Caso-Cosentino, le confessioni di un killer sono «l´arma segreta» dei pm

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 C’è un’arma segreta nelle carte dei pm che accusano il sottosegretario all’Economia Cosentino. E’ la confessione di un killer della camorra che ha iniziato a collaborare e che racconta di come fosse lui a tesserare gente dei clan per il Pdl.
Nato e cresciuto a Napoli, nella Sanità. Camorrista e killer, faccia brutta che non è opportuno incontrare a distanza ravvicinata. Dicono i pentiti: «Chi lo ha fatto, non ha potuto raccontarlo».

Due mesi fa era uscito dal limbo dei dichiaranti e, dopo la falsa partenza del 2007, era diventato collaboratore di giustizia. Si chiama Luigi Guida, ha 53 anni e il soprannome di «’ndrink». Amico di Antonio Bardellino, Gennaro Licciardi e Giuseppe Mallardo, avversario storico di Giuseppe Misso, dieci anni fa in carcere aveva conosciuto Francesco Bidognetti, guadagnandone la fiducia: come e più di un figlio, tanto che proprio di Aniello e Raffaele Bidognetti nel 2001 andrà a prendere il posto. Nella veste di assassino, senza dubbio, ma anche di interfaccia di imprenditori, politici, colletti bianchi di vario genere.

Lui sa chi, tra quanti hanno pagato tangenti, appartiene alla zona grigia dei collusi o è una vittima. Lui sa, per esempio, chi hanno rappresentato i fratelli Orsi durante la gestione del consorzio Ce4, o quanto pesasse Gaetano Vassallo nell’economia dei Casalesi e della gestione delle ecomafie.

Lui sa. A settembre lo ha dichiarato, ma i suoi verbali non sono stati utilizzati dai pm antimafia Alessandro Milita e Giuseppe Milita nella richiesta di ordinanza cautelare in carcere a carico di Cosentino. Saranno depositati presto, molto probabilmente in occasione di un eventuale ricorso al Tribunale del Riesame da parte della difesa del sottosegretario al Tesoro.
Si aspetta la decisione del Parlamento, dunque, perché venga tarata la prossima strategia processuale della Dda di Napoli.

E nel frattempo il gip Raffaele Piccirillo mette a disposizione dell’indagato, in maniera ufficiale, l’ordinanza di custodia cautelare: un documento di oltre trecento pagine nel quale viene raccontata la storia di un’impresa di mafia – il consorzio di bacino Ce 4 e il suo braccio operativo Ecoquattro – capace di corrompere e contaminare l’intera struttura istituzionale della gestione del ciclo dei rifiuti.

Un contenitore emblematico, dice in sostanza il giudice Piccirillo, dei rapporti tra camorra, impresa e politica. Prendiamo, per esempio, e a prescindere dal valore giudiziario delle stesse dichiarazioni, ciò che di se stesso dice Gaetano Vassallo. Non ha avuto problemi a raccontare ai pm di avere in tasca la tessera di Forza Italia, né di aver sponsorizzato per anni le fortune elettorali dei candidati amici, tra cui quella del sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino. Ed è stato il lungo affresco dell’imprenditore pentito Gaetano Vassallo, ad aver spinto il gip Raffaele Piccirillo a definirlo «grande elettore» del clan Bidognetti, uno capace di movimentare tessere, voti e consenso elettorale. Un ruolo tutto da approfondire.

Tessere, dunque, elettori iscritti nelle fila di un partito da un imprenditore legato alla camorra. Scenario che ricorda quello riscontrato dopo l’omicidio del consigliere comunale di Castellammare di Stabia Gino Tommasino, con vittima e carnefice titolari della stessa tessera del Pd.

ilmattino             inserito da michele de lucia