La sorpresa della Wind Orchestra dell’ Alfano I

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La formazione diretta e preparata dal clarinettista Giovanni D’ Auria ha piacevolmente intrattenuto il pubblico del massimo cittadino intervenuto al Galà promosso dagli Ex Allievi dell’Orfanotrofio Umberto I

 

 

Di OLGA CHIEFFI

 La XXIV edizione del Galà musicale dell’Associazione Ex Allievi dell’Orfanotrofio Umberto I “Il Serraglio” “Artisticamente Insieme”, presentato da Angela Luisa De, Stefano, figlia di un vero “serragliuolo”, Filippo, già I tuba del teatro San Carlo, ha rivelato alla città, nel suo teatro, la Wind Orchestra del giovane liceo musicale “Alfano I” di Salerno, scuola presieduta da Elisabetta Barone “Una serata all’insegna della storia e dello sguardo sul futuro – ha annunciato la conduttrice – della musica, della cultura e della condivisione” e nella formazione di fiati, composta da oltre 60 aspiranti musicisti, agli ordini del clarinettista Giovanni D’Auria, abbiamo intravisto il fantasma benefico di quella che era la celebrata banda del serraglio che è nell’immaginario di tutti i nostri padri, quella diretta dal M° Marino,  con le marce di Savo, i docenti Faliero, Citro, Lauretano, Avallone, Florio, affiancati dai loro migliori allievi, i quali finita la lezione, scommettevano quel povero tozzo di pane che toccava loro per indovinare l’intervallo di un clacson o di uno scampanio, che suonava in ogni celebrazione cittadina, un ricordo dorato  di quella “piccola città  fatta a misura d’uomo” come amava definirla Lello Cantarella. Nel corso della lunghissima serata pochissimo si è detto e ricordato del Serraglio e, in particolare, di quella inarrivabile scuola di fiati che si è quasi del tutto persa nell’attuale conservatorio, ma la formazione dell’Alfano I ha, forse, lasciato intravvedere un raggio di luce. I ragazzi si sono cimentati con semplici partiture evocanti colonne sonore di film, spaziando dignitosamente tra la rumbetta accattivante de’ “La vita è bella”, in cui hanno lavorato bene la sezione delle percussioni di Gerardo Sapere e gli ottoni, con le trombe del M° Giordano e i tromboni di Maurizio Tedesco il quale è andato a rinforzare di persona la propria sezione. Si è continuato, poi, con la Danza di Gioacchino Rossini, la famosa tarantella notturna in un infuocato bluemoon napoletano, con il tema affidato, nella migliore tradizione bandistica, ai clarinetti, contrappuntati dai flauti preparati da Guido Pagliano e dai due oboi della classe di Giuseppe Santoro, e ancora un medley da Il gladiatore firmato da Hans Zimmer, nei cui momenti lenti e accordali è venuto fuori qualche lieve problema d’intonazione, dovuto anche alla formazione composta da numerosi flauti, sassofoni, e trombe, con raddoppi difficili da intonare e calibrare assieme. Poi, la serata è andata avanti da una sequela di ospitate, un vero e proprio calderone, da cui è venuta fuori una cantante locale di bossa nova Angela Vecchio, in rappresentanza di un concorso