Marrazzo, la cocaina, il trans e il filmatoparla il trans-conosciamo bene marrazzo paga bene

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Il filmato c’è, esiste. Dura circa 90 secondi il video della bufera che vede coinvolto il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. Siamo ai primi giorni di luglio. Il video parte dalla camera da letto: si vede un uomo che indossa solo una camicia. Accanto un transessuale seminudo. Ci sono anche strisce di cocaina su un tavolo e una cannula per prenderla. Poi, dal filmato, si sente una voce fuori campo. “Favorite i documenti”. L’uomo risponde immediatamente: “Non mi rovinate, non mi fate del male”.

Dunque Marrazzo ha pagato gli 80 mila euro di cui si è parlato, per paura. Il filmato, ripreso con un telefonino, continua con l’inquadratura di un tesserino della Regione Lazio, dal quale si vede il nome della persona: Piero Marrazzo. E’ in quel momento che il governatore, preso dal panico, avrebbe consegnato tre diversi assegni di 20 mila euro ai militari che avevano fatto irruzione nell’appartamento di via Gradoli, a Roma.

Ma la vicenda non si è conclusa, perché da quel momento i quattro militari che hanno fatto irruzione ricatteranno Marrazzo. L’indagine parte circa un mese dopo. I quattro carabinieri iniziano ad essere intercettati. Gli accertamenti sarebbero cominciati per puro caso, quando da una conversazio­ne captata si parla di vendere a un giornale o a una tv “il video di un politico mol­to noto con un trans”. Da qui la bufera e l’indagine a tutto campo. Si scopre poco dopo che il ricatto è fatto da quattro carabinieri.  

IL TENTATIVO DI VENDERE IL VIDEO AI GIORNALI – La prima richiesta è di 140mila euro, ma poi le pretese sono sempre più modeste. Di mezzo c’è di nuovo Max Scarfone, il giornalista-paparazzo noto per aver immortalato il portavo­ce del governo Prodi Silvio Sircana mentre si avvicinava con l’auto a un transessuale. Ma nessuno dei giornali, dai settimanali ai quotidiani, sembra interessato a pubblicare il video.

Il 20 ottobre scattano le per­quisizioni e viene rintracciato un dvd che contiene le immagini, ma non nella casa dei carabinieri indagati. Nulla viene invece trovato invece a casa dei ca­rabinieri indagati, alimentando il sospetto che l’originale duri molto più a lungo e per questo sia stato nascosto. Ma i militari negano. La loro versione dei fat­ti viene ricostruita dal pubblico ministero nel­l’ordinanza di fermo: “Gli indagati hanno so­stenuto che il video sarebbe stato loro conse­gnato da Gianguarino Cafasso, soggetto a con­tatto con alcuni transessuali, deceduto per cau­se naturali nel settembre scorso”. Ma i magistrati non ci credono.

I VERBALI – Scrive il magistrato: “In un giorno ai primi di luglio scorso, mentre Mar­razzo si tratteneva all’interno di un apparta­mento in compagnia di tale Natalie, fecero in­gresso due uomini che si presentarono come carabinieri. Gli stessi, con modi palesemente intimidatori, si fecero consegnare dalla parte lesa il portafoglio contenente, oltre a una som­ma di denaro, i documenti di identità e chiese­ro una somma ingente, lasciando intendere, in caso di rifiuto, gravi conseguenze. La vitti­ma rifiutò di versare denaro contante, ma rila­sciò tre assegni dell’importo complessivo di 20.000 euro. Prima di andare via i due lasciaro­no un numero di cellulare chiedendo di essere contattati in quanto volevano altri soldi”. Il Governatore ammette dunque di aver pa­gato, cedendo così al ricatto. Scrive ancora il magistrato: “Marrazzo aggiunge che una volta recuperato il proprio portafogli, mancava la somma di 2.000 euro che vi custodiva.

Inoltre Natalie appariva contrariata, come se i due si erano impadroniti anche di una somma di ul­teriori 3.000 euro (il prezzo della prestazione ndr ) che era stata lasciata su un tavolino. Sem­pre secondo tali dichiarazioni, nella stanza era presente anche polvere bianca che il teste ( Marrazzo ndr ) identifica come cocaina, pur non avendone fatto uso. Riferisce poi che non fu lui a collocare il suo tesserino nella posizio­ne che si vede nel video e deve pertanto rite­nersi che il documento fu asportato dai milita­ri, collocato accanto alla polvere e intenzional­mente filmato”. Alla fine Marrazzo dichiara: “C’era la cocai­na, ho pagato perché avevo paura di essere ar­restato”.  

LE CARTE

IL TESSERINO E LA COCAINA. IL VIDEO – Si legge nelle carte:

“Visti gli atti del procedimento sopra indicato nei confronti tra gli altri di:
1) Simeone Luciano n. Napoli il 26.12.1979
Tagliente Carlo n. Ostuni (Br) il 14.12.1978;
Tamburrino Antonio n. Parete (Ce) il 26.2.1981;
Testini Nicola, n. Andria (Ba) il 25.4.1972;
in ordine:
Simeone, Tagliente, Testini….

