Il crossover di Beatles Go Baroque

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Questa sera, alle ore 18,30, presso il Teatro Nuovo, verrà inaugurata la rassegna “Musicanova” diretta da Amleto Soldani, con un concerto dell’orchestra orchestra da camera dello spazio di Via Laspro

Di Olga Chieffi

 Sono trascorsi cinque anni da quando applaudimmo il giovanissimo violinista Amleto Soldani alla testa del quartetto Sonica, esibirsi sulle tavole del Teatro Nuovo di Salerno. Questa sera, alle ore 18,30, vi ritornerà da nuovo socio, del teatro, da direttore artistico della rassegna Musicanova che con i suoi quattro appuntamenti ci accompagnerà sino ad aprile e da violinista in forza alla neo-nata orchestra da camera, dello spazio di via Laspro, diretta da Raffele D’Andria, che oggi debutterà con un programma intrigante, mascherato, che shakererà i Baetles con lo sfarzo barocco, passando per Antonio Vivaldi, Bach e il tango di Astor Piazzolla. Il programma della serata saluterà l’esecuzione di due pietre miliari della musica di Antonio Vivaldi: il concerto in La Maggiore n°4 nella revisione di Angelo Ephrikian del quale lo scorso anno si è celebrato il centenario della nascita, e il celeberrimo concerto op.3 n°8 per due violini da “L’Estro armonico”. In queste pagine la fantasia del Prete Rosso trova spazio liberandosi dal più rigido schema concertistico. La poetica del genio veneziano è un filo che percorre la sua intera produzione strumentale, caratterizzata da un’ansia onnicomprensiva, da un demone bruciante che spinge il musicista ad una continua sperimentazione. La sua musica assume i tratti di magnetici affreschi sonori o ambisce, grazie alla forza del suo potere evocativo e della sua logica formale, a conquistare una proprietà narrativa e una pregnanza illusionistica di tale intensità da trasfigurare l’astratto gioco dei suoni nella vividezza visiva e gestuale di un evento teatrale. Omaggio ad Astor Piazzolla, con “Libertango”, che fa parte del sentire di tutti noi, il cui segreto e completamente svelato nella sua introduzione, in cui verremo calati in un ideale momento di sintesi tra i molteplici rimandi che il musicista intende riecheggiare nel suo stile. Stile alla cui riuscita non sono ovviamente estranei uno spiccato senso della tradizione jazzistica, simbolo del suo personale viaggio, alla scoperta di due fortissimi radici popolari, quella argentina e quella nero-americana, di cui il tango di Piazzolla si nutre e trae quel profilo così marcato. L’elemento vincente del portrait, che comprende anche “Oblivion”, sarà certamente la ricchezza dell’apparato tematico delle opere di Piazzolla, vivificato dal cimento e dall’invenzione degli strumentisti, nonché dalla propensione trasparente per un eloquio diretto e la forza propulsiva del