Meta ci lascia Mast’antonio o Russo. Il ricordo di Angie Cafiero e di Gegè Lorenzano

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Meta, Sorrento Penisola Sorrentina Ci ha lasciati a 72 anni Mast’Antonio ‘o Russo rilevò il cantiere da Mast’Antunino d’o Tore, da cui aveva imparato il mestiere, negli anni ’70. Mast’Antonio fece in tempo ad insegnarlo al figlio, mentre anche motoscafi, lance e barche a remi venivano costruite sempre più spesso in Vetroresina . Con lui termina un lungo capitolo di storia del nostro paese, con lui svanisce non un semplice lavoro, non un’antica professione, ma una vera e propria arte: quella del Masturascio (maestro d’ascia) dopo aver raccolto l’eredità dal padre e prima ancora il nonno
Una vita dedicata alla costruzione delle barche, Mast’Antonio aveva 72 anni.
Tempi lontani quando la marineria sorrentina era un vero e proprio mondo e dava da lavorare a molte persone. Poi le cose sono cambiate: l’economia, il lavoro, gli stili di vita, con le vetroresine che hanno preso il posto del legno e così hanno fatto le nuove tecnologie nei confronti della sapiente mano dei Maestri d’ascia capaci con le loro alchimie di unire legno e acqua.
Michele, suo figlio ha ereditato la passione e la professione, ma non passava giorno in cui non fosse lì nel “Monnazzero” a coccolare le sue barche.

Era un gran lavoratore, taciturno ma un uomo amabile, che ha dato vita a molti dei gozzi in legno che hanno solcato le nostre acque.
Da un vecchio progetto del padre Michele Cafiero ha realizzato il gozzo Santa Maria del Lauro, e il tutto è documentato sul blog Storia di una Barca.

Angie Cafiero , Corso Italia News 

Qui di seguito il ricordo di Gegè Lorenzano guida turistica nonchè giornalista de Il Manifesto 

48 anni anagrafici, e 40 anni d’esperienza come maestro d’ascia; Antonio Gafiero è figlio d’arte della celebre famiglia Cafiero di Meta di Sorrento, arcinota nel meridione d’Italia per le costruzioni navali. Il sig. Cafiero è un personaggio d’altri tempi, molto gentile, seppure di natura introversa, mostra a noi non addetti ai lavori con calma, passione, competenza e dovizia di particolari tutti gli strumenti, ll materiale e gli arnesi di lavoro. Il suo immenso laboratorio è situato presso la spiaggia di Alimuri a Meta, in una grotta enorme,detta grotta degli aberi,poichè verniva usata già ai tempi dei famoso cantiere navale di Alimuri nel XVIII e XIX sec. per le operazioni di “alberatura” dei vecchi bastimenti alimurini. Questa grotta è stata per lungo tempo murata e chiusa e solo riaperta grazie ai lucidi ricordi del padre di Antonio Gafiero da poco defunto. Il padre sig. Michele, insieme ai fratelli Antonino e Mario costituirono la celebre ditta F.lli Cafiero, alla quale già contribuiva come apprendista il giovane Antonio. Quella ditta costruì capolavori galleggianti come la M\n”La Sorrertina’ o la M/n “Freccia’ per conto della compagnia “Gruson” e la impegnatissima ‘San Raffaele” dotata di mille particolarità perchè commissionata dalla Stazione zoologica marina dell’Aquarium di Napoli.