per voci nuove, di cui è giudice, in Pontecagnano, presentatasi col supporto di povere basi, due i brani Aqua de Março e Mas Que Nada, eseguiti mediocremente, dal punto di vista musicale, ma con degna pronuncia, il giovane Gerry Cucino sulle tracce di Rino Gaetano con Gianna, artisti che si sono trovati fortunosamente catapultati su di un palcoscenico prestigioso quale è quello del massimo cittadino e siamo certi che dovessimo ancora riascoltarli o scriverne, troveremo subito ben evidenziato nel curriculum “Ha cantato al teatro Verdi di Salerno”. Ancora due “miti” salernitani, l’attrice Carla Avarista, la quale ha interpretato, da par sua, il monologo di Polonio dall’Amleto di William Shakespeare e il chitarrista Espedito De Marino che, ricordando Roberto Murolo, ha tradito la sua estetica raffinata, sussurrata e intimista, “schitarrando” beceramente su di una chitarra classica elettrificata (non ha senso l’amplificazione in un teatro come il nostro), le note di “Cu ‘mme” di Enzo Gragnaniello e ancora, un’esecuzione di Granada, che avrebbe dovuto rappresentare l’anima classica e virtuosistica del De Marino, con fraseggio imperfetto e di dubbio gusto. Comparsata dei ragazzi dell’associazione “Dies Artis” che hanno rilanciato il messaggio salvifico di “We are the world”, prima di ritornare al grande classico italiano con Matteo Cantarella, alla chitarra e all’armonica, insegnante di lettere con la passione della musica, cui si è avvicinato da perfetto autodidatta. Anche Matteo Cantarella ha presentato per intero il suo mondo proponendo “Quando” di Luigi Tenco e “La canzone dell’amore” di Fabrizio de Andrè, pagine musicali d’intensa emozione intercalate da una lettera del cantautore genovese al poeta Mario Luzi che aveva scritto di Faber “Lei e? davvero uno chansonnier, vale a dire un artista della chanson. La sua poesia, poiche? la sua poesia c’e?, si manifesta nei modi del canto e non in altro; la sua musica, poiche? la sua musica c’e?, si accende e si espande nei ritmi della sua canzone e non altrimenti”. Ultima raffinata ospitata l’Alfina Scorza Quintet con la voce leader protagonista di una bella versione di “Temporadas” e una canzone del medico-autore Aniello de Vita, personaggio centrale nella poetica cilentana. Chitarre contrabbasso e cajon per una melodia partenopea con venature jazz-latin, con cui ci ha reso partecipi de’ “Li penzieri”. Finale scoppiettante con i ragazzi dell’Alfano I con l’ esecuzione della colonna sonora dei Pirati dei Carabi firmata da  Hans Zimmer, ove si gioca con l’apparente schizofrenia di Jack Sparrow e si ricama intorno alla sua improvvisa personalità multipla, un tema spiritoso e a tratti inquietante e Bailamos  di Barry e Taylor, in cui le percussioni l’han fatta da padroni, Inno degli italiani e applausi scroscianti per La Wind Orchestra, con l’augurio di continuare su questa imboccata dai giovani maestri che hanno la carica per lavorare con entusiasmo con questi ragazzi e chissà, magari, vantarne qualcuno celebre. 

