SCOPRIRE LUIGI STURZO

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26-27 NOVEMBRE 2009, LUIGI STURZO NELLA STORIA E NELLA CULTURA POLITICA DEL 900
Da anni si è presa coscienza dell’importanza del pensiero politico di Luigi Sturzo per uscire dalla crisi che paralizza il nostro paese. Quest’anno nel cinquantenario della sua morte si è rivelata indispensabile la riscoperta del suo pensiero. Il 26 e 27 novembre all’Istituto Luigi Sturzo in via delle Coppelle 35 a Roma, i grandi della cultura europea e della Università Italiana faranno un bilancio di grande attualità a cui non bisogna mancare. A questo evento dedichiamo questo primo commento:
STURZO DIMENTICATO(1)
Sono in corso le celebrazioni per il 50° anniversario della morte di Luigi Sturzo. Tutti siamo stupiti per l’attualità del suo pensiero. Tuttavia ci sono alcuni punti importanti che sono stranamente ignorati nelle celebrazioni ufficiali.
Sturzo nel 1956, quando era Senatore a vita, presentò un progetto di legge per regolare la funzione dei partiti. Era il periodo in cui la D.C. si stava trasformando da movimento federativo di associazioni in un partito delle tessere . La proporzionale rigida (che aveva favorito la nascita dei partiti moderni) stava trasformando la ricchezza delle forze politiche uscite dalla Resistenza in partitocrazia. Sturzo vedeva la partitocrazia come un pericolo grave , che assieme allo statalismo ed all’assistenzialismo, avrebbe potuto mettere in moto un processo involutivo. Lucida visione.
La sua proposta prevedeva tre riforme in un punto molto delicato: l’assetto cosituzionale dei partiti.
La prima: un riconoscimento giuridico dei partiti in quanto organi preposti ad una precisa funzione pubblica: la presentazione di candidature. In applicazione dell’articolo 49 della Costituzione, le decisioni dovevano essere prese “ con il metodo democratico”. I partiti venivano riconosciuti giuridicamente e investiti del potere di nomina (delle candidature) se i loro statuti e le loro procedure fossero state “democratiche” secondo il dettato dell’art 49 della Costituzione.
(La questione si era posta alla Costituente, ma il Partito Comunista non aveva potuto accettare un vincolo di questo genere che avrebbe potuto servire a metterlo fuori legge, per il suo centralismo gerarchico, come era successo in Germania. Aveva controproposto l’insufficiente articolo che vietava la ricostituzione del partito fascista).
La seconda riforma proponeva un finanziamento pubblico per i partiti “riconosciuti“. Il finanziamento pubblico trasparente avrebbe reso impraticabile l’influenza sui partiti da parte delle Aziende di Stato (per la quale egli allora rimproverava Mattei) e la scalata al potere di una azienda privata , concessionaria di un bene pubblico (com è stato possibile a Berlusconi). La terza riforma era una legge elettorale fondata sul collegio uninominale. Riproponeva un sistema maggioritario, dopo il tentativo del premio di maggioranza di De Gasperi del 1953.
(I sostenitori della proporzionale avevano preferito il premio di maggioranza inserito nel sistema proporzionale. Seppur attribuito alla coalizione che aveva già raggiunto il 50 per cento,il premio sembrò una contaminazione della moralità della proporzionale che intende rappresentare un quadro preciso delle forze in campo. Invece il collegio uninominale non vuole essere uno specchio della realtà politica, ma uno strumento diverso che obbedisce alla moralità di esprimere un governo, senza contaminazioni meticcie di sistemi incompatibili).
Questa proposta cancellata dalla memoria storica, va recuperata come via d’uscita dalla nostra presente crisi.