Ernesto Mahieux, David di Donatello al Festival di Cannes 2001, si racconta per Positano News

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Sguardo attento, occhi vispi ed un sorriso contagioso. Sono queste alcune delle caratteristiche di Ernesto Mahieux, attore napoletano tra i più versatili di fama internazionale.

Nato a Napoli il 1 Gennaio del 1946 da una famiglia povera, inizia – anche spinto dal padre – ad avvicinarsi al mondo della recitazione che lo ha poi portato ad affiancare le più grandi stelle del firmamento mondiale come Jack Lemmon, Marcello Mastroianni, Mario Merola e Giancarlo Giannini.

Con delle credenziali simili la voglia di intervistare un attore Caratterista nel vero senso del termine avrebbe allettato chiunque.

– Signor Mahieux, com’è stato affiancare – anche se in piccoli ruoli- dei grandi attori come Jack Lemmon e Marcello Mastroianni in “Maccheroni” di Ettore Scola?

– Proprio lavorando con dei grandi capisci quanto realmente lo sono se ti sanno mettere a tuo agio. Io posso dirti che sono stato sempre trattato con molto rispetto sia da Marcello, con cui ho avuto un bellissimo rapporto, che da Jack. Posso raccontarti che proprio con Jack s’era instaurato un rapporto meraviglioso. Lui mi chiamava “My friend” e ogni giorno mi aspettava e prendevamo il caffè insieme; inoltre mi aveva proposto di cambiarmi nella sua roulotte. Questo è per dirti che i veri grandi non cambiano con la fama perché ricordano che all’inizio erano uguali agli altri che provavano a sfondare e farsi un nome.

In ogni caso è stato un’esperienza meravigliosa che mi ha dato tanto e che porterò per sempre nel cuore (Mahieux sorride, n.d.r.).

– Lei è un attore versatile, si può praticamente definire di una versatilità innata. Recita da delinquente, da viscido, da capo, consigliere ed amico in “Fortapàsc” di Marco Risi nel 2009 ma anche in strozzino nella pellicola di Massimo Venir del 2006 in “Mi fido di te” con Ale e Franz. Ci può dire come si prepara ad affrontare i molteplici ruoli? Fa degli studi per immedesimarsi nel ruolo?

– Sono un attore, non sono un medico. Cosa voglio dire? Semplice che devo saper affrontare e recitare qualsiasi copione, qualsiasi parte. Il medico per esempio dopo la laurea sceglie cosa fare, che percorso seguire io invece devo seguirli tutti.

E’ chiaro che poi io metto il massimo impegno in ogni progetto ma è pur vero che la bravura dell’attore dipende anche dal regista.

Ti faccio un esempio. Mi avevano proprosto di recitare in “L’Imbalsamatore” – prodotto e distribuito dalla Fandango e ti confesso che all’inizio l’avevo recitato. La parte del <> che s’innamora del suo allievo, all’età di 55 anni la vedevo difficile; anche perchè venivo da una bella carriera. Quando leggevo il copione non mi piaceva e quando accettai fu un percorso che seguii col cappio al collo: non mi allettava molto l’idea però mi imposi che nonostante il film – per quanto mi riguardava – non fosse bello, la gente doveva uscire dal cinema dicendo che io ero stato un bravo attore. La mia fortuna è stata quella di avere Matteo Garrone a dirigermi e che poi ha creato una pellicola straordinaria. Quindi questo è per dire che l’attore deve saper fare tutto.

– (il sig. Mahieux sorride come per far capire d’essere tornato con la mente a quei momenti, n.d.r.) Bella domanda! L’emozione è stata fortissima ma bisogna fare un passo indietro. L’emozione aldilà della vittoria del David in sè, sta nel fatto di avere la nomination. Già stare a Cannes ed essere applauditi per 10 minuti da 1000 persone in platea è stata una sensazione fortissima. Ti confesso che proprio quell’emozione mi causò un’emmoragia dal naso: fui ricoverato in ospedale e fu proprio Giannini a venire. Lui si complimentò con me e scherzammo assieme ma la sensazione che si prova è straordinaria. Passano i giorni e non riusciamo ad accorgercene ma quando invece stai lì fermo e tutti ti applaudono allora il termo è tuo, il termo diviene eterno. Credimi, questo ti segna.

Poi per quanto riguarda la nomination, lì non credevo nemmeno di poter avere un briciolo di speranza con colleghi quali

– Mahieux, per lei quant’è importante la sua famiglia nel lavoro?

Pier Francesco Favino, Raul Bova, Giancarlo Giannini ed Antonio Catania. Alla fine però vinsi e da lì la carriera andò sempre meglio.

– Importantissima. Devo molto alla mia famiglia che è il mio primo punto di forza. Mi considero un uomo fortunatissimo. Volevo fare l’attore e ci sono riuscito, volevo avere 3 figli di cui i primi 2 maschi e ci sono riuscito.

Ringrazio Dio per questo e devo dirti che spesso nel mio mestiere mi precludono parti diverse da quello che ogni giorno svolgo: il padre ed il marito.

Secondo alcuni registi – ma qui parliamo di mentalità chiuse ed obsolete – io non ho le caratteristiche adatte, forse per la statura e per il mio volto; questo perché a volte si cerca di dare un’illusione al pubblico camuffandola per buona ma la cosa non sempre funziona. Al pubblico piace vedere persone vere, una storia verosimile al cinema e non sempre le favole che tutti sogniamo ad occhi aperti.

– Quale film, invece, preferisce maggiormente? A quale si è sentito particolarmente legato?

– Io sono legato a tutti i miei film. E’ come chiedermi a quale figlio voglio maggiormente bene. Io li amo tutti, anche se alcuni sono più belli, più famosi o più brutti. Tuttavia credo di amare maggiormente il film che ancora devo fare e che non ho fatto.

– Quale progetto ha per il futuro? Pensa di recitare e dirigere un suo film o d’indire qualche premio?

– Assolutamente no, non posso dirigere un mio film dove svolgo anche la parte dell’attore! Non so ancora se lo farò ma se dirigo non reciterò perché mancherei di rispetto alla professione stessa ed io non mi mancherei mai di rispetto. Bisogna fondersi col film ma non esagerare altrimenti la pellicola verrebbe un disastro. Se recitassi e dirigessi andrei a prevaricare da regista sull’attore e viceversa. Per quanto riguarda l’indire un premio è il Festival di Torre del Greco che curerà la Proloco della stessa città dove ho trovato degli interlucutori che hanno creduto ed abbracciato questa mia iniziativa: a partire dal Presidente Antonio Alfieri. Come primo sostegno che abbiamo trovato è il comune della città di Torre del Greco che è la città del Festival ed il progetto si chiamerà “CameoFilmFestival”.

– Grazie a te.

Francesco Toto f.toto@email.it