Baronissi (SA). FRAC, Galleria dei Frati e Antiche Cisterne. Luigi Vollaro – Sculture e disegni.

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LUIGI  VOLLARO Sculture e disegni 

 

Frac, Galleria dei Frati e Antiche Cisterne

Baronissi  31 ottobre  – 30 novembre  2009

 

Inaugurazione sabato 31 ottobre 2009,  ore 18,30

 

Sabato 31 ottobre, alle ore 18,30, nel Salone delle Conferenze del Fondo Regionale d’Arte Contemporanea di Baronissi, sarà presentata la mostra antologica dedicata a Luigi Vollaro.

Circa quanta opere tra sculture in terracotta, in piombo, in rame e un ampio repertorio di disegni a documentare circa quarant’anni di attività di uno degli scultori campani che, nelle prima metà degli anni Ottanta, trova ampio consenso di critica con le opere esposte in occasione della  Quadriennale di Roma del 1986.

La mostra, curata da Massimo Bignardi, si snoda  tra gli spazi dell’intero complesso, scandendo i tempi di un’esperienza che fonda la sua vitalità sul sapiente confronto con la materia.

“La suggestione degli spazi  un tempo conventuali del Fondo Regionale d’Arte Contemporanea di Baronissi – sottolinea Giovanni Moscatiello, Sindaco di Baronissi –, certamente contribuisce a rendere ancora più magico il percorso espositivo di questa mostra  dedicata a Luigi Vollaro, uno scultore oramai da decenni affermatosi sulla scena artistica nazionale. Una mostra che si propone come attraversamento di linguaggi e, al tempo stesso di confronto con le materie, quelle che l’artista attinge al fertile patrimonio della nostra terra. L’impegno verso la promozione della cultura assunto dell’Amministrazione comunale di Baronissi si fa oggi volontà di parlare al futuro, alle giovanissime generazioni, consegnando loro i segni vivi della nostra contemporaneità”.

“Le sculture realizzate a cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta – scrive Massimo Bignardi nel saggio introduttivo al catalogo – riprendono ed ampliano tali orientamenti di scelta: ora sono le forme di  carcasse a sollecitare l’immaginario. Esse  servono all’artista per meglio comprendere il valore che lo spazio interno, quello contenuto dalla materia, assume nel suo nuovo rapporto con la forma. Penso che sono questi i presupposti che Vollaro pone alla base delle esperienze condotte a partire dal 1992, data alla quale appartengono i primi Guerrieri: per essi sceglie una materia morbida e malleabile qual è il piombo. La tecnica è ancora quella, così come era stato per la terracotta, attinta al  patrimonio della manualità artigiana della propria terra: tagli con saldature a stagno, lasciati vistosamente in evidenza, modulati da sottili segni di cera, paraffina bianca che anima ed arricchisce la superficie di corsive scritture, tracciati di una narrazione interiore. Le forme dei Guerrieri richiamano alla mente i reliquiari che adornano gli altari barocchi delle chiese napoletane, anneriti dalla patina del tempo, dallo spessore di polvere incrostata, con le lunghe bave di cera che la devozione popolare lascia cadere come segno e testimonianza di un lontano legame. Vollaro ruota lo sguardo nello spazio originario del suo essere; attinge da  esso racconti che trascrive nel corpo della forma, nella sostanza della materia. Un dettato che nel tempo, o meglio a partire dall’opera Memorie di un viaggio del 1995, perde ogni approccio referenziale per approdare ad una forma  esemplificata, ricondotta  nella purezza di una linea che disegna e modula la materia e lo spazio che la contiene. Il passo per  l’approdo ad un nuovo “classicismo” è breve: la forma  che ha perso ogni suo referente,  sembra declinare lo spartito formale proprio di quegli oggetti (corpi) che popolano lo spazio della pittura metafisica, soprattutto di Morandi. Dettato  che si rende palese nella bellissima scultura del 1996 da titolo Omaggio a Lisippo. Il confronto fra il bianco del basamento, poi del drappo con le pieghe imprigionate dalla cera, con la plumbea luce del capo, grigia come quella riflessa dai cristalli  di galena, attesta pienamente il desiderio di sondare le pulsanti arterie di una classicità che sottende il quotidiano tecnologico. Dettato compositivo che ritroviamo, come  confronto fra l’oggetto e la sua ombra nella grande installazione dal titolo Ex Voto del 1996: sono i segni-pittura delle ombre a far balzare nella spinta di un volo le “formelle” sospese alla parete. Sono, andando indietro, i segni di quei progetti incisi a trovare spazio e materia, a prendere possesso della superficie per poi slanciarsi nello spazio, accompagnati ciascuno dalla propria ombra ( dalla pittura) che, in fondo, è un’astrazione”.