sentire argentino, quella ripetizione ossessiva in progressione, di alcuni temi, quasi a voler significare che il normale spettatore deve ascoltare più volte quella particolare espressione musicale prima di poterla gustare, divenuta simbolo di quel popolo che si è messo finalmente in moto, in “Viaggio”, con la sua musica, il suo simbolo, il “Mito” del tango, che allora nasceva. Il programma continuerà con la cosiddetta Aria sulla quarta corda di Johann Sebastian Bach, ovvero con l’esecuzione del secondo movimento della Suite in Re maggiore BWV 1068, in cui l’orchestra si affiderà alla scrittura bachiana per schizzare una vera e propria acquaforte, incisa con raffinata agogica. Il finale è dedicato a questa commistione dei Beatles con i grandi nomi della musica barocca. La musica dei Beatles, tra le tante rielaborazioni, si è prestata molto bene anche per le versioni orchestrali. Sarà che lo stesso produttore George Martin (considerato il quinto beatle) fosse anche direttore d’orchestra, ma durante gli anni varie formazioni hanno potuto affrontare, con risultati alterni, i brani dei Fab Four. L’esempio migliore e più ispirato è l’ormai introvabile lavoro di Jeremy Rifkin, ma va anche sottolineato quello di Peter Breiner (Beatles go Baroque), che appunto offre il titolo a questa serata, legato al linguaggio barocco e alla riproposta dei brani “nello stile di” evocanti prassi compositive appunto, di Händel, Bach, Corelli o Vivaldi. Ascolteremo, quindi, “A hard Day’s Night” nello stile vivaldiano, “Michelle” “alla Corelli” e “Lady Madonna” secondo Haendel. Un gioco, quello di Breiner che ci farà tuffare nell’irrazionalità-razionale, per ri-affermare che la musica sa essere deformante, corrosiva, sbeffeggiante: attenzione a questo potente demone, avvertiva Platone, che per qualche, attimo potrebbe trasformarsi in un ghigno e governare le menti! La rassegna “Musicanova” ci accompagnerà sino ad aprile con altri tre appuntamenti: il 2 marzo il Nuovo ospiterà i “Pietrarsa” e Mimmo Maglionico in concerto, un particolare suono napoletano figlio dell’era globale, dove ciò che ci è vicino si fonde con ciò che ci arriva da lontano e dove antico e moderno si intrecciano in un unico sound comprendente I ritmi della tradizione con le sonorità del mediterraneo, con il pop, il rock, la new age. Il 16 marzo sarà la volta di “Amalfi Coast Wind Quintet”, un viaggio musicale, che intraprenderemo insieme al flauto di Vincenzo Scannapieco, al clarinetto di Sabato Morretta, al corno di Christian Di Crescenzo, all’oboe di Giovanni Borriello e al fagotto di Marco Alfano, da Fargas a Giuseppe Verdi. Chiusura il 2 aprile con l’Orchestra da camera del Teatro Nuovo in “Pardon, Monsieur Mozart!”, in una serata dedicata al genio salisburghese in cui la musica si farà danza. 

