Sant´Agnello: Disastro ambientale, nessuno parla, fuori i responsabili.

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Sant’Agnello: Liquami in mare, bocche cucite sull’accaduto.
di Vincenzo Maresca.
Sant’Agnello. Attacco ambientale al mare della costiera, the day after. Ora tutti si interrogano sull’accaduto ma le bocche rimangono cucite, nessuno si esprime sulla cascata di acque reflue che nella giornata di domenica ha sversato oltre 50mila litri di liquami e residui di lavorazione delle olive nel “Golfo del Pecone”, insozzando l’intera baia e producendo una chiazza violacea che si è estesa tra Piano di Sorrento, Sant’Agnello e Sorrento per centinaia di metri quadrati. Chi sono i responsabili? Sul gravissimo episodio che rischia di compromettere seriamente l’habitat dei fondali marini sta indagando la Procura della Repubblica di Torre Annunziata con il coinvolgimento della società Gori spa che gestisce gli impianti di depurazione della penisola sorrentina. Tutte le acque reflue dei comuni costieri da Sorrento a Sant’Agnello, Piano di Sorrento, Meta di Sorrento e Vico Equense vengono convogliate nel depuratore di Punta Gradelle, il megaimpianto il cui adeguamento è atteso da 30 anni e sul quale sono piovuti oltre 70milioni di euro provenienti dall’Unione Europea, Ministero dell’Ambiente, Regione Campania. Invece per due domeniche consecutive per ragioni ancora sconosciute, oltre 60mila litri di acque reflue e residui di lavorazione delle olive si sono trovati a transitare nelle condotte dell’acqua piovana anziché in quelle destinate alla fogna nera per essere scaricati direttamente a mare. Imprevisto oppure oscura regia? A monte dello sversamento di 10mila litri di residui di lavorazione delle olive di due domeniche fa è stato individuato e denunciato R. G. , 68enne titolare di uno dei più famosi oleifici della penisola sorrentina, a distanza di una settimana il fenomeno si è ripetuto con una terribile amplificazione. Chi è stavolta il responsabile dello sversamento in mare di oltre 50mila litri di acque reflue? Sulla spiaggia dove si è verificato il disastro ambientale è ben visibile una grossa condotta sottomarina che dovrebbe sbucare in mare aperto e che invece è stata completamente distrutta in seguito a frane e smottamenti del costone tufaceo del sito monumentale ed archeologico de “Il Pizzo”. Solo sette ore dopo l’inizio del disastroso fenomeno di sversamento è arrivata sul posto una pilotina della guardia costiera per prelevare una serie di campionature di acqua di mare, visibilmente marrone in superficie. Sarebbe bastato avere a disposizione qualche spazzamare per limitare i danni, invece l’unico in dotazione al parco marino è spesso senza carburante mentre la Regione Campania non fa nulla per dotare località da cartolina con annessi porti turistici di opportuni mezzi per la difesa e la salvaguardia dell’ambiente marino.