Con questa mostra, rileva Nicola Lombardi Assessore alla Cultura, “riparte la stagione espositiva del Fondo Regionale d’Arte Contemporanea di Baronissi, affermando ulteriormente la nostra attenzione allo studio e alla promozione della cultura, in particolare di generazioni che hanno contribuito a tracciare la storia dell’arte contemporanea nella nostra regione e, nel caso specifico del maestro Vollaro, dell’area salernitana”.

 

La mostra resterà aperta fino al  30 novembre.

 

LUIGI VOLLARO, (Scafati, 1949). Diplomatosi in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, allievo di Umberto Mastroianni e di Augusto Perez, comincia ad esporre giovanissimo nel 1966 nella Mostra a tre, tenutasi presso il Circolo Universitario di Scafati. Negli anni della formazione sperimenta materie quali il gesso e il legno. Del 1972 è la partecipazione alla VII Rassegna d’arte del Mezzogiorno, tenutasi al Museo di Villa Pignatelli di Napoli, mentre un anno dopo tiene la prima personale, ospitata dal Centro Arte Incontri di Nola, occasione nella quale espone alcune opere in cartapesta. Del 1979 è l’esordio all’estero, con la presenza ad Exibition Images, organizzata a Great Yarmouth in Gran Bretagna. Dell’inizio degli anni Ottanta sono due personali: la prima al Centro Sud Arte di Scafati e la seconda al Centro Zero di Angri e sarà  fra gli artisti selezionati per la I Biennale Internazionale di Grafica, allestita al Museo Civico di Riva del Garda. Qualche anno più tardi è a Helsinki nella rassegna Weapons of Art, organizzata dalla Vanaham Gallery, nonché a Salerno, nel 1983, ove espone alla Galleria Etruria alcune incisioni tratte dal ciclo Macchineacchiappanuvole. Sempre nello stesso anno è  presente alla mostra Materia di Scultura, promossa dalla  Galleria  Arte come Arte di Napoli. Le prime esperienze in terracotta sono della fine degli anni Settanta, materia che segnerà la sua esperienza per quasi un decennio. A seguire nel 1985 è dapprima alla Expo Arte di Bari e successivamente alla collettiva Pastello Oleoso, organizzata dalla Galleria il Campo di Cava de’ Tirreni. Faranno seguito le personali tenute, la prima a Torino allo Studio Caruso, la seconda al  Centro di Sarro di Roma; più tardi sarà invitato a Nebeneben, rassegna organizzata a  Monaco di Baviera. Nel 1986 è invitato alla XI Quadriennale d’Arte di Roma, anno nel quale con Angelo Casciello, Franco Cipriano, Luigi Pagano e Gerardo Vangone, darà vita all’esperienza dell’Officina di Scafati. Nel settembre del 1987 è a Torino ove espone nella rassegna UCRONIA.

Nel 1989 tiene una personale a Palazzo di San Galgano promossa dall’Università degli Studi di Siena. A cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta l’argilla lascia lo spazio al piombo, cambiamento che coincide oltretutto con l’apertura del nuovo atelier al centro di Scafati. Numerose le mostre personali promosse in questo periodo, nelle quali a fianco alle terrecotte trovano posto i piombi: nel 1990 è all’Istituto Grenoble di Napoli, mentre l’anno seguente è allo Spazio Temporaneo di Milano, nonché all’Abazia di Realvalle di Scafati. Del 1997 è la personale allo Spazio Temporaneo a Milano, ove espone i piombi, mentre del 1998 la grande antologica promossa ed organizzata dalla Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Scafati. Nel 1999 gli viene assegnato il  Premio internazionale di scultura Costantino Nivola. Nel 2004 è invitato dapprima ad Agliè alla rassegna Scultura Internazionale, nonché al FRAC-Baronissi a Corpi & Materie. Aspetti della scultura in Campania negli ultimi vent’anni. Dai primi anni del Duemila entra in scena, tra le materie usate dall’artista, il rame: nel 2007 una sua grande scultura in rame è acquisita nella collezione del Museo Arte Ambientale di Giffoni Sei Casali e collocata nella piazza del casale Sieti; dello stesso anno è l’invito dall’Università Cattolica di Milano ad esporre nella rassegna Arte spiritualità nell’inchiostro. Vive a Scafati.

 

Catalogo: collana Contemporanea/Monografie

 

Luigi Vollaro. Sculture e disegni, presentazione di Giovanni Moscatiello, testo critico di Massimo Bignardi, antologia della critica, con un‘intervista all’artista di Pasquale Ruocco e apparati biografici e bibliografici curati da Marcella Ferro. Edizioni Plectica, Salerno; pp. 128,  illustrazioni a colori e  b/n. in brossura.

 

Ufficio stampa:  Giuseppe Napoli

 

Orario di apertura:

lunedì – venerdì  ore 9.00/12.00  –  lunedì e  giovedì anche ore 16.00/19.00

sabato, domenica e festivi: previste aperture straordinarie (Infoline:  089 828210 – 328 8605476)

 

Segnalazione del critico d’arte Maurizio Vitiello.