 

Questa sera, alle ore 18,30, presso il Teatro Nuovo, verrà inaugurata la rassegna “Musicanova” diretta da Amleto Soldani, con un concerto dell’orchestra orchestra da camera dello spazio di Via Laspro

Di Olga Chieffi

 Sono trascorsi cinque anni da quando applaudimmo il giovanissimo violinista Amleto Soldani alla testa del quartetto Sonica, esibirsi sulle tavole del Teatro Nuovo di Salerno. Questa sera, alle ore 18,30, vi ritornerà da nuovo socio, del teatro, da direttore artistico della rassegna Musicanova che con i suoi quattro appuntamenti ci accompagnerà sino ad aprile e da violinista in forza alla neo-nata orchestra da camera, dello spazio di via Laspro, diretta da Raffele D’Andria, che oggi debutterà con un programma intrigante, mascherato, che shakererà i Baetles con lo sfarzo barocco, passando per Antonio Vivaldi, Bach e il tango di Astor Piazzolla. Il programma della serata saluterà l’esecuzione di due pietre miliari della musica di Antonio Vivaldi: il concerto in La Maggiore n°4 nella revisione di Angelo Ephrikian del quale lo scorso anno si è celebrato il centenario della nascita, e il celeberrimo concerto op.3 n°8 per due violini da “L’Estro armonico”. In queste pagine la fantasia del Prete Rosso trova spazio liberandosi dal più rigido schema concertistico. La poetica del genio veneziano è un filo che percorre la sua intera produzione strumentale, caratterizzata da un’ansia onnicomprensiva, da un demone bruciante che spinge il musicista ad una continua sperimentazione. La sua musica assume i tratti di magnetici affreschi sonori o ambisce, grazie alla forza del suo potere evocativo e della sua logica formale, a conquistare una proprietà narrativa e una pregnanza illusionistica di tale intensità da trasfigurare l’astratto gioco dei suoni nella vividezza visiva e gestuale di un evento teatrale. Omaggio ad Astor Piazzolla, con “Libertango”, che fa parte del sentire di tutti noi, il cui segreto e completamente svelato nella sua introduzione, in cui verremo calati in un ideale momento di sintesi tra i molteplici rimandi che il musicista intende riecheggiare nel suo stile. Stile alla cui riuscita non sono ovviamente estranei uno spiccato senso della tradizione jazzistica, simbolo del suo personale viaggio, alla scoperta di due fortissimi radici popolari, quella argentina e quella nero-americana, di cui il tango di Piazzolla si nutre e trae quel profilo così marcato. L’elemento vincente del portrait, che comprende anche “Oblivion”, sarà certamente la ricchezza dell’apparato tematico delle opere di Piazzolla, vivificato dal cimento e dall’invenzione degli strumentisti, nonché dalla propensione trasparente per un eloquio diretto e la forza propulsiva del sentire argentino, quella ripetizione ossessiva in progressione, di alcuni temi, quasi a voler significare che il normale spettatore deve ascoltare più volte quella particolare espressione musicale prima di poterla gustare, divenuta simbolo di quel popolo che si è messo finalmente in moto, in “Viaggio”, con la sua musica, il suo simbolo, il “Mito” del tango, che allora nasceva. Il programma continuerà con la cosiddetta Aria sulla quarta corda di Johann Sebastian Bach, ovvero con l’esecuzione del secondo movimento della Suite in Re maggiore BWV 1068, in cui l’orchestra si affiderà alla scrittura bachiana per schizzare una vera e propria acquaforte, incisa con raffinata agogica. Il finale è dedicato a questa commistione dei Beatles con i grandi nomi della musica barocca. La musica dei Beatles, tra le tante rielaborazioni, si è prestata molto bene anche per le versioni orchestrali. Sarà che lo stesso produttore George Martin (considerato il quinto beatle) fosse anche direttore d’orchestra, ma durante gli anni varie formazioni hanno potuto affrontare, con risultati alterni, i brani dei Fab Four. L’esempio migliore e più ispirato è l’ormai introvabile lavoro di Jeremy Rifkin, ma va anche sottolineato quello di Peter Breiner (Beatles go Baroque), che appunto offre il titolo a questa serata, legato al linguaggio barocco e alla riproposta dei brani “nello stile di” evocanti prassi compositive appunto, di Händel, Bach, Corelli o Vivaldi. Ascolteremo, quindi, “A hard Day’s Night” nello stile vivaldiano, “Michelle” “alla Corelli” e “Lady Madonna” secondo Haendel. Un gioco, quello di Breiner che ci farà tuffare nell’irrazionalità-razionale, per ri-affermare che la musica sa essere deformante, corrosiva, sbeffeggiante: attenzione a questo potente demone, avvertiva Platone, che per qualche, attimo potrebbe trasformarsi in un ghigno e governare le menti! La rassegna “Musicanova” ci accompagnerà sino ad aprile con altri tre appuntamenti: il 2 marzo il Nuovo ospiterà i "Pietrarsa" e Mimmo Maglionico in concerto, un particolare suono napoletano figlio dell’era globale, dove ciò che ci è vicino si fonde con ciò che ci arriva da lontano e dove antico e moderno si intrecciano in un unico sound comprendente I ritmi della tradizione con le sonorità del mediterraneo, con il pop, il rock, la new age. Il 16 marzo sarà la volta di "Amalfi Coast Wind Quintet", un viaggio musicale, che intraprenderemo insieme al flauto di Vincenzo Scannapieco, al clarinetto di Sabato Morretta, al corno di Christian Di Crescenzo, all’oboe di Giovanni Borriello e al fagotto di Marco Alfano, da Fargas a Giuseppe Verdi. Chiusura il 2 aprile con l'Orchestra da camera del Teatro Nuovo in "Pardon, Monsieur Mozart!", in una serata dedicata al genio salisburghese in cui la musica si farà danza. 

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