… Nel filmato (di cui è stata acquisita copia, probabilmente parziale) si vedono anche della polvere bianca, che, per le caratteristiche, le circostanze e le dichiarazioni rese, consisteva con ogni evidenza in cocaina, nonché un tesserino, sul quale si legge il nome di Marrazzo. Tale fatto emerge anzitutto dalle dichiarazioni, almeno in parte concordi, rese da alcuni dei soggetti coinvolti a vario titolo nella vicenda. In particolare: da SCARFONE Massimiliano, un fotografo al quale si era rivolto il TAMBURRINO, su richiesta dei tre colleghi, perché lo aiutasse a individuare soggetti interessati ad acquistare il filmato; da MASI Domenico e da PIZZUTTI Carmen, rispettivamente titolare e dipendente della società Photo Masi, un’agenzia fotografica di Milano alla quale il video è stato consegnato da TAMBURRINO; dagli stessi indagati, in occasione delle perquisizioni eseguite a loro carico. Conferma documentale si ricava dal filmato, un esemplare del quale è stato rinvenuto presso la Photo Masi, e da un biglietto ferroviario per la tratta Roma Termini-Milano Centrale, acquistato a mezzo internet da MASI Domenico a nome di TAMBURRINO Antonio, per il giorno 5.10.2009, circostanza nella quale TAMBURRINO consegnò il CD contenente il filmato al titolare della Photo Masi; di tale viaggio riferiscono SCARFONE e PIZZUTTI”…

L’IMBARAZZO DI TROVARE IL PRESIDENTE MARRAZZO

“Peraltro, il solo TAGLIENTE aggiunge un particolare ulteriore: secondo le sue parole, nei primi giorni dello scorso mese di luglio, egli stesso e SIMEONE furono avvisati dal CAFASSO che, presso un’abitazione romana, era in corso un festino al quale partecipavano alcuni transessuali. Recatisi sul posto e qualificatisi come Carabinieri, i due entrarono nell’appartamento e con asserito notevole imbarazzo riconobbero il MARRAZZO, il quale chiese di mantenere il riserbo sull’accaduto… “

MARRAZZO: ERO CON NATALIE QUANDO SONO ENTRATI…

esaminato dal pubblico ministero in data 21/10/2009, ha reso dichiarazioni che consentono di pervenire a una precisa ricostruzione delle circostanze in cui il filmato fu realizzato. È appena il caso di osservare che tale ricostruzione è del tutto attendibile anche solo in base ad una valutazione di intrinseca coerenza e logica attendibilità, rispetto alle versioni contraddittorie e riduttive rese dagli indagati. Infatti, in base alle dichiarazioni del teste, può affermarsi che in un giorno dei primi dello scorso luglio, mentre il predetto si tratteneva all’interno di un appartamento in compagnia di tale Natalie, fecero ingresso due uomini che si presentarono come Carabinieri. Gli stessi, con modi palesemente intimidatori, si fecero consegnare dalla parte lesa il portafoglio contenente, oltre a una somma di denaro, i documenti di identità, e chiesero una somma ingente, lasciando intendere, in caso di rifiuto, gravi conseguenze.

LA COCAINA

Quanto infine alla sostanza stupefacente, il MARRAZZO ha dichiarato di essersi accorto «a un certo punto» della polvere; questa non c’era più quando la parte lesa lasciò l’appartamento…

Natalì: “Marrazzo lo conosciamo tutte da anni, paga bene”. Parla il trans

Parla il trans Natalì, tranessuale che la sera del video era nella casa insieme a Piero Marrazzo, ora al centro della bufera. “Glielo dicevo, io: Piero, stai attento a con chi esci” – spiega Natalì, 30 anni, a Repubblica – “Lasciala perdere, la Brendona, quella è drogata ti fa finire nei guai”. Professionista del sesso a cottimo, brasiliana transessuale con studio-abitazione in via Gradoli, nella periferia ordinata lungo la Cassia, ha gli occhi lucidi ma giura che “è solo il collirio”. Ci sono volute due ore per sciogliere il muro dei “non so nemmeno chi sia”, e per farle raccontare la sua versione dei fatti. “Piero lo conosco da sette anni – dice – e non mi ha mai fatto niente di male, quindi non gliene voglio fare nemmeno io. L’ho sentito anche oggi, mi ha chiamata tre volte. Mi ha detto: “Stai tranquilla, Natalì, che non c’è nessun video. Ti voglio bene, non parlarne con nessuno””.