 

La formazione diretta e preparata dal clarinettista Giovanni D’ Auria ha piacevolmente intrattenuto il pubblico del massimo cittadino intervenuto al Galà promosso dagli Ex Allievi dell’Orfanotrofio Umberto I

 

 

Di OLGA CHIEFFI

 La XXIV edizione del Galà musicale dell’Associazione Ex Allievi dell’Orfanotrofio Umberto I “Il Serraglio” “Artisticamente Insieme”, presentato da Angela Luisa De, Stefano, figlia di un vero “serragliuolo”, Filippo, già I tuba del teatro San Carlo, ha rivelato alla città, nel suo teatro, la Wind Orchestra del giovane liceo musicale “Alfano I” di Salerno, scuola presieduta da Elisabetta Barone “Una serata all’insegna della storia e dello sguardo sul futuro – ha annunciato la conduttrice – della musica, della cultura e della condivisione” e nella formazione di fiati, composta da oltre 60 aspiranti musicisti, agli ordini del clarinettista Giovanni D’Auria, abbiamo intravisto il fantasma benefico di quella che era la celebrata banda del serraglio che è nell’immaginario di tutti i nostri padri, quella diretta dal M° Marino,  con le marce di Savo, i docenti Faliero, Citro, Lauretano, Avallone, Florio, affiancati dai loro migliori allievi, i quali finita la lezione, scommettevano quel povero tozzo di pane che toccava loro per indovinare l’intervallo di un clacson o di uno scampanio, che suonava in ogni celebrazione cittadina, un ricordo dorato  di quella “piccola città  fatta a misura d’uomo” come amava definirla Lello Cantarella. Nel corso della lunghissima serata pochissimo si è detto e ricordato del Serraglio e, in particolare, di quella inarrivabile scuola di fiati che si è quasi del tutto persa nell’attuale conservatorio, ma la formazione dell’Alfano I ha, forse, lasciato intravvedere un raggio di luce. I ragazzi si sono cimentati con semplici partiture evocanti colonne sonore di film, spaziando dignitosamente tra la rumbetta accattivante de’ “La vita è bella”, in cui hanno lavorato bene la sezione delle percussioni di Gerardo Sapere e gli ottoni, con le trombe del M° Giordano e i tromboni di Maurizio Tedesco il quale è andato a rinforzare di persona la propria sezione. Si è continuato, poi, con la Danza di Gioacchino Rossini, la famosa tarantella notturna in un infuocato bluemoon napoletano, con il tema affidato, nella migliore tradizione bandistica, ai clarinetti, contrappuntati dai flauti preparati da Guido Pagliano e dai due oboi della classe di Giuseppe Santoro, e ancora un medley da Il gladiatore firmato da Hans Zimmer, nei cui momenti lenti e accordali è venuto fuori qualche lieve problema d’intonazione, dovuto anche alla formazione composta da numerosi flauti, sassofoni, e trombe, con raddoppi difficili da intonare e calibrare assieme. Poi, la serata è andata avanti da una sequela di ospitate, un vero e proprio calderone, da cui è venuta fuori una cantante locale di bossa nova Angela Vecchio, in rappresentanza di un concorso per voci nuove, di cui è giudice, in Pontecagnano, presentatasi col supporto di povere basi, due i brani Aqua de Março e Mas Que Nada, eseguiti mediocremente, dal punto di vista musicale, ma con degna pronuncia, il giovane Gerry Cucino sulle tracce di Rino Gaetano con Gianna, artisti che si sono trovati fortunosamente catapultati su di un palcoscenico prestigioso quale è quello del massimo cittadino e siamo certi che dovessimo ancora riascoltarli o scriverne, troveremo subito ben evidenziato nel curriculum “Ha cantato al teatro Verdi di Salerno”. Ancora due “miti” salernitani, l’attrice Carla Avarista, la quale ha interpretato, da par sua, il monologo di Polonio dall’Amleto di William Shakespeare e il chitarrista Espedito De Marino che, ricordando Roberto Murolo, ha tradito la sua estetica raffinata, sussurrata e intimista, “schitarrando” beceramente su di una chitarra classica elettrificata (non ha senso l’amplificazione in un teatro come il nostro), le note di “Cu ‘mme” di Enzo Gragnaniello e ancora, un’esecuzione di Granada, che avrebbe dovuto rappresentare l’anima classica e virtuosistica del De Marino, con fraseggio imperfetto e di dubbio gusto. Comparsata dei ragazzi dell’associazione “Dies Artis” che hanno rilanciato il messaggio salvifico di “We are the world”, prima di ritornare al grande classico italiano con Matteo Cantarella, alla chitarra e all’armonica, insegnante di lettere con la passione della musica, cui si è avvicinato da perfetto autodidatta. Anche Matteo Cantarella ha presentato per intero il suo mondo proponendo “Quando” di Luigi Tenco e “La canzone dell’amore” di Fabrizio de Andrè, pagine musicali d’intensa emozione intercalate da una lettera del cantautore genovese al poeta Mario Luzi che aveva scritto di Faber “Lei e? davvero uno chansonnier, vale a dire un artista della chanson. La sua poesia, poiche? la sua poesia c’e?, si manifesta nei modi del canto e non in altro; la sua musica, poiche? la sua musica c’e?, si accende e si espande nei ritmi della sua canzone e non altrimenti”. Ultima raffinata ospitata l’Alfina Scorza Quintet con la voce leader protagonista di una bella versione di “Temporadas” e una canzone del medico-autore Aniello de Vita, personaggio centrale nella poetica cilentana. Chitarre contrabbasso e cajon per una melodia partenopea con venature jazz-latin, con cui ci ha reso partecipi de’ “Li penzieri”. Finale scoppiettante con i ragazzi dell’Alfano I con l’ esecuzione della colonna sonora dei Pirati dei Carabi firmata da  Hans Zimmer, ove si gioca con l’apparente schizofrenia di Jack Sparrow e si ricama intorno alla sua improvvisa personalità multipla, un tema spiritoso e a tratti inquietante e Bailamos  di Barry e Taylor, in cui le percussioni l’han fatta da padroni, Inno degli italiani e applausi scroscianti per La Wind Orchestra, con l’augurio di continuare su questa imboccata dai giovani maestri che hanno la carica per lavorare con entusiasmo con questi ragazzi e chissà, magari, vantarne qualcuno celebre.