Grandi manovre/ Asse Lega-Tremonti su Banca Intesa. Ecco come Torino vuole contare di più

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passera intesa

Angelo Benessia, Giulio Tremonti e Giuseppe Guzzetti: i tre uomini chiave del riassetto di Intesa-Sanpaolo. Che la partita per un riequilibrio dei poteri fra gli azionisti forti della prima banca italiana sia entrata nel vivo, è sotto gli occhi di tutti. Quello che è meno chiaro e sotto la luce del sole, invece, è come si sta muovendo l’anima piemontese della banca, capeggiata dal presidente della Fondazione San Paolo Angelo Benessia (primo azionista con quasi il 10%), per far pesare maggiormente Torino nella governance dell’istituto di Corrado Passera. A tre anni dalla mega fusione.

Parlando a Jesi alla conferenza dal titolo “Le fondazioni bancarie di fronte alla crisi finanziaria: prime riflessioni“, Benessia ha aperto, secondo molti, la campagna elettorale per il rinnovo del consiglio di sorveglianza di Intesa. Organo che, a sua volta, dovrà anche nominare il consiglio di gestione durante l’assemblea di aprile.

L’avvocato torinese ha fatto capire di desiderare, per Intesa, un assetto nel quale l’attuale 

Rumor/ Per il dopo Cardia (Consob) si fanno i nomi di Carbone e De Lise, oltre a Greco e Zadra

Insider/ Tremonti insiste: vuole diventare vicepremier

concentrazione dei poteri in capo all’amministratore delegato dovrebbe essere temperata con una direzione generale con attribuzioni ben più penetranti di quelle definite (nello statuto) al momento della fusione. Una direzione generale con deleghe forti, dunque, da affidare a un uomo scelto da Torino (così avevano previsto Intesa e San Paolo) e dove si decidano con molta autonomia (e non come ora) i destini della Banca del Territorio (retail e corporate). Vecchio sogno dell’ex torinese (ma solo di adozione) Pietro Modiano e responsabilità ora affidata a Francesco Micheli, fedelissimo di Passera fin dai tempi di Poste italiane e alle sue dirette dipendenze. La sede della direzione, al momento, è già a Torino, ma solo formalmente: dopo l’avvicendamento Modiano-Micheli, nei fatti, si è trasferita a Roma. Proprio dove abita e lavora l’ex capo del personale di Intesa.

Chi segue da vicino le sorti della prima banca italiana racconta che Benessia ha deciso di puntare

guzzetti tremonti
Giulio Tremonti e Giuseppe Guzzetti
 

soprattutto sulla direzione generale anche perchè Torino non possiede manager di elevato standing da piazzare, in prima linea, negli altri ruoli di vertice. Salza a parte, oltretutto nemmeno ben visto da alcuni fra gli stessi piemontesi (si dice anche da Benessia), perché accusato di aver svenduto Torino nella fusione con Milano, la riconferma di Giovanni Bazoli alla presidenza del Cds e quella di Corrado Passera sulla poltrona di amministratore delegato, infatti, sono fuori discussione anche perché considerati “banchieri che rassicurano i mercati”.

Dopo aver teso una mano (sempre a Jesi) con un generico richiamo alle fondazioni ad essere soci “stabili e stabilizzatori” di una banca, fonti interne ad Intesa spiegano che Benessia starebbe cercando, per ridisegnare pacificamente gli equilibri, l’appoggio della Cariplo (l’altro grande azionista di Intesa presieduto da Giuseppe Guzzetti). Attraverso il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e, tramite questo, l’anima leghista della fondazione lombarda, corrente che fa riferimento al presidente della Commissione Bilancio della Camera Giancarlo Giorgetti. Anche responsabile del Carroccio per le questioni economiche e che, quindi, lavora a stretto contatto proprio con il numero uno del Tesoro

Angelo Benessia, Giulio Tremonti e Giuseppe Guzzetti: i tre uomini chiave del riassetto di Intesa-Sanpaolo. Che la partita per un riequilibrio dei poteri fra gli azionisti forti della prima banca italiana sia entrata nel vivo, è sotto gli occhi di tutti. Quello che è meno chiaro e sotto la luce del sole, invece, è come si sta muovendo l’anima piemontese della banca, capeggiata dal presidente della Fondazione San Paolo Angelo Benessia (primo azionista con quasi il 10%), per far pesare maggiormente Torino nella governance dell’istituto di Corrado Passera. A tre anni dalla mega fusione.

Parlando a Jesi alla conferenza dal titolo “Le fondazioni bancarie di fronte alla crisi finanziaria: prime riflessioni“, Benessia ha aperto, secondo molti, la campagna elettorale per il rinnovo del consiglio di sorveglianza di Intesa. Organo che, a sua volta, dovrà anche nominare il consiglio di gestione durante l’assemblea di aprile.

