Ma si comunica ancora in italiano?

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Ma si comunica ancora in italiano?
Autostrada Milano Genova ore 6.00 del mattino, auto che va a 130 corsia di sorpasso.
Sto recandomi nel mio nuovo posto di lavoro, presso una nota società farmaceutica con la semplice mansione di inscatolare prodotti.
Radio a tutto volume (ebbene sì, altrimenti dormo, il mio bioritmo inizia a riprendersi intorno alle 9.30 con grande disappunto dei miei capi-compreso l’incredibile Paolo).
E rifletto.
L’azienda per cui sto collaborando, in questo periodo di crisi nera, è costretta ad assumere extracomunitari, in cooperativa, con enormi disagi per tutti.
Rispetto ad altre aziende ha scaglionato le pause in modo umano, logico.
Cioè se inizi un turno delle 6.30 del mattino, la pausa di metà giornata cade alle 12.30 evitando il disagio psicofisico, il cambio di abitudini alimentari  etc.
E rifletto che circa 6 mesi fa, in un’altra azienda, nonostante il politically correct del contesto  ho vissuto dei momenti tragici perché sono stata colpita da attacchi di panico  senza motivo apparente (colosso della telefonia mobile).
Il capannone è lì, in uscita tra Binasco e Besnate, grosso parallepipedo grigio con i riflessi dell’insegna bluastri , si staglia nel buio lattiginoso delle risaie che attraversano il Pavese.
Eppure questa azienda, in cui entri con i camici da laboratorio e sembri quasi mummificato nella spettralità della divisa bianca e assomigli vagamente agli ingegneri biochimici di cui tutti le serie tv di maggior successo trattano, ha enormi difficoltà nel ricercare persone che abbiano voglia di lavorare.
Beh  non pensiate che stia facendo della mera propaganda capitalista.
In primis sbagliate soggetto.
Ma nessun ragazzo, tranne coloro che risiedono nel paese, hanno la voglia di iniziare un percorso lavorativo che li possa portare ad una buona qualifica.
Utilizziamo  macchine che provengono dalla Germania, badate bene,  i tedeschi sulla tecnologia sono peggio dei giapponesi, lavoriamo con prodotti innovativi.
Sono  impacchettatori di scatole ermetiche, essenzialmente integratori polivitamici  con dosaggi particolari e con proteine come la Luteina che sono ad ampio spettro di applicazione nella medicina.
Gli unici che si presentano per questi lavori sono extracomunitari, che accettano di fare anche molti km al giorno. E che ahimè l’italiano lo comprendono poco o nulla (a secondo di come gli fa comodo)
Con la difficoltà dei miei responsabili di interloquire con loro, e spiegare l’esecuzione del lavoro  affidatogli.
Ma in fase di colloquio hanno sottoscritto che l’italiano lo parlano e lo scrivono correttamente.
Poi ci sono gli italiani, quasi tutti solo con diploma di terza media inferiore, con enormi difficoltà ad usare il pc (alcuni non capiscono gli errori da sistema) e che, poiché hanno maturato una certa anzianità di servizio, hanno un atteggiamento da nonnismo di caserma.
Sembra una torre di babele.
 L’ucraina balbuziente, la romena dislessica, l’italiana del sud brutta come nei film di Sordi,, il bulgaro che sembra uscito da un horror, l’egiziano che sembra una calcolatrice vivente, il rattuso milanese che ormai è sfiorito , la barbie milanese che dopo 10 anni di anzianità sa solo truccarsi con cura un viso con doppio mento,  una che ha una bocca degna di un trans ed io, la più strana di tutte, che passo come al solito da sciroccata perché parlo troppo e cerco di capire le dinamiche che muovono questo microcosmo brulicante.
Meno male che abbiamo un capo paziente (anzi piu’ di uno).
 