Dalla comunità trans che la notte si vende al Flaminio e all’Acqua Acetosa, a Prati e alla Moschea, esce un ritratto sconvolgente – e tutto da provare – se riferito al presidente della Regione Lazio. “Marrazzo lo conosciamo tutte benissimo da anni”, afferma Luana, anche lei transessuale brasiliana della Cassia: “Quando lo vedono passare – dice – i trans si tirano su le tette per essere scelte: lui paga molto, molto bene. Ci sono “ragazze” come Natalì che ci hanno fatto una fortuna, decine di migliaia di euro. Natalì è la sua preferita, ma stava spesso anche con Brenda, una tipa grande e grossa che chiamiamo la Brendona e che da un pezzo andava in giro a dire che cercava di vendere un video compromettente ma non trovava nessuno che lo comprasse. Una vera stronza: questa è estorsione, mi sa che con questo caos è scappata”.

 

Caso Lazio/ Perché Marrazzo non ha denunciato nessuno?

ROMA – Diffamazione, violazione della privacy e del segreto istruttorio: ecco cosa rischia chi dovesse rivelare i segreti custoditi dai carabinieri.
Il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, da giovedì notte nell’occhio del ciclone per un presunto attacco di “influenza suina” che l’avrebbe portato ad esibirsi in boxer forse con un travestito, forse con una donna (forse), è pronto a dare battaglia. Il legale si chiama Luca Petrucci, già fiduciario di Francesco Rutelli, attivissimo con Walter Veltroni, tanto da essere premiato con la presidenza dell’Istituto case Popolari (Iacp).

Gossip e curiosità a parte – venerdì mattina la vicenda è stata oggetto di lunghi dibattiti nei bar di Roma e nelle colonne di taxi che attendevano la ripresa dello sciopero dei bus per tornare in pista a “tuttotassametro” – la sensazione è di forte imbarazzo. L’ha provata per primo il generale dei Carabinieri, Vittorio Tomasone, tirato nella notte giù dal letto per le prime dichiarazioni. Perché Marrazzo a parte, la storia è un “buco nero” dell’Arma. E qui ricominciano i forse, perché chi ha parlato sinora sono soltanto “ambienti giudiziari”, cioè cancellieri e avvocati che raccontano nei corridoi.

Forse i quattro, in una notte noiosa di mezza estate, non sapendo cosa fare hanno deciso di ascoltare il telefonino del presidente della Regione Lazio. Origlia, origlia è venuta fuori la storia dell’incontro – o degli incontri clandestini – con menù a base di sesso e droga. I quattro sottufficiali all’ascolto si sono trovati di fronte un consumatore e quindi un link per arrivare a uno dei tanti spacciatori: insomma, una normale indagine.
Quindi si entra nel mondo delle chiacchiere. Sempre gli “ambienti giudiziari” sussurrano che l’idea di ricattare il presidente sia venuta tenendo “per le palle” il tipo/tipa che, per salvare la faccia, avrebbe venduto il video girato col telefonino in cambio della salvezza. Apriti cielo, col video in mano, la tentazione del ricatto sarebbe stata fortissima.

Un’occasione d’oro per creare la trappola per il bel Marrazzo: 80k in cambio del silenzio. Quattro militari che fanno un’estorsione nuoce all’Arma, soprattutto se la notizia esce dai soliti “ambienti giudiziari”. E qui l’imbarazzo del generale Tomasone, costretto a rincorrere la notizia dell’arresto dei quattro militari a tarda ora e a ripeterla di buon ora per i giornali distratti. Col passare delle ore si è capito anche che Marrazzo non sapeva nulla, oppure faceva finta. Infatti i soliti ambienti, anche per togliere il Governatore dalla melma del mattino, si sono affrettati a dichiarare all’agenzia di stampa Omniroma che “Non risulta alcuna denuncia in relazione al presunto ricatto”.

Ciò però non significa che Marrazzo non fosse stato avvicinato e che avesse già versato quota parte della cifra richiesta. La prova, se c’è, è nei presunti assegni che però non sarebbero mai stati incassati.
Nella versione di sinistra dell’influenza suina urge allora un riepilogo:
1) Se Marrazzo non ha denunciato, vuol dire che non ha denunciato lui i carabinieri;
2) Per deduzione è stata l’intelligence dell’Arma a scovare gli infedeli e a spedirli a Regina Coeli;
3) Se pensavano ad un’estorsione ciò significa che il video c’è.

E qui ritorna l’imbarazzo del presidente che, pur essendo giornalista di lungo corso, ha concordato un testo con il legale e si è limitato a leggere davanti ai colleghi.
In attesa che il video spunti fuori, dopo la figuraccia c’è solo un’altra certezza. Custoditi al fresco del carcere, i quattro ormai ex carabinieri si sono beccati la convalida del fermo pressoché immediata e l’ordinanza di custodia cautelare. Come nei delitti saranno interrogati domattina dal Procuratore antimafia Giancarlo Capaldo e dal pm Rodolfo Sabelli.
Ancora un imbarazzo: quello di Marrazzo che ha rivolto “comunque un ringraziamento all’Arma e alla magistratura per il lavoro. Sarà una spigolatura ma quel “comunque” lascia pensare.


articolo tratto da affaritaliani.it       inserito da michele de lucia 

 

 

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