Influenza A, muore bimba di 7 anniLe regole per curare la nuova influenza

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Le regole per curare la nuova influenza

Febbre alta, oltre i 38.5, mal di testa, dolori diffusi. Una tria­de di sintomi che lascia pochi dubbi di questi tempi: si tratta, con ogni probabilità, di influenza A. Allo­ra è meglio dimenticare il «fai da te» e chiamare il medico. Perché, se è ve­ro che la nuova influenza non è più cattiva di quella stagionale (che non è ancora arrivata), è anche vero che certe categorie di persone sono più vulnerabili all’infezione da virus H1N1 (come i bambini e i giovani) o rischiano di più le complicanze (co­me le donne in gravidanza). Non tut­ti coloro che vengono a contatto con il virus si ammalano, ma chi lo fa, nel giro di due o tre giorni, si mette a letto ed è bene che ci stia. Del resto non può fare altrimenti proprio per­ché la febbre alta (che può arrivare nei bambini fino a 40 gradi) provoca un grave malessere generale. Ecco perché è bene cercare di ridurla.

IL TERMOMETRO SALE- «Non dimentichiamoci — dice Massimo Galli del Dipartimento di malattie infettive all’Ospedale univer­sitario Sacco di Milano — che la feb­bre è un meccanismo di difesa del­l’organismo contro l’infezione e non va combattuta in quanto tale, ma per­ché provoca spossatezza, mal di te­sta e dolori al malato e non lo fa ripo­sare bene ». L’antipiretico da preferire è il para­cetamolo. Per il resto non sono indi­cati altri farmaci, tanto meno gli anti­biotici che non funzionano contro i virus e non prevengono le infezioni batteriche. E poi valgono le solite re­gole: stare al caldo, bere molto, so­prattutto succhi di frutta, mangiare quello che ci si sente di mangiare.

ATTENZIONE AI BAMBINI – Qualche osservazione a parte meri­tano i bambini perché, per loro, la febbre può raggiungere punte di 40 gradi e passa. «Il paracetamolo come antipiretico va bene — dice Susanna Esposito della clinica pediatrica De Marchi all’Università di Milano — e nel giro di sei ore la temperatura do­vrebbe scendere sotto i quaranta. Se non succede, è bene rivolgersi con urgenza al pediatra o andare al pron­to soccorso » . Se la febbre è accompagnata da convulsioni, è sempre opportuno chiamare il pediatra o recarsi, anche in questo caso, al pronto soccorso quando l’attacco dura più di un quar­to d’ora e riguarda non tutto il corpo, ma soltanto una parte. La Società italiana di pediatria non consiglia l’uso del ghiaccio per ridurre la temperatura del corpo, so­prattutto se applicato direttamente sulla pelle e non attraverso una bor­sa. «Vale la pena di ricordare — ag­giunge Galli — che, per prudenza, al di sotto dei 15 anni non si sommini­stra come antipiretico l’aspirina: si sospetta, infatti, che possa provoca­re la cosiddetta sindrome di Reye, ca­ratterizzata da disturbi del sistema nervoso ». Per il resto, anche per i bambini, è fondamentale bere. Non importa se non mangiano per uno o due giorni; poi si riprenderanno ed è importan­te che allora scelgano cibi sani (frut­ta, verdura, carne o pesce) e si ali­mentino in maniera regolare. Se non ci sono particolari proble­mi, la febbre, sia nei bambini che nei giovani e negli adulti, dura due o tre giorni poi comincia a calare: nel giro di una settimana, o poco più, la situa­zione si risolve. Non bisogna dimen­ticare, però, che dopo la comparsa dei sintomi si continua a eliminare virus anche per sette giorni: ecco per­ché non si deve tornare a scuola o al lavoro troppo presto, altrimenti si ri­schia di contagiare gli altri.

LA SPOSSATEZZA – «Questa influenza — dice Galli — può lasciare, dopo la guarigione, un senso di spossatezza e di stanchezza, qualche volta anche in forma impor­tante. Anzi: è proprio questo che ci fa dire che si è trattato di vera influen­za ». Altre forme simil-influenzali, le co­siddette Ili, che sono diffuse in que­sto periodo e danno gli stessi sinto­mi con febbre elevata, vengono spes­so confuse con l’influenza A (finora sono il 50-60 per cento dei casi, ma stanno diminuendo per lasciare il po­sto all’influenza A) non provocano, infatti, questi strascichi.

LA TOSSE – «Nei bambini — dice Esposito — dopo due o tre giorni dall’inizio della febbre può comparire tosse, soprat­tutto secca, che allarma molto le mamme. Anche negli adulti questa influenza A provoca spesso una tra­cheite non pericolosa. La tosse può persistere alcuni giorni: non c’è una cura specifica, ma è bene che il bam­bino rimanga in casa per evitare so­vrainfezioni batteriche. L’unica situa­zione che deve allarmare i genitori è la comparsa di difficoltà o di irregola­rità del respiro: è opportuno, anche in questo caso, ricorrere al pronto soccorso » .

