RAVELLO, SINDACO E VICE CONTRO BELLACOSA, APPRENDISTA STREGONI O INGERENZA?

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Mentre Salvatore Di Martino si trova a Roma e parla di “apprendista stregoni” e comportamenti da “kamikaze”, senza andare nello specifico e nel personale,  aggiunge – raggiunto telefonicamente da positanonews sulla vicenda dell’auditorium di  Ravello in costiera amalfitana – “non so di cosa parla l’assessore Bellacosa, tutti hanno mostrato comprensione del gesto ed apprezzamento per la mia decisione, compreso il ministro Brunetta che era presente e tutti gli altri, visto che di ciò è stato fatto un verbale, ho semplicemente messo in rilievo che il consiglio comunale è sovrano e non volevo assolutamente impegnarlo con un mio gesto. Siamo all’assurdo”. Il sindaco di Ravello manda una missiva a Bellacosa mentre la vicenda crea fermento nella addormentata costa d’Amalfi. “Trovo davvero sorprendente il contenuto della Sua ultima “esternazione” che, in verità, rappresenta un ulteriore atto di pervicace interferenza nell’autonomia del Comune di Ravello. Giova infatti sgombrare il campo da un equivoco di fondo che sembra essere alla base delle Sue convinzioni. Gli accordi intervenuti tra Comune di Ravello, Regione Campania e Fondazione Ravello hanno ad oggetto, rispettivamente, beni di proprietà comunale (Auditorium Oscar Niemeyer, realizzato dal Comune con finanziamento UE gestito dalla Regione Campania) e regionale (complesso di Villa Episcopio, acquistato attraverso l’esercizio del diritto di prelazione dalla Regione dietro il forte impulso politico del Comune di Ravello).
Non si comprende, dunque, quale ruolo specifico la Provincia di Salerno intenda rivendicare nella vicenda in esame, se non quello (quale socio della Fondazione Ravello) di spettatore imparziale, attento a verificare che la gestione dei beni territoriali sia effettivamente mirata a valorizzare “il ruolo centrale della Comunità locale, prima destinataria dei vantaggi derivanti dalla piena e leale collaborazione tra Comune e Fondazione Ravello”. 
Nel merito dei residui rilievi, per i quali, pure, si pretende “una doverosa risposta” (?), solo per mera cortesia istituzionale, si porta a conoscenza che il comportamento del Consigliere Generale di Indirizzo nonché vice Sindaco, avv. Salvatore Di Martino, nella seduta del 7 novembre, è stato correttamente ispirato, sotto il profilo metodologico, attraverso la dichiarazione di astensione.
Tale posizione, come Le dovrebbe essere noto, è stata da tutti apprezzata (a partire proprio dal Ministro On.le Renato Brunetta), quale testimonianza di autentica democrazia a garanzia della piena ed incondizionata sovranità del Consiglio Comunale! 

Non senza considerare che l’articolato intervento dell’avv. Salvatore Di Martino, con la preannunciata condivisione dell’operato del Sindaco, ha inteso, nondimeno, sottolineare la necessità del puntuale rispetto delle complessive condizioni poste a fondamento della dichiarazione di intenti del 3 settembre u.s.
Infatti, nel dichiarato proposito dei sottoscrittori di tale atto vi è la consapevolezza che il voto del Consiglio Comunale debba costituire anche il suggello politico ad un percorso, di cui si è reso garante il Presidente della Giunta Regionale, destinato a riaffermare il “ruolo insostituibile del Comune di Ravello nel concreto perseguimento degli scopi della Fondazione”, immaginata quale “strumento al servizio delle istituzioni territoriali e locali”.
Proprio dall’accertamento positivo di tale radicale processo riorganizzativo, pure assicurato al momento della firma, infatti, conseguirà l’esame favorevole e l’approvazione da parte del Consiglio Comunale.
E mai come in questo caso “pacta sunt servanda”!
Ciò rende evidentemente risibile la sottolineatura circa un presunto “screditamento della posizione del Sindaco”, valutazione cui mi voglio sforzare di attribuire l’esimente “dell’ignoranza scusabile”.
Peraltro la prospettiva in precedenza descritta dovrebbe costituire obiettivo istituzionale condiviso anche dell’Ente Provincia, a meno (e stento a crederci) di non voler ingenerare il sospetto di una sotterranea condivisione suggerita solo da una bieca logica di appartenenza politica!».