Pd/ Pollastrini ad Affaritaliani.it: "Il popolo che vince sul populismo"

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Barbara Pollastrini

 

L’ex ministro dei Diritti e delle Pari Opportunità e capolista nel collegio 13 a Milano per la mozione Bersani, sceglie Affaritaliani.it per parlare a tutto campo del futuro del Partito Democratico dopo le primarie. “Sento il bisogno di un leader sperimentato. Un leader che indossa i suoi panni, senza inseguire l’onda di mode e di tirannie mediatiche. Il Pd ha bisogno di un segretario garante della massima autonomia della politica dal potere economico, ecclesiale, informativo e delle corporazioni”

Ormai ci siamo. Mi permetta un appello al voto. Esserci in tanti alle primarie di domenica anche per dire al governo: non illudetevi con i sondaggi. Malessere e rivolta crescono e il crepuscolarismo di Berlusconi sta diventando una sensazione diffusa. In questo appello mi rivolgo in particolare alle donne, che stanno pagando il prezzo più alto a queste destre. Sono colpite nella dignità pubblica, nel lavoro, nei diritti e nell’offesa ai loro meriti veri. Sono in campo tre leader di qualità e in Lombardia tre personalità importanti”. Barbara Pollastrini, ex ministro dei Diritti e delle Pari Opportunità e capolista nel collegio 13 a Milano per la mozione Bersani, sceglie Affaritaliani.it per parlare a tutto campo del futuro del Partito Democratico.

Perché gli elettori del Pd dovrebbero votare Bersani?
“Sostengo Bersani, e Martina in Lombardia, per molte ragioni. Intanto mi convince in Pierluigi la solidità innovativa e in Maurizio il piglio determinato. Ma questo è un momento oscuro”.

Perché?
“L’intreccio tra crisi democratica e crisi economica può produrre davvero sbocchi inquietanti. Sono già in corso le restrizioni dei diritti sociali e di libertà. Si tenta di sovvertire la Carta costituzionale. Poi mi colpisce una cosa…”.

Quale?
“In Europa e nel mondo studiosi e opinionisti percepiscono il nostro Paese come quello che potrebbe riprodurre la parte peggiore della nostra storia. C’è una preoccupazione in tal senso”.

Quindi c’è un pericolo che l’Italia ritorni al Ventennio fascista?
“No, le cose sono molto diverse. Dico riprodurre la parte peggiore della propria storia, che è fatta di quello e anche di altro. Ovvero la restrizione dei diritti e soprattutto la pesante regressione. Il lascito più grave della destra che ci governa è che ha investito sulle inquietudini delle persone”.

Chi vince nella società se Bersani diventa segretario?
“Sento il bisogno di un leader sperimentato. Un leader che indossa i suoi panni (e non è una banalità), senza inseguire l’onda di mode e di tirannie mediatiche. Per come vedo questo momento dell’Italia, proprio ora il Pd ha bisogno di un segretario garante della massima autonomia della politica”.

In che senso?
“Autonomo verso ogni potere. Verso quello economico, ecclesiale, informativo e delle corporazioni e dei conservatorismi. Abbiamo bisogno di dare prestigio e autonomia alla politica e al Pd”.

Quindi?
“Se prevarrà il sostegno a Bersani vedo un ‘day-afert’ positivo, in cui ci si possa rimescolare e unire. Io lavorerò per questo, anche a Milano e in Lombardia. Unire, unire e unire. Con Pierluigi ho una garanzia in più che si sappia che l’avversario è fuori di noi. Quindi rimescolarci, unire e allargare. Con il suo successo mi sentirò più serena e più sicura”.

In quali ambiti?
“Intanto sull’autonomia del Pd verso ogni potere. Poi con Pierluigi sarei certa di un partito popolare. Proprio vicino a casa mia, Sant’Ambrogio battezzò Sant’Agostino, il quale diceva che la speranza ha due figli: la rabbia e l’indignazione. E in Italia, in Lombardia, a Milano non mancano né rabbia né indignazione”.

Ovvero?
“Penso all’indignazione femminile, alla rabbia dei lavoratori e delle lavoratrici. Sabato c’è un’importante mobilitazione per i diritti e per il lavoro che partirà dai Bastioni. Pensiamo ai precari delle scuole, ai lavoratori sulle gru, agli ingegneri che rischiano di vedere chiusa la loro fabbrica. La rabbia c’è, l’indignazione pure”.

Qual è il punto del ‘day after’?
“Noi abbiamo il dovere di unire tante rabbie e tante indignazioni in una proposta di cambiamento condivisa. Quello che vedo è la frammentazione della parte d’Italia migliore che si indigna… le donne, i gay, i lavoratori, i ricercatori. Sento che con il progetto Bersani finalmente si volta pagina e si può unire questa parte di società. E rendere popolari e condivise le nostre proposte di cambiamento. Con Pierluigi c’è la possibilità di ridare forza e voce al popolo del cambiamento, unendolo. Il popolo contro il populismo. Il popolo che vince sul populismo”.

In ultima analisi…
“Io do molta importanza alla società. Sono andata in tutti i luoghi dove si è levata la voce contro questa sopraffazione dell’immagine pubblica femminile. Sono andata nei cortei, davanti alle fabbriche e nelle scuole e quello che ho visto è che è tutto segmentato. Con il progetto Bersani finalmente si produce questo balzo indispensabile: il popolo per vincere il populismo e la regressione civile”.

foto tratte da affaritaliani.it       inserito da michele d elucia

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