IN GRAVIDANZA – Le complicanze dell’influenza si manifestano di solito nelle persone che hanno già problemi di salute, ma c’è un’altra situazione, questa vol­ta fisiologica, che va guardata con cautela: la gravidanza. Le donne che aspettano un bambino, fra i 20 e i 39 anni, rappresentano circa il 30 per cento di tutti i casi di influenza A che sono finiti in ospedale, almeno se­condo i dati disponibili. E le compli­canze più frequenti sono le polmoni­ti primitive (provocate cioè dal virus dell’influenza) e quelle secondarie (da sovrapposizione batterica). In ge­nerale la comparsa di complicanze è annunciata da un crescendo di sinto­mi e, in particolare, da difficoltà di re­spiro. «Le donne si devono allarmare — spiega Alessandra Kustermann della Clinica ostetrico-ginecologica Man­giagalli di Milano — quando i sinto­mi peggiorano, soprattutto se hanno malattie concomitanti o sono obese. In questi casi il ricovero è obbligato­rio » . Per evitare le complicanze nelle donne gravide con malattie croni­che, andrebbe valutata la sommini­strazione di farmaci antivirali, ma questi ultimi funzionano bene soltan­to se assunti entro 48 ore dalla com­parsa dei sintomi di influenza. E poi non esiste una sperimentazione ade­guata su questa categoria di pazienti: la scelta, quindi, va fatta caso per ca­so. «Si tende a consigliare gli antivira­li come terapia — precisa Galli — nei casi di vera necessità,come ap­punto nei pazienti con malattie croni­che concomitanti, in quelli a rischio di complicanze e in presenza di sinto­mi respiratori importanti».

GLI ANTIVIRALI – Il virus H1N1 è sensibile a due an­tivirali, l’oseltamivir, che è in com­presse, e lo zanamivir, che viene som­ministrato per inalazione. Quest’ulti­ma può risultare difficile nei bambi­ni e in persone con difficoltà di respi­ro, pazienti che vanno, dunque, se­guiti attentamente. «Siamo in attesa di antivirali da somministrare per iniezione — ag­giunge Galli — che potrebbero esse­re utili nei casi più gravi». Uno, il pe­ramivir, è appena stato autorizzato dalla Fda americana, l’ente di regola­zione di farmaci, per l’impiego di emergenza.

Adriana Bazzi

La piccola, di Desio, era affetta da una grave disabilità ed era stata colpita da broncopolmonite

 

MILANO – Una bambina di sette anni, affetta da una grave disabilità, è morta all’ospedale di Desio. La piccola, residente a Lentate sul Seveso, era stata ricoverata nel reparto di terapia intensiva il 31 ottobre scorso per una grave forma di broncopolmonite. A questo quadro clinico si è aggiunto il virus dell’influenza H1N1. Le sue condizioni si sono progressivamente aggravate e ieri notte sono subentrate gravi complicazioni ai bronchi e ai polmoni che hanno portato alla morte. Salgono così a 5 le persone decedute in Lombardia risultate positive al tam­pone che accerta la presenza del virus H1N1.

RARA MALATTIA – La piccola, residente a Lentate sul Seveso – riferisce una nota dell’Azienda ospedaliera di Desio e Vimercate – soffriva di Sindrome di Angelman: una malattia rara che si manifesta, tra l’altro, con una grave cerebropatia e con numerosi episodi di infezione polmonare, che anche a domicilio avevano spesso richiesto l’ausilio dell’ossigeno. La bambina era stata ricoverata il 31 ottobre in Pediatria a Desio per broncopolmonite sinistra. Data la particolare condizione di base della bimba, e a seguito degli esami ematochimici eseguiti – spiega Roberto Besana, direttore del Reparto di pediatria – si è deciso di avviare la terapia antivirale con Tamiflu, anche se il test rapido per influenza A era risultato negativo. Il 3 novembre si è verificato però un aggravamento delle condizioni generali della paziente, sottolinea l’ospedale, con insorgenza di una grave insufficienza respiratoria che ha portato al decesso della piccola ieri alle 8.12. La morte è avvenuta per insufficienza respiratoria grave e scompenso cardiaco in broncopolmonite acuta.

IL TAMPONE – I genitori avevano espresso la volontà di non procedere a nessun accanimento terapeutico. Riferisce il direttore generale dell’Ao di Desio e Vimercate, Maurizio Amigoni: «Il tampone faringeo eseguito a conferma del test rapido, che era risultato negativo, ha invece evidenziato, in data odierna, la positività al virus A/H1N1. Ma, come già avvenuto per gli altri decessi registrati in Italia, la bambina era affetta da una rara sindrome che la rendeva fragile e suscettibile alle infezioni».

 corriere.it                 inserirto da michele de lucia

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