MA GUARDA DOVE S’È NASCOSTO DIO! di Bartolo Ciccardini

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Nel suo ultimo film “Basta che funzioni” Woody Allen torna alla maniera che gli fu cara nei suoi primi film, quelli prima del suo capolavoro “Io ed Annie”; (per non far nomi  sono: Prendi i soldi e scappa (1969), Il dittatore dello stato libero di Bananas (1971), Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso * ma non avete mai osato chiedere (1972) e Amore e guerra (1975). Quei film erano scritti sulla traccia dei suoi cabaret comici, pieni di battute fulminanti e paradossali, tenute insieme da una trama lieve ed improbabile. In quei film imperava il suo umorismo allucinato, fatto di sale ebraico e di alcool liberal.
Poi con “Io ed Annie”, ed i suoi quattro Oscar (tre a lui ed uno alla sua ispiratrice Diane Keaton), Woody incomincia a costruire vere e proprie commedie romantiche, fatte di ironia sofisticata e di studio del disagio contemporaneo, con ambizioni ideologiche, citando Fellini e Bergman ed inaugurando un cinema europeo, incomprensibile agli americani.
Questo ultimo film torna invece alla supremazia della battuta micidiale sostenuta da alcuni flebili vicende, piuttosto simboliche, che non da una vera e propria trama.
Il racconto è una citazione leggera de “La ronde”(1950) di Max Ophuls. Quel film era un  girotondo di amori e tradimenti, in cui l’ ultimo tradito è sedotto dal primo protagonista che era stato tradito all’inizio della storia. Una versione pensosa della leggerezza dell’intrattenimento erotico. In questo caso Woody racconta una ronda di conversioni o di riconoscimenti della propria vocazione erotica che procede per aggiustamenti leggeri, un poco tristi, ma sufficienti ad una esile felicità temporanea, a cui ben si adatta il titolo: “Basta che funzioni”.
Accontentiamoci dell’attimo fuggente è la massima che nasconde una realtà più difficile. Quella che Papa Ratzinger definirebbe nichilismo relativista, è la tesi esposta da un filosofo cinico, interpretato superbamente da un sosia di Woody, che esprime la sua atroce filosofia con definizioni micidiali e con tic, manie e comportamenti psicotici degni di una tragedia di Shakespeare. La vita è miserevole, gli uomini sono vermi, non c’e speranza di alcuna razionalità in questo caos orribile ed incomprensibile dove è possibile ottenere solo l’attimo fuggente. “Basta che funzioni”.
La polemica con Dio, che non dovrebbe esserci, (intendo dire Dio, non la polemica) è degna di un ebreo ateo e fuori di sè. La battuta sulla moglie di Giobbe o sul “genere” di Dio, valgono un Oscar. Si può comprendere come molti ebrei non riescono a perdonare a Dio la tragedia dell’Olocausto, il che è il più grande atto di fede. E Woody Allen è fra questi.
Dopo la raffica di lezioni, di definizioni, di rabbiose negazioni e dopo il trionfo della occasionalità erotica (“Basta che funzioni”), servita con rassicurante leggerezza, Dio sembra definitivamente morto.
Ma a noi, Woody Allen non ci imbroglia. Ci siamo accorti che si comporta come uno scettico psicotico e disperato per nasconderci il suo Dio
E dove si è nascosto l’antico persecutore di Giobbe ? E’ il più bell’artificio di questo strano film. Il filosofo cinico si volge verso un punto dello spazio e parla con lui. Gli altri lo prendono per matto: con chi sta parlando ? Il protagonista indica un punto nello spazio e dice : “Non li vedete ? Sono li. Ci stanno guardando.” In realtà, in quel momento, noi, nella sala li stiamo guardando. A noi sembra che si rivolga a noi, con un bello effetto scenico. Si rivolge a noi. Ma lui invece, nel suo pianeta si rivolge all’obbiettivo della camera. Sappiamo che nel codice del cinema la camera non deve esistere ed il personaggio non deve mai guardare la camera. A chi dunque si rivolge il filosofo nichilista? I suoi personaggi, che restano in quella realtà, non vedono né l’obbiettivo, né la camera, perché nel pianeta del film l’obiettivo e la camera, come Dio, non debbono esistere. Se i personaggi guardassero alla camera, qualsiasi regista li caccerebbe via.
Ma per Woody questa frontiera della realtà non è inaccessibile. Lui può vedere la camera e l’obiettivo della camera, parla con la camera, indica noi dentro la camera.
E noi, immersi nella realtà di un altro pianeta vediamo lui che parla con noi. Gli altri non vedono nulla, immersi nel “Basta che funzioni”. Lui invece ha la sua rivelazione. Ci vede. Noi lo vediamo.
Woody! Sii sincero con noi. Dicci la verità. In quella camera tu hai forse nascosto il tuo Dio? Oppure è Dio che ti ha fatto il soave scherzo di nascondervisi. Diccelo per favore. Ma anche se non ce lo vuoi dire, che importa. “Basta che funzioni”!