Immigrati, siluro di Fini contro Bossi

0

Fini immigrati

E’ veramente inammissibile che nell’elenco dei reati esclusi dal cosiddetto processo breve vi siano quelli in materia di immigrazione che attualmente sono puniti con un’ammenda o poco più“. Lo ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini, nel corso di un dibattito sui temi dell’immigrazione a Roma. “Sarebbe diverso – spiega il presidente della Camera – se si parlasse di ‘delitti in materia di immigrazione'”, perché “sarebbe tutt’altra cosa”. E sull’attuale formulazione chiede: “E’ stata una svista? Ne prendo atto. Non è stata una svista? Allora auspico che accada ciò che è accaduto in un altro momento“, ricordando la “sollevazione” parlamentare contro la norma sui medici-spia.

“E’ bello che si difendano le tradizioni, il crocifisso e il presepe ma, con una battuta ironica, dico che chi guarda il presepe vede che è pieno di extracomunitari”. Fini è così tornato sulle polemiche sollevate da alcune prese di posizione della Lega Nord. L’ex leader di Alleanza Nazionale non commenta direttamente l’attacco del Carroccio al cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi ma ribadisce che “l’identità non è una fortezza sotto assedio, la nostra identità non preclusiva”, e il fatto che le radici dell’Europa siano giudaico cristiane “non significa che oggi in Ue non ci siano altre identità”.

Il presidente della Camera è un fiume in piena: “E’ una sciocchezza dire che se gli immigrati potessero votare, voterebbero a sinistra”. Fini ha spiegato che gli immigrati voterebbero a seconda delle convinzioni politiche. “E’ un’ammissione di debolezza culturale”, ha aggiunto a proposito della convinzione diffusa nel Centrodestra.

TETTAMANZI/ FFWEBMAGAZINE: CONTRO DI LUI BESTEMMIATORI – “I fustigatori, i tronisti e i Torquemada sono arrivati come un orologio (e un referendum) svizzero. Non sono piaciute le critiche del cardinale Tettamanzi alla recente raffica di sgomberi che ha messo sulla strada 250 rom di un accampamento abusivo alla periferia di Milano. Il quotidiano leghista, come poteva essere altrimenti, è andato giù duro”. E’ quanto scrive Ffwebmagazine, periodico online della Fondazione Farefuturo, vicina al presidente della Camera Gianfranco Fini, commentando gli attacchi ricevuti dall’Arcivescovo di Milano da parte de la Padania. “Questo succede – scrive il direttore Filippo Rossi – quando la politica si arroga il diritto di utilizzare la religione come carta d’identità, come facile strumento per riempire la propria vuotezza. Questo succede quando la politica prende in prestito la fede per farne uno strumento di odio e di divisione. Quando si confonde la croce con un simbolo di partito. Questo succede: si arriva a pretendere che la religione si adegui alle regole perverse della politica, perda l’universalità per occuparsi del contingente, perde l’altruismo per rifugiarsi nel più bieco individualismo. E’ la politica che diventa giudice della buona e della cattiva religione in funzione degli interessi di un partito. E così i demagoghi mandano via il prete dall’altare, ne prendono il posto, fanno un comizio e la chiamano predica”. “Li definiscono cristianisti – conclude Ffwebmagazine – ma, in fondo, sono semplici bestemmiatori, mercanti di paura che cacciano Gesù dal tempio, svuotando la fede di qualsiasi senso religioso. Il loro evidente antenato è quel Charles Maurras che fondò il movimento di estrema destra Action Francaise. Maurras si definiva ‘athe’ e catholique’, e per questo fu scomunicato da Pio XI. Il paradosso è tutto qui: difendono il cristianesimo ma, di certo, non sono buoni cristiani”.

CALDEROLI: TETTAMANZI NON PARLA AI MILANESI – “Avere il massimo rispetto non vuol dire abbassare la testa. Il rispetto deve essere reciproco. La Chiesa romana ha un notevole equilibrio nel far prevalere i principi delle radici cristiane. Avevo già detto che qualcuno nella Curia di Milano era figlio dei cattocomunismo. L’autonomia è di tutti, ma l’orientamento della Chiesa sui problemi della globalizzazione dovrebbe essere tenuto presente anche dai loro sottoposti. Lo spirito cristiano deve guidare ogni uomo politico, non dipendere dall’emozione del momento. Questo principio deve valere per tutti”. Così Roberto Calderoli affronta la polemica tra Lega Nord e Dionigi Tettamanzi. Il ministro sostiene in sostanza che l’arcivescovo di Milano “non parla ai milanesi”. E aggiunge: “E’ come mettere in Sicilia un sacerdote mafioso”. “Perché, per esempio – aggiunge -, Tettamanzi non è mai intervenuto in difesa del crocifisso? Perché parla solo dei rom? Non spetta a noi intrometterci nei rapporti tra le cariche ecclesiastiche, ma non posso non vedere che tra le nostre posizioni e quelle della maggioranza dei vescovi, della Chiesa romana fino alla Cei c’è la massima assonanza. Non con quelle di Milano”. La domanda de la Padania se Tettamanzi sia un cardinale o un imam viene poi definita dall’esponente leghista una “provocazione”, e spiega: “Se i toni si alzano è perché i nostri appelli cadono nel vuoto”. E conclude: “Negare che persone di una certa etnia facciano un tipo di attività è disconoscere la realtà. Seguendo la logica dei poverini non si va da nessuna parte. Si trasformano solo i nostri poverini in agnelli sacrificali”.

foto e testo tratto da affaritaliani.it              inserito da michele de lucia

Lascia una risposta