Antonio Cafiero, contro tutto e tutti, ha continuato imperterrito il mestiere di famiglia con molta tenacia e caparbietà, e oggi rappresenta l’ultimo artigiano, maestro d’ascia e costruttore navale di Meta; praticamente la onerosa eredità dei gloriosi cantieri navali dell’Alimuri grava tutta sulle sue spalle. Egli usa legno di olmo, pigna, quercia, mogano, frassino. Costruisce lance, gozzi, sandolini e fuoribordo. La sua specialità è il “gozzo metese”, che differisce da quello sorrentino per la forma più incavata del dritto di poppa (o ruota di poppa). Recentemente ha ultimato un’imbarcazione di 11 t. di stazza, ma ci tiene a sottolineare che per il passato ha anche prodotto barche di 20 t. di stazza (come “La Sorrentina” e la Freccia’). Cafiero costruisce anche i remi per le sue imbarcazioni, mentre per alcuni accessori o rifiniture in metallo (ottone, bronzo o acciaio) dispone della collaborazione di alcuni operai meccanici. Suo figlio Michele, attualmente in servizio di leva, vuole continuare l’attività paterna e già da alcuni anni collabora ai lavori di costruzione e manutenzione degli scali.

In penisola sorrentina rimangono ormai pochissimi costruttori, in tutto sei o sette. Le costruzioni in legno sono spesso scalzate dalle più economiche imbarcazioni in vetroresina e affini; ma la qualità di una barca in legno rimane di gran lunga superiore a quella di una in vetroresina.

I problemi dei maestri d’ascia sorrentini sono costituiti essenzialmente da questa concorrenza industriale, ma rimane dalla loro l’alto contenuto qualitativo, artigianale e tecnologico delle costruzioni in legno. Infatti ancora oggi molti pescatori preferiscono le barche in legno e non in materiale plastico.

Antonio Cafiero impiega circa sei, sette mesi per costruire una barca di 9 metri, e circa 40 giorni per una barchetta di 4 metri.

Concludiamo la visita al suo cantiere, perlustrando alcune parti delta “grotta degli alberi”, ove sono marcate date antiche (1837,1865, etc.),quali testimonianze di un passato illustre e nobile per Alimuri e per Meta, ma i fantasmi e gli spiriti di quei vecchi maestri d’ascia possono dormire tranquilli (perlomeno ancora per un pò) poiché la vecchia tradizione cantieristica, seppure in maniera minima, è ancora salva.

 

Eugenio Lòrenzano

 

Da “SPAZI NUOVI” Periodioco d’informazione-cultura-politica. Settembre 1989

 

Meta, Sorrento Penisola Sorrentina Ci ha lasciati a 72 anni Mast’Antonio ‘o Russo rilevò il cantiere da Mast’Antunino d’o Tore, da cui aveva imparato il mestiere, negli anni ’70. Mast’Antonio fece in tempo ad insegnarlo al figlio, mentre anche motoscafi, lance e barche a remi venivano costruite sempre più spesso in Vetroresina . Con lui termina un lungo capitolo di storia del nostro paese, con lui svanisce non un semplice lavoro, non un’antica professione, ma una vera e propria arte: quella del Masturascio (maestro d’ascia) dopo aver raccolto l’eredità dal padre e prima ancora il nonno
Una vita dedicata alla costruzione delle barche, Mast’Antonio aveva 72 anni.
Tempi lontani quando la marineria sorrentina era un vero e proprio mondo e dava da lavorare a molte persone. Poi le cose sono cambiate: l’economia, il lavoro, gli stili di vita, con le vetroresine che hanno preso il posto del legno e così hanno fatto le nuove tecnologie nei confronti della sapiente mano dei Maestri d’ascia capaci con le loro alchimie di unire legno e acqua.
Michele, suo figlio ha ereditato la passione e la professione, ma non passava giorno in cui non fosse lì nel “Monnazzero” a coccolare le sue barche.

Era un gran lavoratore, taciturno ma un uomo amabile, che ha dato vita a molti dei gozzi in legno che hanno solcato le nostre acque.
Da un vecchio progetto del padre Michele Cafiero ha realizzato il gozzo Santa Maria del Lauro, e il tutto è documentato sul blog Storia di una Barca.

