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18/12/2009

POSITANO E PRAIANO LE SCUOLE INTITOLATE A LUCANTONIO PORZIO

L'istituto comprensivo di Positano e Praiano in costiera amalfitana è stato intitolato a Lucantonio Porzio, uno dei più grandi scienziati del Diciasettesimo secolo del Regno di Napoli, nobile medico e filosofo di origini positanese e sposato con una positanese. Ad informarci dell'esito positivo della procedura, iniziato già in precedenza, è il preside Pezza: "Sono lieto di comunicarvi che, con Decreto dell’Ufficio Scolastico provinciale di Salerno, questo Istituto è stato intitolato a LUCANTONIO PORZIO - ha detto il preside Giuseppe Pezza - A tal proposito ritengo importante realizzare, con i Sindaci in indirizzo, una specifica manifestazione celebrativa, per la quale è necessario programmare un incontro organizzativo appena dopo la pausa natalizia". Riportiamo l'articolo fatto per Positanonews da Marinella Esposito

Un Positanese alla Corte di Svezia

“Lucantonio Porzio uno dei più valenti scienziati del secolo XVII nacque l’anno 1639 nella terra di Pasitano amenissimo paese della Costa d’Amalfi …………”questo è l’incipit della Biografia  degli uomini illustri del Regno di Napoli stilata da Giuseppe Boccanera da Macerata, ed illustre era d’avvero questo nostro concittadino figlio del notaio positanese Francescantonio e di donna Livia Spasiano, che a soli dieci anni, rimasto orfano di padre, fu mandato dai tutori a studiare a Napoli, Filosofia, geometria e materie letterarie.

La tradizione  familiare  lo avrebbe vincolato a studi giuridici ma la la sua indole lo condusse a coltivare le scienze mediche e fisiche, ebbe come maestro lo scienziato cosentino Tommaso Cornelio e nel 1658 si laureò in medicina nell’Ateneo Federiciano. Il suo apprendistato di medico coincise con la terribile epidemia di peste che colpì Napoli e la Campania nel 1626, purtroppo nelle visite agli ammalati contrasse il morbo, trasmettendolo alla madre che ne morì.

In questo terribile periodo della sua vita preferì tornare a Positano, Costiera Amalfitana, raggiungibile all’epoca dai tornanti di Arola (Vico Equense, Penisola Sorrentina), qui nella  calma solitudine continuò ad approfondire i suoi studi e, sembra, che partecipasse attivamente anche alla vita amministrativa della nostra città.

Finita l’epidemia si trasferì nella capitale del Regno, esercitava la professione di medico all’Ospedale di S. Giacomo e prendeva parte alla vivace vita scientifica napoletana dell’epoca, divenne amico e seguace  di Lionardo di Capua, scienziato nativo di Bagnoli e del filosofo Gian Battista Vico, oltre che membro dell’Accademia degli Investiganti, le sue pubblicazioni scientifiche gli aprirono la strada per ottenere la cattedra di Medicina alla Sapienza.

Uno studio sull’anatomia dell’occhio umano lo portò alla ribalta del mondo scientifico e lo introdusse alla Corte della Regina Cristina di Svezia, in visita a Roma.

Grande viaggiatore e divulgatore scientifico, appassionato di politica, visse a Firenze e Venezia portandosi ovunque la sete di approfondire le scienze mediche lo guidasse.

Era a Vienna nel 1683, i Turchi guidati da Kara Mustafà  tenevano in scacco il Sacro Romano Impero, si mise al seguito delle truppe di Leopoldo I, Imperatore, capo della lega cristiana e scoprì che, in un esercito, i soldati periscono più per infezioni ed epidemie, dovute a mancanza di igiene, che per mano dei nemici, questa esperienza gli offrì lo spunto per il trattato “De Militis in castris“.

Non recise mai i legami con Positano e nel 1689, in uno dei suoi viaggi a ritroso sposò la Giovane nobile Rosalia Porcella, anch’ella nativa di questi luoghi, dalla quale ebbe numerosissima prole.

Oramai famoso in tutto il mondo scientifico si stabilì definitivamente a Napoli nel 1687, gli era stata assegnata la cattedra di Anatomia, per godere “del frutto della sua fama”.

 Un suo dotto amico l’onorò di questo distico:

Pytagorae Sophiam,numeros mentemque renati,

et Genium Hippocratis Portius unus Habet.

Morì a Napoli nel 1723 all’età di ottantaquattro anni, circondato dall’affetto della famiglia e dell’intera comunità scientifica, lasciando una poderosa produzione letteraria, le sue spoglie vennero tumulate nella tomba di famiglia nella Basilica dei Santi martiri Severino e Sossio in Via Bartolomeo Capasso.

Marinella Esposito

 

 

Inserito da: Redazione PN

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