SANTA MARIA LA CARITA´, PELLEGRINAGGIO A POMPEI PER EVITARE L´ABBATTIMENTO DEGLI ABUSI EDILIZI

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“Questa mattina ci siamo riuniti per andare tutti insieme in pellegrinaggio al Saltuario di Pompei. Abbiamo intenzione di chiedere un miracolo alla Santa Madonna del Rosario”. A pochi giorni dall’inizio del primo abbattimento per abusivismo edilizio, i cittadini dei comuni del comprensorio dei Monti Lattari, si ritrovano in marcia a pregare per chiedere alla Madonna ed ai Santi, quello che a tutt’oggi è stato impossibile ad avvocati e politici locali, un “miracolo”, ovvero, la sospensione degli abbattimenti edilizi ordinati sul tutto il territorio dal magistrato della sezione Penale della Procura di Napoli. Al pellegrinaggio verso il Santuario del Rosario di Pompei, hanno partecipato tutti i cittadini interessati dall’esecuzione degli abbattimenti per abusivismo edilizio provenienti dai comuni di Casola di Napoli, S. Antonio Abate, Gragnano, Lettere, Pimonte, Agerola e S. Maria la Carità. E proprio dal piccolo comune sammaritano, in prossimità del parcheggio comunale e del piazzale “Giovanni Paolo II”, è partito alle prime ore dell’alba il pellegrinaggio verso Pompei, dove trovando la sensibilità e la solidarietà di tantissime persone accorse, si è materializzato un vero e proprio fiume umano in marcia religiosa. “Ci rivolgiamo alla Chiesa e a tutti i Santi, perché siamo persone a cui è rimasto solo la Fede”, recitava uno degli striscioni sventolati dalle mamme presenti a cui si accompagnavano preghiere e prediche del Santo Rosario. Scortati dalle pattuglie della polizia stradale e dai carabinieri confluiti per ovvi motivi di ordine pubblico, si è formato un lungo corteo in pellegrinaggio composto da più di mille persone, che civilmente e pacificamente hanno pregato e manifestato il loro bisogno umano di continuare ad avere una casa in cui vivere. Disperata la coniuge Scala: “Ci ritroviamo sfrattati senza saperlo, in pochi giorni ci hanno cacciato da casa ed hanno incominciato la demolizione, senza dirci dove andare. Ormai viviamo giorni d’inferno…” sostenendo insieme ad altre persone un altro striscione, chiaro il messaggio d’aiuto: “Avere una casa è un nostro diritto, aiutateci a difenderlo”. Pur causando intasamenti e ingorghi stradali, la marcia verso il Santuario di Pompei è proceduta regolarmente e civilmente, nonostante le ultime indiscrezioni messe in circolo da qualche sprovveduto, secondo le quali volevano i partecipanti della marcia a protestare ed occupare le linee ferroviarie della stazione dello Stato: “Siamo persone per bene, rispettiamo la presenza delle forze dell’ordine anche se non c’era bisogno del loro intervento – commenta uno dei partecipanti – vogliamo chiedere solo aiuto a chi può ascoltarci e aiutarci”. Il pellegrinaggio verso la città mariana è proseguito lentamente per la presenza dei bambini e delle persone anziane, giungendo a mezzogiorno nel piazzale antistante il Santuario del Rosario di Pompei. Prima di concedersi di nuovo alla preghiera, un’altra breve sosta, questa volta davanti al commissariato di Polizia Stradale per dimostrare ancora una volta, la loro civiltà ed esprimere la loro libertà a manifestare: “Martedì scorso a Casola, siamo stati caricati e picchiati ingiustamente, solo perché abbiamo chiesto, supplicato, un’alternativa. Oggi lo stiamo facendo di nuovo, civilmente perché siamo persone educate, non animali. Preghiamo perché ci ascoltino e accolgono i nostri bisogni”. Dopo un momento di confronto fra i partecipanti, seguito da applausi e incoraggiamenti per alcuni interventi fatti da genitori e residenti sfrattati, il pellegrinaggio dei partecipanti si è sciolto per entrare nel Santuario del Rosario di Pompei per dedicarsi alla preghiera, ritrovare vigore e forza spirituale, per chiedere un “miracolo” alla Madonna del Rosario. Alle 13.10, dopo circa un’ora di raccoglimento, l’uscita dal Santuario di Pompei. Ed è stato di nuovo un faccia a faccia con le forze dell’ordine: da un lato le squadriglie dei poliziotti e dei carabinieri e dall’altro la gente semplice – fiorai, muratori e contadini – riunita per una marcia pacifica. Qualche sguardo di troppo, ma nient’altro. Il pellegrinaggio religioso dei genitori e residenti sfrattati per gli abbattimenti edilizi, si scioglie tranquillamente, lasciando ancora spazio a momenti di manifestazione e di disagio sociale per ciò che sta succedendo nel comprensorio dei comuni dei Monti Lattari. Ancora disperazione per i genitori sfrattati: “Abbiamo commesso l’abuso. Ma fino adesso che alternativa avevamo? Da vent’anni non si concedono licenze e si è potuto costruire solo abusivamente. E’ stato permesso con la complicità di tutti e molti ne sono consapevoli. E adesso, cosa è cambiato?”. Delusa e frustata la coniuge Scala: “La nostra vita è stata stravolta. Ho una figlia incinta di tre mesi mandata per strada e non sappiamo a chi rivolgerci. Ancora una volta – continua la coniuge Scala – non ci resta che constatare l’assenza e l’abbandono dei politici dei nostri comuni, che dicono di governarci. Purtroppo, li abbiamo votati e se non sono capaci di aiutarci, devono dimettersi”.

“Scriveremo – tiene a precisare la coniuge Sorrentino – di nuovo al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano perché siamo rimasti soli e abbandonati dalle Istituzioni politiche. Questa volta ci rivolgeremo anche al Papa Benedetto XVI perché non ci resta che affidarci alla nostra Fede. Se esiste un Dio, ci ascolterà!”.