Ricordando Vito Scalia

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RICORDANDO VITO SCALIA    (Il giorno 8 ottobre ci ha lasciato Vito Scalia. E’ stato segretario nazionale aggiunto della Cisl, parlamentare DC, Ministro della Repubblica)

Il nostro incontro fu uno scontro. Ma deve essere successo a molti dei suoi amici. Eravamo  giunti ad un Congresso storico della DC, proprio quello in cui la seconda generazione nel 1952 sostituì crudelmente il gruppo dirigente dei vecchi popolari. Iniziativa democratica di Fanfani e Rumor, con la sua lista, prese la maggioranza, salvando solo De Gasperi e, su sua intercessione, Andreotti. La minoranza andò a Forze Sociali, il gruppo, confederato nel partito, dei sindacalisti della Cisl e delle Acli. Per una forma di ossequio alle buone maniere le liste di maggioranza e di minoranza non riempirono la totalità dei posti da riempire, lasciando un posto alla libera scelta dei delegati, sia nella quota dei parlamentari, sia nella quota dei non parlamentari. A quel posto concorse per i parlamentari Antonio Segni (che fu eletto) e per i non parlamentari, in rappresentanza di un vivace Movimento Giovanile, io (che non fui eletto). I sindacalisti avevano allungato la loro lista che doveva ricoprire i posti della minoranza aggiungendo un  giovane catanese, irruento e focoso, alto, allampanato e  cipiglioso, oratore terribile, come sanno essere i grandi siciliani. La lotta fu all’ultimo voto e per un voto Vito Scalia vinse.

Vito divenne deputato giovanissimo nel ‘53 e fece la sua strada nella Cisl, dove si distinse come capace organizzatore ed animatore di iniziative. Ma aveva soprattutto, dei siciliani attenti, l’acuta osservazione realistica, franca e diretta dei fatti. Assieme seguimmo l’esperienza di Pastore.

Ciascuno nel suo ambito facemmo insieme due battaglie parallele. Mentre io mi opponevo alla scelta socialista delle Acli di Livio Labor, lui si opponeva nella Cisl ad una infida mossa di Storti volta a portare tutto il sindacato sotto l’egemonia della CGIL. Era il volto duro del sessantotto nel mondo del lavoro, nella tragica atmosfera in cui sarebbero nate le Brigate Rosse. Storti e Labor vinsero e Vito ed io ci conquistammo il titolo sessantottino di “fascisti” per non aver voluto essere conformisti. Ma i vincitori non raggiunsero il loro scopo.

E dopo, quasi naturalmente, ci ritrovammo a combattere assieme, con Gerardo Bianco, Roberto Mazzotta e Mario Segni la battaglia contro il compromesso storico e a favore di una DC liberata dal manuale Cencelli, che ebbe come episodio più significativo la elezione di Gerardo Bianco a Presidente del Gruppo Parlamentare, contro il parere della Segreteria politica.

Una stagione di speranze e di battaglie che si incenerì con la tragica scomparsa di Moro, Ma non morì, con Moro la volontà di combattere. Scalia fu il protagonista dell’episodio più significativo del tentativo di riforma della DC. Sulla spinta di un ritrovato rapporto con le masse popolari nelle Feste dell’Amicizia , tentammo per varie strade di sostituire al “partito delle tessere”, un partito federativo delle Associazioni, ricreando quella realtà federale che aveva fatto grande la DC del 1948. E’ l’episodio più importante, più strategico e più promettente di questo progetto (per il quale avevamo costituito una federazione di circoli culturali, un Movimento ecologico, il Movimento azzurro,  una Associazione di radio libere) fu la costituzione della Federazione dei Ceti Emergenti di Vito Scalia, nei primi anni ottanta. Qui si dimostrò tutta la sua capacità organizzativa, la sua visione realistica ed attenta, il suo carisma trascinatore .     

I progetti di quell’epoca segnata fecero la fine delle prime  guarnigioni  lasciate da Colombo a presidiare il Nuovo Mondo: riassorbite dalla palude, dalla foresta e dalle male abitudini degli uomini. Ma non fecero morire la indomita volontà di carattere di Vito, che fino all’ultimo combatte per iniziative sante, come il soccorso medico radiofonico oppure il  giornale quotidiano in cui riversava, lui già malato, pensieri ed energie al servizio di una nuova Sicilia.

Vito Scalia è stato un personaggio forte di quella linea riformatrice  che ha rappresentato la coscienza critica e creatrice della lunga  storia della D.C. Linea volutamente manipolata dagli avversari ed ignorata dagli storici compiacenti. Quella di cui Leopoldo Elia ha scritto: “…le idee ed i progetti per ridare a questo partito un carattere autenticamente popolare e non semplicemente di massa…; le proposte per ridare un’anima ad una formazione politica.  (Studiarle…) sarebbe un contributo serio che partirebbe dai tempi di “Cronache Sociali e  di Per l’Azione… e per tappe giungerebbe ai referendum del 1991 e 1993 di Mario Segni. La storia della D.C. ha ancora molte pagine da svelare e tutti noi, se non vogliamo ridurci a veterani patetici dovremmo colmare qualche lacuna: ne ignorata damnetur.”

Molte di queste pagine da svelare si riferiscono alle battaglie di Vito Scalia; qualche lacuna  ha cancellato le sue battaglie per un sindacato democratico, per l’autonomia e la riforma popolare della D.C., per l’intransigenza morale nel fare politica.

Negli ultimi mesi i nostri giudizi politici non coincidevano come una volta, ma la nostra amicizia sì. Egli combatteva per una vera autonomia siciliana e per una nuova “religione” (non saprei definirla altrimenti) di Sicilia e democrazia.

Mi telefonò al principio d’agosto per dirmi che una pagina sui Vespri Siciliani del mio ultimo “Viaggio nel Mezzogiorno d’Italia” lo avevano lasciato “esterrefatto”. Emozione di un grande cuore siciliano. Gli ho domandato dove sarebbe andato in vacanza. Mi rispose: “Resto a Roma, questo respiro mi inchioda qui, dove almeno posso lavorare”. A settembre, non sentendolo, l’ho chiamato e, per puro caso, ho trovato la signora Sara che mi ha detto quanto fosse grave e con quanto coraggio e spirito combattivo gli aveva chiesto di seguire le sue indicazioni. L’ultima battaglia di Vito Scalia.

Vito, antico compagno di lotte, sindacalista senza macchia e senza paura, quante battaglie abbiamo vinto? Quante guerre non inutili, abbiamo perduto? Che importa, il tuo esempio e il tuo coraggio educheranno animi coraggiosi  ed imprese generose. 

                                                                                                                                                                                                                                                                   Bartolo Ciccardini