2013, lo Stato italiano non c´è più. La Katastrophe spezza il Paese in due

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 Bossi 1 

La Lega crea le condizioni essenziali per l’affondamento di Silvio Berlusconi, facendo mancare una quarantina di voti in Parlamento. Caduto il Cavaliere, nasce un esecutivo battezzato dai giornali ‘Governo di Salvezza Nazionale’, guidato da Mario Monti con Fini agli Esteri e retto dall’astensione del Carroccio

 

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FRATELLI D’ITALIA?
Il capitolo 6

Il capitolo 5

Il capitolo 4

Il capitolo 3
Il capitolo 2 Prefazione di Davide Corritore e Paola Domenichini e indice

Il capitolo 1

IL SESTO CAPITOLO/ DEBOLEZZA DEI FORTI, FORZA DEI DEBOLI – […] Ancora nessuno all’interno delle élite dirigenti si era reso conto della serietà della minaccia secessionista. Tutti erano ancora euforici per la nuova esperienza di governo di salvezza nazionale, e giudicavano velleitaria la posizione di Zaia. Le battute romane che giravano più di frequente continuavano a irridere i suoi pantaloni a tubo e la giacca attillata. Come poteva un tizio con il cinturone in vita illudersi di sfidare lo Stato? Solo D’Alema dovette rendersi conto del pericolo. Infatti, a fine gennaio si incontrò informalmente con Bossi e Maroni. Mal gliene incolse. Al solito, la notizia dell’incontro trapelò e il ‘partito romano’ fornì una ricostruzione del colloquio fantasiosa quanto si vuole ma tutta basata sull’intramontabile ingrediente dell’inciucio. Ancora una volta D’Alema trattava con il peggior nemico. Ancora una volta indeboliva il fronte interno. Zaia nel frattempo agiva. Con lucidità, tempestività e nel rispetto assoluto delle regole formali […]************* 
La Lega crea le condizioni essenziali per l’affondamento di Silvio Berlusconi, facendo mancare una quarantina di voti in Parlamento. Caduto il Cavaliere, nasce un esecutivo battezzato dai giornali ‘Governo di Salvezza Nazionale’, guidato da Mario Monti con Fini agli Esteri e retto dall’astensione del Carroccio. D’Alema salva Berlusconi, convincendo le Camere a negare alla magistratura l’autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex presidente del Consiglio.
E’ soltanto un assaggio di ‘FRATELLI D’ITALIA?‘, il libro scritto da un misterioso, informatissimo anonimo, evidentemente molto addentro alle cose del Potere, che dalla scorsa estate ha preso a girare in un vorticoso scambio di email tra la Roma dei Palazzi, la Cortina dei poteri forti, le spiagge vip di Capalbio, Portofino e PortoCervo.
Un romanzo scritto in forma di colloquio tra un intervistatore e un intervistato, che sulla base degli avvenimenti politici delle ultime settimane (e mesi) disegna uno scenario per certi versi inquietante, destinato a rivoluzionare e sconvolgere per sempre il futuro dell’Italia. Un editore triestino ha fatto avere ad Affaritaliani.it la copia del libro, compresa la prefazione di Davide Corritore (vicepresidente Pd del Consiglio Comunale di Milano ed esperto per mestiere di cose finanziarie e di flussi d’opinione pubblica) e Paola Domenichini, consulente di comunicazione sociale e politica. Lo pubblichiamo a puntate, una decina, da qui a Natale.
Il libro ricorda molto la burla di Gianfranco Piazzesi, giornalista fiorentino che pubblicò alla fine del 1974 come anonimo un romanzo dal gusto sapido che si intitolava “Berlinguer e il Professore”. Era un viaggio fantapolitico, all’indomani dell’intesa sul compromesso storico tra Dc e Pci, nei meandri di un’Italia parlamentare attraversata, da Nord a Sud, dai maledetti anni Settanta. Protagonisti, il segretario del Pci proiettato a entrare nella stanza dei bottoni e Amintore Fanfani, leader democristiano impegnato a resistere all’avanzata dei figli di Togliatti, magari anche al prezzo di un’intesa. Era il 1976 e le cronache politiche del tempo ricordano che Berlinguer non se la prese affatto, anzi si divertì. Piazzesi, che di scherzare non si stancava mai, scelse per i suoi pamphlet in forma narrativa un altro personaggio niente male: Gianni Agnelli. Ne fece il protagonista, naturalmente da autore anonimo, di un romanzo intitolato “I soldi in Paradiso”. Anche in quell’occasione, però, dopo l’adrenalina della burla Piazzesi si stancò e rivelò di essere l’autore del libretto mentre le mitologie su casa Agnelli impazzavano nell’opinione pubblica.

