Ore 11:11 dell´11/11, Europa a pezzi. Il Trattato di Lisbona è già morto

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Merkel Sarkozy

Un'”amicizia da preservare”, una relazione sempre più stretta”. La Merkel e Sarkozy ribadiscono la loro ottima sintonia nel giorno del 91° anniversario dell’armistizio del 1918, che segnò la disfatta della Germania nella Grande Guerra

Un'”amicizia da preservare”, una relazione sempre più stretta”.  La Merkel e Sarkozy ribadiscono la loro ottima sintonia nel giorno del 91° anniversario dell’armistizio del 1918, che segnò la disfatta della Germania nella Grande Guerra.

Alle 11.11 dell’11 novembre i due due leader si sono dati appuntamento all’Arco del Trionfo a Parigi per ribadire la fratellanza tra i due paesi. È la prima volta che un cancelliere tedesco partecipa alle commemorazioni. “Condividiamo gli stessi valori, la stessa ambizione per l’Europa, la stessa moneta”, ha detto il capo di Stato francese, aggiungendo: “L’amicizia della Germania e della Francia è un tesoro. Dobbiamo fare tutto il possibile per preservare e far fruttare questo tesoro. Lo dobbiamo ai nostri antenati che hanno tanto sofferto. Lo dobbiamo a tutti i popoli del mondo”, ha aggiunto Sarkozy parlando davanti alla fiamma del milite ignoto.

Merkel Sarkozy
La Merkel e Sarkozy a Parigi

La Merkel dal canto suo ci ha tenuto a precisare che l’amicizia e lo spirito di riconciliazione tra la Francia e la Germania sono la “forza” che consentirà di affrontare nuove importanti sfide nell’Unione europea.  “Insieme dobbiamo far fronte alla nostra storia. Una storia che da secoli ci unisce, francesi e tedeschi, negli episodi felici e in quelli infelici”, ha detto la cancelliera, aggiungendo: “So che ciò che è successo non può essere cancellato. Tuttavia, c’è una forza, una forza che ci aiuta, che può aiutarci a sopportare ciò che è successo. Questa forza, è la riconciliazione” franco-tedesca. Una forza, ha detto ancora Merkel, che “ci permette di affrontare nuove sfide e di assumere veramente le nostre responsabilità”. La cancelliera ha quindi citato le grandi sfide a cui deve far fronte l’Unione europea: dalla crisi economica, all’ordine sociale, dalla protezione dell’ambiente, alla lotta alla povertà. “La riconciliazione e l’amicizia franco-tedesca sono un regalo, la libertà sul continente europeo è un miracolo, sappiamo tutti quanto sia costato”, ha detto ancora la Cancelliera, prima di concludere con alcune parole in francese: “vive l’amitiè franco-allemande“.


Angela Merkel e Nicolas Sarkozy

 

IL REBUS DELLE NOMINE. Una delle sfide che in queste ore preoccupa di più l’Europa sono le nomine del presidente e del ministro degli Esteri. Due ruoli previsti dal nuovo trattato di Lisbona, che entrerà in vigore il prossimo 1° gennaio, e che sta diventanto un autentico rompicapo. L’Italia vuole Massimo D’Alema Mr Pesc, che gode tra l’altro dell’appoggio della Merkel, dei democratici e dei socialisti europei. E che dopo il passo indietro di Miliband, che punta a diventare il prossimo leader del Labour britannico, ha buona chance di farcela.

La Gran Bretagna vuole Tony Blair a capo dei Ventisette. Ed è proprio la presidenza il nodo della questione. Se a spuntarla fosse l’ex premier britannico, l’altro ruolo andrebbe ai popolari, secondo un accordo tra i due maggiori eurogruppi. E la nomina dell’ex premier italiano non sarebbe più possibile. Ma Blair non è il solo candidato in corsa, c’è anche il premier lussemburghese Jean-Claude Juncker e il premier belga Herman Von Rompuy che gode del sostegno di chi vuole una presidenza di profilo relativamente basso. Troppi nomi per pochi posti. “Quando parlo con i miei 26 colleghi” ha detto il premier svedese Fredrik Reinfeldt, presidente di turno dell’Unione, “finisco per avere più nomi che posti da occupare”.

L’appuntamento clou è la cena dei capi di Stato e di governo del prossimo 19 novembre, un summit straordinario per sciogliere il nodo delle nomine. Dove i leader sperano di trovare un ‘accordo ed evitare l’imposizione di pochi, e alcuni paesi vedono dietro la mano dell’asse franco-tedesco. Per ora tutti cercano di portare l’acqua al proprio mulino. Un’immagine non proprio edificante di questa nuova Europa, non a caso l’augurio della presidenza svedese è che le nomine “avvengano a maggioranza e non per consenso”. L’Italia intanto mette le mani avanti: il governo italiano “ritiene che non si possa e non si debba arrivare a una decisione a maggioranza“, precisa il ministro Frattini. Le trattative per ora continuano, la partita è tutt’altro che chiusa.

foto e testo tratto da affaritaliani.it      inserito da michele de lucia    

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