Perché far comprendere l’italiano usando solo gli imperativi è l’aspetto più difficile del loro lavoro.
Devono far girare le macchine a pieno ritmo. Per la produzione. E nessuno capisce come.
Poi ci sono gli ostruzionisti, ed i lavativi.
L’ultimo colloquio di lavoro, a cui non ho del tutto rinunciato in un’ altra società, prevedeva di collaborare con i detenuti del carcere di Bollate. La responsabile del personale mi raccontava che erano degli impiegati modello. Perché mai avrebbero rinunciato alle loro sei ore di libertà sudata e negatagli per anni. Mi diceva:”Lavorano sodo e  non si permettono di perdere del tempo. Sono precisi e puntuali.”
La mia azienda invece naviga in una fantageopolitica dettata più dalle simpatie  che dai meriti. Guarda al tuo modo di socializzare con gli anziani del gruppo (i quali essendo ormai lì dagli albori pensano di averne in qualche modo, respirato anche, oltre alle sostanze polivitamiche  i meriti).
La realtà è ben diversa.
L’azienda ha bloccato le assunzioni da tempo, come tanti altri grandi colossi in Italia.
Crisi economica e costi elevati delle assunzioni.
Produce stagionalmente.
E preferisce non investire nella formazione o nelle risorse umane, che in tutti i corsi di management insegnano.
Preferisce risparmiare sulla forza lavoro, sprecando prodotti che rimangono incastrati nelle macchine, che si fermano sempre più spesso e che ormai nessuno sa usare più bene.
Preferisce ritagliare fette di mercato di nicchia di prodotti dove  non è leader assoluto, diversificando la produzione.
L’italiano non si parla più, ed io che ho una maturità classica alle spalle, dagli stessi italiani mi sento apostrofata come se fossi analfabeta.
Poi, ho dichiarato di essere entrata grazie ad un mio amico che mi ha aiutato, ma ha lasciato agli altri  responsabili il giudizio finale. 
Non vi dico.
Oggi la Barbie ha disliquito per mezz’ora per cercare di farmi dire se fosse il mio amante. Ma a Voi sembra normale? E se anche fosse (cosa che comunque non è) vi pare che mi avrebbe fatto lavorare come operaia semplice???Minimo avrei prreteso, scherzo, un impiego.
Ho passato 3 giorni a tappare prodotti, sentendomi apostrofare come se fossi diversamente abile.
 Semplicemente perché ho raccontato il mio percorso lavorativo e tutti, mi hanno dato della bugiarda.
Immaginate la mia frustrazione quando un’ucraina mi ha detto, dopo l’errore accaduto ai conti correnti postali, e riportato su tutti i giornali, che cio’ poteva accadere solo nel suo paese. Ma secondo voi , (se qualcuno è stato all’est), hanno  gli uffici postali telematici o trasmettono ancora in Morse????
Comunque al di la del fatto che Bela Lugosi spana i dadi del 4 usando il pappagallo,(cosa che hanno insegnato anche a me, femminuccia) mi chiedodove andremo a finire?
Questa è la nostra professionalità?
Non ho mai cercato il posto fisso.
Perché sono pigra e preferisco lavorare con contratti a scadenza dove ho degli obiettivi che raggiungo.
Gli ultimi 3 anni sono stati un tormento. Forse perché con l’età si diventa intolleranti, forse perché lavorare e farsi prendere a pedate nel culo fa male, forse perché meno c’è cultura e più
L’ignoranza la fa da padrona.
Il discorso più erudito formulatomi è stato sul palinsesto della puntata “C’è posta per te”.
WOAH.
Una volta in fabbrica si parlava di ideologia, di marxismo o di capitalismo.
Di come migliore produzione impiegando meno risorse, automatizzando tutto, calcolando gli sprechi, i cambi turni, il cambio macchina.
Mio marito, tante volte reduce da  consigli di amministrazioni mi illuminava su come dare visibiltà ad un prodotto, ottimizzarlo, renderlo fruibile e di facile comprensione.
E la rabbia che mi si scatena,  dentro, è dovuta al fatto che quello che ho appreso lo sto perdendo.
E’ vero altri tempi, economia diversa.
Ma credetemi, con tutto lo zelo che ho per il lavoro, ed il mio proverbiale stacanovismo esiste un limite invalicabile.
Non si combatte l’ignoranza se non investendo tempo e denaro.
Perché ignorare è normale ma tacciare altri di ipocrisia, quando si provocano  con ql’imitazione da psicologa alla Maria De Filippi, beh quella, le suore mi hanno insegnato, che è mera malvagità.
Tutto sommato mi solletica ancora l’idea di lavorare con i detenuti.
Perché dentro le sbarre un codice comportamentale esiste.
E nella mia azienda lo si sta perdendo ineluttabilmente.
Con la  scomparsa, non solo delle buone maniere, ma anche di quello spirito comunitario che hanno vissuto i miei parenti di estrazione operaia.
E  lavorando in call-center non ho mai percepito. Perché usi contemporaneamente anche 4 applicativi informatici diversi, hai un limite di 3 minuti con il cliente, hai una tmc da mantenere (tempo medio di conversazione), la customer satisfaction da migliorare e devi produrre.
E allora mi chiedo se ne vale la pena di vivere le angherie di persone frustrate e di spararsi 30 km in sola andata, per sentirsi apostrofare da una rumena che il capo ti licenzia al minimo sbaglio-quando si presentea come  medico specializzato in pediatria e non parla né inglese né latino- e tu la guardi come se fosse un’aliena (ha piccolo particolare in Italia lelorolauree non valgono-chissà perchèpoi-visto che le nostre all’estero sono richieste).
Allora ti senti semplicemente invaso da una misteriosa voglia di fuggire da ciò che hai cercato di costruire in tanti anni di  sacrifici.
E guardi tutti loro in modo appannato come in brutto sogno.
Il Metello di Vasco Pratolini  è morto alienato da quell’est tanto idealizzato.
E che, a dire il vero, ci piace poco.
 Ancora si salva Fracchia e Charlie Chaplin in “Tempi Moderni” di un’attualità sconvolgente.
Ma tornare a casa è pensare di mettere un tappo anche sulla testa di mia figlia, dopo averlo fatto per otto ore, mi sconvolge.
Homer Simpson mi farebbe un baffo.
Certo che partire da un Bar di Positano, in gestione familiare, riconosciuto come luogo di incontro di artisti internazionali e finire ad incapsulare vitamine come il  rifugiato politico
Ferisce l’amor proprio più delle stillettate della Barbie lobotomizzata.
 
Grazie a Davide Persichella  per la sua generosità (caro amico) e a Marco Zanoli  un vero grazie di cuore perché è un capo equilibrato e corretto. Anche a Paolo che mi sopporta.
 
Celeste De Martino (nr 3)