Fratelli d
La copertina
 

E come in quel caso, anche ora, in occasione dell’uscita si aprirà certamente l’interrogativo: chi ha scritto ‘FRATELLI D’ITALIA?’. E nei palazzi circolano diverse ipotesi. Sarà stato forse il ministro Renato Brunetta, veneziano doc, che in questo modo intende lanciare l’allarme sul pericolo legato ai progetti dell’alleato più fedele (in teoria) del premier (e magari arrestare la corsa di Giulio Tremonti, amico della Lega)?
Ma si parla anche, e per gli stessi motivi, di qualche intellettuale vicino al presidente della Camera Gianfranco Fini e alla sua Fondazione FareFuturo. Come si sussurra il nome di Giancarlo Galan, Governatore uscente del Veneto e trombato di lusso, che con questo romanzo punterebbe a vendicarsi per essere stato sacrificato dal Cavaliere per accontentare Bossi.
C’è chi ipotizza che l’autore non sia un veneto. Circola infatti anche l’ipotesi che la mente del libro choc sia a Roma e che si sia avvalsa della conoscenza del territorio e della realtà socio-politica del Nord-Est di qualche giornalista locale. Occhi puntati su Pierferdinando Casini, che potrebbe aver aver scritto ‘FRATELLI D’ITALIA?’ insieme con l’ex direttore de Il Gazzettino Giulio Giustiniani, il quale vive in Friuli e ormai si annoia tra lambicchi e grappe dei suoceri Nonino. Ma attenzione anche al duo Massimo D’Alema-Alberto Statera, giornalista che su Repubblica si è occupato per lungo tempo dell’allargamento della base Usa di Vicenza e che conosce bene la società veneta.
E se invece l’autore fosse Giulio Tremonti aiutato dal suo fedelissimo Guido Rivolta, ex direttore di Finanza & Mercati? Una sorta di messaggio al premier del ministro dell’Economia più vicino alla Lega che al Popolo della Libertà… Per motivi opposti, il romanzo potrebbe essere frutto della mente di Claudio Scajola, coadiuvato dal suo nuovo addetto stampa Dario De Marchi, giornalista professionista ed ex dell’Agi, nonchè triestino doc. Un modo per far capire a Berlusconi i pericoli del flirt con il Senatùr e il Carroccio.
Infine un’ipotesi intrigante e un po’ machiavellica. C’è chi dice infatti che l’autore sia Gabriele Albertini, ex sindaco di Milano che in questo modo punterebbe a mettere in guardia il premier dal pericolo leghista per la Lombardia, obbligandolo così a confermare Roberto Formigoni. L’obiettivo? Impedire a Maurizio Lupi, altro ciellino come il numero uno del Pirellone, di essere il candidato a Palazzo Marino. Proprio per lasciare spazio all’eurodeputato del Pdl di tornare al Comune di Milano, viste le difficoltà di donna Letizia (Moratti). Un’operazione a lungo termine ma molto molto intrigante…
Staremo a vedere, l’affare si ingrossa.
               foto e testo affaritaliani.it         inserito da michele de lucia