta l'Italia si svegliò con la notizia della sua maglia rosa strappata e un tasso di ematocrito superiore ai valori consentiti. Ho sotto gli occhi i documenti di quel giorno e il valore medio scritto da chi effettuò il controllo era addirittura 53". "Ma noi, dopo tanti mesi di ricerca – svela Dezan – abbiamo raccolto la testimonianza di una persona molto attendibile, di un teste oculare che ci racconta di aver visto Marco la sera prima del controllo, che tutti sapevano sarebbe avvenuto, misurarsi da solo il suo tasso di ematocrito. Questa persona riferisce che il tasso di ematocrito di Marco era 48.2-48.3, quindi un limite ben al di sotto di quel 53 riscontrato a poche ore di distanza. Si tratta di una testimonianza importantissima, che potrebbe spostare di molto l'interpretazione dei fatti di quel giorno". E' la prima volta che un testimone si espone in maniera così forte, gettando molte ombre su quella giornata. E non è l'unica: ce ne potrebbe essere un'altra in grado di ribaltare la lettura e la storia di quei fatti. "Nella prima parte dello speciale – prosegue Dezan – ricostruiremo gli ultimi giorni di Marco Pantani ora per ora, ponendo l'accento sui tanti misteri legati a quello che accadde nel Residence 'Le Rose' di Rimini e raccontando tutto ciò che finora non si è detto. Cercheremo poi di far capire come la famiglia Pantani e l'avvocato De Rensis stanno lavorando per far riaprire l'inchiesta". Misteri, dubbi, tante ombre. Ma anche, e soprattutto, le grandi vittorie di Marco Pantani. I trionfi al Giro d'Italia e al Tour de France. Imprese di un campione diventato mito.

Fonte.sportmediaset