Angie Cafiero , Corso Italia News 

Qui di seguito il ricordo di Gegè Lorenzano guida turistica nonchè giornalista de Il Manifesto 

48 anni anagrafici, e 40 anni d'esperienza come maestro d'ascia; Antonio Gafiero è figlio d'arte della celebre famiglia Cafiero di Meta di Sorrento, arcinota nel meridione d'Italia per le costruzioni navali. Il sig. Cafiero è un personaggio d'altri tempi, molto gentile, seppure di natura introversa, mostra a noi non addetti ai lavori con calma, passione, competenza e dovizia di particolari tutti gli strumenti, ll materiale e gli arnesi di lavoro. Il suo immenso laboratorio è situato presso la spiaggia di Alimuri a Meta, in una grotta enorme,detta grotta degli aberi,poichè verniva usata già ai tempi dei famoso cantiere navale di Alimuri nel XVIII e XIX sec. per le operazioni di "alberatura" dei vecchi bastimenti alimurini. Questa grotta è stata per lungo tempo murata e chiusa e solo riaperta grazie ai lucidi ricordi del padre di Antonio Gafiero da poco defunto. Il padre sig. Michele, insieme ai fratelli Antonino e Mario costituirono la celebre ditta F.lli Cafiero, alla quale già contribuiva come apprendista il giovane Antonio. Quella ditta costruì capolavori galleggianti come la M\n"La Sorrertina' o la M/n "Freccia' per conto della compagnia "Gruson" e la impegnatissima 'San Raffaele" dotata di mille particolarità perchè commissionata dalla Stazione zoologica marina dell'Aquarium di Napoli.
Antonio Cafiero, contro tutto e tutti, ha continuato imperterrito il mestiere di famiglia con molta tenacia e caparbietà, e oggi rappresenta l'ultimo artigiano, maestro d'ascia e costruttore navale di Meta; praticamente la onerosa eredità dei gloriosi cantieri navali dell'Alimuri grava tutta sulle sue spalle. Egli usa legno di olmo, pigna, quercia, mogano, frassino. Costruisce lance, gozzi, sandolini e fuoribordo. La sua specialità è il "gozzo metese", che differisce da quello sorrentino per la forma più incavata del dritto di poppa (o ruota di poppa). Recentemente ha ultimato un'imbarcazione di 11 t. di stazza, ma ci tiene a sottolineare che per il passato ha anche prodotto barche di 20 t. di stazza (come "La Sorrentina" e la Freccia'). Cafiero costruisce anche i remi per le sue imbarcazioni, mentre per alcuni accessori o rifiniture in metallo (ottone, bronzo o acciaio) dispone della collaborazione di alcuni operai meccanici. Suo figlio Michele, attualmente in servizio di leva, vuole continuare l'attività paterna e già da alcuni anni collabora ai lavori di costruzione e manutenzione degli scali.
In penisola sorrentina rimangono ormai pochissimi costruttori, in tutto sei o sette. Le costruzioni in legno sono spesso scalzate dalle più economiche imbarcazioni in vetroresina e affini; ma la qualità di una barca in legno rimane di gran lunga superiore a quella di una in vetroresina.
I problemi dei maestri d'ascia sorrentini sono costituiti essenzialmente da questa concorrenza industriale, ma rimane dalla loro l'alto contenuto qualitativo, artigianale e tecnologico delle costruzioni in legno. Infatti ancora oggi molti pescatori preferiscono le barche in legno e non in materiale plastico.
Antonio Cafiero impiega circa sei, sette mesi per costruire una barca di 9 metri, e circa 40 giorni per una barchetta di 4 metri.
Concludiamo la visita al suo cantiere, perlustrando alcune parti delta "grotta degli alberi", ove sono marcate date antiche (1837,1865, etc.),quali testimonianze di un passato illustre e nobile per Alimuri e per Meta, ma i fantasmi e gli spiriti di quei vecchi maestri d'ascia possono dormire tranquilli (perlomeno ancora per un pò) poiché la vecchia tradizione cantieristica, seppure in maniera minima, è ancora salva.
 
Eugenio Lòrenzano
 
Da "SPAZI NUOVI" Periodioco d'informazione-cultura-politica. Settembre 1989
 

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