L’avvocato torinese ha fatto capire di desiderare, per Intesa, un assetto nel quale l’attuale 

Rumor/ Per il dopo Cardia (Consob) si fanno i nomi di Carbone e De Lise, oltre a Greco e Zadra

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concentrazione dei poteri in capo all’amministratore delegato dovrebbe essere temperata con una direzione generale con attribuzioni ben più penetranti di quelle definite (nello statuto) al momento della fusione. Una direzione generale con deleghe forti, dunque, da affidare a un uomo scelto da Torino (così avevano previsto Intesa e San Paolo) e dove si decidano con molta autonomia (e non come ora) i destini della Banca del Territorio (retail e corporate). Vecchio sogno dell’ex torinese (ma solo di adozione) Pietro Modiano e responsabilità ora affidata a Francesco Micheli, fedelissimo di Passera fin dai tempi di Poste italiane e alle sue dirette dipendenze. La sede della direzione, al momento, è già a Torino, ma solo formalmente: dopo l’avvicendamento Modiano-Micheli, nei fatti, si è trasferita a Roma. Proprio dove abita e lavora l’ex capo del personale di Intesa.

Chi segue da vicino le sorti della prima banca italiana racconta che Benessia ha deciso di puntare

guzzetti tremonti
Giulio Tremonti e Giuseppe Guzzetti
 

soprattutto sulla direzione generale anche perchè Torino non possiede manager di elevato standing da piazzare, in prima linea, negli altri ruoli di vertice. Salza a parte, oltretutto nemmeno ben visto da alcuni fra gli stessi piemontesi (si dice anche da Benessia), perché accusato di aver svenduto Torino nella fusione con Milano, la riconferma di Giovanni Bazoli alla presidenza del Cds e quella di Corrado Passera sulla poltrona di amministratore delegato, infatti, sono fuori discussione anche perché considerati “banchieri che rassicurano i mercati”.

Dopo aver teso una mano (sempre a Jesi) con un generico richiamo alle fondazioni ad essere soci “stabili e stabilizzatori” di una banca, fonti interne ad Intesa spiegano che Benessia starebbe cercando, per ridisegnare pacificamente gli equilibri, l’appoggio della Cariplo (l’altro grande azionista di Intesa presieduto da Giuseppe Guzzetti). Attraverso il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e, tramite questo, l’anima leghista della fondazione lombarda, corrente che fa riferimento al presidente della Commissione Bilancio della Camera Giancarlo Giorgetti. Anche responsabile del Carroccio per le questioni economiche e che, quindi, lavora a stretto contatto proprio con il numero uno del Tesor

 

gallia

Gallia, Arpe e Geronzi ai tempi di Capitalia

Tremonti, secondo i rumor, sarebbe dunque fondamentale in questa delicata opera di mediazione fra i soci che punta a presentare in assemblea un’attribuzione dei poteri alla direzione generale già codificata in un accordo preventivo entro dicembre (per modificare poi lo statuto). Con Benessia, il tributarista di Sondrio avrebbe scoperto un feeling (lo dimostra anche la partecipazione dell’avvocato torinese all’ultimo convegno a Lecce dell’ Aspen Institute) nato dalla volontà del presidente della Compagnia di riportare al centro della mission di Intesa l’attenzione al territorio e alle piccole e medie imprese, dopo i casi “di sistema” Alitalia e Risanamento. Un tema molto caro a Tremonti.

I maligni fanno pure notare che un punto d’incontro fra i due sarebbe stata anche la comune voglia di ridimensionare lo strapotere di Passera e della sua squadra (Micheli e Micciché, in primis) all’interno del gruppo. Un team di banchieri che, il mese scorso, ha rifiutato di sottoscrivere gli strumenti obbligazionari messi a disposizione dal Tesoro, stroncando, così, anche ogni velleità del Superministro di Via XX Settembre di mettere bocca nella gestione del primo istituto di credito italiano. Vero motivo, fa notare chi frequenta abitualmente i piani alti di Intesa, della feroce campagna anti-banche di Tremonti.

Tra qualche mese Micheli andrà in pensione e fornirà l’occasione alle fondazioni per riequilibrare la distribuzione dei processi decisionali tra le due città, senza aspettare l’assemblea di primavera. Integrazione che potrebbe anche essere facilitata dal varo della ferrovia ad alta velocità Torino-Milano, linea che collegherà le due città in poco più di 50 minuti. Nellla città di Chiamparino, nomi per la successione non se ne fanno, ma in banca si vocifera che nella testa di Benessia vi sia quello di Fabio Gallia, attuale amministratore delegato di Bnl (gruppo Bnp Paribas) ed ex Banca di Roma. Un manager che proviene sì dalla Capitale, originario, però, di Alessandria. Piemontese di nascita, dunque, e ben visto anche da Tremonti. 

 

Andrea Deugenifoto e testo tratto da affaritaliani.it           inserito da michele de lucia

 

 

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